La meta…

22 06 2009
mappa atollo di Ari nord e Rasdhoo, Maldive




Il gruppo Seven non sbaglia un colpo: carne alla brace? JOE CIPOLLA ve la serve!

21 06 2009

Joe cipollaNel cuore del quartier generale del gruppo Seven, l’ennesimo colpo ben riuscito: JOE CIPOLLA. La sua specialità? La carne. La scegliete tra i vari tagli proposti. Questa viene poi cotta al fuoco di brace. E il piatto è servito.

LA STORIA DI JOE CIPOLLA: “Il cuoco di Al Capone”

Joe Cipolla nasce a Salemi, una ridente cittadina tra le vigne del trapanese. La mamma, la nonna e le zie affettuose gli insegnano tutti i segreti della cucina “di casa”. La passione diventa lavoro e dopo una delusione d’amore nel 1903 parte per l’america in cerca di fortuna. A Chicago diventa subito una leggenda vivente: al punto che dopo aver lavorato per numerose famiglie malavitose solo Al Capone può permettersi di assumerlo e farlo diventare il suo cuoco personale.

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Joe amava sorprendere gli ospiti con ricette vagamente allusive: i famosi carciofi sparati, il riso al carbone e il suo piatto preferito le carni alla brace di legna. Nel 1972 fu pubblicato Il suo libro, un ricordo delle sontuose ultime cene dei grandi Don del tempo che fu. Ma si tratta anche di un vero e proprio libro di cucina con oltre 150 ricette dei piatti di origine siciliana prediletti dai “pezzi da novanta” degli USA. Qua e là, tra i Maccheroni del Gran Capo e la Crostata del becchino, l’autore racconta aneddoti e feroci episodi di cui è stato testimone durante la sua lunga carriera di cuoco.

Cosa abbiamo mangiato:

Carne e contorno: Tartara di Fassona piemontese battuta a coltello: (90 gr.); Costata di scottona Bavarese extra (450 gr.); Pomodori al forno con timo fresco; Verdure miste alla griglia (zucchine, melanzane, peperoni).

Dolci e frutta: Tortino fondente al cioccolato; ananas.

Cosa abbiamo bevuto: ahimè, tristissima acqua, ma almeno un bicchiere di Morellino di Scansano me lo sono concessa (il mio compagno di merende di turno è a dieta e non beve vino, al momento, una tragedia!).

Il difetto di Joe Cipolla: tavoli troppo vicini. Se, come è capitato a noi, hai vicino un tavolo di galline starnazzanti, alla fine non puoi non innervosirti.

Il pregio: la manager del locale arriva dal Seven di Corso Colombo (il primo ad aprire): simpatica, gentile, sa fare il suo mestiere molto bene, un mito!

Bisogna tornarci.





Cena alla CHURRASCARIA BERIMBAU di Milano.

19 06 2009

BerimbaauVia Marghera n. 43 – 20149 Milano (MI) – Tel: +39.02.49.87.550.

Tra questo è il Porcao…mi sa che voto questo: più piccolo, più intimo, molto simpatici e gentili, non frettolosi. Carne ottima. Compagnia unica. Conversazione…animata. In più: LUI HA INCONTRATO E CI HA PRESENTATO LA SUA “AMICA” CONSY….ma per favore!!!!!!

Cosa abbiamo mangiato.

Accompagnano le carni:
pao de queijo ( pane al formaggio)
arroz (riso in bianco)
feijoada (fagioli neri brasiliani)
farofa (farina di mandioca saltata con pancetta)
viagrete (salsina di accompagnamento alle carni)

Seguiti da diversi fritti:
polenta
mandioca (patata brasiliana)
banana
cebola
batata (patatine)
couve (cavoli toscani)

Le carni:
frango (pollo)
linguica (salsiccia)
peru com bacon ( tacchino con pancetta)
presunto (prosciutto)
cupin (gobba di bue)
picanha (codone)
fraodinha (spinacino)
maminha
costela de boi (puntina di vitello)
file mignon com bacon (filetto con pancetta)
chuleta (controfiletto)
alcatra (scamone)
abacaxi (ananas)

Prezzo menu 36euro

Cosa abbiamo bevuto.

Birre, mojito, prosecco.

Ci tornerei? Assolutamente sì! Come, del resto, al Dragut di Chiavari, altro brasiliano buonissimo e validissimo!

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Letto per voi: “La Vera Storia del Piccolo Principe” di Alain Vircondelet.

