I miei buoni propositi post-vacanza…

28 08 2009

P6290932Vorrei proprio capire il perchè. O vorrei che qualcuno mi aiutasse a risolvere il dilemma.

Vado ad illuminare: come mai al rientro dalle vacanze siamo tutti pieni di buoni propositi sul “farò” e sul “non farò”?

Perchè al termine delle vacanze e non ad inizio anno? Ma il rientro in città corrisponde ad un nuovo inizio? Per tutto?

Io, al solito, mi ritrovo con le mia bella lista:

1) iscrivermi in palestra (è finito il periodo in cui si poteva vivere di rendita!)

2) frequentare il corso di scrittura creativa di Raul Montanari (e abbandonare così i miei corsi di cucina, tanto sono già brava!)

3) finire quello che ho iniziato (se ne avrò mai il coraggio… sono criptica, lo so, ma di più non posso dire)

4) riprendere il tedesco (e qui mi tocca davvero!!)

5) gennaio 2010: reinventarmi!!!

E voi, la vostra personale lista?





Letto per voi: gli ingredienti per una vita perfetta… “La Scuola degli Ingredienti Segreti” di Erica Bauermeister

28 08 2009

la scuola degli ingredienti segretiMi chiamo Lillian. Benvenuti alla scuola degli ingredienti segreti“. Erica Bauermeister e il suo profumatissimo libro, “La scuola degli ingredienti segreti“, ci mostreranno la magica alchimia tra il cibo e la vita.
Gli allievi di Lillian sono le persone con le storie personali più diverse. Chi si presenta con un buono regalo in mano: Claire. Usare la mannaia sul granchio per dividerlo in dieci pezzi significa, in un certo senso, riuscire a far emergere sé stessa come donna dal guscio che la identifica ormai solo come madre, non più come moglie. Chi frequenta il corso di cucina in coppia: Carl ed Helen. Parteciparvi insieme significherà avere quella torta nuziale che mai si sono potuti permettere. Ma che oggi serve “come simbolo di un matrimonio lungo e felice“. Chi ritrova con la cucina di Lillian antichi sapori mai dimenticati, ricordi indelebili della cucina casalinga della nonna: Antonia. Ma trova anche l’ispirazione giusta per non disfarsi di una vecchia cucina, facendo “in modo che i suoi clienti vedano attraverso i suoi occhi“. Chi si reca al corso per una promessa fatta all’amata moglie: Tom. Perché lavorare con uno degli ingredienti in assoluto più segreti, il tempo, permetterà a Tom di realizzare che una semplice pastasciutta al ragù, preparata con le proprie mani, è un dono che solleva lo spirito. Chi ha bisogno di “sperimentare una beatitudine priva di complicazioni“: Claire. Imparerà che “la vita è bellissima. Alcune persone te lo rammentano più di altre, tutto qui“. Chi cerca di mettere ordine nel proprio giardino mentale: Isabelle. Che “spesso e volentieri scopriva di essersi persa“. Ma grazie ai sapori, che lo rammenti o meno, il cibo diventa parte di lei. Chi riceve un buono omaggio per il corso da chi, ironia, non cucinava quasi mai. Tom. “Perché mi hai regalato un corso di questo tipo?“. “Quando dipingo, questo mi dà gioia. Volevo che succedesse anche a te“. “Io non sono un pittore“. “Forse no, ma sei un cuoco“.
Per le persone sensuali per cui, a detta dell’autrice, gli ingredienti rappresentano la principale priorità. Per una lettura con i sensi all’erta. Valeria Merlini





Letto per voi: era tanto che delle parole stampate non colpivano così nel profondo… “Il Quaderno Azzurro” di James A Levine

