Sex and the City 2, the Movie. La mia serata!

26 05 2010

Copyright: Warner Bros. 2010

Era tutto il giorno che fremevo. Dal pomeriggio poi l’eccitazione è salita alle stelle. Il film, QUEL film. Poche ore ci separavano. E l’angoscia di sapere che avrei indossato quelle scarpe, ma per il resto? Non ho nulla nell’armadio, il deserto ogni volta che lo apro, mai che ci fosse quello che serve! Me ne faccio una ragione, acchiappo un vestito Max&Co. (che all’occorrenza salva sempre) e mi preparo.

Per fortuna al cinema le giornaliste pazze delle svendite si danno un contegno: non possono sgomitare, quindi dare il meglio/peggio della loro persona poichè non c’è nulla da comprare. Ma da bere sì. Per fortuna ce n’è per tutti, quindi ci si comporta a modo.

Protagonista della pre-serata un compagno piacevole, piacevolissimo (oltre a LUi che ha pestato i piedi a terra per esserci): Moët & Chandon. In particolare i suoi nuovi 4 cocktails (ricette più sotto): The Fashionista, The Player (il nostro preferito), The Socialite, The Bombshell. Numero di bicchieri assaggiati… Imprecisato! Finger food d’ordinanza ad accompagnare le degustazioni.

Copyright: Warner Bros. 2010

E mentre siamo lì, bel belli tra di noi, con i posti già occupati dalla sua giacchetta, eccolo. L’enciclopedia vivente, il nostro ex-vicino di casa, l’icona tra i critici cinematografici: il Paolo Mereghetti. Che faccio, non lo saluto? Quindi lascio che si avvicini a noi ed eccoci come ai vecchi tempi di via Vigevano. E riporterò solo la frase mitica pronunciata dal Mereghetti: “Notizie d’oltreoceano dicono che sia una cagata pazzesca!“. A me, proprio a me lo viene a dire??? E io che gli rispondo: “Ma no, dai, non dica così, su di me queste notizie non hanno presa…“. E il Mereghetti sogghigna… (Stamattina poi sento a radio DeeJay la Plati che spaccia una notizia falsa sul film. Qundi forse era  a questo che si riferiva il Mereghetti? Comuque, non date retta alle strani voci che circolano sul film… False e tendenziose).

Copyright: Warner Bros. 2010

Prendiamo l’ultimo bicchierino per poi accomodarci in poltrona. E alle 9,15 le luci si spengono. E parte quella musica ormai familiare. Con scene delle femmes fabuleuse negli anni ’80 (spinte ridicolmente all’eccesso), poi le loro vite nella realtà e poi tutto il resto. Come in un paesaggio da favola. Fino allo scontro con la realtà, la quotidianità, i pensieri e la crescita, oltre alle difficili decisioni da prendere. Tranquille, non ho svelato nulla. Tutto da scoprire. Ma il luccichio è sempre presente. Accompagnato da lacrime, sorrisi e sospiri.

Cadeau finale: una mini di Moët & Chandon, e la gioia ad accompagnarmi. E una precisazione: non è Abu Dhabi, tutti sanno che la maggior parte delle scene sono girate in Marocco e a Marrakech, per la precisione (riconosciuta strada di fronte al palazzo Bahia). Forse fa più chic dire Abu Dhabi? Per gli americani sicuramente…

Poi, poco fa, leggo critiche, disastri, inni all’insurrezione… Ma dico io, godersi un bel film, godersi la vita, è così difficile? Perchè bisogna sempre pensare agli schiaffi alla miseria (che ogni tanto ci stanno), allo scarso appiglio alla realtà? E’ un film, è cinema, è recita, è finzione. Non ci sapete arrivare da soli? E comunque, come ho anche scritto nel pezzo che deve uscire per Panorama.it, “ognuna di queste donne vive da qualche parte fra il pubblico“. Ne sono convinta. Ma avete visto chi vi sta vicino???

Facciamo un brindisi alla vita e alla gioia. Abbasso l’abbruttimento, fisico e mentale!

Un grazie speciale per la serata alla stupenda Renata!

LE RICETTE.

