Un tranquillo weekend di…

29 11 2009

Ieri sera, il nostro personale “seratone“.

Ad essere sinceri fino in fondo ci è scappata una seconda visita anche questa mattina… Secondo giro per le ultime cose…

Mentre tutto il mondo esce, si diverte a modo proprio, noi ne abbiamo uno tutto nostro.

Fatto per soddisfare il palato e per affascinare i sensi.

Spese pre-natalizie, manonsolo, alla Metro. Sì, quella Metro. Quella dove sai quando entri, ma non sai quando e in che condizioni esci (di sicuro dopo che siamo passati alle casse noi, parte del debito pubblico risulta risanato!).

Il tripudio dell’abbondanza, dello spreco, dell’inutilità. Ma anche no.

Messo in bella mostra per adescare.

Direi con successo.

Della nostra personale serata non starò a raccontare di come LUI non si tenga di fronte a saliere versione gigante (copiata dal nostro adorato “Barabba“); oppure di come gli sia preso il loop di omaggiare i suoi clienti con cesti fatti rigorosamente ad hoc con prodotti alimentari da Mille e una Notte e bevande degne di Bacco; oppure di come abbia finalmente realizzato il suo sogno di possedere un compressore “professional” con cui eliminare tutta la polvere da tutti i computer del mondo (“con tutte le bombolette d’aria che ho usato in questi anni mi sarei comprato e ripagato compressori su compressori“); oppure di come, nella zona delle fantastiche “occasioni” abbia esultato saltando come un bambino alla vista delle cartucce per la stampante di casa a ben 1€; oppure di come si sia sentito realizzato nel comprare finalmente orride mostruosità per bambini maschi.

Io, me misera me tapina, mi sono limitata a scodinzolare e guaire alla vista di casse del nostro adorato “Pelletier” e sbavare sulle scatoline, piccoline, da 3kg cadauna di ostriche pergiuntainofferta (per me e per mimì e cocò… perchè gli amici servono anche a scambiarsi opinioni sulle goduriosità della vita!).

E, infine, lei. Che non si tiene perchè l’emozione è troppa.

Lei che sempre, in ogni occasione, ce la sa fare…

Di fronte ai 4 cerebrolesi teletubbies, quasi in versione gigante, che parlano, si muovono e ballano pure, lei se la fa addosso.

Troppe emozioni…

La punizione ovviamente non potrà che essere esemplare: depenniamo la scema Lala dalla letterina di Babbo Natale.

Lei ne è al corrente e ha capito. Credo…

Grazie Metro. Fai sempre un sacco di bene.





Morbido al cioccolato (di Pierre Hermé).

28 11 2009

Ingredienti per 6 persone:

400 g di cioccolato fondente al 70% di cacao

200 g di burro

120 g di zucchero

100 g di farina

80 g di farina di mandorle (ovvero di polvere di mandorle)

4 uova


Preriscaldate il forno a 160°C.
Fate sciogliere il burro in una casseruola, al minimo. Tritate grossolanamente il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria.
Imburrate ed infarinate uno stampo dal diametro di 22 cm. col fondo amovibile.
Lavorare insieme con le fruste (controllate la velocità consigliata dal vostro libretto di istruzioni, il mio consiglia di partire dalla più bassa) gli ingredienti: lo zucchero, la farina passata a setaccio, la farina di mandorle, il burro fuso, le uova ed il cioccolato fuso.
Versate la preparazione nello stampo e fate cuocere per 15 minuti. Sfornate il morbido al cioccolato e spolverizzatelo con del cacao in polvere. Gustatelo tiepido.

Varianti e suggerimenti. Io sciolgo il burro insieme al cioccolato, il tutto a bagnomaria. Inoltre, questo è un consiglio davvero prezioso, usate per lavorare tutti gli ingredienti lo stesso recipiente in cui avete fatto sciogliere il cioccolato e il burro. Eviterete così inutili sprechi durante il travaso.

(Fonte e Ringraziamenti sentiti per l’ispirazione: RadicchioDiParigi)

Chi è Pierre Hermé ???





