La mia intervista a Ben Pastor per “Le Vergini di Pietra”

27 07 2010

Torna Elio Spaziano, il soldato, storico e agente speciale per conto di Roma, creato dalla penna geniale di Ben Pastor, in un giallo intrigante, “Le Vergini di Pietra”. In questa nuova avventura, Elio deve scoprire chi sia veramente la figura che minaccia la stabilità dei confini dell’Impero: Ter Vishap, il Signore dei Draghi, oppure il generale romano Curzio, scomparso in battaglia e creduto morto? Per farlo Elio dovrà lasciarsi alle spalle la civiltà e valicare le terribili Vergini di Pietra, i picchi che vegliano sul passo, per inoltrarsi in una landa favolosa, culla di miti come le Amazzoni, il Vello d’Oro, Re Mida; teatro di imponenti fenomeni naturali e infestata da esseri fin troppo concreti, fra i quali la passionale donna-ragno. Abbiamo incontrato l’autrice per toglierci delle piccole curiosità.

Perché ha scelto di dedicarsi al giallo storico?
Per una questione di affinità. La storia antica, specialmente studiata attraverso l’archeologia, richiede tecniche di indagine non molto diverse dalla detection di tipo poliziesco. Durante campagne di scavo, più di una volta mi sono imbattuta in resti umani, tracce di antiche violenze e indizi misteriosi, di cui è stato necessario cercare di ricostruire il contesto. Quanto ai miei gialli storici più contemporanei, apprezzo la possibilità di innestare narrativamente i crimini individuali sulle grandi vicende umane spesso segnate da crimini collettivi: guerre, invasioni, dittature, la fine degli imperi…

Chi è il suo lettore, secondo lei: l’amante del romanzo storico o del giallo?
Mah, spero che chi ha la bontà di leggermi lo faccia sia perché si riconosce nel continuum travolgente della storia, di cui siamo tutti partecipi se non protagonisti, sia perché trova intrigante il gioco di pazienza dell’intreccio giallo, un puzzle che – unico fra i generi letterari – è dato ai lettori di risolvere. In questo senso, il giallo è un genere fortemente interattivo! Naturalmente, c’è anche chi cerca stile, voce, tecnica in ciò che legge: mi auguro di non deludere neanche questo tipo di lettore.

Quanto risulta difficile delineare un personaggio che non appartiene alla nostra quotidianità?
In un modo o nell’altro, arretrando dalla Seconda Guerra Mondiale di Martin Bora fino al IV secolo dopo Cristo di Elio Sparziano, i miei personaggi si muovono tutti in tempi precedenti al nostro. Costruire un personaggio antico richiede particolare cura: chi visse prima della psicologia spicciola, dell’individualismo, della tecnologia dilagante, vedeva se stesso e gli altri in modo diverso dal presente. Tuttavia, fatta salva la precisione storica, si scopre anche che la quotidianità degli affetti, dei timori, delle speranze, è rimasta singolarmente invariata.

Chi è Ben Pastor?
Definirsi presenta tutti i rischi del dipingere un autoritratto: si rischia di idealizzarsi o di scadere dal realismo al grottesco. Diciamo che sono una persona che vive da molto tempo in una situazione di confine culturale, linguistico, geografico, e che perciò partecipa alla vita in modo diverso da chi è ancorato ad una specifica realtà. D’altra parte sono Pesci con ascendente Gemelli, segni irrequieti e ambivalenti, perfetti per chi ha la doppia cittadinanza (nel mio caso italiana e statunitense), e può esprimere il proprio pensiero politico per ben due volte: un grande privilegio.

I suoi romanzi hanno ricevuto premi letterari ed elogi dalla stampa internazionale. Come si spiega il forte interesse che la storia di Roma suscita nei lettori, anche stranieri?
Per decenni i romanzi ambientati nell’antica Roma sono stati appannaggio quasi esclusivo della letteratura anglofona, come del resto molta eccellente ricerca storica, specie riguardo al Tardo Antico. Fortunatamente da qualche tempo a questa parte, grazie a film come Il gladiatore, a serie televisive come Roma, e anche all’attento contributo di seri gruppi di rievocazione storica, il pubblico italiano ha cominciato ad interessarsi di questo suo complesso e affascinante passato. Ho sempre sostenuto che l’impero romano ha molti punti in comune, nel bene e nel male, con il sistema politico americano, e che il suo fascino resta vivo anche per questa sottile analogia: dopotutto, tanto per fare un esempio, Barack Obama, come Elio Sparziano, è un outsider la cui ascesa deve molto ad una società multietnica, mobile, meritocratica ed esposta di frequente a mille pericoli, sia interni che esterni, talvolta cercati, talvolta subìti, quale è, indubbiamente, la società statunitense del giorno d’oggi.

