SeTuttoFosseViola 1 anno dopo…

31 03 2010

created by ViolaBlanca

Troppe emozioni.

Il mio precedente post ha già in parte anticipato come sono arrivata qui.

Avrei voluto appiccicare la foto della maggior parte dei miei post di quest’anno e poi chiuderla lì. Ma devo spendere qualche parola. Poche, questa volta davvero poche.

L’unico vero e sincero grazie va a chi tutti i santi giorni mi legge, desideroso di qualche informazione succulenta, magari sul menage familiare, sulla vita quotidiana, ma anche sulle buone letture, i Libri per la Mente, e perchè no sui ristoranti da me frequentati, il Cibo per lo Spirito. Categoria a parte per i Diari di Bordo. Spero diventi un’altra storia… A tutti comunque, un grazie sincero. Sincerissimo.

La cosa che sta alla base di tutto questo è l’aver messo delle crocette sulle cose da fare per quest’anno. Averle quindi fatte.

E aver capito, alla mia veneranda età, che non è mai davvero troppo tardi.

E che molto, ancora tanto deve accadere.

TANTI AUGURI…





La leggenda narra che…

30 03 2010

Altrimenti detta “diamo a Cesare quel che è di Cesare“.

La leggenda narra che ad un mio compleanno, credo quello di un paio d’anni fa, LUI mi regalò l’iscrizione ad un blog. Poiché “Miss precisina” è il mio secondo nome trovo il foglio con i dettagli: compleanno del 2008 e l’acquistone era stato fatto su Playnet.it (Playnet.it Hosting dBlog).

Bene. Alla consegna del regalo emetto il classico “gggrazie, che bello”, mentre in realtà voleva significare “ma perché mi fa un regalo del genere, anziché una parure in oro bianco?”.

Misteri. O, semplicemente, il ragazzo ben più lungimirante della sottoscritta già intuiva, già sapeva.

Un anno dopo, vale a dire lo scorso, quello che viene definito come il mio migliore amico (ma che non mi farà fare da testimone alle sue nozze perché cisonoprimaisuoiamicimaschi!), insiste e persiste nel suo obiettivo: con la sua magica lista da ragioniere mi propina un elenco di papabili piattaforme con cui aprire il mio futuro blog.

Studio, scelgo, apro.

La leggenda narra che un anno fa, dopo qualche mese dall’apertura del blog, la mia amica scrittrice, colei che ha sempre creduto in me, mi tentasse con una rivista ondine: “dai, Vale, ti ci vedo proprio bene in quel mondo colorato”. Ma poi, pigra io, lei peggio di me, caduta nel dimenticatoio o, forse più realisticamente, abbandonata ogni velleità artistica (retribuita).

Un paio di settimane fa una perfetta sconosciuta (amo tanto definirla così, anche se lei sa che l’adoro!), mamma di un’amichetta della nana, viene a cena da noi e mi dice: “ma dai, Vale, io credevo che il tuo blog fosse il tuo lavoro! Devi fare qualcosa, magari con i Diari di Bordo….”. E mi ronza l’idea…

E poiché sono in una fase di cambiamento o in cui deve succedere qualcosa…

Incredibile! Per una volta, forse una delle poche della mia vita, è successo!

Grazie a chi crede in me. Sempre. Abbasso tutti gli altri!





Letto per voi: “Non ti voglio vicino” di Barbara Garlaschelli…fin dove può arrivare una madre…