The Fashionista

BICCHIERE
Champagne flûte
METODO
Build
INGREDIENTI
¾ oz / 20 ml  succo di melograno
3 oz / 90 ml  Moët Impérial
Un petalo di rosa
COME
1. Versare il succo di melograno nel bicchiere
2. Riempire con Moët Impérial
3. Mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo
4. Guarnire il drink con un petalo di rosa

The Player

BICCHIERE
Champagne flûte
METODO
Build
INGREDIENTI
¼ oz / 10 ml  succo di lime fresco
¼ oz / 10 ml  di liquore Ginger
3 oz / 90 ml   Moët Impérial
Scorza di lime
COME
1. Versare il succo di lime fresco nel flûte
2. Versare il liquore ginger
3. Riempire con Moët Impérial
4. Mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo
5. Guarnire il drink con la scorza di lime

The Socialite

BICCHIERE
Champagne flûte
METODO
Build
INGREDIENTI
½ oz / 15 ml  liquore di sanbuco
3 oz / 90 ml   Moët Impérial
Zolletta di zucchero
COME
1. Mettere la zolletta di zucchero nel flûte
2. Versare il liquore di sanbuco
3. Riempire con Moët Impérial
4. Mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo

The Bombshell
BICCHIERE
Champagne flûte
METODO
Build
INGREDIENTI
½ oz / 15 ml  succo di mandarino
¼ oz / 10 ml  Maraschino
3 oz / 90 ml   Moët Impérial
Maraschino cherry
COME
1. Mettere la ciliegia maraschino nel flûte
2. Versare il succo di mandarino
3. Aggiungere il maraschino
4. Riempire con Moët Impérial
5. Mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo





Sex and the City 2, the Movie. Yesterday the night! In anteprima, ovviamente…

26 05 2010





Sex and the City 2, the Movie. Tonight is the night! In anteprima, ovviamente…

25 05 2010





L’editoria SalvaForeste.

24 05 2010

Credits: www.greenpeace.it/deforestazionezero/

Interessantissimo! Conultatelo al sito di GreenPeace.





Marrakech Express. Piazza Djemaa El Fna con pranzo al “Café des épices”; giro sui dromedari; Hammam Ziani; cena al Dar Moha. (day 2)

24 05 2010

Una volta rientrati a Marrakech, salutati tutti, ci avviamo finalmente nella piazza, famosissima piazza, Djemaa El Fna, cuore pulsante di Marrakech, per certi aspetti dell’intero Marocco. Ne riassume i tempi, il divenire del giorno e della notte; tra le sue attrazioni antropologiche si perdono i turisti e i viaggiatori, ma soprattutto vi passano l’esistenza, ogni giorno, gli uomini e le donne di Marrakech, come in un palcoscenico all’aria aperta. E’ qui che si svolge gran parte di tutta la vita sociale, culturale e turistica. Ma siamo solo di passaggio, entriamo veloci nel souq (o souk che dir si voglia) da dove si accede al dedalo irregolare di strette vie che formano il mercato, nel ventre della medina. Veloci perchè io sono terrorizzata. Ho letto, sentito dire e poi confermato da Giorgina e Massimo, che gli incantatori di serpenti ti mettono al collo i poveri rettili e tu, turista, paghi qualunque cifra purché ti venga tolto. Ecco, io non voglio trovarmi in quella spiacevole situazione. Non per il denaro, ma per il terrore, assoluto terrore, dei serpenti. Tanto che appena entrati nel souq non mi rendo conto che il venditore che si sta avvicinando ha tra le mani un serpente finto, non vero. Ormai è fobia.

Dobbiamo mangiare. Anche in questo caso seguiamo una dritta e attraversiamo quindi una parte del souq per uscire in una piazzetta dove predominano le bancarelle di cappelli e borse, rigorosamente di paglia. Guardando bene vedo che oltre queste bancarelle c’è di nuovo la piazza Djemma El Fna, quindi non abbiamo fatto altro che una strada a L contraria e capovolta (praticamente, entrati, dritto lungo, a sinistra e fuori).

Credits: www.cafedesepices.net

Credits: www.cafedesepices.net

La meta è il Café des épices, con la classica terrazza da cui ammirare il panorama sulla piazzetta sottostante e sui tetti circostanti. E anche qui, cappelloni enormi di paglia con cui ripararsi dal sole. Il cibo, però, non mi ha molto soddisfatta, lo devo ammettere.

Cosa abbiamo mangiato (meglio, quello che era a disposizione per quella giornata come riportato da lavagna): sandwiches au poulet, acqua con gas e fanta. Bah… Rientrando al Riad ne approfittiamo per fare un giretto tra le viuzze, fotografare la vita del quartiere, con le bancarelle del pesce, i coni gelato all’aperto, la carne appesa e tutta la vita di Marrakech. Che ci stupisce, che ci rapisce.