Mini quiches con asparagi e pancetta

27 11 2009

Per 10 mini quiches:

150 g di asparagi verdi
80 g di pancetta affumicata a fettine
3 uova
100 g di latte
1 cucchiaiata di parmigiano
1 scalogno
sale
pepe

Mondate gli asparagi raschiandoli (con il pelacarote…trucco da Scuola della Cucina Italiana) ed eliminando la parte più legnosa dei gambi, poi tagliateli a rondelle e fateli saltare in un filo d’olio con lo scalogno tritato, la pancetta tagliata a listerelle, aggiustando di sale, per una decina di minuti.
Sbattele le uova con il latte , il parmigiano ed il pepe (io uso il minipimer).
Scaldate il forno a 200°C.
Distribuite negli stampini monouso (quelli in alluminio vanno benissimo, purchè imburrati), gli asparagi e la pancetta, poi riempiteli per metà con il composto di uova.
Passate gli stampini in forno per 10/20 minuti.
Sfornate le mini quiches, accomodatele su un vassoio e servitele tipide.

Varianti e suggerimenti. Si possono usare gli asparagi surgelati, facendoli sbollentare in acqua calda per qualche minuto. Il vantaggio è che non si elimina alcuna parte. Inoltre, si possono preparare il giorno prima, cuocendoli per una decina di minuti, lasciandoli raffreddare nello stampino e ricoverandoli in frigorifero. Il giorno dopo eliminate gli stampini, mettete le mini quiches su una teglia da forno e scaldate per 5-10 minuti. Servite.

(Fonte e Ringraziamenti sentiti per l’ispirazione: RadicchioDiParigi)





“Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.” (Shirley Temple)

27 11 2009

Da oggi inauguro una nuova categoria.

Quella delle Ricette per il periodo di Natale.

Buon Appetito

Enjoy your Lunch
Bon Appetit
Guten Appetit
Buen Provecho





Ristorante con pizza NUOVA ARENA, Milano.

26 11 2009

Ieri sera cena inaspettata con amici inaspettati: un medico, un giornalista, e un giovane uomo che pare un principe (e che forse principe è davvero!). Oltre, naturalmente, a LUI.

Io, beata tra gli uomini. E finalmente coccolata.

L’invito è scattato con la scusa dell’orrido giuoco del pallone. Accettiamo, ne vale la pena perchè abbiamo un trattamento da veri “principi“: la saletta al piano sottostante, dotata di un grande tavolo da 12 e passa coperti è tutta per noi. Con tanto di cameriere annesso, dedicato esclusivamente a noi. Trattamento da nababbi veri.

Il ristorante è la “Nuova Arena“.

Aperto fin dal 1981 Nuova Arena porta con un sè un nome ormai solido del settore ristorazione. E’ Gianni, proprietario unico del locale, indispensabile presenza, simbolo di cordialita e simpatia.

Sentirsi a casa propria gustando una buona tavola è il motto di Nuova Arena, dove la famigliarita del luogo e la simpatia che lo circonda è capace di conquistare ogni cliente.

Non accennerò al fatto che il ristorante (fratello del celeberrimo “al Vecchio Porco“) ospitava, nella sala superiore, quella presente all’entrata, una clientela non proprio giovanile. Attribuiamolo al fatto che essendoci l’orrido giuoco del pallone i “giovani” se ne sono stati comodamente a casa…

Cosa abbiamo mangiato.

- antipasti vari: mozzarella di bufala, speck, prosciutto crudo, focaccia al rosmarino, pizza Galliani, frittata di cipolle e frittata di zucchine

- controfiletto con verdure grigliate

- ossobuco con risotto alla milanese

- dolci: meringhe con cioccolato caldo; sorbetto al limone; sorbetto al calvados; caffé; braulio

Cosa abbiamo bevuto:

- 2 bottiglie di prosecco

- un Morellino di Scansano

Il conto: 50€ a testa… Praticamente una cena regalata!

Ci tornerei? Solo con la garanzia di ricevere lo stesso trattamento di lusso.

NUOVA ARENA
Ristorante – Pizza

Piazza Lega Lombarda, 5
MILANO

Tel. 02 – 341437

E-mail: info@nuovaarena.it





….niente accordi, niente assensi, niente pace, questa volta si fa sul serio. (Adolf Hitler – dal primo discorso al Reichstag)

26 11 2009

Così è la vita. Quando meno te lo aspetti….sbam! Uno schiaffo. Che brucia, ma che riporta alla realtà. E finalmente vedi. E finalmente realizzi.

Gli eventi sconclusionati, allucinati, di questi giorni hanno portato a galla tante cose. Un pò come la cacca…

E poichè sono egocentrica, ne ho fatto i miei dieci comandamenti. Oh cavolo, se devo essere egocentrica, lo sarò fino in fondo!

