LUI che festeggia il compleanno? Giammai. LUI che crede di uscire solo con me. Io che credo mi abbia beccata in pieno.
Sì perchè gli ho organizzato una cena a sorpresa, con gli amici di sempre.
Sorpresa riuscita, nonstante le vicissitudini dell’ultimo momento (leggi, il cambio di location alle 19,00…).
Ma tutto è bene quel che finisce bene.
Il nostro rifugio sicuro in questione è il ristoranteAl Garghet.
Teatro di innumerevoli cene nel corso di questi anni, è giunto anche per lui il momento di apparire sul Mondo Viola.
Lontano dal caos cittadino, ha da poco cambiato la sua storica entrata (da via Ripamonti) per confondere l’avventore abituale e costringerlo ad un dietrofront: ora l’entrata disponibile è da via dei Missaglia, dove le indicazioni non mancano.
Imboccata la stradina eccovi in campagna, seguendo un percorso tortuoso ritagliato tra i campi della pianura, regno di prati e di rane.
E poi, in mezzo al nulla, eccolo apparire. Lucine gialle natalizie addobbano tutta la struttura, gli alberi, le siepi all’esterno. Lucine natalizie dimenticate o decisione (saggia!) di tenerle per tutto l’anno? L’effetto è indubbio, meraviglioso, accattivante, nonchè scenografico.
Il “gracidare delle rane“ accompagna le cene estive all’aperto. In inverno ci si “deve accontentare” di gustare i prelibati piatti della tradizione lombarda.
Meglio se nella sala chiamata il Chiosco: “La più romantica delle sale, tovaglie con fiorellini, tendine con fiocchi e candele sui tavoli. La sala ideale per accompagnare cene e serate tipiche“. Ma tutte le sale hanno la particolarità di essere calde, accoglienti, anche sofisticate. E’ senz’altro un ristorante di classe (non impomatato, ma di classe!).
Il menù di qualità scritto rigorosamente a mano e in milanese (con traduzione!) varia con le stagioni, ma con alcuni piatti ormai classici e irrinunciabili.
Tra gli antipasti:
- lo gnocco fritto piacentino con prosciutto crudo a caldo
- la frittura di verdure (melanzane, zucchine e mozzarelle impanate)
- il lardo con patè di fegatini fatto in casa
Tra i primi:
- tortelli di zucca
Tra i secondi:
- Orecchia di elefante (LA NUMERO 1!!!). Consiglio: mai prendere l’orecchia d’elefante dopo aver mangiato antipasto e primo: impossibile finirla… In realtà è impossibile vuotare il piatto anche solo con un antipasto nello stomaco…meglio dividerla in due.
Vi ho segnalato i miei preferiti, quello che prendo sempre.
Quando andarci? Ogni occasione è quella buona: dalla cena romantica, al ritrovo con gli amici, sempre perfetto. E se poi portate degli amici che si stanno per trasferire in UK, allora la malinconia che gli assicurerete è indicativa di quanto staordinario sia il Garghet.
Grazie a tutti i presenti, pazienti e complici. Un bacio. Vi adoro. LUI anche.
“Le catastrofi ci cambiano, ci costringono a una metamorfosi”. E’ la sera del 7 dicembre quando Karim Muhammed uomo delle pulizie, trova il corpo senza vita di Anders Ek, insegnante di chimica e fisica al liceo di Tumba. Anders era sposato con Katja Ek, insieme avevano due figli, Lisa e Josef. Trovati tutti orrendamente trucidati. Ad un primo esame. Poi si osserva meglio che il figlio Josef è in fin di vita: “perde sangue, presenta tagli su tutto il corpo, suda, rifiuta di sdraiarsi, è irrequieto e ha molta sete. (…) le sue condizioni peggiorano rapidamente”. Nella casa degli orrori mancava la figlia maggiore, Evelyn. Il commissario della sezione criminale, Joona Linna, non si fa trarre in inganno dalle iniziali supposizioni della polizia che danno quasi per concluso il caso di Tumba come un “regolamento di conti”, a causa della predilezione del padre, Anders, per il gioco. Ricostruisce la dinamica esatta del massacro, ma gli manca il vero movente. Ad aiutarlo colui che credeva di aver per sempre “appeso il pendolo al chiodo”: il dottor Erik Maria Bark, il maggior esperto nel trattamento di gravi traumi e shock grazie all’ipnosi. Che dovrà rivedere le proprie decisioni. Nonostante il dolore e la promessa del passato.