L’autrice
Ben Pastor (all’anagrafe italiana Maria Verbena Volpi, all’anagrafe statunitense Verbena Volpi Pastor) è nata a Roma, ed è laureata in Lettere con indirizzo archeologico. Ventenne, si è trasferita negli USA, dove ha intrapreso la carriera universitaria. È autrice di numerosi romanzi, pubblicati con successo in USA e in Europa. Le Vergini di Pietra è il terzo volume della serie con protagonista Elio Sparziano, dopo Il ladro d’acqua e La voce del fuoco. Vive e lavora in Italia.




La mia intervista a Gabriele Picco: “Cosa ti cade dagli occhi” di Gabriele Picco. Equivoco chiarito!

19 07 2010

“Ci sono pesci colorati mischiati ai tasti di un pianoforte e poi un vulcano immenso (…), le mani lisce di una donna, un kimono scuro sotto a una pioggia di coriandoli. (…). Nuotare in apnea in tutti questi ricordi lontani”. Gabriele Picco, con questo suo secondo libro, “Cosa ti cade dagli occhi”, insegna che nelle lacrime è contenuto tutto quello che provi e tutto quello che vivi. Sembra incredibile, eppure dal modo in cui Ennio, protagonista di questa storia, si racconta appare quasi una verità ovvia, naturale. Perché le lacrime sono l’ossessione di Ennio. Quello stesso Ennio Bernini che lascia l’Italia (o scappa dall’Italia) per andare a New York a lavorare presso l’immobiliare di Gianny Pastanella. A far da contorno alle sue giornate l’amico Arwin con l’inseparabile Zelda, con cui girare il film della sua vita; Josh LaFond, che raccoglie maniacalmente la polvere del mondo per non perdere definitivamente la moglie Alice, ma che, lungo il cammino, si perderà; Victoria Densmore con il fedele Lump, in cerca di sé stessa su Google Earth; Helen Pastanella che sa, ma preferisce tacere; il gabbiano Gardone, che non vola fino a quando non giunge il momento; la piccola Jessica e il suo dolore precoce; Kazuko e il suo diario. E i disegni di Kazuko e il mondo di Kazuko. Racchiuso in questo libro in cui Gabriele Picco l’ha riempito della sua arte, di disegni ricchi di grazia e di ironia e della sua prosa fresca e originale, in cui la fantasia lirica si alterna a gustosissime scene comiche.

Ho consigliato il tuo libro ad un’amica come regalo per un ragazzo. Ma arrivata alla fine mi sono domandata se non fosse più una lettura femminile. Tu cosa ne pensi?
Più che una distinzione di sesso, farei una distinzione di occhi. Lo sguardo è quello di una persona che ha abbattuto il muro del proprio cinismo, che è un tipico bagaglio maschile, dietro al quale ci si può nascondere e sentirsi forti e intelligenti. Qualche anno fa non avrei mai potuto né leggere né scrivere un libro sulle emozioni.

La decisione di dare un titolo ad ogni capitolo. Gradita al lettore, ma non è scomoda per l’autore? O aiuta a raccogliere le idee?
Sono abituato a mettere titolo a ogni cosa che faccio… Disegni, quadri, sculture… Quindi mi viene spontaneo. Sogno di poter dare un titolo a ogni istante della mia vita. Sarebbe bello poterlo fare ognuno per la propria!

“Ogni volta che vede una lacrima, gli sembra diassistere a un miracolo. Forse perché lui non piange mai”. Gabriele Picco piange? L’ultima volta che lo hai fatto è stato per… (curiosità femminile)…
Piango, sì. L’ultima volta mi è capitato nel finale di un film.

L’omino nella pancia di Ennio è il responsabile della sua fuga dall’Italia? Rappresenta il suo problema di coscienza?
Non mi piace dare spiegazioni, anche perchè spesso non ne ho. Credo sia una specie di grillo parlante, o sì, la propria coscienza, il proprio io nascosto…

“La voce del vento… l’unico posto dove Ennio riesce ancora ad ascoltare suo fratello, a parlargli”. Perché il vento non può rispondere né accusare?
Il vento fa meno paura a Ennio perchè è intangibile…

Che differenza esiste tra fare arte e scrivere libri?
Esiste una differenza di mezzi, ma non di fine, che è sempre quello di comunicare. Ogni storia, ogni idea ha il mezzo che può esprimerla al massimo delle potenzialità. E a me piace sperimentare, usare più mezzi possibile. Ho anche lavorato con la cinepresa. E adesso sto scrivendo un film.

Ti senti ancora un esordiente?
Cerco di sentirmi sempre un esordiente. Ogni volta che comincio qualcosa di nuovo.

L’autore.

