Il Beautiful Boy di queste pagine è il Nic di David Sheff. Sì, proprio suo figlio. E il suo incontro con una sostanza di quelle che non lasciano scampo. La Metamfetamina. Una sostanza con una caratteristica unica e devastante: “ti fa sentire arguto e brillante. Ma ti fa diventare anche paranoico, cinico, distruttivo e autodistruttivo“. Lo sperimenta sulla sua pelle il Beautiful Boy e lo sperimenta la sua famiglia. E quando la prova sente di averla cercata per tutta la sua vita.: “quando l’ho provata la prima volta ho capito che era lei“. Nel giro di un mese, l’uso divenne abuso, poi divenne abuso-dipendenza. Ed è lei a dare inizio alle danze. Al dramma di una famiglia. In cui la figura paterna è quella di un combattente.
Il padre è un giornalista del New York Times. Chi meglio di lui poteva farsi coraggio e descrivere quella terribile tortura che è assistere impotenti alla discesa nell’inferno della dipendenza del figlio adolescente? “Pensavo che raccontare la nostra storia sarebbe stato utile, che avrebbe potuto aiutare qualcuno“. I suoi sforzi si sono rivolti a tutte le possibili risorse a disposizione: dai gruppi famigliari, ai medici esperti, dai centri di riabilitazione agli amici, per la consulenza e l’assistenza.
Alla fine, non è la dipendenza, ma sono i ripetuti fallimenti ad essere così debilitanti per tutti gli interessati.
Il libro è nato dalla pubblicazione sul New York Times Magazine di un articolo che ha incontrato il favore da parte dei lettori: Sheff è sceso in campo, potremmo azzardare, ha condiviso i successi e gli insuccessi affrontati insieme al figlio.
Da leggere obbligatoriamente. Per conoscere. Dove possibile, se mai possibile, per evitare. O, alla peggio, per sapere come salvarsi.
Valeria Merlini