ViolaBlanca al Café des épices

Andiamo a farci il solito sonnellino, è stata una mattinata lunga. Al solito, io e nana in camera, al fresco, sotto il piumone, lui al sole caldo, caldissimo, in piscina.

Al risveglio, come le avevamo promesso, mi tocca il giro sui cammelli (dromedari, secondo me, una sola gobba). E sia. Un taxi ci porta all’esterno della Medina, su Avenue de la Mènara. Ed ecco Aisha e Madonna. A loro la prima, docile, bravissima, piacevole. Madonna l’esatto contrario: non vuole accucciarsi per farmi salire, proprio non se lo sogna nemmeno, incazzosa, insomma quello che mi merito. E poi, una volta in groppa, mi tiene tutta storta tanto che mi tocca mettermi di lato, come negli anni sessanta… Ma dico io! Un giretto da un’oretta lungo il viale e nei giardini della Mènara, ecco un po’ triste. Magari vale la pena andare alla Palmeraie solo per fare il giro sulla sabbia in groppa ai cammelli (o dromedari che dir si voglia). O magari, ancora meglio, evitare del tutto di sottoporre questi poveri animali a quella che vedo come un’inutile agonia…

Meno male che c’è un seguito. Abbiamo fissato l’hammam dalle 19,00 alle 20,00. E non uno di quelli fighetti che, come dice Giorgina puoi trovare anche qui a Milano. No, uno di quelli veri, dove vanno i marocchini stessi. Ed è vicinissimo al Riad. Si chiama Les Bains Ziani, e nana accetta di partecipare anche lei. Quindi, le femmine da una parte, il maschio dall’altra. Commento anticipato: un’esperienza indimenticabile, unica, meravigliosa! Nana continua a dire che ci vuole tornare, anche a distanza di tempo.

Credits: www.hammamziani.ma

All’entrata veniamo dirottate verso uno spogliatoio con armadietti e lucchetti (peccato solo che le scarpe non abbiano modo di essere fisicamente separate dagli abiti). Ciabattine d’ordinanza e accappatoio. Poi verso l’ultima sala dell’hammam, quella del vapore o bagno turco. Un donnone mi fornisce di saponetta con cui strofinarmi e sciacquarmi con acqua tiepida, poi mi siedo sui gradoni e attendo che il vapore faccia il suo lavoro. Lei? Ha scoperto l’acqua calda. Ma nel vero senso della parola; gioca come una pazza a buttarsi secchiate d’acqua tiepida. Bene, sono tranquilla. Poi arriva il mio donnone che mi porta in una sala adiacente a quella del vapore dove mi ristrofina e mi piazza su tavolone di marmo ed eccoci. Mi sento dal macellaio. Sono pronta alla tortura. …Ma che tortura e tortura, sono in paradiso! Lei mi strofina con un guanto e mi tira via pelle morta come mai nessuno me ne aveva tirata via. La differenza dalle spa milanesi (e non)? Che sul guanto non c’è nessuna crema, nessun unguento che addolcisca il trattamento: è una prova d’urto, solo i più forti resistono. Ce la faccio, alla fine è un piacere. Da qui una sciacquata veloce ed eccomi in un’altra sala, altro tavolone e questa volta sono al lavaggio vero e proprio: bagno schiuma, massaggio e, roba da non credere, persino lo shampoo. Fino a quando non mi gira supina e, per fare un massaggio completo, si mette dietro la mia testa e fa scorrere le mani dal mio ventre in su. Ok, niente da dire, no? Peccato che il mio donnone sia dotata di due tette giganti e quando si sdraia su di me io praticamente soffoco, ho un momento di mancamento. Vorrei vedere voi… Infine, sotto la doccia a sciacquare il tutto. E, rompina come sono, chiedo se hanno anche un pettine per i miei nodacci: il donnone mi pettina mentre io approfitto del getto caldo. Io l’amo e amo questo posto.

Ma nana? L’avevo lasciata a giocare, la ritrovo stesa sul tavolone da macellaio che si fa fare lo scrub con il guanto e ride come una pazza. Stesso trattamento, ovviamente più soft, anche per la doccia e lo shampoo. E’ molto a suo agio la ragazza. E la sua donnona, se la bacia tutta…

Al termine ci rivestiamo e ci accomodiamo in una sala dell’hammam ad aspettare LUI, sorseggiando  tè alla menta.