19 06 2009

la vera storia del piccolo principeCome far uscire il proprio protetto dalla fase del blocco dello scrittore? Cosa propone l’editore Reynal al suo Saint-Exupéry, mentre intuisce che il suo pupillo, la sua gallina dalle uova d’oro, è divorato dalla depressione, dalla disperazione e dall’angoscia? Come evitare di farlo rimuginare sulla guerra che lo ha fatto allontanare dalla sua madre patria e che tra gli emigrés d’oltreoceano non lo fa sentire a proprio agio? E come fargli avere, ma soprattutto fargli comprendere, perché non ha quella “coppia ideale e giusta che lui tanto sogna“? Come alleviare tutte queste pene del pilota scrittore? Come mettere a frutto i disegnini con cui immacolate tovaglie bianche del Caffè Arnold sono ricoperte?
Con una frase, una proposta: “Perché non scrivi un racconto per bambini?“. Con un “Perché no?” risponde il papà del Piccolo Principe.
Il Piccolo Principe nasce nella grande mela come placebo di una crisi esistenziale, ma la sua sorte sarà ben diversa. “La Vera Storia del Piccolo Principe“, come ha coraggiosamente intitolato Alain Vircondelet questo libro, sfidando la sterminata bibliografia di Saint-Exupéry e l’incantato racconto che ha venduto in tutto il mondo e in tutte le lingue ottanta milioni di copie, racconta la gestazione febbrile del racconto naif a cui Saint-Exupéry finì per affidare la grande verità di se stesso.
Vircondelet è dalla parte di Consuelo, la moglie un po’ imbarazzante che secondo la perfida e brillante Louise de Vilmorin, prima fidanzata di Antoine, era rimasta con lui solo perché non era mai riuscito a sbarazzarsene. Invece secondo il biografo, che ha a lungo lavorato sul materiale inedito del periodo newyorkese, la signora Saint-Exupéry è la vera ispiratrice della figura della Rosa nel Piccolo Principe (lei stessa lo sosterrà in un racconto autobiografico intitolato “Memorie della Rosa” che sarà pubblicato in Francia nel 2000, ventun anni dopo la sua morte), il fragile e commovente fiore che il misterioso bambino caduto nel deserto dal suo asteroide non può dimenticare e a cui ritornerà. Per Vircondelet, insomma, il Piccolo Principe è un’autobiografia mascherata. Infatti, Saint-Exupéry non era uno scrittore che inventava: lui raccontava ciò che aveva vissuto. E anche se sognava la douce Francenon fece mai mistero, anzi lo dichiarò esplicitamente nelle appassionate lettere alla madre, che per lui l’unica vera patria, anzi l’unico vero paradiso era l’infanzia. Il magico insegnamento del Piccolo Principe non perde il proprio richiamo: semplicemente diviene un po’ più agrodolce, e per questo più autentico.





Se bella vuoi apparire…

18 06 2009

...4 ore dal parrucchiere devi patire!!!

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Ma ne vale sempre la pena. Perchè esci diversa da come sei entrata. E anche con il morale sollevato. Perchè la maestria di tutti, dal mio parrucchiere, è di farti sentire bellissima. Unica. Speciale. E visto che ci siamo pure fashion!

Dopo anni di dedizione a quelle che credevo delle vere professioniste (era in realtà, ora me ne rendo conto,  l’adorazione per la mia vecchia zona, quella dei migliori anni della nostra vita), ho capito, grazie al prezioso consiglio di un’amica, che il mondo dell’hair stylist è un altro. Ed è quello di Extro.

E’ come vedere la luce. Come uscire dal tunnel. Ed entrare in un mondo scintillante. Quello fashion, ma fashion vero, perchè questo è il loro mestiere.

Ognuno ha la sua specializzazione. Dino pensa alla cura dei tuoi capelli: te li guarda, te li tocca, se li studia e ti propone. In parole povere si occupa di ridare vita alla luce del tuo capello.

Davide invece è il mestro della forbice. Non dire nulla. Lui arriva, dopo che sei passata attraverso il paradiso della zona lavaggio (mai altri massaggi alla tua testolina ti scalderanno tanto il cuore e ti impediranno di tenere gli occhi aperti..), te li pettina, li studia e agisce. Non te li taglierà troppo, se tu non vorrai. Ma non avrai bisogno di proferire alcuna parola. Perchè lui già conosce il volere della tua testa. “una bella chioma non si rovina, si ama…“.

Morale: ho un colore fantastico, un taglio che…ecco, speriamo che con la capigliatura normale non diventi un caschetto! Perchè Davide mi ha fatto un’acconciatura da favola, tanto che alla fine mi ha detto “cara, vieni a sfilare con noi sabato…“.

