Blog chiuso per vacanze di Natale… All’anno prossimo!!!!
25 12 2009Commenti : 1 Commento »
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Bye bye Dublin. (day 5)
23 12 2009Si ritorna a casa.
La vacanza è finita.
LUI dice che Dublino, senza Virgilio, sarebbe stat un flop (troppo piccola, in pratica, LUI ha la mente allrgata).
Io, invece, dico che mi è piaciuta e molto. Per Virgilio, per l’atmosfera natalizia, per tutto. Mi è piaciuta e ci tornerei, anche d’inverno.
Virgilio, sei stata fantastica!
…
Nota sul rientro (ma che vale sempre!).
I passeggeri dei voli che hanno la pessima abitudine di portarsi a bordo il bagaglio a mano, sarebbero da elimare! Bagaglio e proprietario del suddetto!
Maleducati, prepotenti e arroganti.
Aboliamo questa concessione. La odio, la detesto, la aborro.
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Welcome to Dublin. Cena al Gallagher’s Boxty House; danze irlandesi all’Hotel Arlington e al Gogarty. (day 4)
23 12 2009L’ultima cena.
Ed eccoci alla fine. Stasera siamo soli, io e LUI. Virgilio ci ha lasciati soli.
Sarà perchè teme di tediarlo con le sue parole?
Sarà perchè vuole lasciarci romanticamente soli?
Sarà perchè deve rientrare “mentalmente” nella sua vita dublinese (vedi lavoro)?
Sarà quel che sarà, noi stasera siamo tête-à-tête…
E, ironia della sorte, andiamo nell’unico ristorante in cui Virgilio non è mai stata, ma che da sempre la ispira: il Gallagher\’s Boxty House.
Concludiamo in bellezza, con il buon cibo che desideravo.
Cosa abbiamo mangiato.
Starters:
- Soup of the Day (Mushrooms)
- Farm House Pâté (Chicken liver pâté served with Irish soda bread and cranberry marmalade)
Main course:
- Traditional Roast Chicken (Breast of chicken oven roasted and served with homemade herb stuffing and a rosemary gravy)
- Dublin Coddle (A Dublin recipe of sausages and bacon cooked until tender in a potato and herb broth)
Dessert:
- Banana & Warm Butterscotch (Wrapped in a Boxty Pancake with Chocolate Sauce and Vanilla Ice Cream)
- Irish Coffee
Cosa abbiamo bevuto:
- pinte di Heineken
…
Tutto ottimo. Locale caldo, accogliente, ma pieno zeppo e con tavoli molto vicini.
Ci tornerei? Magari!!!
…
Arriva Virgilio e di corsa verso l’Arlington Hotel, dove stasera Chris, amico carissimo di Virgilio, si esibisce nella danza irlandese.
E io mi commuovo.
Perchè anche se l’ho appena conosciuto, lo sto guardando “all’opera“, non come me lo immaginavo, ma come è…
Emozionante.
E incredbile che dei giovani siano attaccati alle tradizioni del loro paese (Virgilio poi ci spiegherà che imparano queste danze sin dalle elementari).
Sono felice di aver visto prima lo spettacolo qui all’Arlington, perchè poi al Gogarty è stato completamente differente… Meno atmosfera, meno emozione, meno partecipazione da parte del pubblico.
(PRIMA O POI PUBBLICHERò I VIDEO DI QUESTE DANZE, NON APPENA SARANNO DISPONIBILI…)
…
Ma ora è tardi, dobbiamo rientrare per finire i bagagli.
Abbracci e ultime parole con Virgilio, che ci blocca con la frase “Cosa ci diciamo per salutarci?“.
Cosa ci diciamo? …
Ti vogliamo bene, grazie. Ti adoro.
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Welcome to Dublin. Lo shopping vintage: Topshop. (day 4)
21 12 2009Passaggio in hotel per bisogni fisiologici impellenti. LUI ci abbandona… Dice che sale in camera per leggere un pò di notizie. Ma chi crede di prendere in giro???
