Questione di identità!

91135762Dovevo meditare. Meditare e sedimentare. E confrontarmi.

Ora sono pronta a raccontare.

Venerdì sera cena da un’amica di LUI.

L’amica in questione ha da poco più di un anno avuto una bambina. Che io non avevo, tra una cosa e l’altra, ancora mai conosciuta. E praticamente nemmeno questa volta, poichè quando siamo arrivati la creatura già dormiva. Ma ad un anno appena compiuto, ci mancherebbe!

Iniziamo così la nostra cena, noi 3, chiaccherando amabilmente. E l’amica ci racconta del tentativo fallito di ricongiungimento con il padre della creatura. Che uno stinco di santo non è.

Già perchè qui di santi si tratta. L’amica da un paio d’anni, grazie ad una vacanza in convento ha scoperto (o forse ritrovato) la fede. La fede, il fato, il destino, li ha fatti incontrare, innamorare e generare. Ma il lupo perde il pelo, mica il vizio. E se solo sembrava che il fidanzato si fosse liberato di quel male chiamato “droga”, la realtà era ben diversa… Quindi la fuga: in un rifugio montano per ritrovarsi e disintossicarsi.

L’amica nel frattempo partorisce. E, durante la gravidanza, le mille preoccupazioni sue e dei genitori si alternavano. L’amica ha infatti una malattia. Una terribile malattia degenerativa. Che ci ha fatto porre mille domande quando allora avevamo saputo della sua gravidanza. Primo: era inaspettata perchè da poco che si conoscevano, ma ciò non vuol dire. Secondo:  lo spiegherò avanti, perchè forse qui si cela il significato del mio sconvolgimento (di seguito indicato come A).

Quindi, tutto bene, nascita e crescita. Del fidanzato non ci importa più. Se non segnalare che ci hanno riprovato. E anche qui spiegherò poi la motivazione che mi sono data (di seguito indicato come B).

Il mio sconvolgimento, che per poco, per pura concentrazione Gurdjieffiana (*) stava per trasformarsi in rabbia schiumante, si è accentuato man mano che l’amica parlava. E ha parlato per quasi 4 ore. Quindi ho schiumato internamente.

In nessun secondo della serata, in nessun momento, ha MAI CHIAMATO SUA FIGLIA PER NOME: SOLO E SEMPRE “MIA FIGLIA”, “LA BAMBINA”, al limite “LA NIPOTE”, se parlava dei nonni.

Inaudito! Inconcepibile!

Come depersonalizzare una bambina. Che poi è una persona.

E attribuirle solo e semplicemente un ruolo. Quello, appunto, di “Figlia”. Nient’altro.

Quindi, eccoci al giro di boa (magari anche di boia non guasterebbe).

Per ovvi motivi personali IO odio tutti quelli che non chiamano per nome i figli. E MAI, dico MAI, a me è capitato di chiamare mia figlia “MIA FIGLIA” appunto, sempre e solo per nome!

Per altrettanto ovvi motivi personali IO non ho mai parlato di LUI come il “mio fidanzato”, “compagno” (tantomeno perché fa troppo comunista!), men che meno “marito” (se non lo è, non lo è! Diamone!). Sempre e comunque, anche con estranei, per cognome (l’ho già citato qui, non intendo rifarlo).

Mi collego ai punti A e B.  L’amica appella la figlia, non la chiama per nome, perchè rappresenta la sua salvezza o salvatrice che dir si voglia. Una sfida alla sua malattia. Il tentativo di ricongiungimento con l’ex, il tentativo ostinato di avere la figura paterna, rappresenta solo il definire i ruoli. Un padre, una madre, una figlia.

Sono comportamenti che avvengono inconsciamente. Ma che avvengono.

E che io posso comprendere, ma non accettare!

___

(*) Chi è Gurdjieff?

91135764

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