SPECIAL THANKS TO: Come vestirsi alla settimana della moda? Ecco le regole da seguire!
Sfilata FRANKIE MORELLO P/E 2011, Milano. I was there!
28 09 2010Commenti : Lascia un commento »
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La mia intervista a Wulf Dorn, autore de “La Psichiatra”
27 09 2010
La Psichiatra gela il sangue. Perché Wulf Dorn, il suo autore, ha sperimentato in prima persona la paura, quella vera. E ha creato quindi uno psicothriller che lascia incollati alle sue pagine.
La protagonista, la dottoressa Ellen Roth, ha una nuova paziente “la donna senza nome”. Meglio. L’aveva fino a quando questa sparisce.
Volontariamente? Rapita? Nascosta? Da questo momento Ellen riceve un ultimatum dall’Uomo Nero: ”Allora, chi sono” Ti lascio tre giorni di tempo per scoprirlo…dovrai dirmelo a mezzogiorno. Altrimenti il lupo cattivo verrà a prenderti”.
Da questo momento in poi è una lotta contro il tempo. E non solo.
Sulla rassegna stampa ho trovato questa notizia: “Nel palazzo avevano fatto economia sugli interruttori della luce per la cantina. Così lui, anni dieci, spesso doveva percorrere al buoi un ballatoio ancor più buio”.
È stato questo il meccanismo che ha fatto scattare il suo interesse per la paura?
Quando ho raccontato la storia della cantina volevo mostrare che già da bambino vivevo numerose paure, avevo già avuto modo di sperimentare la paura. Probabilmente queste paure sono state il motore che mi hanno portato a trattarne il tema.
Perché ha scelto la figura dell’Uomo Nero?
Stavo cercando qualcosa che simboleggiasse la paura. È sì vero che avevo tra le mani un personaggio adulto che doveva provare delle paure adulte, ben più sottili di quelle che proviamo quando siamo bambini. I bambini di cosa hanno paura? Del lupo, della strega, del mostro che si nasconde nell’armadio. Per il romanzo volevo però un simbolo che fosse comune a tutti, perché nella nostra vita c’è stato sicuramente un momento in cui abbiamo avuto paura dell’Uomo Nero.
Quindi l’Uomo Nero è universalmente noto?
Ciò che mi premeva nel momento della stesura del libro era trovare un simbolo che fosse un’esperienza comune. Naturalmente il libro l’ho scritto in tedesco e non immaginavo certo che potesse poi essere tradotto in altre lingue. Quando invece sono iniziate le traduzioni in olandese, in turco e in tutte le altre lingue, ho cominciato a pormi il quesito se l’Uomo Nero potesse funzionare anche negli altri paesi. La cosa incredibile è che sì, tutti lo conoscono, magari lo chiamano con un altro nome, ma tutti sanno chi è l’Uomo Nero.
Non anticipo nulla dicendo che all’inizio della trama la paziente senza nome scompare. O scappa dalla clinica. Nella sua carriera di psichiatra le è mai capitato di perdersi un paziente?
Non è mai stato rapito nessun mio paziente. Però ci sono pazienti che ad un certo punto interrompono la terapia. Semplicemente non si ripresentano alla clinica la sera. Questo dipende però anche dal tipo di paziente con cui si ha a che fare: ci sono quelli pericolosi per se stessi, quindi ricoverati, e quelli che ci vengono volontariamente, quindi godono di una maggiore libertà. Capita di continuo che qualcuno di questi, non credendo nel successo della terapia, o stufandosi di questa, decida di interromperla. Ci sono personaggi che poi noi ciclicamente torniamo a rivedere.
“Sì. Gli psicopatici esistevano, pazienti che a causa di un disturbo del metabolismo cerebrale si trasformavano in mostri imprevedibili”.
Il peggiore mai incontrato nella sua carriera?