Virgilio è preoccupata. Mi chiede: “Ma secondo te, io parlo tanto?“
Io la rassicuro: “No, tu parli troppo!“
Virgilio: “Ma come?“
Io: “Ma guarda che a me non dà mica fastidio, non ero più abituata, ma sai che siamo così noi” (ovviamente se l’interlocutrice dice cose sensate, intelligenti e di comune interesse, come in questo caso…)
Virgilio: “Ma LUI quindi se ne è andato in camera perchè parlo troppo?“
Io: “Può essere, ma che ti frega?“
Virgilio: “Beh, mi dispiace se l’ho annoiato…“
Io: “LUI non è abituato, pensa che io ci metto tipo 3 giorni per dirgli una cosa, quindi forse è stato intossicato dalle troppe parole… Ma stai tranquilla, ce la godiamo, io e te adesso….“
Sono le 17,00, io e Virgilio abbiamo tutto il tempo per dedicarci all’ultimo luogo tralasciato di proposito: Topshop.
Le creazioni della Kate Moss fanno un pò paura, tranne un solo vestito (ma che non trovo sul sito, quindi non posso mostrarvelo).
Per il resto Topshop non mi è sembrato un granchè… Girovaghiamo per almeno mezz’ora (tra l’altro Virgilio mi obbliga a provare quel vestito), fino a quando proprio i camerini ci danno l’ispirazione. E trovo due pezzi assolutamente perfetti, assolutamente vintage. Quello che mi mancava, quello che proprio mi serviva.
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Welcome to Dublin. Guinness Storehouse; Cornucopia; George’s Street Arcade; Marsh Library; Harty Place. (day 4)
17 12 2009Un pò d’ozio non ha mai fatto male a nessuno.
Quindi oggi ce la prendiamo con calma.
In programma c’è la visita alla Guinness Storehouse. Andate al sito, MA QUI FATELO DAVVERO SE VI INTERESSA L’ARGOMENTO PERCHE’ FATTO BENISSIMO!!!
E così vi eviterete la vera visita perchè noi la bocciamo. Primo, perchè per queste poche ore senza Virgilio abbiamo litigato (eh sì, capita anche in paradiso, ovviamente per una cazzata). Secondo, perchè non ne vale assolutamente la pena. Molto meglio, a nostro avviso, l’Heineken Experience di Amsterdam. Perchè? Non ce lo ricordiamo, ma sappiamo che è così. Fidatevi.
Posso però dire che qui alla Guinness ci sono un paio di cosette inutili, messe per riempire uno spazio, cioè quello della pinta di Guinness più grande del mondo. Sì perchè questa Storehouse, alta 7 piani, ha esattamente la forma di una pinta gigantesca. E quando la visiti, ci sguazzi dentro. Ma detto questo, non spenderei altre parole, se non per dire che dall’ultimo piano, dal Gravity Bar, la vista su Dublino è davvero unica.
All’uscita, tra una cosa e l’altra, è ora di pranzo. Virgilio ci dà le indicazioni sul luogo giusto. Torniamo quindi in centro, verso Grafton Street (la Storehouse è un pò fuori, ma la camminata è piacevole).
Destinazione Cornucopia (sito in costruzione), pare il trend del momento. Ma attenzione: è un ristorantino vegetariano, solo vegetariano.
Photo by ViolaBlanca
E infatti LUI continua a dire che sta mangiando “puppette“, celeberrima frase tratta da:
Non è affatto vero, solo che LUI ha preso la cosa sbagliata… Per giunta non sa nemmeno cosa ha preso…
Virgilio ci raggiunge, mentre LUI ancora bofonchia…
Un passaggio radente al George\’s Street Arcade, dove mi intrufolo in un negozio vintage per provare gonne che Virgilio non avrebbe MAI pensato che potessero piacermi. E invece sì. Ma l’oscura presenza di un metallico diquellicheeranoannichenonsivedevanoingirocontantoditutaaderenteinpellebiancocadaverico e pure pienodibuchisullafaccia mi turba assai. Usciamo.