Ed è già ora di cena. Il tassista che ci ha accompagnato ai cammelli sarà il nostro autista per la serata. Quindi un salto veloce al Riad e di nuovo in pista per la tappa di questa sera. Conosciuto per la sua gastronomie legendaire, le petit prince de la cuisine, nuivelle cuisine marocaine, entriamo al Dar Moha.

Credits: www.darmoha.ma

Peccato solo che io abbia lasciato l’appetito all’hammam, forse. Non riesco davvero a gustarmi le prelibatezze che ci vengono portate al tavolo. Anzi, sbaglio pure un’ordinazione e mi ritrovo nel piatto del fegato puzzolente anziché del patè… Il menù è a degustazione, quindi a scelta tra alcune proposte: si parte con insalate marocchine (almeno una decina di piccole porzioni), per poi passare alla tajine o, nel mio caso, a quello che credevo fosse patè, il tutto per forza accompagnato da cous cous. Per finire il dolce. Una delle pochissime volte in vita mia che non tocco cibo. Che spreco. Per il cibo e per il conto.

Rientro triste al Riad… Non me la sono goduta per niente, la giornata è stata troppo piena… E domani è l’ultimo giorno.





Letto per voi: “La compagna di scuola” di Madeleine Wickham. Il vero nome di Sophie Kinsella.

24 05 2010

Il Manhattan Bar non è certo più quello di una volta. Ma resta sempre deputato all’incontro di ogni primo del mese. Candice, Maggie e Roxanne non se lo perderebbero per nulla al mondo. Neanche l’avanzato stato di gravidanza di Maggie infatti le ferma. Ed eccole in occasione dell’ultimo giorno di lavoro di Maggie al Londoner, rivista patinata della Allsopp Publications.

Maggie è il direttore e sta per ritirarsi in maternità nella sua residenza di campagna, The Pines. Posto da favola, sogno di ogni donna. Era anche il suo sogno, oltre che quello di suo marito Giles: già si vedeva camminare per gli ettari sconfinati della sua proprietà, comprare un cavallo, invitare le amiche. Poi la nascita di Lucia. E una vita diversa da come se l’aspettava.

Roxanne arriva trafelata, ma sempre bellissima e abbronzantissima alla loro serata. È appena tornata da qualche posto favoloso che ha recensito per la rivista. È una freelance, anche nella vita. Niente legami, qualche toyboy ogni tanto e sempre il suo Marito Sposato con Figli. Quando le viene offerta una via di fuga (o di salvezza), saprà coglierla al volo?

Candice fa l’intervistatrice ed è molto stimata. Ha avuto una piccola, inconsistente, ma quanto mai illuminante storia con un collega, quello stesso Justin che prenderà temporaneamente il posto di Maggie durante la sua assenza. Ha uno strano vicino di casa, Ed, ma che poi tanto strano non sarà. E si porta addosso, cucito sulla pelle, tatuato in maniera indelebile, un senso di colpa che non le appartiene. Gordon-Bellavita, suo padre, ai tempi in cui Candice frequentava il liceo, l’ha fatta grossa. E Candice cercherà di porre rimedio. Come? Con chi? Un solo nome: Heather Trelawney. Un diavolo con sembianze d’angelo. Nient’altro che la compagna di scuola.

Ad accompagnarci lungo la lettura, piacevolissima come sempre, la nostra favorita: Madeleine Wickham, che con il suo ultimo romanzo “La compagna di scuola”, ci intrattiene e spiana la strada al prossimo successo editoriale già annunciato per la fine dell’anno. Le vesti saranno quelle di Sophie Kinsella.





Blog chiuso per we marinaro…FINALMENTE IL SOLE!!!

21 05 2010





Marrakech Express. In mongolfiera con “Ciel d’Afrique”. (day 2)

17 05 2010

Come scrivevo, sveglia all’alba. Che se in un primo momento ci ha un po’ spaventati, ragionando sul fuso orario non era poi così tragica. Insomma, sveglia per me e i miei preparativi alle 5,00, mentre a loro due ho concesso qualche minuto in più. Ma che fatica, poverina, svegliare nana…

Alle 5,30 viene allestita una colazione solo per noi 3, nel silenzio e nella quiete mattutina del Riad. Anche se interrotta dallo squillo del telefono di chi doveva venire a prenderci. Già perchè oggi è una giornata speciale: la nostra prima volta in mongolfiera!