Mi è capitato perché nel mio lavoro abbiamo a che fare con pazienti forensi (cioè coloro che commettono dei crimini e vengono convogliati da noi dal Tribunale). Non succede spesso come prima però. Abbiamo a che fare con diversi tipi di malattie mentali. A volte si tratta di problemi di metabolismo cerebrale, a volte questi gesti dipendono da un’intelligenza che non raggiunge la norma, a volte si tratta invece di problemi legati ad una certa struttura sociale oppure ad una storia personale pregressa di un certo tipo. Tuttavia i mostri, quelli veri, sono piuttosto rari. Spesso si tratta di problemi che nascono da una perdita improvvisa del proprio equilibrio, quindi l’aiuto che noi diamo deriva da una terapia che effettivamente sortisce gli effetti desiderati.
La perdita improvvisa dell’equilibrio deriva sempre da un trauma?
Non necessariamente. Sempre più spesso mi accorgo che tra i giovani l’uso di determinate droghe, per esempio psicogeni tipo l’ecstasy, producono un mutamento del metabolismo cerebrale che causa allucinazioni, insonnia, sentono voci che non esistono. Quindi non è necessario che sia un trauma.
Perché non esistono serial killer donne?
Nella storia degli omicidi seriali ci sono state delle donne. Io ho a casa una specie di dizionario dei serial killer e ci sono annotate delle donne. Una delle più importanti della nostra epoca è un’americana sulla vicenda della quale è stato girato il film “Monster”. Credo che una delle prime donne killer seriali della letteratura sia stata descritta da una mia omonima, tale Thea Dorn (non mia parente perché questo è uno pseudonimo), e il titolo del libro è “Die Hirn Königin” (La regina dei cervelli), dal fatto che questa donna usava conservare i cervelli dei suoi amanti uccisi. Questo libro ha avuto un discreto successo perché uscito in concomitanza con la notizia della killer americana. In generale è vero che sono più gli uomini ad essere dei serial killer e questo perché probabilmente gli uomini si affidano di più all’uso della violenza. Le statistiche lo confermano: le donne subiscono la violenza. Però potremmo anche dire che le donne sono anche molto più furbe e non si fanno beccare!
Perché ha scritto La Psichiatra? Per chi lo ha scritto?
La Psichiatra era un’idea molto dominante che circolava in me. È così che ti accade con alcune idee: ci rifletti, le raccogli e ti accorgi che è una cosa dominante che ti chiede a gran voce di esistere. È come se ti bussasse in testa e ti chiedesse: “allora, mi scrivi?”. Ecco come La Psichiatra ha preso forma. È dedicato a mia moglie e ad un caro amico che mentre scrivevo il libro si è tolto la vita.
Valeria Merlini
settembre 2010
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Io & Tuangon. Io & il Bagno Russo di Milano.
19 09 2010Primo acquisto fatto su Tuangon, ma secondo in ordine di utilizzo (il primo è stato un percorso termale in altro centro, ma quella è tutta un’altra storia).
Andiamo però con ordine.
Cos’è quella roba lì, il Tuangon?

Tuangon, come CityDeal, sono due siti che offrono diverse opportunità di intrattenimento nella propria città a prezzi scontati. Anzi no, scontatissimi. Si va dai centri estetici per massaggi, percorsi termali, semplici depilazioni o manicure; ai ristoranti; ai cinema; a negozi convenzionati, come enoteche, librerie, ecc.ecc.
Detto questo eccoci al Bagno Russo di via Cagnola. Quello che da sempre ci incuriosiva. Quello che ci ha sempre suscitato certi pensieri, della serie: “Chissà cosa avviene lì dentro…”. Invece, ci tengo davvero tantissimo a sfatare questo losco pensiero, magari comune, causa il diffondersi degli orridi centri massaggi dei ciaina.
Il Bagno Russo ha un suo perché. Se esiste da 8 anni e continua ad esistere. Se si affida a Tuangon per farsi pubblicità. E farsi così conoscere. Anche dai più diffidenti.
L’acquisto del buono risale a marzo. La sua scadenza a fine settembre. Andiamo prima che sia troppo tardi. Giovedì scorso, dalle 19,00 alle 21,00 noi c’eravamo. La cosa meravigliosa, eravamo soli, io e LUI. E la mitica proprietaria russa che più russa non si può, Alexandra.