Photo by ViolaBlanca
Adesso è la volta di una biblioteca molto particolare. La Marsh Library, prima biblioteca pubblica d’Irlanda e una delle più vecchie di queste isole. Costruita nel 1701.
Cosa ci è piaciuto di più? Le eleganti alcove o “gabbie” in cui si rinchiudevano i lettori che desideravano consultare dei libri rari.
Infine, tappa d’obbligo. Virgilio ci vuole mostrare il luogo più felice per lei di Dublino.
Photo by ViolaBlanca
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Welcome to Dublin. Cena da Johnnie Fox’s. (day 3)
16 12 2009Poteva Virgilio non portarci qui? E’ dalla prima sera che sta facendo i numeri: e prima non c’è lo spettacolo, e poi non c’è la saletta con il camino, e poi altre balle varie.
Ma ora ci siamo. Per raggiungere questo locale, tipicissimo che più tipico non si può e che tutti conoscono, abbiamo preso la Luas (treno leggero?) dalla fermata esattamente davanti all’hotel (che ricordo è il The Fitzwilliam Hotel (mai scelta fu più azzeccata). La linea va da qui, St. Stephen’s Green – Green Line – alla fermata di Sandyford. Poi si prende un taxi (tassista scorreggione!).
Ed eccoci al famigerato Johnnie Fox\’s.
Peccato che sia sera, quindi buio, perchè anche solo girovagare tra quanto è esposto all’esterno è uno spettacolo: auto d’epoca, moto e vecchie pompe di benzina. Ma andate al sito e date un’occhiata voi stessi, perchè ne vale la pena.
L’interno è diviso in piccole e medie sale. La nostra, quella tanto desiderata e bramata da Virgilio, è quella in fondo, con il benedetto camino. I tavolini sono vicini, ma per fortuna non è serata di pienone.
Le stanze sono tutte colme di oggetti: foto, quadri, poster, bicchieri da birra appesi, persino scarpe. Pieno zeppo che non riesci a vedere tutto, è impossibile. Ma ogni stanza è calda, perchè ricca del passaggio di tanti. Per esempio, Bono & Co., come riportato dalle testimonianze di chi dal Johnnie Fox’s ci è passato.
Aaaaaah, ora sono più tranquilla. Sapere che loro sono stati qui mi dà serenità.
Si vociferava che la cucina fosse ottima, squisite le specialità di mare. O era la sera sbagliata, oppure ho scelto le pietanze sbagliate, o qui dicono un sacco di fandonie!
…
Cosa abbiamo mangiato (dal menù à la carte).
Starters:
- Irish Smoked Salmon (Oak smoked salmon delicately sliced, garnished with capers, onions and lemon, complete with our fresh salad of the day and our own homemade brown bread)
- Wild Mussels (A House Speciality – steamed in garlic & served with homemade brown bread)
- Colcannon Soup (Cream of potatoes and leek made with our delicious vegetable stock, so it’s full of flavour!)
Main Course:
- Irish Salmon (Can be either poached or grilled – capped with a duo of roasted pepper sauces and served with fresh vegetables & potatoes, and served chilled with our own house salad & dressing)
- Prime Sirloin Steak (Traditionally matured “old style” and voted the Best Prime Sirloin Steak in Dublin. Chargrilled and served with fresh vegetables and potatoes)
- Tortino di Granchio Blu (evidentemente disponibile quella sera – servito con patate e una specie di purè)
Dessert:
- Apple Pie and Cream (Prepared in our bakery in traditional homemade fashion)
Cosa abbiamo bevuto.
- 3 pinte di birra
- 3 Irish Coffee
…
Sul cibo:
- mai assaggiate delle cozze così terribili, o forse sì (e dovevano essere la specialità della casa?).
- il tortino di granchio molto buono, ma mi sono abbuffata di patate buonissime, per cui mi sono rovinata la portata principale
…
Ci tornerei?