Nato a Brescia nel 1974 si è laureato in lettere moderne all’Università Statale di Milano. Artista visivo e scrittore, ha partecipato con dipinti e sculture a mostre in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo “Aureole in cerca di santi” (ed. Ponte Alle Grazie), ed è stato selezionato a “Ricercare”, laboratorio di nuove scritture dove ha letto il racconto inedito “Compleanno senza un piede”. Sulla rivista Fernandel ha pubblicato il racconto “Incontro al mondo”. Ha vissuto due anni a New York, dove ha frequentato la New York Film Academy, ma invece di fare un film ha cominciato a scrivere “Cosa ti cade dagli occhi” (ed. Mondadori), il suo secondo romanzo.

Potete trovare Gabriele Picco anche qui:

Valeria Merlini
settembre 2010





Letto per voi: “La circonferenza delle arance” di Gabriella Genisi.

15 07 2010

Una nuova femmina, e che femmina, irrompe tra gli scaffali delle librerie. Lolita Lobosco, commissario Lobosco. “Trentasei anni i capelli lunghi la quinta di reggiseno (…) nasco pugliese per nascita da madre siciliana e padre napoletano (…) con l’occhio buono (all’altro mi mancano tre diottrie ma non lo sa nessuno, che sennò mi posso pure giocare il posto)“. Gabriella Genisi ci presenta la prima inchiesta della commissaria Lolì con La circonferenza delle arance. Perché Lolì sa di arancia e “i suoi seni sono tondi e perfetti come la circonferenza di queste arance“. Nella sua prima inchiesta Lolì si ritrova immischiata in “una vita intera di menzogne e tradimenti che coinvolge un intero clan familiare, alle spalle di un povero disgraziato“. Seguirla, leggerla, imparare ad apprezzarla non sarà difficile, anzi. La sua ironia, il suo rapporto con l’ex cognato Tonio, con il collega Forte e l’amica Marietta, l’ex marito Michele, l’astinenza amorosa prolungata, il lento e repentino risveglio dei sensi e il fiuto infallibile. Questa è Lolì. E la scrittura della Genisi trascina e rende impellente la prossima lettura sul commissario Lobosco. L’attendiamo sbucciando un’arancia. Magari sperimentando una delle ricette presenti alla fine del romanzo.





Letto per voi: “Acqua viziata” di Roberto “Bobo” Goracci… Avviso ai naviganti.

15 07 2010

Skipper navigati, comandanti intrallazzoni, diportisti fai da te. In mare si trova questo e altro, di tutto un po’. Lo sa bene Roberto Goracci che nel suo Acqua viziata traccia uno scorcio esilarante, ma anche impietoso di chi il mare magari non lo ama, lo conosce ancora meno, ma non può fare a meno di andarci. Perché? Misteri. Non solo relax, non solo vacanza, aggiungiamoci il vorrei ma non posso, il mettere e il mettersi in mostra per sventolare con orgoglio il proprio mezzo da diporto con frasi tipo: “Ammazza che barcacce che ci stanno in giro (…). Amo’, la barca nostra è la più bella di tutte, lo sai? E anche quella che costa di più“. Frase tipo, ma che spiega tante cose. Sui soggetti dipinti da Roberto, detto Bobo per gli amici. Che nei suoi trascorsi ha fatto di tutto un po’. Restando sempre fedele al mare nostrum. Impedibile sotto l’ombrellone.





Letto per voi: “Le ossa del ragno” di Kathy Reichs.

15 07 2010

“Simulazioni. Inganni. Dunque è così che viviamo la nostra vita?”. Questo pensa l’antropologa forense, Temperance Brennan, vecchia conoscenza del pubblico lettore di Kathy Reichs, scrittrice, anatomopatologa anch’essa e ideatrice della serie tv Bones. Si tratta della tredicesima indagine dell’ormai famosa Temperance Brennan. La serie è iniziata nel 1997 con Dejà Dead (Corpi freddi) che nel 1997 vinse il Premio Arthur Ellis come migliore opera prima.
Ne “Le ossa del ragno” la protagonista deve indagare sul corpo di un uomo ripescato dalle acque di un lago del Quebec. “Il corpo giaceva supino, avvolto nella plastica che lasciava scoperta solo la parte inferiore della gamba sinistra. L’involucro era chiuso con del nastro isolante sotto il mento e intorno al polpaccio sinistro”. Causa della morte: asfissia accidentale associata ad attività autoerotica. L’uomo evidentemente era dedito a strane pratiche sessuali. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Se non strano, almeno, non complicato. Se non fosse per il fatto che il suo corpo risulta essere quello di un soldato morto nel Vietnam nel lontano 1968. John Charles Lowery. Per chiarire questo mistero si dovranno riesumare le ossa che si trovano nella bara del soldato e capire cosa si nasconde dietro questo imbroglio. Fino alla trasferta dell’antropologa alle Hawaii, presso il JPAC, ente la cui missione è individuare i caduti americani in guerra per riportarli a casa.
E se Temperance pensava di avere a che fare con le ossa appartenenti al ragno dovrà in realtà fare i conti con un’ ingarbugliatissima chimera…








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