Noi e lei. Lei e noi.
Indossiamo il costume che Alexandra ci ha detto di portare e le nostre infradito. Poi, visto che siamo soli, visto che siamo una coppia, visto che mi sono presentata col classico olimpionico da piscina, Alexandra mi dispensa dal metterlo. E vai!
Ci introduce alle nostre due ore.
Prima di tutto ci porta davanti alla sauna e ce ne illustra le particolarità. Ricordo che ha un’umidità del 45%, ben più ridotta rispetto alla solita cui siamo abituati e con caratteristiche diverse. La differenza fondamentale dalla sauna è che nel bagno russo vi è una produzione di vapore secco: viene fatta scorrere dell’acqua su sassi roventi alla temperatura di 500°C, l’acqua si trasforma in vapore secco che non provoca la disidratazione corporea. La conseguenza principale è che le vie aeree superiori non vengono danneggiate, come spesso succede con la sauna tradizionale, ma anzi, la combinazione di temperatura e umidità di questa favoriscono la liberazione delle vie aeree nella loro complessità, senza alcun danno. Insomma, anche io che non potrei farla, l’ho fatta e il risultato è stato che uscita la prima volta (è la stessa Alexandra a dirci di uscire dopo pochi minuti) avevo una sensazione di pulizia e apertura nasale incredibile (non essendo affatto intasata!).
Ah, devo anche precisare che non solo viene dato un asciugamano su cui sedersi all’interno della sauna (dopo aver lasciato l’accappatoio appeso fuori), ma anche un elegantissimo, originalissimo e chiccosissimo cappello in feltro che evita di increspare i capelli… Ma quante ne sanno qui? Non vi dico come eravamo belli con quegli affari da elfo in testa…
Alla prima uscita Alexandra ci fa accomodare ognuno in una doccia e, senza aprire l’acqua, ci spalma sulla schiena (parte difficile da raggiungere da soli) uno scrub naturale a base di
MIELE
SALE
BICARBONATO DI SODIO
Sul resto del corpo ce lo spalmiamo da soli per poi procedere al risciacquo. Avete idea di che pelle avevamo alla fine di questo peeling tutto naturale???
Rientriamo in sauna con l’obbligo di sudare a volontà e fino a che resistiamo. Cedo per prima, praticamente seguita a ruota da LUI. Niente doccia, ma relax con l’accappatoio sui lettini, copertina sulle gambe e prima tisana:
Sgonfiante, a base di
ANICE
CARVI
FINOCCHIO
CUMINO
È la volta del pezzo forte del Bagno Russo: le frustate! Sì, avete letto proprio bene. Le frustate a cui ci sottopone Alexandra all’interno della sauna.
Anche Alexandra quindi si prepara. Chiede chi sarà il primo a voler essere frustato. Io indico LUI. Bene, gli viene ordinato di sdraiarsi prono sulla panca, mentre io starò seduta… Per non perdermi la scena!
Ed ecco Alexandra che entra con un secchio di acqua tiepida in cui le foglie si ammorbidiscono. All’interno dei rami legati tra loro (composti da quercia e betulla). Ne prende uno per mano e li agita sopra il malcapitato provocando un innalzamento della temperatura non indifferente, avvertito anche da me che sono seduta di fronte. Non oso pensare al poveretto lì sotto. Alzata la temperatura ecco le frustate. Dai piedi sale frustandolo fino alle spalle. Fino a quando puccia i rami in acqua gelata e li spruzza sul corpo della sua vittima, ormai accaldato. Lo fa girare supino e il tutto si ripete.
Poi tocca a me. E quello sventolio dei rametti su di me provoca un caldo indescrivibile, mi sento bruciare. Meno male, dura tutto pochissimo, perché non appena iniziano le frustate – poco più di carezze - io scoppio a ridere. Non ce la faccio. È bellissimo, ma anche stranissimo. Il tutto serve per far penetrare più in profondità l’effetto benefico del vapore.
