Letto per voi: “La Vera Storia del Piccolo Principe” di Alain Vircondelet.

la vera storia del piccolo principeCome far uscire il proprio protetto dalla fase del blocco dello scrittore? Cosa propone l’editore Reynal al suo Saint-Exupéry, mentre intuisce che il suo pupillo, la sua gallina dalle uova d’oro, è divorato dalla depressione, dalla disperazione e dall’angoscia? Come evitare di farlo rimuginare sulla guerra che lo ha fatto allontanare dalla sua madre patria e che tra gli emigrés d’oltreoceano non lo fa sentire a proprio agio? E come fargli avere, ma soprattutto fargli comprendere, perché non ha quella “coppia ideale e giusta che lui tanto sogna“? Come alleviare tutte queste pene del pilota scrittore? Come mettere a frutto i disegnini con cui immacolate tovaglie bianche del Caffè Arnold sono ricoperte?
Con una frase, una proposta: “Perché non scrivi un racconto per bambini?“. Con un “Perché no?” risponde il papà del Piccolo Principe.
Il Piccolo Principe nasce nella grande mela come placebo di una crisi esistenziale, ma la sua sorte sarà ben diversa. “La Vera Storia del Piccolo Principe“, come ha coraggiosamente intitolato Alain Vircondelet questo libro, sfidando la sterminata bibliografia di Saint-Exupéry e l’incantato racconto che ha venduto in tutto il mondo e in tutte le lingue ottanta milioni di copie, racconta la gestazione febbrile del racconto naif a cui Saint-Exupéry finì per affidare la grande verità di se stesso.
Vircondelet è dalla parte di Consuelo, la moglie un po’ imbarazzante che secondo la perfida e brillante Louise de Vilmorin, prima fidanzata di Antoine, era rimasta con lui solo perché non era mai riuscito a sbarazzarsene. Invece secondo il biografo, che ha a lungo lavorato sul materiale inedito del periodo newyorkese, la signora Saint-Exupéry è la vera ispiratrice della figura della Rosa nel Piccolo Principe (lei stessa lo sosterrà in un racconto autobiografico intitolato “Memorie della Rosa” che sarà pubblicato in Francia nel 2000, ventun anni dopo la sua morte), il fragile e commovente fiore che il misterioso bambino caduto nel deserto dal suo asteroide non può dimenticare e a cui ritornerà. Per Vircondelet, insomma, il Piccolo Principe è un’autobiografia mascherata. Infatti, Saint-Exupéry non era uno scrittore che inventava: lui raccontava ciò che aveva vissuto. E anche se sognava la douce Francenon fece mai mistero, anzi lo dichiarò esplicitamente nelle appassionate lettere alla madre, che per lui l’unica vera patria, anzi l’unico vero paradiso era l’infanzia. Il magico insegnamento del Piccolo Principe non perde il proprio richiamo: semplicemente diviene un po’ più agrodolce, e per questo più autentico.

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