Il mio speciale su Osho: La Scienza della Meditazione

11 01 2010

“Mai nato – Mai morto – Ha solo visitato il pianeta Terra tra l’11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990.”

Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo stesso tempo elimina la necessità di una biografia.

Rajneesh ha dedicato la sua vita allo studio dell’uomo delineando un processo di coscienza capace di far uscire alla vita quanti si sentono troppo stretti in quegli abiti ideologici e tradizionali che ancora ci determinano, ma che l’occhio della ragione riconosce essere ormai vecchi ed obsoleti.
Sperimentando su di sé le proprie comprensioni, Rajneesh visse all’età di ventun anni l’esperienza dell’”Illuminazione”, quella in cui si raggiunge il più alto grado di consapevolezza, dove “la goccia si fonde nell’oceano, nell’attimo stesso in cui l’oceano si riversa nella goccia”. È il momento della suprema comprensione, della caduta di tutti i veli che impediscono la chiara visione della realtà. Convinto dell’importanza di ciò che aveva acquisito, da allora volle invitare ogni individuo a condividere la sua esperienza.
Per condurre altri a questa stessa apertura della coscienza, Rajneesh creò nel 1974 a Poona, in India, una “multiversità” che con gli anni si è affermata come un prezioso laboratorio di crescita nel quale ancora oggi si lavora e si vive, e dove vanno quanti trovano in questo contesto gli strumenti a loro necessari per una vera realizzazione del proprio “potenziale umano”.
Il 27 febbraio 1989 i suoi sannyasin decisero all’unanimità di chiamarlo “Osho”, nome che deriva dal termine “Oceanico”, termine che indica colui che vive l’esperienza di appartenenza al “Tutto” e che, proprio per le sue peculiarità, lo rende a pieno diritto un “Maestro di Realtà”.

Osho ha parlato su centinaia di argomenti di grande interesse per l’uomo contemporaneo: dalle filosofia, alla politica, alla religione, agli avvenimenti più comuni della vita di tutti i giorni.
Le migliaia di ore di discorsi presentati a persone di tutto il mondo per un periodo di vent’anni, sono tutti registrati, spesso anche in video, e possono essere ascoltati da chiunque in qualsiasi posto, creando, come dice Osho, “ovunque lo stesso silenzio“. Le trascrizioni di questi discorsi sono ora pubblicati in centinaia di libri. In questi discorsi, la mente umana viene messa al microscopio come mai prima, analizzata nelle sue pieghe più sottili.

La mente come psicologia, la mente come emozione,
la mente come corpo/mente, la mente come moralista,
la mente come storia, la mente come credo,
la mente come religione, la mente come evoluzione sociale e politica
il tutto esaminato, studiato e integrato.

Osho continua a essere, fra i maestri venuti in Occidente dall’India, il più paradossale e controverso. Si continua a discutere se sia stato un manipolatore e un ciarlatano, o un illuminato che scandalizzava consapevolmente i seguaci proponendo la via della contraddizione e del paradosso. Certamente, il suo insegnamento non può essere semplicemente ricondotto a nessuna delle tradizioni indiane: né all’induismo, né al giainismo in cui era stato allevato, anche se non è difficile cogliere l’eco di forme giainiste di tipo tantrico. La sua tecnica di meditazione, la “meditazione dinamica”, attinge anche alla psicoterapia occidentale.
Osho e i suoi seguaci rimangono noti per uno stile di vita alternativo e radicale. Alcuni elementi per cui i seguaci erano conosciuti negli anni ‘80 sono ora stati abbandonati: così il vestito rosso o arancione (da cui l’appellativo di “arancioni”), la mala (una collana con la fotografia del guru), e altri. Rimangono, però, l’amore per il paradosso iconoclasta e la polemica con la morale sessuale corrente, segno di contraddizione e fonte di controversie destinate probabilmente a durare ancora molto a lungo.

Valeria Merlini
Gennaio 2010







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