Il momento dell’asciugatura. Un momento particolare: Davide e Ricky, in duedicodue, a tirarmi, uno da una parte e uno dall’altra. Se fosse un bene o un male averne due tutti per me…non l’ho ancora capito. Ma per abbellire, ricordiamocelo sempre: bisogna soffrire!CB021972

Vado a spiegare la frase di Davide: quando dico che sono fashion, sono fashion veri. Perchè loro nel fashion ci sguazzano: acconciano le modelle varie per le sfilate, altrettanto varie. E le mie 4 ore di oggi sono dovute, diciamo, ad un pò di distrazione dovuta all’evento che ci sarà a Milano sabato:

MILANO MODA, International Fashion Show 2009“, piazza della Scala, sabato 20 giugno, ore 21.00 (puntata speciale in onda su Italia1).

Milano stasera è in fibrillazione per il concerto dei Depeche Mode. Loro sono in fibrillazione per la sfilata di sabato (dovranno occuparsi, guarda caso, delle acconciature delle modelle). E allora anche io entro in fibrillazione. Ma per aver conquistato di diritto la mia carta fidaty che mi assicura il 20% di sconto su tutti i trattamenti di Extro!

KissKiss Milano.





La stanza delle meraviglie.

17 06 2009

42-21640988Ognuno ha il suo luogo magico. Ma mi riferisco a delle piccole cose: un armadio, un angolino in casa, un aggeggio…

Miranda aveva il cassetto dei desideri, delle sorprese (contenente sappiamo bene cosa). Carrie la stanza-armadio da sogno che le fa costruire Mr.Big. Samantha il suo letto. Charlotte la sua corsa quotidiana.

Io ho la mia stanza delle meraviglie. Che non è mia-mia. Ma di cui ogni tanto mi impossesso. Come il paese dei balocchi, per me la stanza dei libri di quella casa editrice che mi dà la pagnotta, lo diventa. Scatoloni di libri da aprire. Profumo di carta appena stampata. Il silenzio delle parole nere su bianco.

Quella per me è la meraviglia. Un momento di pace. Dove buttarmi a capofitto ala ricerca della lettura perfetta.

…ovvio che poi altro tipo di meraviglia è il negozio di scarpe, la vetrina del cuore, alla ricerca del capo perfetto…ma quella è un’altra storia….





E poi si stupiscono se….

16 06 2009

42-21110950Oggi prendo il tram. Tratta: da corso Sempione a piazza della Repubblica, un bel viaggetto, ma se proprio non posso esimermi, almeno evito la schifezza che è la metropolitana e con il mio bell’1 mi guardo anche le vie del centro.

Timbro il biglietto, resto un pò in piedi, quando si libera un posticino vi appoggio il deretano e, non appena sale la vecchina di turno, faccio anche la buona azione della giornata (ehm, del mese?): mi alzo e le cedo il posto, ricambiato con un “che cara!”. Avrei potuto dirlo io…forse sono un’anziana inside!

Mi rialzo quindi in piedi e mi metto lì vicino e sfogliare il giornale. E faccio, attenzione, la seconda buona azione della giornata (questa volta è davvero della giornata!): aiuto una signora tedesca in evidente difficoltà a timbrare, pardon obliterare, il biglietto, nella complicatissima macchinetta, che se non metti il biglietto dal verso giusto te lo risputa fuori emettendo un orridio segnale acustico che ti fa diventare rossa perchè forse gli altri pensano che hai cercato di ritimbrare un vecchio biglietto. Capito? Insomma, tutto fila bene.

La turista in questione mica mi è sola. No. Con lei ci sono l’amico Rolf, un altro uomo e una donna. Ecco, pare che il problema sia stata l’amica. Un modo un pò bizzarro di ridere. Un tono della risata un pò alto, tra lo stidulo e il perfora-timpano, vabbè, che sarà mai…

Ma che il tramviere si mette a sbraitare “che c..zz urli brutta deficiente?” mi è sembrato un tantino eccessivo. Un vero cafone, un maleducato, che ha osato aprire bocca solo perchè lei era straniera o l’avrebbe fatto comunque? Con quel tono?

E poi dicono che a Milano siamo tutti musoni…mettetevi nei panni di una poveretta che osa ridere in tram…

E poi si stupiscono se prendo sempre il taxi…





Un pensiero in mezzo al mar…

15 06 2009

sb10069587h-001Non è una fobia. Se lo fosse eviterei il tutto. Invece no. Continuo per la mia strada, irrinunciabile. Impossibile evitarla.

Chissà a che pensate… Io mi riferisco ad un banalissimo bagno in mare. In alto mare. Di quelli che quando ti tuffi e sotto di te ci sono metri e metri di blu e non sai, non puoi immaginare dove sia andata a cacciarsi l’ancora. Soprattuttto, non immagini con chi sia in compagnia, laggiù. Già, perchè sola soletta non è di certo…

Quella che non è una fobia, ma un pensiero, è il seguente: quando sono lì, bel bella a fare il mio puccio in mare, cosa ci sarà sotto di me? Quale creatura pazzesca? Non parlo della solita fauna che normalmente popola il mar Ligure, ma di quella che ogni tanto fa capolino, tipo calamaro gigante, o ancora peggio lo squalo elefante pescato* a Santa (Margherita Ligure, sempre per i neofiti).