“L\’Ipnotista” di Lars Kepler (pseudonimo per i coniugi Alexander Ahndorile e sua moglie Alexandra Coelho) si fa leggere senza sosta e non stanca perché non lascia nulla in sospeso. Ritmo incalzante. Dialoghi veloci. Troppi romanzi del genere in circolazione? Questo fa la differenza. Per nulla scontato.
…
Vi definiscono gli eredi di Stieg Larsson. Troppo facile il paragone? Cosa ne pensate?
Noi speriamo veramente di essere riusciti a far emergere alcuni degli aspetti della narrativa di Stieg Larsson che più ci sono piaciuti. In particolare una certa gioia nel narrare. Ma anche l’avere a che fare con personaggi estremi in alcuni casi, personaggi magari non facili, non perfetti. Anche noi volevamo scrivere di personaggi di questo tipo, che sono anche contradditori, che appaiono normali in superficie, poi invece rivelano qualche problema, che può essere legato al matrimonio, piuttosto che ai figli. E poi altri personaggi che sono più estremi, che non si sono mai incontrati prima, e si spera anche di non incontrarne mai. Un altro aspetto che ci è piaciuto molto di Larsson è il suo tono molto chiaro, per nulla criptico. Anche noi vogliamo che la storia sia lineare, nonostante le tantissime svolte. Lineare nel senso di comprensibile al lettore, con una sua logica, una sua chiarezza, anche se con colpi di scena mozzafiato.
Molte sono le coppie celebri delle Arti e dello Spettacolo. Una vita comune divisa, la ribalta in comune, in questo caso una macchina da scrivere. Quattro mani. Se le nomino i padri nobili del noir scandinavo, i coniugi svedesi Sjöwall & Wahlöö (creatori del malinconico Martin Beck) cosa vi viene in mente? Mi spiegate praticamente come si fa a scrivere a quattro mani?
Pensando a Sjwall & Wahlöö la prima cosa che ci viene in mente è che siamo cresciuti nella loro tradizione, fanno un po’ da scuola con il loro modo di scrivere romanzi polizieschi. Sono diventati una sorta di ideale per tutti coloro che si avvicinano a questo genere. Però è anche vero che sono libri strettamente connessi al tempo in cui furono scritti. Sono diventati leggendari, ma oggi riteniamo che non avrebbe senso ripercorrere lo stesso modo di scrivere.
Poi pensiamo anche al modo in cui lavoravano insieme. Loro si assegnavano capitoli diversi, ma per noi non funziona così, non ci riusciremmo nemmeno probabilmente. Noi scriviamo tutto insieme, ogni frase è scritta da entrambi. Ogni mattina facciamo una riunione in cui discutiamo della trama, in generale, poi decidiamo su cosa lavorare quel giorno, in particolare. Scriviamo quindi la scena scelta, ce la passiamo via mail e continuiamo poi a lavorare sui testi dell’altro. Ciò vuol anche dire che se siamo ad un punto in cui uno dei due non sa come proseguire, o non ne ha voglia, lo passa all’altro. Alla fine di tutti questi scambi è impossibile riconoscere “chi” ha scritto “cosa”.
Quanto tempo avete impiegato per la stesura del romanzo con il vostro metodo, quindi?
Una decina di mesi. Nel frattempo però sono state fatte anche molte ricerche. Allo stesso tempo Alexandra lavorava all’università, mentre Alexander ha scritto un Libretto per l’Opera.
A chi vi siete ispirati per la figura dell’ipnotista, il dottor Erik Maria BarK?