Primo. Credevo di poter tenere nella mia vita tutti, ma ciò rappresenta uno sbaglio, in primo luogo; ma anche un’impossibilità dall’altra. In parole povere: non c’è alcuna necessità di doversi circondare di rami secchi, quando questi sono gramigna da cui non potrà mai nascere nulla di buono o di proficuo. Se ne fa a meno e basta. Zac….Meglio clic!

Secondo. Non meravigliarsi se basta un clic per cancellare le persone. Ebbene sì, basta un clic se non è un’amicizia! Diamine! Abbiamo voluto la tecnologia, ci siamo affidati a questo demonio moderno? Allora facciamone l’uso che si deve, che ci ha imposto il demonio, che ci obbliga a seguire come pecoroni. Un clic e via. Non è poi così doloroso.

Terzo. Dalle brutte storie escono perle di saggezze oltre a perle di umanità. Grazie a chi si è fatto gli affari suoi. Grazie a chi ha dimostrato che il pettegolezzo è solo ed unicamente donna. Grazie a chi scrive che “i panni sporchi si lavano in casa propria“, ma poi non lesina nei commenti in tal senso. Sterili e inutili. Mi ripeto: il pettegolezzo è donna, e le donne vivono male. Ma dalle donne si imparano un sacco di cose. Per esempio che l’ottusaggine non ha confini. E che per far prendere una buona piega alla giornata, basta un’illuminazione: non solo che non c’è mai fine al peggio, ma che peggio delle donne viscide esiste solo una cosa, ops, una persona.

Quarto. In momenti di crisi, le amiche vere ci sono, ma senza immolarsi a paladine delle “poverine“. Ci sono in mille maniere, anche tacendo. Ma tu sai che ci sono, ti seguono e aspettano. Oltre alla fatica, in amicizia, premia la pazienza.

Quinto. Non bisogna aver timore delle minacce con cui la cosiddetta “gente” potrebbe giudicare. Io non devo dimostrare nulla a nessuno. Già mille parole sono state spese su questo blog da chi mi conosce. Mi ripeto: mai nessuno farà crollare la certezza, la sicurezza, la determinazione con cui ho fatto e affrontato una bruttura, una scivolata della vita. Volevo salvare l’insalvabile. La “gente“, di cui tanto si preoccupano taluni, sa con chi ha che fare. Sempre.

Sesto. Le persone “adulte” (faccio un complimento, evitando di usare il termine “anziane“) hanno sempre maledettamente ragione. Anche in tempi insospettabili. Hanno un fiuto speciale. O un dono. O sono semplicemente lungimiranti.

Settimo. Ancora sulle donne. Che oltre ad essere pettegole, sono astiose. Sempre. E se non lo sono per motivi loro, si attaccano a quelli altrui per tirare fuori un lato peggiore…ma che dico, il loro lato vero. Quello rancoroso. Che era solo sopito.

Ottavo. Più si spiega, meno la gente capisce. Questa è una legge matematica, o di natura. Ma semplice e lineare. Ed è sempre così. E questa è una lotta contro i mulini a vento…

Nono (in merito all’ottavo). Se fingi di non capire, è tutto più facile. Ed è facile quindi attaccare. Nessuna comprensione, nessun rimedio da porre in atto. Corrisponde quindi alla codardia? Temo di sì, come non ammettere che quando si è detto o fatto o scritto una cosa, l’intento era esattamente quello. Sarebbe stato così semplice… Ma le occasioni, si sa, si sprecano. Solo che poi non ricapitano più.

Decimo. Tra le tante, un’altra cosa positiva c’è. Il mio nuovo look. Perchè una donna affronta le difficoltà o con le spese folli (già dato, grazie), o con un nuovo taglio di capelli. Io non taglierei mai, mi limito a cambiare colore, come se cambiassi pelle. Perchè sono nuova. E se proprio vengo disegnata come una cattiva, poichè cattiva io non sono, almeno che l’aspetto ne dia un’idea.

E con questo, davvero BASTA!!!





Questione di Normo…dotazione (che non è poi garanzia di successo)…

25 11 2009




La mia intervista a Ildefonso Falcones: “La Mano di Fatima”. Milano, 17 novembre 2009.