23 03 2010

L’ultimo libro di Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”, è follia. La follia di una madre che per tenere, contrariamente a quanto riporta il titolo, per sempre vicina la figlia, non certo per amore, userà armi impensabili.
È dolore. Quel dolore oltre ogni umana comprensione. Quel dolore che acceca. Il dolore è quello di Lena.
Non è una malattia come le altre. È come se Lena avesse un fuoco che le brucia dentro, consumandola. Da sempre“.
Maddalena, più semplicemente Lena, è una bambina che all’inizio della guerra frequenta un collegio. Dove la madre superiora è suor Carolina. Che segnerà per sempre in maniera indelebile Lena. Bambina dagli occhi neri, profondi, così profondi che ti ci puoi perdere e intelligente. Di un’intelligenza che la rende isolata e diversa. “Lena è una viandante solitaria“. E lo sarà per tutta la sua esistenza. Tenterà di stare al suo fianco Lorenzo, di cui seguiamo l’adolescenza devastata dai bombardamenti, la fuga da Milano e il ritorno. La ricostruzione della città corrisponde alla rinascita generale. Solo che Lorenzo entrerà in una vita senza ritorno. Fatta di un amore incomprensibile, poi di un’atroce realizzazione, fino a quando sarà troppo tardi. Per se stesso, per Lena e per una giovanissima bambina. Prisca. Che d’improvviso si guarderà allo specchio senza poter riconoscere quella signora che la fissa.
L’autrice rivela che: “Uno dei sentimenti che, sia nelle letteratura che nella vita, mi hanno segnata nel profondo, è quello legato all’amicizia. Gli amici veri ti possono salvare. O uccidere. Ma abbandonare, mai. Neppure quando se ne vanno. Quando ti tradiscono è perché hanno cessato di essere tuoi amici. ‘Non ti voglio vicino‘ è anche questo: un omaggio all’amicizia“.

Chiaccherando con Barbara…
Suor Carolina vince sempre”. Lena è un personaggio da comprendere, da detestare, da tollerare? Chi è Lena per te?

Lena, per come la vivo io, è una donna detestabile che non si può non amare perché è fatta di dolore, solitudine, disperazione. Ed è una donna da cui bisogna difendersi perché distruttiva, suo malgrado.

Cosa ti ha ispirato per una storia che ci mostra la distruzione prima e la ricostruzione poi di Milano?
Per la collocazione storica mi ha ispirato soprattutto la realtà odierna, la progressiva perdita di memoria del nostro paese. Le storie ascoltate, gli studi compiuti e la documentazione raccolta hanno completato il quadro.

Hai dei rimpianti legati a questo libro?
Sì. Che non l’abbia potuto leggere mio padre.

Puoi seguire Barbara anche qui:

Barbara Garlaschelli

MissFatti

Sdiario di Barbara Garlaschelli

Non Ti Voglio Vicino

Petali Rossi

Valeria Merlini
marzo 2010





Ristorante “Al Vecchio Porco”, Milano.

21 03 2010

Cenetta famigliare “al Vecchio Porco“. Finalmente ci viene anche LUI. Finalmente riesco a scriverne. Vengo qui spessissimo, da sempre, dagli anni ’90 (ci ho anche fatto una cena di compleanno, forse quella dei miei 24…). Il mio accompagnatore è sempre lo stesso, il dottore. Poi un giorno ci siamo stufati e siamo andati altrove. Ma l’occasione di ieri sera fa sì che ora ve ne racconti.

Anche questo ristorante è una garanzia. Di quelle che quando non sai dove andare a parare o vuoi assaporare uno dei migliori rognoncini trifolati in assoluto, beh, ti tocca telefonare e prenotare qui. Via quelle facce schifate, il rognoncino è un mio “must-eat“, la cucina offre tantissimo altro.

Innanzitutto una precisazione: “al Vecchio Porco” è il fratello del ristorante pizzeria Nuova Arena (leggere a tal proposito Ristorante con pizza NUOVA ARENA, Milano.). Due generi un pò diversi, ecco…

Ad accogliervi il proprietario, Jerry, e un tripudio di “porci“!. Ovunque troneggia il maialino, il maiale, il porco, meglio, il vecchio porco. Perchè VECCHIO E’ BELLO. PORCO E’ MEGLIO.

Cosa abbiamo mangiato.