Non c’è una vera ispirazione alla realtà per questo personaggio. Diciamo che lo conoscevamo nella nostra immaginazione fin dall’inizio, avevamo un’idea di come dovesse essere. Volevamo scrivere di un personaggio pieno di contraddizioni, con tante debolezze e tormenti.
Per quanto riguarda l’idea dell’ipnosi questa è invece nata dal fatto che mio fratello (Alexander) pratica l’ipnosi, non come Erik, perché non è nè un medico nè un ricercatore, ma lo fa per una pura forma di intrattenimento. Lo abbiamo visto in uno dei suoi show e abbiamo trovato un po’ strana questa cosa dell’ipnosi per “spettacolo” perché significa esercitare un potere sulle persone, magari anche metterle in ridicolo. Ci siamo sentiti un po’ in imbarazzo per loro, perché è un po’ come se si esercitasse una violenza sulla loro mente. Comunque questo ci ha spinto ad esplorare l’ipnosi, al suo utilizzo in modo scientifico.Â
Da profana vi chiedo: “Perché eventi traumatici possono aumentare la sensibilità nei confronti dell’ipnosi”? Come ci si può sottrarre all’ipnosi?
Se non si vuole essere ipnotizzati è impossibile essere ipnotizzati, poiché c’è bisogno della fiducia e della volontà del paziente nei confronti di chi esercita l’ipnosi.
“Ciò che lo attirava dell’ipnosi era la velocità, grazie alla quale il terapeuta poteva avvicinare tanto in fretta all’origine del trauma”. Nella stesura del romanzo è nata prima l’idea dell’uso che avreste potuto fare con l’ipnosi o del folle massacro?
Assolutamente l’ipnosi. Però è vero che l’ipnosi è un’arma molto potente perché è come se fosse una scorciatoia per arrivare nel subconscio delle persone. Tanto che Freud, proprio perché era così potente l’ipnosi, l’ha abbandonata pensando che fosse meglio non portare a galla alcune parti del subconscio. Non bisogna necessariamente svelare tutto.
Freud però non ha poi voluto analizzare il subconscio attraverso i sogni?
Da quando ha messo da parte l’ipnosi ha cominciato a lavorare con la libera associazione: voleva che i pazienti si rilassassero e parlassero di tutto ciò che veniva loro in mente. Era interessato molto all’autocensura, cioè a come noi censuriamo i nostri pensieri. Ma anche alla volontà delle persone di evitare di nascondere alcune cose.
Freud voleva che i pazienti trovassero da soli le risposte ai loro problemi, piuttosto che come fa l’ipnotista, andando a scavare, ad estorcere queste informazioni. E a proposito dei sogni diceva che questi erano un po’ l’espressione dei desideri nelle persone.
Sia Erik, che Joona, che Kennet hanno, in momenti diversi, la sensazione di essersi lasciati sfuggire qualcosa, un dettaglio importante, come se avessero visto qualcosa di fondamentale senza però riuscire a coglierlo. Il fucile abbassato di Evelyn per Erik, i piedi sporchi di Josef per Joona e qualcuno visto prima che fosse spinto in mezzo alla strada per Kennet. È un modo come un altro per farci stare più attenti e riflettere?
Fa molto piacere che ciò sia stato notato. Più che altro deriva dal fatto che anche noi siamo così, ed è anche più entusiasmante se le informazioni non arrivano tutte allo stesso momento, ma si scoprono un po’ per volta. Pensiamo anche che sia un modo più realistico di descrivere la realtà: succede a tutti di aver visto qualcosa, che subito è come se ci sfuggisse; oppure si voleva fare una cosa, ma non viene più in mente cosa. Occorre quindi distrarsi, fare dell’altro per poi farcelo tornare in mente. A noi può capitare con un’idea, rispetto a qualcosa che vogliamo scrivere: ci sfugge, ma poi nel cuore della notte eccola riapparire. È anche un modo naturale per aumentare la suspense. E sicuramente è un modo per invitare il lettore a prestare attenzione.
