“È una canzone sudamericana, parla di un’isoletta dei Carabi, Islabonita, di un mare verde, di palme arancione e di una bellissima ragazza con un vestito color lacca. La canzone dice che la ragazza è sotto un incantesimo che la costringe a ballare, ballare tutto il giorno e tutta la notte, giorno dopo giorno fino a quando un uomo non riuscirà a farla smettere, rompendo l’incantesimo. Se questo accade o no non lo sappiamo, perché Ricò non lascia finire la canzone“. Invece in questa Islabonita, ultima fatica letteraria di b>Nico Orengo, la donna è Fatima. O meglio, “da quando aveva smesso di farsi chiamare Fatima e aveva accettato come nuovo nome Ines, e soprattutto da quando Michel aveva cominciato a chiamarla Islabonita, era passato del tempo e lei tutto ciò che era stata prima di quel tempo aveva cercato di dimenticarlo“. Ma una grande verità è che dal passato non si sfugge. Mai. Fatima-Ines-la pettinatrice e la sua sfera. Da cui osserva il piccolo avannotto, che a sua volta non può fare a meno di recarsi sotto la finestra della donna e ammirarla mentre pettina i lunghi capelli neri. I protagonisti sono ospitati in “città di frontiera, a cavallo tra lingue e culture, zone presidiate e franche, tranquille in superficie, ribollenti appena se ne smuoveva l’acqua“. La Riviera e gli anni Venti. Ne godono la Regina Margherita, Maometto VI e l’intrigo che vuole il sultano dell’impero ottomano in esilio a Sanremo. Al loro fianco i servizi segreti e i fascisti, la morte del medico di Maometto e la protezione dell’unico testimone. Prezioso. Che rivelerà delle sorprese. La capacità di Nico Orengo è di trasformare questo giallo, in una e vera propria favola, con tanto di fattucchiera muta che scruta ciò che accade nella sua sfera magica, coperta da un drappo viola…