Antipasti: patè della casa con crostini caldi (per me)…divino! Mi sono scordata della super insalata di carciofi con grana che è stupenda…

Primi: rigatoni al pomodoro e basilico, per LUI e nana. A parte che odio il formato rigatoni, il sugo era eccellente!

Secondi: steak tartare, chiesta da me molto condita, era super, accompagnata da radicchio; controfiletto al rosmarino con patatine della casa per LUI e nana, una porzione davvero gigante, come del resto la mia tartare.

Dolce: l’immancabile tortino al cioccolato fondente galleggiante su crema alla vaniglia, discreto, lo ammetto, ma nulla di eccezionale tanto da lasciare al primo posto quello di Polpo Mario; gelato al limone per nana (dopo averlo invece ordinato alla crema, ma vabbè!).

Cosa abbiamo bevuto.

Un bel Lambrusco perchè non ce la potevo fare a star dietro al Peppoli stasera…

LUI l’ha promosso a pieni voti, per la qualità eccellente del cibo e la cortesia dei dipendenti (Jerry, il proprietario, sempre presente anche lui, e sempre cortese).

Ci torneremo, sicuramente. E’ tra i miei favoriti.

Domanda: verranno via le macchie di vino dalla mia Anne Fontaine???





La torta salata da fine corso di scrittura creativa… Il lungo addio.

20 03 2010

La fine di un tale percorso va festeggiato adeguatamente. Non solo per essere arrivati indenni alla sua conclusione, ma per aver scoperto le perle che qui hanno creato, letto, che sono intervenute, che sono state zittite dal “maestro”, o elogiate all’ennesima potenza. Insomma per tutti “Quelli del mercoledì sera“, come ormai li chiamo affettuosamente.

Tra stuzzichini vari, tappi che saltano, bottiglie bevute fino all’ultima goccia, una prelibatezza mi ha colpita. La torta salata della cagliaritana. Ve la allego come mi è stata inoltrata, ringraziandola per questo regalo. E passo a lei la parola.


Da Liliana Cantone (quando le persone non si conoscono mai abbastanza…purtroppo – ehi, si capirà che è un complimento? -)

Qui a seguire la ricetta della torta sala di fine corso B che ha sfamato fior di giovani menti.
Consiglio importante: nel trafficare in cucina, care signore, l’effetto Nonna Papera è sempre in agguato. Per scongiurarlo, sparare a volume altissimo una qualunque delle canzoni di Michael Stipe. L’ideale sarebbe averlo direttamente nel vostro tinello per una performance live, ma non sempre si riesce a incastrare il calendario delle sue date con le vostre.

Qui si propone questo, questo e questo. Ora, al lavoro!

Ingredienti:
2 confezioni di pasta sfoglia già pronta (formato rotondo. Per chi vuole tirarla da sé, fatti suoi)
300/400 grammi di erbette fresche
2 uova
30 gr burro
1 cipolla rossa
30 gr uvetta
1 mela renetta
200 gr feta
30 gr parmigiano
sale

Lessare le erbette, strizzarle e tritarle. Tagliare finemente la cipolla e lasciarla imbiondire nel burro. Aggiungere la mela tagliata a cubetti piccoli, l’uvetta e poi le erbette. Salare. Girare per qualche minuto. Spegnere e far raffreddare.
Unire in una ciotola le uova sbattute, la feta sbriciolata a mano e il parmigiano grattuggiato. Versare l’impasto con le erbette e amalgamare.
Stendere la pasta sfoglia in uno stampo a cerniera (diam. 28) foderato con carta da forno. Bucherellare la base. Versare delicatamente l’impasto e livellarlo. Ritagliare dalla seconda confezione di sfoglia strisce di varia misura e ricoprire a mo’ di crostata. Ripiegare verso l’interno il bordo, premendo con le dita prima e poi schiacciandolo coi rebbi della forchetta.
Mettere in forno per 40 min circa a 200 gradi.
Mangiare il più tardi possibile. Prima riascoltarsi Michael.
Ciao
Lili





Gli idioti…

17 03 2010

Stamattina faccio il cane da guardia. Accompagno LUI in centro (piazza Affari) e resto in macchina un’ora (sì, proprio un’ora – senza nemmeno i finestrini abbassati!) a presidiare il mezzo in zona vietatissima, pronta ad abbaiare al primo che osa avvicinarsi o dirmi qualcosa.