25 11 2009

Abbiamo incontrato Ildefonso Falcones durante la presentazione del suo nuovo romanzo storico, “La mano di Fatima”. Ha impiegato tre anni a scrivere le oltre novecento pagine che raccontano la storia di Hernando – Ibn Hamid, di radici cristiane e musulmane, il quale si dibatte fra due religioni in un’epoca di scarsa tolleranza, preludio dell’espulsione dei moriscos dalla Spagna. Hernando è frutto della violenza di un sacerdote cristiano dagli occhi azzurri ai danni di una moresca, Aisha. Hernando sarà colui che più di tutti soffrirà durante la maggior parte della sua vita proprio per questa sua condizione di “mezzosangue” sia tra i moriscos che fra i cristiani. Ad infliggergli le pene maggiori il patrigno, Brahim.
La storia inizia nel Natale del 1568 in un paesino delle Alpujarras andaluse, nella Sierra Nevada. Hernando trova il proprio riscatto personale nei confronti di chi lo disprezza per la sua nascita grazie alla rivolta dei moriscos. Entrerà nei favori del re di Granada e di Cordova, Aben Humeya. Grandi battaglie, crudeltà, ingiustizie, saccheggi, umiliazioni, amori. In quest’inferno l’incontro con una fanciulla dai grandi occhi neri a mandorla: Fatima. Inizia così la lunga storia d’amore tra Hernando e Fatima, ostacolata dal clima di intolleranza e di persecuzione religiosa di quel tempo a cavallo tra il XVI e XVII secolo.

Lei non demorde. Dopo il suo primo straordinario successo, ritorna ad indottrinarci con un’altra ambientazione della Spagna del XVI secolo. Dove ad essere fanatici erano i cristiani. Esiste ancora e quanto un’intolleranza religiosa, soprattutto cattolica?

Parliamo di fanatismo religioso o semplicemente di intolleranza religiosa? Se parliamo di fanatismo religioso vero e proprio a carico del cattolicesimo, io credo che oggi la base del cattolicesimo e del cristianesimo si sia evoluta verso posizioni molto più liberali. I cattolici sanno distinguere perfettamente tra quella che è la nostra vita civile e quella che è la dimensione religiosa e abbiamo quindi assimilato totalmente quelli che sono i pilastri della convivenza civile. Cosa che non accadeva invece nel XVI secolo dove, sappiamo bene, i fanatici religiosi erano i cattolici. Oggi questo tipo di fanatismo da parte dei cristiani non esiste più, ma sfortunatamente esiste presso altri gruppi religiosi.
Se invece abbandoniamo il fanatismo religioso e ridimensioniamo questo tipo di valutazione considerandola una generica intolleranza, forse allora sì, esiste ancora. Pensiamo alle persone che si dichiarano appartenenti alla grande famiglia della chiesa cattolica: credo che difficilmente possano essere d’accordo su certe posizioni, come per esempio il divieto dell’uso del preservativo, che oltre a prevenire gravidanze indesiderate serve anche a fermare la diffusione di certe malattie a trasmissione sessuale. Quindi su questo aspetto probabilmente c’è ancora un po’ di intolleranza religiosa.

Per la Spagna è un anno importante questo: il 4 aprile infatti sono ricorsi i quattrocento anni dalla cacciata dei moriscos da quella terra. Il suo paese anni prima si era già “macchiato” con l’espulsione degli ebrei, ordinata da Isabella la Cattolica nel 1492. Ma la Spagna non è un paese tollerante?

Stiamo parlando di fatti occorsi ben quattrocento anni fa… Io non credo che gli spagnoli di oggi possano essere considerati in alcun modo responsabili per le decisioni prese da Isabella la Cattolica o dal re Filippo II o Filippo III. La Spagna è un paese tollerante, anche in larga misura direi, e sta compiendo uno sforzo enorme per cercare di accettare e di assimilare delle comunità diverse. In particolare la musulmana, la più grande comunità straniera presente in Spagna. Quindi credo che alla Spagna di oggi non si possa rimproverare alcunché.
Ora io credo che sia ben diverso il problema visto dalla parte opposta: dobbiamo chiederci quali siano le intenzioni verso l’integrazione reale, intesa come accettazione dei principi che regolano la nostra società civile, da parte di coloro che arrivano in Spagna, piuttosto che in Italia e in altri paesi.

L’assalto a Paterna fa scappare il re, che forse già intuiva l’arrivo dei cristiani, ma soprattutto fa campare al massacro dei cristiani Hernando, la madre, i fratellastri e Fatima con il suo piccolo. Hernando è davvero “il prescelto”, come lo chiamò Hamid?