Chiaramente sì, anche solo per l’atmosfera.
…
Sorseggiando i nostri Irish Coffee assistiamo allo spettacolo. Stasera si suona.
Poi arriva l’ora del rientro, abbiamo i tempi stretti.
Domani è un altro giorno…
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Letto per voi: “Ex Drummer” di Herman Brusselmans…nuovo pulp, nuovo cult o nuovo trash?
16 12 2009
“Quattro handicappati mettono su un gruppo. Uno di loro è famoso, gli altri tre no. Uno di loro è un ex detenuto, gli altri tre no. Uno di loro è frocio, gli altri tre no. Uno di loro è sposato e ha un figlio, gli altri tre no. Suonano insieme una sola volta e poi basta. Non è divertente?“. Lanciato come un libro cult, o forse solo pulp, in realtà molto trash, Ex Drummer, nuovo libro di Herman Brusselmans, vuole essere più estremo di Trainspotting, più cattivo di Arancia Meccanica, più comico di School of Rock. Il risultato è un delirante e dissacrante quadretto dell’ambiente underground. Grottesco, perfido e feroce, caustico e cinico come poco altro in circolazione. È una terrificante rappresaglia nei confronti della buona educazione (altrimenti nota come: “sensibilità”, o “rispetto del prossimo”).
“Così avevamo un gruppo di quattro handicappati. Il cantante aveva la zeppola, il bassista un braccio semiparalizzato, il chitarrista era sordo come una campana e il batterista non sapeva suonare la batteria“. Il cantante, De Geyter, appare come un essere vivente del tutto superfluo, un’assoluta nullità. Il bassista, Verbeek, si presenta come un inutile coglione. Il chitarrista, Van Dorpe, rappresenta il peggio di un drogato, se peggio esiste. Il bassista, un famoso scrittore, è la voce narrante. Lio, la sua bellissima moglie, zingara. In tutto questo scenario alternativo resiste un elemento solare: l’amore tra il narratore e sua moglie. “Durante le attività quotidiane eravamo una banalissima coppia di innamorati speciali“. La descrizione dei loro pasti serali è esilarante quanto maniacale: da Pizza Express alle patatine fritte e uova all’occhio di bue; dal pollo e insalata agli scampi; dalla zuppa di pollo con le fette biscottate alle pietanze del turco.
Sgangherati delinquentelli, personaggi di bassa tacca con battute fulminanti e vicende personali paradossali, accompagnati da intrecci crudi, dialoghi assurdi, e vicende brutali vogliono fare di Ex Drummer un nuovo cult. Più che ai titoli sopra citati, piace pensare a questo libro come al film di Guy Ritchie “Rock ‘n’ Rolla ” (2008). Valeria Merlini
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Welcome to Dublin. Howth: il fish&chips, una meraviglia della natura, Beshoffs and Ivans; Penneys; Mark & Spencer. (day 3)
14 12 2009Ecco quindi che David ci riporta alla marina di Howth.
Siamo affamati e assetati. E’ giunto il momento, ahimè anche per me, di provare questa roba qui del Fish&Chips.
Il locale tipico qui a Howth dove lo fanno meglio si chiama Caira Fish & Chips (fantasia…). Molto alla buona, forse troppo alla buona.
Non servono nemmen alcolici…LUI, niente birra.
Cosa abbiamo mangiato:
- 2 fish & chips
- scamp & chips (per fortuna avevano questi meravigliosi gamberi…)
Cosa abbiamo bevuto:
- acqua (qui te la danno, in qualunque posto, a bicchiere e dal rubinetto…ahahah!!!)
- coca cola
- tea caldo.
…
Ed eccoci a passeggiare verso il mercatino. Dove purtroppo è quasi tutto finito, fa un freddo allucinante, tira un vento che ti porta via, ma faccio comunque in tempo ad acquistare un delizioso tris di marmellatine From Mother’s Kitchen, fatte in casa praticamente. La mamma gradirà. Finito anche il sidro di mele caldo, che sebbene io lo trovi agghiacciante, ora una sorsatina ci sarebbe stata bene. Pazienza.
