

Ed eccomi dunque a relazionare il Come.
Inizio presentazione previsto per le 19,00. Arrivo e già c’è un certo movimento. “Oddio, la fila anche ora?“, mi prende un accenno di sconforto. Avvicinandomi però mi rendo conto che è roba da poco. Tutti molto rilassati, molto larghi, con l’ambito cartoncino blu elettrico in mano.
Io e la Prescelta ci posizioniamo.
E non starò ad elencare gli innumerevoli e le innumerevoli che passando e vedendo la folla fuori da H&M mi domandava: “Ma cosa c’è?… Perchè siete qui?… Che fate qui in fila?…” Ma dico io, sono domande da farsi?
Arriva colei che ha permesso il realizzarsi di tutto, l’Autrice, e via. Più o meno ordinatamente ci accodiamo per le liste di entrata. Ed eviterò di raccontare di come l’Autrice mi ha dato della Samantha Jones… Forse sono stata un pò aggressive (direi gran faccia di tolla!), ma di fronte allo shopping sono davvero un panzer!
Entriamo.
Scendiamo.
Gioiamo.
Quello che ai nostri occhi, di comuni mortali, si è sempre presentato come l’abituale H&M, ora ha le sembianze di un parterre fashionissimo e luccicante. Con tanto di consolle e dj.
E a questo punto tutto ha inizio. Ma io non ero preparata.
Tanto per cominciare perdo di vista l’Autrice. “Beh“, mi dico “ci ritroviamo tra poco“. Illusa!
Mi butto quindi sulle esposizioni. Tocco, ma ancora non prendo nulla.
E faccio malissimo.
Avevo la mia personale lista, il mio budget prestabilito.
Ma nulla mi aveva preparata a questo…
L’aggressività l’ha fatta da padrona. Donne con occhi iniettati di sangue si catapultano su scatole di scarpe (la scatola delle scarpe rappresenta la perfezione del packaging!), toccano abiti che strappano dalle grucce, si caricano come dei muli da soma.
Insomma, delle insospettabili che perdono il contegno. Oltre alla capacità di ragionare.
Ho giusto il tempo di realizzare che quanto esposto non verrà più rimpiazzato, che inizio a correre da un angolo all’altro della zona adibita a Jimmy Choo. Arraffo finalmente uno dei due modelli di scarpe che mi ero promessa di comprare, ma non trovando più il secondo paio, ne prendo un altro. A caso (ma che risulterà quello più apprezzato da LUI).
Poi le borse. Sparite tutte le pochette. La borsa grande che voleva la Prescelta sfumata.
Il mio top luccicante…scomparso.
Afferro un vestito grigio in suede. Taglia 40 (quindi una 44). Enorme, ma non lo mollo. Lo proverà, ingrasserò, lo indosserò.
E poi arraffo un portafoglio assolutamente inutile.
Non è rimasto altro.
Non più quelle bustine con i meravigliosi braccialetti (che non avrei comprato, ma che ora diventano così indispensabili), niente più orecchini.
Le cavallette hanno fatto piazza pulita.
Persino dalle esposizioni.
E prima di trovare un angolino tranquillo tutto nostro, le vedo.
2 borse, size big, abbandonate lì. Le afferro senza indugiare.
Ora le abbiamo!