Devo spendere qualche parola sulla colazione, sul tripudio di delizie: tè, brioches, tre tipi di marmellate diverse, spremuta d’arancia, yogurt fresco, pane caldo, e chi più ne ha più ne metta. Dobbiamo rifocillarci per benino perchè non abbiamo la minima idea di cosa ci aspetta.

Puntuale e preciso, alle 5,45 Daniel, di Ciel d\’Afrique, ci viene a prendere con la sua jeep nella piazza vicino al Riad. E via a prendere altri passeggeri (una famiglia di origine serba, ma residenti a Milano dagli anni ’80, molto in – lui soprannominato in seguito Mr. Black per via del colore della carta di credito. E non aggiungo altro!).

Credits: ViolaBlanca

Il viaggio verso il luogo della partenza ci porta fuori Marrakech, attraverso le strade che all’alba si stanno animando e che non lasciano certo presagire in che cosa si trasformeranno da lì a poche ore: caos, traffico, clacson, e gente ovunque. La strada conduce verso le pianure che circondano Marrakech, dove ad un certo punto l’asfalto lascia il passo allo sterrato. Fino ad uno piccolo villaggio, davvero pochissime costruzioni, in cui alla jeep viene attaccato un carrello (intuiamo contenga la mongolfiera). Dopo qualche altro minuto eccoci su uno spiazzo enorme, circondato da campi verdi, in cui assistiamo alla magia: l’assemblaggio del cesto al pallone. Uno spettacolo unico, perchè il pallone viene estratto da un fodero in cui è ripiegato accuratamente, srotolato lungo il terreno, mentre sopra al cestone di vimini (chiamato gondola) viene montata la struttura del bruciatore, il cui scopo è fornire l’aria calda che sospingerà il pallone verso l’alto.

Credits: ViolaBlanca

Prima un grosso ventilatore (e quando dico grosso è davvero grosso) gonfia il pallone, che non si alza ancora perchè necessita dell’aria calda. L’aria riscaldata, che si raccoglie nel pallone, lo rende infatti più leggero dell’aria circostante e determina così la spinta ascensionale del pallone e del cesto ad esso vincolato. E’ incredibile vedere la trasformazione: da un enorme sacchetto schiacciato ad un maestoso pallone. E che effetto quando Daniel ed uno dei suoi aiutanti entrano dentro il pallone, ormai gonfio per metà, ma ancora sdraiato, per tirare le pieghe che resistono sul fondo: loro due, piccoli piccoli, all’interno di una tale maestosità.

Credits: ViolaBlanca

E, infine, quando tutto è pronto e manca davvero poco, ecco Daniel che entra nel cesto, che al momento è ancora sdraiato su un fianco, accende il bruciatore e butta aria calda proveniente da questa immensa fiamma all’interno del pallone… Ed ecco che il pallone si alza, portando con sè, raddrizzandolo quindi, anche il cesto a cui Daniel pare incollato.

Credits: ViolaBlanca

Credits: ViolaBlanca

Maestoso, colorato, imponente. La mongolfiera è pronta ad accoglierci. L’interno del cesto è diviso in 5 spazi: quello maggiore al centro, dove il pilota si deve occupare di tutto e 4 laterali in cui prendiamo posto.

Credits: ViolaBlanca

E quando la mongolfiera alle 7 del mattino si stacca da terra, lentamente, con solo il rumore del bruciatore che fortunatamente ci scalda (la temperatura a quest’ora del mattino è ancora fresca, molto fresca), l’emozione. E le lacrime. Sono davvero poche le volte in cui si piange per l’emozione in una vita. Troppo poche. Questa è una di quelle. Una felicità incredibile si impadronisce di me. La mia gioia è inversamente proporzionale alla velocità di salita. Da provare, almeno una volta nella vita.

Quello che si vede sono dolci colline, campi verdi e ordinati, poche case qua e là, greggi di pecore. E minuscole, le jeep del nostro gruppo che ci seguono, fino a quando le perdo di vista e Daniel ci comunica che abbiamo raggiunto l’altitudine di un chilometro. Dopo un’ora inizia la discesa. Che avverrà poco distante da dove ci siamo alzati. Il cesto al suo interno ha dei maniglioni a cui ci si deve aggrappare durante l’atterraggio per evitare di cadere, solo perchè non esiste un sistema di frenata ad hoc, a parte l’attrito del cesto con il terreno. Infatti, quello che accade è che il cesto gratti per un po’ di lato sui sassi su cui ci appoggeremo alla fine. Nulla di cui preoccuparsi comunque.

