Venerdì sera. Io e LUI. La nostra serata.
E questa settimana, al ritorno dal cinema, dopo un diluvio incredibile, ci concediamo una passeggiata romantica verso casa. Non lontano. Non vicino. Fattibile.
Dall’Anteo andiamo in Sarpi dove aspettiamo un tram…visto che ci siamo. Prima volta nella mia vita, a memoria, che prendo un mezzo pubblico così tardi. Con grande sorpresa, arriva un 12 che non è di quelli normalmente presenti sulla linea diurna. Di notte, evidentemente, l’affluenza è minore e i lunghi tram arancioni o i Jumbo verdi sono sostituiti dai miei preferiti tram di un tempo. Quello su cui saliamo è il tram “28″. Su questi, scarsamente illuminati, panche in legno, tutti sono seduti. Forse la nostra salita fa equilibrare le percentuali: 50% italiani, 50% stranieri.
Un pannello ci illustra la storia di questo tram del 1928.
E qui mi sono innamorata. Di una parola. La “perteghetta“, cioè l’asta metalica che dava l’alimentazione al tram (a cui poi si è sostituito un orrido pantografo a braccio).
Ma quanto sa di Milano che fu la parola “perteghetta“? Detta con la “e” bella aperta poi… Sa di risotto giallo e di cotoletta, sa di cazzoeula e di polenta, sa di ossobuco, di mondeghili e di vino rosso…
La storia: Tram di Milano