28 08 2009

0239_sovra.inddLeggerete una storia vera. Non un libro creato dalla fantasia dello scrittore di turno. Niente a che fare con questo. Purtroppo. La tinta è un colore forte, l’azzurro. Del cielo, del mare, della libertà. Dove però di libertà non si legge. È l’azzurro che ha colpito la curiosità dell’autore, James Levine, medico che effettuando una ricerca sui bambini di strada a Mumbai, si è imbattuto nella voce narrante, unica artefice di questo Quaderno azzurro. “Mi chiamo Batuk. Ho quindici anni e sto in un nido di Common Street a Mumbai. Sono qui da sei anni e ho avuto in dono la bellezza e una matita“. Batuk è stata venduta dalla famiglia quando aveva solo nove anni. Il nido è una gabbia. Common Street è la via di un commercio di Mumbai. Batuk è nel commercio… quello del proprio corpo, il peggiore che si possa immaginare. Per una bambina.
Ma Batuk sopravvive alla sua quotidianità. Tra una “torta” e l’altra ha la fortuna di scrivere: “non so bene perché scrivo, ma fremo al pensiero che sia per poter un giorno guardarmi indietro e leggere che mi sono sciolta nel mio stesso inchiostro, per annullarmi e diventare sua“. Ma gode anche dell’amicizia del suo principe Puneet, e della magia dei suoi occhi: “se scruto in profondità, c’è il disprezzo per quelli che lo adorano e uno schizzo rosso di cattiveria. E ancora più in fondo c’è un pozzo inesauribile di acqua fresca, che è amore“. Sorprenderà sempre la capacità di leggere negli occhi delle persone che incontrerà nel suo breve cammino la piccola Batuk. E la sua domanda finale scioglierà quei dubbi nei lettori che possono aver male interpretato certi suoi comportamenti (dettati solo dalla sopravvivenza): “chi siete voi per giudicare che la mia vita è spregevole? Il giudizio è l’ombra gettata dai preconcetti. Non sapete niente di Common Street e della tinta cruda e selvaggia che colora tutte le mie ore e imbratta la mia giornata“. E farà così male leggere quello che dovrà passare sulla propria pelle che le ultime vicende provocheranno un dolore tale da togliere il fiato. Che poi lascia un quesito aperto: dov’è ora Batuk?
Mai potremo comprendere la cultura di popoli lontani da noi. Soprattutto quando a giocare un ruolo sporco sono sempre i bambini. Non si può non leggere. Non si può non amare. Non si può non soffrire. Non si può non conservare come uno dei libri più preziosi. Valeria Merlini





Sono una ragazza di città…

24 08 2009

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Ma gli altri sembrano non accorgersene…

Venerdì 21 agosto giorno di gita fuori porta. Per sfuggire alla calura estiva, all’afa da spiaggia, alla vita da “Banco”, lui, l’onnipresente in ogni gruppo, il nostro organizzatore tuttofare, viene fuori con una bella pensata. Tipo “perché domani non andiamo a fare una gita in montagna, anzi no, al lago?”. Gli entusiasmi di tutti si risvegliano (o forse si sprecano?). vecchi ricordi che parevano sbiaditi affiorano alla mente di tutti noi: la gita al fiume dell’anno che fu, con bbq annesso, bagno nel fiume ben ghiacciato, fanghi naturali e involontario strip delle Merlini.

Io, rendendomi ormai conto che di acqua sotto i ponti ne è passata (in parole povere che mi sono “insciurita”!!!) metto le mani avanti e dico “no, non ci sto!”. Tutto inutile. Preghiere, telefonate e sms si rincorrevano a rendere bollente la vigilia di festa per gli altri. Di sicuro incubi per me. Accetto di andare solo se la sera della vigilia faccio acquisti a Sestri, il che mi risolleverebbe il morale e mi renderebbe ben predisposta alla trasferta. Ma chi andava ad immaginare che avrei fatto l’affare della mia vita al magnifico Sottovento di Sestri? Forse un maleficio degli altri per farmi cadere in trappola. Perchè di trappola si è trattato. Pura e semplice trappola. Ed io, come ho potuto non rendermene conto?

La partenza si è svolta con la solita oretta di ritardo. Fai la spesa te, che prendo il cappuccio io, che passa al Banco lui, che la frutta e le bevande ci stanno per scappare.

Meta: pian di Giacopiane, località Bocca Moà. Con tanto di permesso d’accesso rilasciato dal locale bar del ridente comune di Borzonasca.