Avete avuto modo di vedere il booktrailer? La musica è tanto inquietante da far presagire la sceneggiatura di un film altrettanto angosciante. Tra il 2010 e il 2011 partiranno le riprese. Chi vi piacerebbe che fossero gli interpreti dei vari personaggi?
No, il booktrailer non lo abbiamo visto, quindi non abbiamo nemmeno sentito la musica, ma faremo in modo di dare un’occhiata.
Per quanto concerne il film, diciamo che noi possiamo fantasticare, ma non è la nostra professione quella di scegliere il cast per un film. Siamo contenti di restare a casa e scrivere, poiché è la cosa che ci riesce meglio. Comunque dovrebbe essere una produzione internazionale, ma è probabile che usino attori svedesi perché ormai a livello internazionale diventa sempre più frequente che i film siano girati in lingua originale e poi sottotitolati. Speriamo che sia un buon film e speriamo anche che se la scelta sia per attori svedesi, questi non siano presi tra i soliti visi della televisione, bensì nuovi talenti.
SUGLI AUTORI
Dietro lo pseudonimo di Lars Kepler si celano i coniugi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho. Il primo ha pubblicato nel 2006 il libro The Director, sul regista Ingmar Bergman, e nel 2009 “The Diplomat”, il suo nono romanzo, basato sulla storia vera di un diplomatico svedese che nel 2003 tentò di scongiurare la guerra in Iraq. Sua moglie Alexandra ha esordito nel 2003 col romanzo “Stjarneborg”, ispirato alla vita dell’astronomo Tycho Brahe, che smantellò la teoria delle sfere celesti solide e morì durante un banchetto per lo scoppio della vescica.
Venerdì sera, da paura. O da panico che dir si voglia.
Io la mente, in parte anche il braccio. E poi penso: “Ma perchè diavolo mi vado a cacciare in queste situazioni?“.
Per le creature, ecco perchè. Per queste sanguisughe.
Così si va.
Il ristorante scelto quello che da parecchio mi ispirava per una serata casalinga, ma anche casereccia. La Cotoletteria.
Quello in corso Garibaldi, però, non uno dei franchising sorti dopo. Quello in cu regna il proprietario, l’ideatore. Il signor Marcello Michi.
La sala non è grande, anzi direi piccolina, ci saranno una decina di tavoli scarsi. A parete divani al posto delle sedie (che vanno benissimo per i nani), spazio tra i tavoli, buona illuminazione.
Siamo noi genitori e loro, meglio la “cumpa” della nana: lei, A. (unica altra femminuccia), poi A., L. Grandi assenti M. e R., oltre ad O.
Poichè tutti abbiamo mangiato la specialità della casa, vale a dire la cotoletta, nelle varianti proposte (io, per esempio, ho preso la tirolese, cotoletta con asiago e speck affumicato), il giudizio è unanime: buonissima. Rotonda, grossa, ma sottile. Cottura perfetta. I contorni di accompagnamento sono a scelta tra patatine fritte e una sobria insalatina con pomodorini (presa da me e per questo giudicata lo zimbello del tavolo).
Quindi sulla cucina non si può contestare nulla.
Al signor Marcello Michi posso invece solo consigliare di applicare un adesivo alla porta di ingresso al locale in cui, oltre ad escludere i cani, si tengano alla larga anche i bambini. Non sono stati maleducati, affatto. Ma sono bambini. Quindi, se il signor Marcello Michi ha una evidente idiosincrasia per tali soggetti, oltre a manifestarlo con evidenti segni di insofferenza, insieme al suo personale, prenda provvedimenti in tal senso, in modo da evitare questa, per lui, evidente fastidiosa presenza. I clienti non sono solo gli adulti.
Tra mattoni a vista, legno, acciaio (i grossi tubi sono a mio avviso bellissimi, non stonano affatto, anzi…) e cristalli dei meravigliosi lampadari, l’ambiente risulta molto caldo.
L’illuminazione (sapete per me di fondamentale importanza) è, ahimè, un pò scarsina, ma credo dipenda dalle zone in cui si è seduti, quindi lascio aperta questa finestra.