Io e la Prescelta ci mettiamo quindi in un angolo del reparto uomo con il nostro malloppo a provare le scarpe.
La meraviglia.
Senza parole.
Perfette.
Insospettabilmente comode.
Insospettabilmente pelle 100%, non plasticose.
Uniche.
Magnifiche.
Ne prendo due paia. Mi servono!
In più ci offorno anche da bere.
Come ha detto una ragazza: “Ma che figata è fare shopping e tracannare ettolitri di prosecco?“
Senza paragone.
La mia attenzione si sposta ora alla borsa. Morbidissima. Anche questa pelle 100%. Enorme. Come piacciono a me.
La prendo. E poi mi serve!
Lascio la Prescelta a presidiare il nostro prezioso malloppo (più volte insidiato da mani avide di passaggio a cui mi sono vista obbligata a rispondere ringhiando!), e vado in cerca dell’eventuale paio di scarpe rosse abbandonate o lasciate incustodite.
Le vedo. Se le sta provando una ragazza. Magari non le piaccono. Oppure non le stanno.
Attendo come un falco.
…
Niente, le prende.
Butto l’occhio in giro per cercare superstiti e vedo un sacchettino di tulle blu che mi guarda. Al suo interno un bracciale. Lo afferro prima che sia troppo tardi. Ed ecco la prima buona azione della serata: un ragazzo, forse impietosito dalla scena, o schifato dalla mia bavetta all’angolo della bocca, mi porge un altro sacchettino con l’identico braccialetto dicendomi con un sorriso (forse di compatimento): “Vuoi anche questo?“. La mia mano risponde prima della mia voce.
Prendo e scappo.
Torno dalla Prescelta con i trofei, uno per me, l’altro per lei.
Manca l’abito. Ma così non ci possiamo muovere. Occorrono delle shopping bags. Ci pensa la Prescelta. Che nel frattempo “libera” anche un paio di scarpe e la borsa grande, optando per una versione più piccola e meno appariscente. Pare che alla liberazione si sia assistito ad un accapigliamento.
Mentre l’aspetto quello che è ormai il mio cameriere di fiducia mi propina bicchieri su bicchieri. E arrivano anche i primi stuzzichini.
Insomma qui è una pacchia vera.
Via, verso i camerini. Con bicchiere in mano. Borsa a tracolla, scatola di scarpe nell’altra mano. Sudata fradicia. Ma felice.
A nulla valgono i tentativi di camuffare l’enorme sacco di patate che è l’abito. Anche con tutta la buona volontà è impossibile. Chiedo alla ragazza dei camerini se per caso, per sbaglio, qualcuno ha abbandonato il top sberluccicoso. Lo cerca. Mi guarda scuotendo la testa. Nel frattempo la Prescelta ha deciso che è più grassa di me e lei, nel vestito ci starà. Sciocca, povera illusa. Altro sacco di patate.
E ora, la seconda buona azione della serata: mentre affrante “liberiamo” anche quell’abito, arriva la ragazza dei camerini e con un sorriso mi dice: “Ce l’ho!” “Taglia?” chiedo io capendo subito e speranzosa… “36” mi risponde sorridendo. Perchè già sa che mi starà. E finalmente respiro. Eccolo, la taglia è la mia, il top è quello che volevo. Quando avrò capito come indossarlo sarà bellissimo da vedere.
Bottino della serata: due paia di scarpe, una borsa, un top, un braccialetto. Sacchetti fashionissimi. Pesanti.
Alleggerita di molti euro…. Ma ne vale sempre la pena.
E, non contente, all’uscita veniamo omaggiate con un sacchettino contenente un altro braccialetto.
Questa sì che è vita!




grandiosa. io non ho potuto neanche pensare di presentarmici causa “pezze ar culo” questo mese, come dicono a roma
per le scarpe non mi pronuncio, sono troppo indaffarata a pulire la sbava sul pavimento. brava brava
Quando semetterò di ridere a questo tuo geniale commento cercherò di capire chi sei. Che ridere!
Grazie per il “brava brava”.
Brava la ViolaBlanca….sei una grande………
Però…che fatica essere fashion!!!
Cara ViolaBlanca…ti ho letto con piacere.
Ma adesso ROSICO il doppio! XD
Sapere che c’è stata anche una “pre-vendita” con invito mi fa imbestialire anche di più. Dici che non sia tratta di pezzi prenotati, ma appunto c’è stata una “razzia” che ha preceduto la messa in vendita per i comuni mortali…
E’ così che va il mondo lo so, c’è chi può e chi non può…
ma se permetti, dopo mesi di attesa , ho tutto il diritto di arrabbiarmi , poichè in 4 minuti il mio sogno di indossare Jimmy Choo è svanito…
Grazie del tuo commento, al tuo posto avrei fatto lo stesso e acchiappato tutto ciò che mi passava davanti…
Come ti ho scritto sul tuo blog: dai, non fare così!!!!
E comunque, ti permetto, ci mancherebbe. Anche io rosicherei e mi incazzerei. Meno male che, invece, il mio bottino sono riuscita a procurarmelo.
Ma davvero la vendita si è esautita in 4 minuti? Altro che le mie cavallette….
Ti rifarai (ricordati a dicembre Sonia Rykiel)
a presto
Grande la mia Sam!!! Devo dire che il pezzo è comunque molto Carrie ……..
)
molo jimmy choo & the city
E tu mi hai talmente scioccata con la tua rivelazione di ieri…povera me!!!!
Grazie per la lettura.
baci