La risposta è senz’altro sì, Hernando è il prescelto. Questo rientra nella parte romanzata del mio libro: io ho deciso che Hernando ricoprisse un certo ruolo cui ovviamente deve tenere fede. Hernando nel corso di tutta la sua vita lotta strenuamente per difendere la sua lingua, la sua religione, la sua cultura. Alcuni dei fatti che si intrecciano con il personaggio e le vicissitudini accadute sono assolutamente reali. Non è parte romanzata l’assalto a Paterna, quindi la fuga del re. Da quel punto in avanti Hernando, nel rispetto del suo ruolo di prescelto, si comporterà in un certo modo.

Il turbante che il re, Aben Humeya, regala a Hernando per aver messo in salvo il tesoro dei musulmani ha ricamata un’iscrizione: “la morte è una lunga attesa”. Presagio di una vita travagliata prima di trovare la pace e l’amore?

Questa iscrizione appartiene a un “romancero” (ndt: termine che designa le antiche raccolte di romances, componimenti epico-lirici) che contiene poesie e poemi musulmani, risale quindi ad un periodo precedente il XVI secolo. In particolare questa frase appare veramente ricamata con perle sopra un turbante. È una frase che mi è piaciuta subito perché allude sì alla disperazione, ma quello che ci vuol dire è che tutto ciò che non riusciremo ad ottenere nella nostra vita terrena forse ci attende nell’aldilà. Quindi, in questo senso, la morte può essere una lunga attesa o la speranza per conquistare quanto la vita ci ha negato. Questa frase penso giochi un ruolo abbastanza importante nel libro, ma escluderei che sia il presagio, cioè lo scotto e il pegno da pagare prima di ottenere l’amore.

Hernando d’istinto sceglie Isabel, la sorellina di Gonzalico, tra quelle offerte per la sua vendita al mercato e ricavarne così il necessario per nutrire i cavalli del re. Era inevitabile l’incontro di Hernando con i corsari, visto il periodo storico?

È un fatto reale la presenza dei corsari, riportata dalle cronache dell’epoca. Anzi va detto che il grosso dell’aiuto che ricevettero i moriscos arrivò proprio da Algeri, da parte dei corsari. L’Agà di Algeri aveva promesso aiuto ai moriscos delle Alpujarras in una guerra contro i cristiani. Molti corsari andarono però più come mercenari, con il solo scopo di arricchirsi, non certo perché si sentissero particolarmente solidali con i moriscos. Mi piaceva quindi l’idea di inserire questi fatti nel romanzo.

Hernando e Fatima possono essere tranquillamente due personaggi attuali, potremmo osare anche moderni. Hernando incarna come tanti giovani nelle città multirazziali la condizione del “diverso”. Fatima, invece, ha in sé il mistero dell’amuleto di cui porta il nome, la mano a cinque dita che “secondo alcune teorie, rappresenterebbe i cinque pilastri della Fede: la dichiarazione, la preghiera, l’elemosina, il digiuno, il pellegrinaggio alla Mecca”. Ho lavorato troppo di fantasia?

Fatima è in primo luogo una grande lottatrice, una combattente, quindi fa perfettamente onore all’amuleto che sfoggia con orgoglio. Va ricordato che gli amuleti sono quantomeno non riconosciuti e da talune religioni persino proibiti, come nel caso dell’Islam. Non è così altrettanto chiaro cosa significhino le cinque dita dell’amuleto chiamato “la mano di Fatima”. Ma Fatima, con le azioni della sua vita, incarna perfettamente i pilastri della cultura araba nel suo insieme.
Hernando non lo vedo, invece, così diverso dai musulmani della sua epoca. Perché la dualità che reca in sé, questo essere sospeso tra la religione cristiana e la musulmana non è una sua esclusività: la maggior parte dei ragazzi che erano nelle sue condizioni avevano questo stesso problema, perché erano stati evangelizzati forzatamente attorno ai quattordici, quindici anni, anche se a casa venivano educati in base all’islam, prima della rivolta dei moriscos. Qualche cosa in loro del cattolicesimo chiaramente rimaneva. Ma, ripeto, questa dualità non era qualcosa che appartenesse esclusivamente ad Hernando.

A quale dei suoi personaggi si sente più vicino? È sempre vero che eticamente si deve tifare per il personaggio positivo, ma narrativamente per quello negativo?