Ci dirigiamo verso la stazione per rientrare a Dublino.
Ma per fortuna ci sono io!
Dico ai nostri, LUI e Virgilio: “Ehi, perchè non facciamo una passeggiata fino là in fondo? Cosa c’è?“. Virgilio mi dice che ci sono i magazzini del pesce e qualche ristorantino. Andiamo.
E qui capisco delle cose. Per esempio che col cavolo che una prossima volta si mangia F&C… Qui c’è il tripudio del pesce, dell’ostrica per meglio dire!!! Per esempio in questo posticino delizioso, stile Claudio la Pescheria dei Milanesi, puoi sia acquistare pesce freschissimo (peccato che qui sia il regno dell’odiato salmone!) che sederti e gustare dei plateau royal di cruditè di mare. Annaffiato da un calice di bollicine… Si chiama Beshoffs of Howth e il suo degno compare è Ivans Oyster Bar and Grill Howth. Quando tornerò una delle tappe sarà sicuramente qui!
Mentre stiamo per tornare alla stazione, LUI lo vede. Vede il camioncino visto la mattina prima di fronte al parco che reca una scritta legata al cibo per i leoni marini.
Leoni marini? Virgilio non ne sa nulla… In 6 anni non li aveva mai visti. Ma questa, lo ricordo, è la giornata perfetta.
Attraversiamo la strada per andare sul molo di fronte alle pescherie ed eccoli. Loro. Tanti. Incredibili con i loro occhioni e baffoni. Occhioni che sembrano implorare “pesce, dammi pesce, per favore“. E ogni tanto qualcuno dalla pescheria arriva a buttargli qualcosa. Uno spettacolo. Belli grassocci e teneri da morire.
Photos by ViolaBlanca
Ma Virgilio, dove ti abbiamo portata?
…
Il treno (abbastanza urfido) ci riporta in città in una ventina di minuti. LUI, tanto per cambiare, dorme sulla mia spalla.
Prima di rientrae in albergo Virgilio non resiste dal portarci in uno store pazzesco: Penneys, dove abbiamo fatto incetta, per me, per nana e anche per lui…
Infine, una capatina da Mark & Spencer dove profumi di pasticceria calda si mescolano a visioni di cazzate inenarrabili.
…
Di nuovo schiena a pezzi. Andiamo nella nostra meritata stanza…
Stasera seratone.
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Welcome to Dublin. Molly Malone; Malahide Castle; Howth. (day 3)
14 12 2009La giornata perfetta.
Oggi sole. In un cielo azzurro, ma di quell’azzurro che noi a Milano ce lo possiamo scordare. O forse capita talmente di rado che non me lo ricordo…
L’appuntamento di questa mattina con Virgilio è alla Molly Malone.
Oggi, per la prima volta, attraversiamo il Liffey per andare nella zona nord a prendere un bus (42) che ci porterà alla nostra meta odierna: Il Castello di Malahide.
Per non saper nè leggere nè scrivere io sono stata obbligata da Virgilio ad indossare gli Hunter. Con il sole, ma a Dublino vanno benissimo. Caldi e confortevoli al punto giusto. Utili anche…
Pieces of me… Photo by ViolaBlanca
Finalmente posso prendere un bus doppio, da cui si gode una visuale perfetta e fantastica. Pian piano abbandoniamo la città e si iniziano ad intravedere vardi prati, colline più o meno alte, insomma una parte dell’Irlanda come deve essere. E poi arriviamo a Malahide, in realtà prima della cittadina.
E qui accade uno degli eventi incredibili di questa giornata perfetta.