L’arrivo: dal cemento, sicuro, pulito, una garanzia, all’orrido sterrato. Sinonimo di una sola cosa: polvere. E poi polvere. E ancora polvere. Solo polvere. Poi, una diga. Un bacino idrico. E quello che ha sicuramente visto giorni migliori: un lago dagli argini bassi. La siccità si sente fin quassù. E poi mucche. Tante mucche. Comodamente accovacciate ai margini del lago. Accaldate e in riposo. Polvere e mucche, ma temperatura gradevole. Almeno questo…

Alla ricerca del luogo perfetto. Sono ormai le 14. Dico solo che stasera ci sarà il Trofeo Galli al Bernabeu di Zoagli. Conviene accamparci. Procacciare del cibo per noi, ma soprattutto per loro, le due nane. Che grazie alla sottoscritta possono godere, beate loro, di comode sedute (sedioline principesse e sdraietta maialina) e di un mirabolante piano d’appoggio, dato dal tavolino delle principesse. Loro e il didò. E qualcuno che se ne approfitta e usa il comodo piano d’appoggio per tagliare giù del salame. Quello stesso che dopo l’abbuffata si mette in posizione fetale e se la dorme: il Galli e il riposo del guerriero. Poi c’è il don, quel don Luigi che appena arrivati se lo appoggia alla pietra a leggere la Gazzetta (o affini). Mente l’organizzatore-tuttofare-quellochesiedeingiuntacomunale si appresta a preparare il fuoco e quindi il pranzo. Poi c’è Mike (soprannominato così in seguito…solo in seguito, ma è una storia censurata, ancora prima di essere pubblicata!!!) che in perfetta forma fisica si appresta ad esplorare i dintorni per evitarci pericoli. Oltre a farmi complimenti sulla mise serie short!!! Il MiMoMà….qualcuno si ricorda cosa ha fatto? Ah sì, bravo: ha portato a spasso le nane… Io, non ho tempo per nulla e per nessuno, pipì con l’Anna e poi mi occupo “delle bambine” (frase che ben pochi, in pochissime occasioni della mia vita si è sentita pronunciare). L’Anna anche, preoccupandosi di nutrire la Giulia con del cibo appropriato (leggi “cha fa fare la cacca”). La Bertu che prepara un aperitivino mica male con baguette e crudo. Il Benci che nutre il Salma. E che, ricordiamocelo sempre, suona la pompa della canoa (portata in quassù, ma inutilizzata!!!) come fosse una cornamusa…e che lacrime! Infine, last but not least, colei che tira fuori sul più bello l’appellativo della stagione:”ma che pettinatura alla Sue Ellen che ha la Giulia!?!”. Ma la Chicca, del resto, è adagiata sugli asciugamani solo per far partire il Ciccamelo, o no???

Morale: il mio momento più bello? Quello della sensazione data dalla doccia della polvere eliminata dal mio corpo. Io l’ho sempre detto. sono e resto una ragazza di città.





Autore del mese…Sophie Kinsella!!!

7 08 2009
Autore del mese - Sophie Kinsella

SOPHIE KINSELLAForse non tutti sanno che…
Che Sophie Kinsella è uno pseudonimo. Pseudonimo per Madeleine Wickham.
Madeleine nasce il 12 dicembre 1969 a Londra, dove vive e risiede tuttora con il marito e i 3 figli. Si laurea in economia e filosofia ad Oxford, lavora per breve tempo come giornalista finanziaria per poi dedicarsi alla narrativa. Madeleine pubblica sette romanzi rosa, piuttosto apprezzati dalla critica, vicini al genere di Rosamunde Pilcher ma che, come si suol dire, non sono mai riusciti a ‘sfondare’. Nel nostro paese con il suo vero nome è stato pubblicato a oggi solo La Signora dei Funerali.

Il successo
Sophie Kinsella ‘nasce’ nel 2000, in seguito alla pubblicazione di I love shopping (in originale Confessions of a shopaholic , ovvero “Confessioni di una shopping-dipendente”).
Il grande successo è così arrivato quando Madeleine ha messo da parte la sua storia precedente e si è dedicata ad un’avventura più leggera e, come ammette lei stessa, fortemente autobiografica (d’altronde, come il suo personaggio anche lei ha lavorato a lungo come giornalista economica).
I love shopping
ha infatti avuto numerosi seguiti, diventando la fortuna e allo stesso tempo la maledizione della scrittrice ormai nota come Sophie Kinsella: il tentativo di mettere da parte il personaggio di Becky Bloomwood per dedicarsi ai romanzi ‘collaterali’, dove le protagoniste sono Emma Corrigan, ( Sai tenere un segreto? ) e Samantha Sweeting ( La regina della casa ), è stato saltuariamente alternato all’ormai irrinunciabile e dipendente Rebecca (la nostra dipendenza dalla sua lettura, la sua dipendenza dallo shopping) e alle sue avventure.

