L’ultimo libro di Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”, è follia. La follia di una madre che per tenere, contrariamente a quanto riporta il titolo, per sempre vicina la figlia, non certo per amore, userà armi impensabili.
È dolore. Quel dolore oltre ogni umana comprensione. Quel dolore che acceca. Il dolore è quello di Lena.
“Non è una malattia come le altre. È come se Lena avesse un fuoco che le brucia dentro, consumandola. Da sempre“.
Maddalena, più semplicemente Lena, è una bambina che all’inizio della guerra frequenta un collegio. Dove la madre superiora è suor Carolina. Che segnerà per sempre in maniera indelebile Lena. Bambina dagli occhi neri, profondi, così profondi che ti ci puoi perdere e intelligente. Di un’intelligenza che la rende isolata e diversa. “Lena è una viandante solitaria“. E lo sarà per tutta la sua esistenza. Tenterà di stare al suo fianco Lorenzo, di cui seguiamo l’adolescenza devastata dai bombardamenti, la fuga da Milano e il ritorno. La ricostruzione della città corrisponde alla rinascita generale. Solo che Lorenzo entrerà in una vita senza ritorno. Fatta di un amore incomprensibile, poi di un’atroce realizzazione, fino a quando sarà troppo tardi. Per se stesso, per Lena e per una giovanissima bambina. Prisca. Che d’improvviso si guarderà allo specchio senza poter riconoscere quella signora che la fissa.
L’autrice rivela che: “Uno dei sentimenti che, sia nelle letteratura che nella vita, mi hanno segnata nel profondo, è quello legato all’amicizia. Gli amici veri ti possono salvare. O uccidere. Ma abbandonare, mai. Neppure quando se ne vanno. Quando ti tradiscono è perché hanno cessato di essere tuoi amici. ‘Non ti voglio vicino‘ è anche questo: un omaggio all’amicizia“.
Chiaccherando con Barbara…
“Suor Carolina vince sempre”. Lena è un personaggio da comprendere, da detestare, da tollerare? Chi è Lena per te?
Lena, per come la vivo io, è una donna detestabile che non si può non amare perché è fatta di dolore, solitudine, disperazione. Ed è una donna da cui bisogna difendersi perché distruttiva, suo malgrado.
Cosa ti ha ispirato per una storia che ci mostra la distruzione prima e la ricostruzione poi di Milano?
Per la collocazione storica mi ha ispirato soprattutto la realtà odierna, la progressiva perdita di memoria del nostro paese. Le storie ascoltate, gli studi compiuti e la documentazione raccolta hanno completato il quadro.
Hai dei rimpianti legati a questo libro?
Sì. Che non l’abbia potuto leggere mio padre.
Puoi seguire Barbara anche qui:
Sdiario di Barbara Garlaschelli
Valeria Merlini
marzo 2010
molto toccante.