Finita l’operazione frusta, Alexandra ci fa uscire dalla sauna e ci dice di immergerci in una vasca in cui l’acqua è… Gelata! E dobbiamo anche immergere la testa, per un paio di volte almeno. Fino a quando ci gira la testa come non mai, usciamo, ci asciughiamo, ci rimettiamo l’accappatoio e ritorniamo in zona relax per la seconda tisana:
Purificante, a base di
GRAMIGNA
TARASACO
BARDANA
LIQUIRIZIA
MELISSA
Ma io sono gelata fin nelle ossa. Meno male che dobbiamo ritornare in sauna per frustarci da soli: LUI dietro a me, in piedi, deve frustarmi dal basso verso l’alto, mentre io lo faccio a me stessa sul davanti; poi ci giriamo e mentre LUI compie l’operazione su sé stesso, io lo faccio a LUI. Secondo voi sono state carezze le mie? Nooooo! Del resto Alexandra ce lo ha detto: “le coppie che vengono qui da noi non litigano più a casa perché qui si frustano!”. Saggia donna!
Da fare perché un’occasione così non vi ricapita più.
Dopo le nostre frustate di nuovo immersione in acqua gelata, ma questa volta doccia calda. Con varianti per LUI e per me.
Mentre LUI si accomoda in sala relax per la terza tisana, io in doccia mi spalmo sui capelli un impacco detergente, nutriente, rinforzante, a base di
EQUISETO
ORTICA
BETULLA
NASTURZIO
MENTA
TIGLIO
SALVIA
CAMOMILLA
ORIGANO
PANE DI SEGALE
TUORLO D’UOVO
Anche io, a questo punto, con cuffia in testa per il riposo dell’impacco, mi accomodo per l’ultima tisana:
Anti-stress, a base di
KARCADE
PAPAVERO
TIMO
ARANCIA
VERBENA
PRIMULA
Terminata la tisana, LUI viene accompagnato per il massaggio cervicale della durata di 15 minuti, mentre Alexandra mi sistema ai piedi delle calzine bagnate con un impacco defaticante, nonché sgonfiante, composto da un infuso di
MENTA
ROSMARINO
CAMOMILLA
FIORI DI ROSA
IPERICO
SALVIA
Dopo un po’ l’effetto di tepore sui piedini scompare per lasciar posto alla frescura data dalla menta.
Contemporaneamente alle mani mi viene spalmato un impacco nutriente a base di
MENTA
EQUISETO
BETULLA
TIGLIO
RICOTTA
ALOE
PATATE BOLLITE
FARINA DI RISO
Su questo impacco Alexandra mi infila un paio di guanti di plastica, mi fa incrociare le mani sul petto e mi copre bene con la copertina. Così che io non mi possa difendere quando arriva il momento del viso. Non mi spalma nulla, ma mi applica una maschera modello Hannibal Lecter, impregnata di
MELA, PERA E CAROTA FRULLATI
MENTA
FIORI DI ROSA
PREZZEMOLO
FIORI DI TIGLIO
ORTICA
CAMOMILLA
FINOCCHIO SELVATICO
FARFARA
FIORI DI VIOLETTE
IPERICO
DENTE DEL LEONE
FARINA DI RISO
PANNA
E il risultato finale deve essere modello “lavori di restauro in corso, stare alla larga!”. Avete presente, no?
Finiti i 15 minuti di massaggio a LUI tocca a me, dopo un passaggio in doccia per tirare via tutto da capelli (e qui ci metto un sacco vista la folta capigliatura e il pettine che deve sbrogliare nodi ed eliminare pappetta), mani e piedi.
Il massaggio è la fine. Nel senso che poi sei rigenerata, ma anche distrutta.