Tra l’eccentrica Londra e la cool che più cool non si può New York, tra un lavoro che le permette di dispensare consigli sul risparmio (ma che su di lei non sembrano funzionare) e “il Lavoro” (quello con la maiuscola) che trasforma la sua passione in realtà (lo personal shopper, ossia come spendere il denaro altrui e gioire dell’adrenalina scatenata dalle spese convulse!), dal fidanzamento con Luke, l’uomo dei sogni, al matrimonio che tutte le donne vorrebbero, (festa di fidanzamento al Plaza inclusa!), dal viaggio di nozze, inutile dirlo, da nababbi intorno al mondo, al ritorno alla Londra degli affetti, della famiglia, della migliore amica Suze, della sorella Jess appena conosciuta e di un bebè in arrivo. Tutto questo e molto di più è il mondo di Becky Bloomwood.

La ragazza fantasma
Nell’ultimo romanzo, romantico, brillante e malinconico, riconosciamo l’inconfondibile stile Kinsella, ma con un tocco di maturità in più. Lara ha sempre avuto un’accesa fantasia e una vita totalmente disastrosa. Ma forse, adesso, il poco di senno che pensava di avere ancora la sta completamente abbandonando. Sì, perché al funerale della vecchia prozia Sadie, le appare inaspettatamente una ragazza bellissima, diafana, vestita con l’accurata eleganza degli anni Venti, che le chiede con insistenza: “Dov’è la mia collana? Voglio la mia collana!” E che vede solo lei. Lara decide di rintracciare la collana di Sadie, altrimenti lei non avrà pace. Ma come Lara si occuperà di Sadie, la sua vita diventerà più glamour e la loro caccia al tesoro si trasformerà in qualcosa di affascinante e romantico. Il fantasma di Sadie potrebbe essere la risposta a problemi di Lara e le due ragazze, provenienti da epoche così diverse, alla fine diventeranno qualcosa di speciale l’una per l’altra.

Letteratura chick kit
Con I love shopping Sophie è stata consacrata internazionalmente come la regina della ” chick lit “, termine che definisce un nuovo genere letterario emerso negli anni Novanta e che si rivolge prevalentemente ad un pubblico di donne giovani, single e in carriera [letteralmente chick è un termine informale per "ragazza" derivato da chicken -"pollastrella"-; lit è l'abbreviazione di "literature" -"letteratura"-]. Il romanzo chick lit tende ad essere umoristico e post-femminista nella sua rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali.
Le protagoniste sono di solito donne alla moda, fra i venti e i quarant’anni, che vivono in grandi città (Londra o Manhattan) e lavorano in settori come l’editoria, la pubblicità, la finanza o la moda. Lo stile della narrazione tende ad essere irriverente anche (o soprattutto) sugli argomenti sentimentali e sessuali.

Valeria Merlini
Agosto 2009
NOVITA’
La ragazza fantasmaLa ragazza fantasma
Mondadori | 2009
Gli altri titoli
La signora dei funeraliLa signora dei funerali
Mondadori | 2008
Ti ricordi di me?Ti ricordi di me?
Mondadori | 2008
I love shoppingI love shopping
Mondadori | 2009
I love shopping a New YorkI love shopping a New York
Mondadori | 2009
La regina della casaLa regina della casa
Mondadori | 2007





Letto per voi: “La Musica Segreta della Terra” di Mari Strachan. Per non dimenticare mai l’infanzia…