Una volta scesi dal cesto assistiamo allo sgonfiamento e al ricollocamento del pallone sul carrello. Il tutto si svolge in tempi molto più rapidi di quelli serviti per gonfiarlo.

Quando sono convinta di tornare al Riad, quanto meno a Marrakech, Daniel ci tira fuori dal cilindro una super-sorpresa. Sono infatti le 8 passate da poco, quando raggiungiamo una casa attraverso una strada sterrata. All’ingresso ci accolgono due signore con il solo capo coperto e dai vestiti in colori sgargianti. Sono la suocera e la nuora che abitano in questo appezzamento di terreno, in mezzo al nulla. Circondati da campi, il loro sostentamento deriva dalle pecore e dal piccolo orto con cui ricavano quanto serve quotidianamente (e che spero serva anche come vendita in qualche mercato).

Entriamo nel loro mondo e, una volta di più, tutto il resto è fuori. Daniel ci dice che quasi ogni giorno, finito il tour in mongolfiera, porta qui i partecipanti a fare una sorta di merenda. Il giardino interno rivela cespugli di rosmarino con un aroma fortissimo e, una volta in più, abbiamo avuto modo di constatare come profumi e sapori siano più marcati. Veniamo fatti accomodare in una stanza della casa (che conta due sole entrate dal lato di questo giardino) che è la loro camera da letto. Togliamo le scarpe ed entriamo. La stanza ha cuscini sui tre lati, un tavolino in mezzo, stuoie su cui camminare (e mi viene il sospetto che sia una camera da letto per un armadio al lato opposto della stanza con sopra una valigia e una televisione). Arriva una delle due donne, quella giovane, con un annaffiatoio e una bacinella per raccogliere l’acqua che cade e con la quale ci laviamo le mani. Poi arriva pane caldo appena sfornato, un piatto con olio e un altro piatto con miele. Il pane, ci spiega Daniel, va intinto nell’olio e nel miele e, assicuro, non ricordo di aver mai assaggiato nulla di così dolce. Oltre al tè alla menta che ci danno, tanto che al secondo giro lo chiedo senza zucchero. Buono, buono da morire, ma così dolce che sai che ti stai facendo del male.

Credits: ViolaBlanca

Le chiacchiere, la merenda, il fatto che si sta così bene in questo mondo non ci fanno rendere conto del tempo che passa. Dopo foto di rito, consegna dei diplomi di provetti mongolfieristi (perdonatemi la licenza), ci rimettiamo in macchina. Baci e abbracci, si torna a Marrakech.

E anche qui Daniel ci regala un tour extra attraverso la Palmeraie, zona degli hotel esclusivi. Ma che vanno evitati accuratamente se si vuole vivere Marrakech come merita!





BookAvenue, la rivista. Numero 1, maggio 2010.

10 05 2010

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Deutsche Schule Mailand: la prima gita.

10 05 2010

Giovedì 6 maggio la prima gita di nana. Organizzazione perfetta: da mesi prenotato il pullman, date le informazioni ai genitori sul dove (Cascina Campi) e sul cosa portare (colazione al sacco). Unico dettaglio negativo: la pioggia incessante del periodo.

Che fortunatamente ha voluto graziarli tutti (le macumbe fatte la sera prima hanno decisamente funzionato poiché ha piovuto appena rientrate in casa verso le 14,00…e da allora non ha più smesso!).

Partenza alle ore 9,30, dopo pipì varie. In gita le due classi dei piccoli, quindi il Bruco e il Coccodrillo (per un totale di 50 nani!). Ad accompagnarli, oltre alle maestre, mamme volontarie (mi sono ben guardata dall’offrirmi…).

Ma l’uscita da scuola e la salita sul pullman non me la potevo perdere… E, non mi dovrei stupire, ma succede ogni volta, lei è in prima fila. Per mano a lui. Anzi, forse lo trascina anche un po’. Ma questo è nulla.

La prima a salire sul pullman. Dove si va a sedere? Ovviamente in fondo, con lui alla sua sinistra e un altro maschietto alla sua destra. Lei beata che quando si ricorda mi saluta tutta esaltata. Quando si ricorda perchè ha già da fare. Ma cosa???

Oddio, me la sono già vista grande, sempre in ultima fila, a sgomitare per arrivarci e a combinare chissà poi cosa… Con chi poi…

La leggenda narra che alla fine della giornata lui e l’altro (amichetto del cuore o cos’altrononsisabene) abbiano scazzottato fuori dalla scuola. Per lei? Bah!








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