La parte che toglie il fiato? La parete colma da terra al soffitto di bottiglie di vino.
Come non desiderarla in casa???
Ma veniamo al sodo. La cucina è davvero eccezionale.
Cosa abbiamo mangiato.
Antipasti:
Lardo di Colonnata con crostini e miele di castagne
Culatello di Zibello con gnocco fritto
Zupptta di ceci e gamberi
Insalata di carciofi con grana e aceto balsamico
tutto accompagnati dalle loro specialissime e sottilissime patatine fritte
Minestre:
Zuppa di cipolle…come resistere?
Risotto ai gamberi
Secondi:
Tartare di manzo con germogli di soia
Fiorentina del Nebraska certificata con toscanelli caldi (per 2)
Tagliata di manzo all’aceto balsamico
Tagliata di manzo al rosmarino e pepe nero
Filetto di tonno scottato ai semi di sesamo
Dolci (purtroppo era tardissimo, non era rimasto ancora molto):
Mousse al cioccolato
Tartufo affogato
Sorbetto al limone
Ananas
Cosa abbiamo bevuto.
Peppoli
Prosecco
Dom Perignon vintage
Ci tornerei? Assolutamente sì. Il personale è molto gentile (poco importa che abbiano aspettato questi duecento anni per portare il Peppoli, il mio prosecco c’era!) e disponibile (visto che abbiamo chiuso noi il risotrante…). Tornare per sperimentare altro.
Mi sa che devo proprio. Mi toccherà. Se poi l’ha fatto anche l’integerrima richmondese (o richmondina?), che faccio io?
…
Da una settimana è ufficialmente iniziata la sua vita sociale.
Ieri è toccato a lei, andare da O. (uno della sua “cumpa“, non si capisce se in qualità di amichetto o qualcosa di più, la ragazza è volubile).
Per me una pacchia: a casa sola, ho lavorato benissimo, senza dover sbraitare per farle fare questo o quello.
La mamma ospitante si sarà divertita un pò meno, anche se avezza a questi ritrovi pomeridiani. Ma averne in casa 4 è un bel numero (anche se l’ultimo nano arrivato dorme sempre).
…
Perchè mi devo arrendere?
Perchè quando sono andata a recuperare il pacco-figlia lo spettacolo che mi si è presentato all’apertura della porta era atroce.
Le due femmine travestite. Sì, quegli orridi travestimenti da casa: una ballerina in bianco, la mia nana da fatina in verdino. Che potrebbe passare. Fino a quando lei non si è mossa e si è sentito quel suono. Quel ticchettio, anzi tacchettio.
Abominio, orrore: delle agghiaccianti scarpine rosa dotate di piccola zeppa erano ai suoi piedi.
Lei perfettamente a suo agio.
Io provata.
…
Al suo risveglio stamattina mi ha chiesto: “Mamma, io voglio quelle scarpine da principessa…“.
Davanti alla bellissima spiaggia di Watamu, sorge l’isola dell’amore, così denominata LA LEGGENDA NARRA da un animatore in risposta alle continue richieste dei turisti sul “come si chiama questo posto?”. Da sempre conosciuta dagli abitanti del luogo per incontri di amori clandestini e non, ecco svelato il suo segreto (ovviamente ne esisteranno mille di storie, a noi è stata raccontata questa e la prendo come buona).
Lo scenario è veramente suggestivo e memorabile (se solo fossimo stati alloggiati a Watamu lo spettacolo sarebbe stato sempre lo stesso…invece Malindi e il suo mare offrono altro…).
La particolarità di questa piccola isola è quella di sparire e riapparire in base all’andamento delle maree.
Sulla piccola isola non c’è presenza umana, nè case, alberghi o bar, solo una folta vegetazione sopra la roccia e sotto la spiaggia bianca. Mare cristallino e acqua tipida…vabbè calda.
Blu Safari.
Qui l’Unesco ha istituito la Riserva Naturale della Biosfera Terrestre.