E leggo.

Ho iniziato “La Cena“, di Herman Koch (vedere Lettura in Corso). Come sempre, sensibile a certi temi, resto colpita da una frase: “Nei primi anni della nostra storia la consideravo intelligente, ma di un’intelligenza normale; diciamo il grado di intelligenza che ci si aspetta dalla donna con cui si sceglie di stare. Con un’idiota non si resiste più di un mese, no?“.

Ecco, il solito punto.

Ma se l’uomo in questione resiste ben più di un mese, allora anche lui diventa o è idiota? No, perchè i casi si sprecano. Incomprensibili, e si sprecano…





Chi è causa del suo mal pianga se stesso…

16 03 2010

Dopo aver constatato che la gente non sa dire “grazie“, anche quando si trova di fronte delle gentilezze assolutamente gratuite che, secondo il minimo del galateo richiedono solo un semplice “grazie“,appunto, oggi ne ho scoperta un’altra.

Il denaro può rendere cafoni. E grazie, bella scoperta.

Il benessere fa crescere con il “culo nella bambagia“. E questo me lo dovete concedere.

L’agiatezza crea delle pappamolli. Sìssì, ci sta anche questo.

Ma, soprattutto, l’insieme di tutte queste cose, rende superficiali, maleducati, senza rispetto per il prossimo.

Una risposta. Una telefonata. Un maledetto sms, se non hai il coraggio di parlare a voce. Insomma un cenno che mi facciano capire che hai connesso i neuroni (pochi, quelli che non fanno nemmeno prendere delle decisioni da soli). Ma se devi dare una risposta, anche se abbiamo già capito e agito di conseguenza, e se hai detto che la davi, datti una svegliata.

Al mondo esistono anche gli altri.

E se si è soli, comprendo ora, non è per pigrizia, scelta personale o altre baggianate. Il vuoto attorno è la prima via di fuga delle persone “normali“, che si aspettano gesti normali e di cortesia.

E diamine!!!





Stasera presentazione del libro “Adottata!” di Sara Consonni, all’Associazione Genitori si Diventa, Milano.

15 03 2010

Alle ore 20,45 nella sede milanese dell’Associazione Genitori si Diventa, via Cufra 3. L’appuntamento, come quello dello scorso settembre nella sede di Monza, è da non perdere.

La scrittrice Sara Consonni parlerà ad un pubblico attento e motivato, della sua vita, attraverso le parole del suo prezioso libro: “Adottata! Breve storia di un’adozione“. Il lungo, a volte difficile, ma pur sempre felice, cammino di una bambina che viene scelta.

Da non perdere!

ADOTTATA … tanti anni fa.
Sara Consonni, figlia adottiva, mamma, autrice del libro “Adottata! Breve storia di un’adozione“, premiato alla prima edizione del concorso letterario “Genitori e figli oggi” bandito da GSD nrl 2007.
Vi aspettiamo lunedì 15 marzo, alle 20.45, in via Cufra 3.




Diffidare, diffidare sempre…

12 03 2010

Ho imparato a diffidare di certi uomini, meglio mariti. E la storia lo insegna.

Quei mariti che ti riempiono di complimenti davanti agli amici, tipo “Ma come è bella la mia mogliettina” oppure ancora “Ma come è brava la mia mogliettina“. E io che un pò ci rosicavo, che davo delle gomitate a LUI dicendogli: “Tu mai una cosa del genere, vero?“.

Risultato: tradimento da parte di lui, divorzio lampo, fine delle illusioni. Ed era una coppia considerata da parte di tutti perfetta nonchè indissolubile.

