Il luogo è magico. Salem, Massachusetts. Da sempre ospita il mito delle streghe. E anche Brunonia Barry si lascia affascinare dal mito della stregoneria legato alla sua terra d’origine. Ne La Lettrice Bugiarda, caso editoriale nato dal passaparola tra i lettori, le streghe, i legami famigliari complicati, fanno la trama non solo del pizzo che si sta creando sotto i nostri occhi, ma accompagnano Towner, la giovane protagonista nonché voce narrante di una mente non propriamente lucida, nella fase più difficile della sua vita. Il rientro a Salem, da cui si era allontanata anni prima, per sfuggire al tormento di una morte non ben definita come reale o immaginaria, quella della gemella Lyndley, ma che l’aveva anche allontanata da quella zia, quasi una nonna, che tutti vorremmo avere. Eva. Con la sua saggezza: “Il caso non esiste. Tutto avviene per una ragione”. Con la sua casa, “dove si impigliano i fili delle persone che ci hanno abitato, un po’ come avviene con il pizzo”, in cui le streghe andavano a prendere il tè, preparato con le erbe del suo giardino, e a farsi leggere il pizzo, che ormai giace sui tavolini. Il rientro a casa non è mai facile. Soprattutto quando oltre al fantasma dell’adorata zia, ci sono i fantasmi del passato.
“Ogni regalo ha un prezzo. Ogni frammento di pizzo custodisce un segreto”. È un libro femminile, in cui il tema della violenza sulle donne è uno dei filoni importanti, pur nella sua esagerazione, con tutte quelle donne sotto la tutela della madre di Towner, confinate sull’isola irraggiungibile e popolata da centinaia di cani. Così come è importante l’altro filone, quello del fanatismo religioso con le sue estreme conseguenze. Il tutto è visto attraverso il pizzo di Ipswich, merletto lavorato con fuselli di osso dalle donne del posto, e la lettrice del titolo è in realtà non una lettrice di parole scritte, ma di punti di filo in trame sottili. Il pizzo con i suoi spazi vuoti e pieni diventa metafora dell’esistenza.
“C’è del pizzo in tutto ciò che vive”.