7 08 2009

la musica segreta della terraIl mondo visto con gli occhi di una bambina. Il mondo raccontato da Gwenni Morgan. Dodici anni e mezzo. “Uno spaventapasseri corrucciato, due braccia magroline ai lati e un’esplosione di capelli rossi in testa“. Questo il primo romanzo di Mari Strachan, “La musica segreta della terra“. Dove la giovane narratrice ci porta nel suo piccolo villaggio da qualche parte nel Galles, in cui tutti sanno tutto di tutti. Per esempio sa che prendere un tè con la signora Thomas significa in realtà doverglielo preparare. E poi tutte le signore della comunità: la signora Owen il Lattaio, la signora Davies Parrocchia, la signora Edwards il Bancario, la signora Sergente Jones, la signora Dottor Edwards, la signora Nawn Rossetto, la signora Jones il Macellaio, la signora Annie l’Unta. Tutte perfettamente caratterizzate dal nome che portano. E ancora, Gwenni e il mal di stomaco di famiglia. Causato da odori, da sapori e da visioni. Come la nausea dovuta al sangue; oppure quella provocata dal grasso della carne d’agnello o dalle polpette di fegato; dal fiato puzzolente, dall’unghia sporca e dal fazzoletto in cui si starnutisce; dal profumo Soir de Paris di Mam; dai denti finti di Nain che schioccano quando se li riassesta; dai tramezzini al topo morto con la crosta nera. Tutte sensazioni che il lettore riesce a percepire tanto da condividerne il raccapriccio con la ragazzina.
Nel libro della Strachan la giovane narratrice svelerà il suo desiderio: “Io voglio volare da sveglia“. Perché Gwenni vola solo quando dorme. Vola sopra il suo villaggio, verso il mare. E vede ciò che normalmente agli occhi altrui è celato. “Quando voli molto in alto riesci a sentire la Terra che canta“. Ma dice anche: “Io voglio diventare un detective“. Perché ha due cose di cui si deve occupare: “devo escogitare un piano per salvare la pelliccia di volpe dalle grinfie della signora Llywelyn Pugh e darle una degna sepoltura, perché la sua anima possa essere certa di raggiungere il Paradiso. E poi devo trovare Ifan Evans“. Gwenni e la domanda che l’assilla: “Che fine avrà fatto Ifan Evans? “.
Magistrale. Per i bambini che sono e devono essere sempre in noi. Per non dimenticare la loro semplicità. Che è verità.
Valeria Merlini





Letto per voi: “La Rotta dei Corsari” di Tim Severin…un occhio sempre all’orizzonte…

7 08 2009

la rotta dei corsariSe non avete in mente una nave corsara, basta fare un salto al Porto Antico di Genova dove, nelle sue calme acque troneggia il galeone che usò Roman Polanski per il suo film “Pirati” (1986), appunto. Imponente. Tre ponti. Dal primo ponte, quello più basso, parte la prima fila di cannoni. Sotto questi, altri due piani inferiori con i boccaporti rossi spalancati e le bocche di fuoco pronte e minacciose. Grosse cime per issare le vele che serviranno per le scorribande nel mar Mediterraneo. Una bandiera. Bianca e rossa. Uno spicchio di luna e una stella. Quella turca. Non polene, ma Nettuno , dio del mare, ed Eolo, dio dei venti, a prua. Fini intarsi decorati in oro ne completano la sontuosità.
Così deve averla intuita Tim Severin per averla poi descritta nella sua ultima produzione, “La Rotta dei Corsari“.
Così piace immaginare al lettore la nave comandata da Hakim Reis che prelevò Hector Lynch dalle coste irlandesi. Poi trasferito ad Algeri, venduto e rinchiuso in un baño, l’alloggio destinato agli schiavi. Ma la sua salvezza, una delle tre a disposizione degli schiavi, oltre alla morte, all’essere riscattati dal proprio paese d’origine, è diventare un rinigato, cioè abbracciare la fede musulmana.
Sembra che dopo la conversione il destino di Hector sia segnato. Ha un padrone, Turgut Reis, che lo tratta più come un nipote che come una sua proprietà. Fino alla svolta.
Ma, tra un galeone, un brigantino, un vascello, una feluca, una galea, un caicco, il pensiero del lettore torna alla domanda iniziale del protagonista: che fine avrà fatto sua sorella Elizabeth?
Da scoprire immergendosi in questa epica avventura.
Valeri Merlini








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