Il personaggio al quale mi sento più prossimo, con il quale posso magari identificarmi un po’ di più, è sicuramente Hernando. Ma credo che sia abbastanza facile simpatizzare per lui: è un combattente, un’idealista, che dedica la sua vita ad un bene comune. Il problema è vedere se una persona che fa queste dichiarazioni di intenzioni, poi in quelle circostanze si comporta nel modo dichiarato.
Per quanto concerne la “tifoseria” del personaggio negativo o positivo, credo che forse tratteggiando la personalità di un personaggio negativo dobbiamo attenerci in ogni istante al modello che abbiamo concepito all’inizio. Quando sviluppiamo un personaggio positivo credo che sia tutto più facile.
Forse quindi è vero quello che lei dice, cioè che narrativamente troviamo semplice legarci a quelli negativi; dobbiamo però concentrarci particolarmente affinché non si commetta lo sbaglio di renderlo positivo in qualche momento, per un errore, per una distrazione.

Quale sono gli autori che l’hanno influenzata? Gary Jennings, Larsson, Mika Waltari (Sinuhe l’egiziano), Ken Follet cosa le fanno venire in mente?

Non saprei dire quali autori abbiano avuto maggior influenza sul mio modo di scrivere, sul mio modo di essere. In realtà io non leggo con spirito critico, mai nella mia vita ho riletto lo stesso libro due volte, mai sottolineato un romanzo. Diciamo che cerco di leggere tutto, purché sia di qualità o comunque purché mi piaccia. Se qualcosa ha influito su di me l’ha fatto in modo abbastanza inconsapevole.
Per quanto riguarda gli autori che citava, sicuramente di Mika Waltari, posso solamente dire che è assolutamente splendido; Ken Follet con i suoi “I pilastri della terra” mi ha letteralmente affascinato; Larsson mi è piaciuto, diciamo che i suoi romanzi li trovo avvincenti; Gary Jennings lo trovo assolutamente meraviglioso, purtroppo ha scritto solo tre romanzi perché morto prematuramente. Credo che il quarto l’abbia portato a termine la moglie, ma romanzi come “L’Azteco” hanno lasciato un segno profondo.

Valeria Merlini
novembre 2009
La mano di Fatima
Biografia
Ildefonso Falcones è nato nel 1959 a Barcellona, dove vive con la famiglia ed esercita la professione di avvocato specializzato in diritto civile. “La cattedrale del mare”, il suo primo romanzo, non è stato solo un successo sensazionale in tutto il mondo con 4 milioni di copie vendute, ma nel 2007 è stato anche, secondo tutte le classifiche, il romanzo d’esordio di maggiore successo in Italia, dove si è aggiudicato il Premio Boccaccio Sezione Internazionale.





Deutsche Schule Mailand. Primi amori.

24 11 2009

Ieri sera, io e lei nel lettone a farci le confidenze.

Nana si avvicina e mi fa nell’orecchio: “Tra un pò sposo Agostino

Trattengo le risate.

Le chiedo: “Tra un pò quando?

Nana: “Prima deve lavorare, poi lo può fare

Incuriosita da quanto può andare avanti le chiedo: “Ma sei stata tu a dirlo ad Agostino o lui a te?

Nana risponde (tutto nell’orecchio): “L’ho detto io alla Chiara” (altra amichetta della scuola).

Molto bene…





L’ira sfrenata genera pazzia. (Seneca)

24 11 2009

LO SPROLOQUIO. Ovvero, l’ammissione di colpa.

…non capisco perchè mi ritrovo a dover spiegare certe mie affremazioni…che si riferivano solamente a certe mie paure…che credevo demolite…ma che sono ritornate…qui…davanti a tutti….solo perchè la V. ha pensato bene che io, con tutta la cattiveria che mi contraddistingue,mi riferissi alla riappacificazione con la sua amica M. che, tra l’altro, neanche conosco! segue….

E con questo…con tutto il tuo pippone sul mio egoismo, sulla mia cattiveria, sulla mia invidia, sul mio essere immatura etc…che ha pensato bene di pubblicare sul suo blog e non privatamente…ma sappiamo…è malata di egocentrismo…saluto la mia amica V. e le chiedo di pensare prima di parlare…se non si sanno le cose…e tu…le mie…non le sai tutte!!!Buona serata

IL DELIRIO. Ovvero, il pentimento.

…al di là di tutto…io sono superiore a tutto questo ciarpame senza fondamento…passo e chiudo!

LA MORALE.

Una buona occasione persa per dimostrarsi comprensivi, maturi, in grado di superare una difficoltà della vita.

Una buona occasione persa per non aver saputo leggere “nero su bianco” parole come “persona speciale, porta accostata…“. Eppure erano lì…

Una buona occasione persa per noi, per andare avanti, per progredire, per crescere.

A farla da padrona la cattiveria accecante.








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.