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Un esempio è dato dal fatto che in questo we c’erano parecchie meduse, grandi bianche con la corona violacea e piccole blu…basta non sapere che mi ci sto tuffando sopra. Io vado. Voi fareste lo stesso?

* SQUALO ELEFANTE VITTIMA DELLE RETI A SANTA MARGHERITA LIGURE





E con questo, la Groupie che c’è in me va verso il we marinaro…

12 06 2009

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CRISTEIRUBIN, quando il sogno diventa realtà.

12 06 2009

CRISTEIRUBINL’evento. Magari non è iniziato nel modo giusto. Tanti gli impedimenti, i tentennamenti, i “sì”, poi i “no”, poi i “forse” e gli “aspetta”. Alla fine, meno male, è un “sì” certo. E si parte. Nulla ci ferma. Da vere groupies. Da vere amiche prima di tutto. Da fan…lo vedremo…

La location: Feltrinelli di Monza, mica pizza e fichi! Una piazza fashion, con tanto di apertura serale di negozi, quindi gente.

ore 19,15: all’arrivo in Feltrinelli li cerchiamo. Li troviamo non a fare il check-sound, ma ancora a montare tutti gli strumenti. Lui è lì, in camicia rossa maniche corte, con tanto di ray-ban. Insomma, un figo vero, una rockstar da rispettare. E come tale leviamo il disturbo, si va a caccia di fidanzate, mogli varie e che l’aperitivo sia con noi!

ore 21,30: non succede nulla.

ore 21,35: eccoli! La rockstar si è cambiata, meglio una mise più consona, il luccichio la fa da padrone. E il Crist inizia a diffondere la sua voce, parlata prima, cantata poi, dalle casse in Feltrinelli. La band è al completo. Le note si diffondono, il nostro entusiasmo anche. Per quasi un’ora noi siamo con loro, la loro musica con noi.

Da profana, da amica, posso solo dire che sono felice. Per lui. Da quando, in quella foto del lontano 1989 strimpellava, pardon suonava in spiaggia “With or Without You”, di tempo e di fasi della vita ne sono passate. Lui ha perseverato, mai mollato, mai desistito. E alla fine la sua musica parla per lui. Meglio, è il Crist che ci parla attraverso le sue canzoni. Delle sue emozioni, della sua vita. Di come è lui ora. Che non ha più 18 anni. Ma resta sempre il nostro Cristian.

Per sapere chi sono i CRISTEIRUBIN: Cristeirubin on MySpace

Da MySpace:

CRISTEIRUBIN è un progetto nato da Cristiano Gianni, ex cantante degli ZERO band che tra il 1997 e il 2002 ha appassionato la critica del settore musicale. Vincitori di Rock targato Italia, edizione 1998 – Ritmi globali, 1998 – Versus, 1999. Dopo lo scioglimento del gruppo, Cristiano ha continuato a portare avanti un suo progetto personale ricercando nuove sonorità e una forma più Propria. In questo progetto ritrova la collaborazione di una parte degli ZERO decidendo cosi di entrare in studio a registrare le composizioni scritte. Esce il primo video clip di “un Ricordo Lontano” girato dal promettente regista emergente Gigi Coppola, ora in rotazione su ALLMUSIC. Il nuovo disco “FORSE IN UN ALTRA VITA”, dieci tracce registrate in parte a Genova all’APOLLO STUDIO e mixato al GREEN FOG STUDIO da “MATTIA COMINOTTO”(MEGANOIDI), sui migliori store Digitali, l’uscita del disco è avvenuta nella primavera del 2009. ———————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————– ROCK SOUND – MARZO 2008. Il quartetto ligure si inserisce in quel filone di rock pop sofisticato che prende le sue mosse da personaggi come Afterhours e Scisma in primis ma anche Perturbazione e Negramaro in seconda battuta. Queste le coordinate sui generis perchè il mini “Forse in un’altra vita” sviluppa in maniera molto personale e originale gli input di partenza. Il sound molto vicino a un certo pop fascinoso inglese sa graffiare e affascinare, mantenendo sempre un’accezione evocativa e onirica. Un mix tra pop d’oltremanica e poesia italiana, molto interessante e portato avanti in maniera obliqua usando tonalità pastello piuttosto che le tinte forti. A cura di Fabrizio “Panna” Panarese.








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