Siamo in attesa che un’altra catastrofe simile si consumi. Questa volta il maritino in questione si dedicherà sicuramente alla conoscenza carnale con delle personcine brasiliane super-dotate, ecco. Così sicuro che ci mettiamo la mano sul fuoco. Ma in questo caso la coppia salverà le apparenze. Perchè le apparenze sono tutto.

Recentemente, ho invece assisitito ad un’altra scena: a scuola il marito che attende la moglie. Lei arriva dal fondo del corridoio, lui che la accoglie così: “Ma che bella visione, buongiorno signora xxx“. Puah! Non solo perchè entrambi sono due mostri (de gustibus). Ma perchè ai nostri occhi il maritino in questione appare come “la checca che ha abiurato” (con il massimo rispetto per gli amici omo). E poi perchè sembra la classica storia: lei bruttina, lui che se la prende, ma per il patrimonio che ha alle spalle, per quello che la signora appresenta.

Insomma, una storia trita e ritrita.

Ma allora è meglio il mio LUI che tali complimenti non me li fa mai, ma, diciamo così, gratifica in altra maniera?

Mah, è difficile… I complimenti sono sempre ben accetti, soprattutto in un periodo in cui sento di dover cambiare pelle

(Leggere a tal proposito Cornute e mazziate).





Letto per voi: il diavolo di Youssef Ziedan, “Azazel”.

11 03 2010

Presentato come “Il nome della rosa del Quinto secolo”, un romanzo atteso in tutto il mondo, destinato a causare forti polemiche religiose, letterarie e politiche, Azazel è la nuova opera dell’egiziano Youssef Ziedan.
Azazel (uno dei nomi del diavolo) è la storia di Ipa, un monaco medico egiziano che vive nel V secolo e narra, in un manoscritto dedicato ai posteri, la propria vita. Figlio di un pagano convertitosi al cristianesimo, vive per un certo tempo ad Alessandria, dove assiste alle lezioni della filosofa neoplatonica Ipazia ed è testimone del suo assassinio per mano di alcuni fanatici cristiani. Lasciata Alessandria, l’inquieto monaco si trasferisce a Gerusalemme, dove conosce il vescovo Nestorio del quale diventa amico. La Chiesa in quegli anni è attraversata da grandi controversie teologiche, dilaniata da contese. Ipa assiste alla sorte di Nestorio il quale, divenuto vescovo di Costantinopoli, si contrappone a Cirillo d’Alessandria perché non crede all’unione della natura umana e divina di Gesù, e alla natura divina della maternità di Maria, che sarà invece ribadita dal concilio di Efeso, convocato dall’imperatore Teodosio II nel 431. Dopo le scomuniche vicendevoli tra i sostenitori di Cirillo e quelli di Nestorio, il concilio si concluderà con la conferma della condanna del vescovo di Costantinopoli grazie al voto dei delegati occidentali. Ipa, attraversato da dubbi di fede, e attratto dai piaceri della carne, finisce con l’ammalarsi di una strana febbre che gli comporta deliri e visioni inquietanti, ed è proprio con un lungo dialogo con il demone Azazel che il romanzo si chiude.
Il libro è un romanzo storico che fa trasparire in ogni pagina la solida formazione del suo autore e la consuetudine che egli ha con gli studi sul cristianesimo antico e sulle radici dell’islam. Ziedan, classe 1958, professore di filosofia islamica e sufismo nonché direttore del Centro dei manoscritti e del Museo affiliato alla Biblioteca d’Alessandria, ha vinto nel 2008 il premio internazionale per il miglior romanzo in lingua araba, con questo testo, divenuto il primo best-seller che ritrae con grande maestria l’intera cultura mediterranea, tra Alessandria e Gerusalemme, Efeso e Aleppo.
Ziedan cerca di comprendere le cause della violenza nella nostra vita moderna guardando alla storia egiziana.

Valeria Merlini








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