Ma sono scettica. E il mio scetticismo nasce solo dal fatto che, una volta usciti con la barca con il fondo di vetro equipaggiata di maschere e pinne per ammirare i fondali ed i coloratissimi pesci del parco…beh, io i fondali li ho visti melmosi e i coloratissimi pesci non erano poi così colorati, diciamola tutta. Ma ammetto la sfortuna di quel giorno o il periodo. Concedo un’altra possibilità, per carità.
Sardegna2.
Photo by Violablanca
Si procede poi verso una lingua di sabbia che con la bassa marea affiora dall’acqua e permette di passeggiare… Ed essere assaliti dalla popolazione locale che a nuoto o con piccolissime imbarcazioni raggiunge i turisti su questi atolli “temporanei” dove cercano di venderti di tutto: maschere, collane, piccola oggettistica, scarpe in cuoio e animali di legno. E dove io comprerei di tutto. Ma mi limito.
Qui l’acqua è da paradiso: calda, calma e bassa.
Peccato solo aver fotografato, senza saperlo, il pesce palla che, assolutamente terrorizzato, era gonfissimo. Dico peccato perchè ho saputo solo dopo che alla terza o qurta volta che lui, poverino, si gonfia (è la sua arma di difesa) è destinato alla morte.
…Ehi, un momento, ho cercato notizie in tal senso, ma non ne ho trovte. Mi è stata raccontata una frottola?
Photo by Violablanca
Giunta l’ora di pranzo, dalle barche ormai in secca, vengono calati dei grossi bracieri sui quali sarà cucinato il pranzo a base di pesce (aragoste, gamberi, pesce vela (?)) accompagnato da riso alla salsa di cocco – spettacolo! -; verrà quindi offerta della gustosissima frutta fresca (dolcissime ananas, banane mignon e cocco). Manca la birra da noi. Ma, dietro mia richiesta, recuperano del vino bianco…imbevibile, poichè marsalato. Mi toccherà accompagnarmi a della Coca-Cola…si può?
Photo by Violablanca
Bello, buono, bis!!!
Come? Cosa dite? E il safari?
Non l’abbiamo fatto, ci riserviamo una delle prossime vacanze SOLO SAFARI nella Repubblica del Botswana, considerato a stragrande maggioranza il safari migliore da fare.
…iniziò da Varsavia…
centinaia di migliaia di ebrei, furono rinchiusi in un enorme
recinto di muri e filo spinato, condannati a una morte lenta per fame, malattie e disperazione
Uno scorcio sui numeri della vergogna.
Il calcolo del numero delle sue vittime dipende, tra i vari fattori, dal modo in cui la definizione di “Olocausto” stessa è utilizzata. Il termine è comunemente inteso come “l’assassinio di massa e il tentativo di cancellare l’ebraismo europeo”, il che porterebbe il numero totale delle vittime sotto i 6 milioni ovvero a circa il 78% dei 7,3 milioni di ebrei nell’Europa occupata dell’epoca. La più ampia definizione, che include le categorie risultate “fastidiose” per i nazisti, porta il totale di morti ben oltre i 17 milioni.
Il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora soggetto a ulteriori ricerche. Recenti documenti di provenienza britannica e sovietica hanno indicato che il totale potrebbe essere ancora superiore a quanto ritenuto in precedenza. In particolare, si stimano fra i 13 e i 19 milioni di persone uccise e cremate nell’arco di quattro anni.
Chi?
Quanti?
Ebrei
5,9 milioni
Prigionieri di guerra sovietici
2–3 milioni
Polacchi non Ebrei
1,8–2 milioni
Dissidenti politici
1-1,5 milioni
Slavi
1-2,5 milioni
Rom e Sinti
220.000-500.000
Disabili e Pentecostali
200.000–250.000
Massoni
80.000–200.000
Omosessuali
5.000–15.000
Testimoni di Geova
2.500–5.000
Totale
12,25 – 17,37 milioni
(fonte Wikipedia)
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"Uno pensa di sapere qualcosa finché non scopre di non sapere niente, e a quel punto inizia a comprendere la verità".
(Clara Sànchez - La voce invisibile del vento)
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