Credevamo che Virgilio fosse scesa a chiedere un’informazione all’autista. Quindi la seguiamo, ma con calma. E ci troviamo ad una fermata, porte aperte del bus e autista, Virgilio e un passeggero che se la chiaccherano amorevolmente, alla grande direi. Parlano sulla strada da prendere, su come rientrare in città, ma facendo la costa, su quanto dista poi il villaggio… Il tutto a quella che scopro essere la nostra fermata, con gli altri passeggeri che non proferiscono obiezione a questa sosta inattesa. Il gruppetto si intrattiene per una decina di minuti (non esagero!), fino a quando ci salutiamo, ci augurano buona gita e noi scendiamo.
Uno dei motivi per cui la nostra Virgilio ama questo posto e ha deciso di stabilircisivi 6 anni fa.
Uno dei motivi che hanno reso perfetta questa giornata.
E poi l’entrata nel parco della tenuta per arrivare al Castello. La bellissima camminata lungo i suoi viali, con i prati verdissimi ai lati. Una meraviglia. E il vento che qui si fa sentire. Gelido, ma puro. E i miei Hunter, che mi salvano dalle mille pozze (o veri e propri laghi fangosi) sparsi qui e là. LUI che si fa entrare l’acqua nelle scarpe (anche se dice “poca“); lei che strilla per non sporcarsi di fango i suoi orridi UGG; io che godo. Ma che, alla fine, mi faccio prendere dalla bontà d’animo e faccio una cosa che solo un’amica può fare: prendere lei in spalletta per farle attraversare incolume la fanghiglia. Che amica!!!
Alla nostra sinistra, all’improvviso, ecco il castello. Bello come i castelli delle fiabe. Antico, non molto imponente, ma affascinante.
La cosa che mi è piaciuta di più? Apprendere (ma non pensate male, è che fa un effetto strano) che l’ultima ad abitare il castello fino al 1976, Rose Talbot, trasferitasi poi nella tenuta di famiglia in Tasmania, è mancata nel febbraio di quest’anno alla veneranda età di 93 anni. Lascia un pò di stucco, perchè il quadro che la ritrae ce la mostra bambina e abitante di un castello, come se fosse una principessa…
Dopo la visita al castello ci dirigiamo a piedi al villaggio. Giusto per guardare il mare, le colline in mezzo al mare e riportarmi così alla memoria il mio viaggio di lavoro di anni fa nella meravigliosa Zierikzee e nella sua marina (Olanda).
Poi Virgilio ha un’illuminazione: “Non si può non andare a Howth proprio oggi che c’è il mercato e non mangiare del fish&chips!“… Ah no?
Eccoci sul taxi. Ed ecco un’altra occasione che ha fatto di questa la giornata perfetta.
Parla te che parlo io, il tassista, il mitico David Dunne, ci dice: “Dovete assolutamente andare sulla collina di Howth – una sorta di mirador, tanto per intenderci – da cui potrete ammirare un paesaggio mozzafiato e abbracciare con lo sguardo l’intera contea di Wicklaw!“. Io osservo la strada che sta indicando, quanto è lontana la collina, il vento fuori, il calduccio qui nel taxi e, mentre Virgilio risponde che era proprio quello che pensava di fare dopo pranzo, io, senza nemmeno accorgermene scuoto la testa come una forsennata e tra me e me ripeto “Mai, mai e poi mai!“.
Il nostro David ha un sesto senso, evidentemente.
E cogliendoci tutti di sorpesa annuncia che per la modica cifra di 20,00€, senza ulteriori aggiunte alla tariffa, ci porta lui sulla collina.
Silenzio.
Forse non abbiamo capito bene.
Ma che persone deliziose vivono qui in Irlanda? Nella mia vita di utilizzatrice di taxi non ricordo proprio che mi sia mai successa una cosa del genere…
Insomma, David ci porta su (e io avrei dovuto farmela a piedi???) e ci lascia sulla punta più alta dicendoci “Take your time!“, mentre lui legge il giornale. Il tempo a nostra disposiione però è inversamente proporzionale al raffreddarsi delle mani, della faccia intera e delle stilettate di gelo. Qualche foto allo scenario meraviglioso, al faro, a noi due fidanzatini e via, di corsa al caldo tepore del taxi di David.
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