Prima di uscire, ci dissetiamo con una centrifuga di mela, pera e carota, bella fresca e finiamo l’opera con un impacco tonificante al viso con un cubetto di ghiaccio composto da:
FIORDALISO
EQUISETO
BETULLA
ORTICA
PREZZEMOLO
SALVIA
Lasciamo il Bagno Russo con l’ultimo regalo: Alexandra ci farà sapere chi siamo in base al nostro giorno e al mese di nascita (risulto Acero – клен. Slogan: Componi la tua oppinione! Sei una persona indipendente, critica, amante delle libertà, sociale, sempre pronta ad aiutare, cerchi sempre la novità, vuoi sapere e saper fare tutto, non formale, con difficoltà coltiva le amicizie e relazioni, non accetta le condizioni, inquieta, impaziente, intollerabile. IL MIO RITRATTO!!!).
Sebbene siano le 21 passate, il nostro ultimo pensiero è la cena. Il primo è invece: “quando torneremo?”.
Meraviglioso, unico nel suo genere, divertente, ma con tutti gli effetti finali desiderati. Da ripetere. E non credo che il fatto di conoscere tutti il percorso lo farà apparire meno interessante o coinvolgente.
Grazie Alexandra.
E grazie a Tuangon.
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Letto IN ANTEPRIMA per voi: “Uomo giusto cercasi” di Lucia Tilde Ingrosso… La mia amichetta, ormai una certezza!
18 09 2010
Lucia Tilde Ingrosso è davvero una donna dalle mille sorprese. E sfaccettature. La conosciamo per il suo commissario Sebastiano Rizzo, la conosciamo per la sua attività di giornalista, la conosciamo per la sua r. Quella stessa r che la nuova eroina di Lucia in Uomo giusto cercasi sfodera nei momenti meno indicati. Vale a dire quelli in cui è agitata, racconta delle bugie, quindi il suo segno distintivo.
Lara Rebecca Ramones nasce esoticamente italiana, da padre spagnolo e da madre finlandese. Nel romanzo ne seguiamo il suo doppio percorso: da un lato la sua storia, quelle in cui dalla nascita girovaga da un luogo all’altro trascinata dal lavoro del padre. Dai tormenti adolescenziali nella Parigi anni Ottanta, in cui “il bello di quel periodo fu che passò“, all’incontro con il primo amore, quello che fa battere il cuore. Fino a quando, attraverso gli amori, le fasi della vita, le amicizie, la sua filosofia di vita, “Sono ottimista, di mio, ma sempre con un pizzico di pessimismo. Così, giusto per non farmi sorprendere dalle avversità“, eccola sbarcare alla sua fermata: “(…), perché mai una finnico-ispanica, parigina d’adozione e residente a Barcellona avrebbe dovuto voler andare a Londra?“. Seguiamola e scopriamolo!
Dall’altro lato il romanzo è intervallato dall’oggi, il presente in cui scovare il tormento attuale di Lara, la sua motivazione, ma soprattutto l’assassino in questione. Già perché con Lucia un assassino è sempre nei dintorni, anche quando si tratta di colui che ci ha colpite al cuore. L’uomo giusto, insomma!
L’origine del titolo? Semplice, perché la Lara adolescente aveva voglia di innamorarsi. “l’avrei fatto, anche se non da lì a poco. Naturalmente dell’uomo sbagliato“.
In questo nuovo romanzo, che lo fa rientrare in un filone molto simile a quello della chick-lit, il tono è quello scanzonato, di chi sa prendersi in giro, ma sa anche fare i conti con se stessa. Lucia ha suscitato grande attesa con questo suo Uomo giusto cercasi… E ne è valsa sicuramente la pena!
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Deutsche Schule Mailand. Quando arriva un bebè… Ad altri, però!
17 09 2010Ieri racconto alla nana che la mamma del D., suo fidanzatino, aspetta il terzo figlio (UNA PAZZA! Ho visto la fine che fanno quelle con 3 figli…). Quindi l’approccio così: “Ah, lo sai che il D. avrà una sorellina o un fratellino, ancora non si sa?“
E lei, sorridendo:”Davvero? Dai, lo facciamo anche noi??? Ti prego, ti prego, ti prego!!!” (non so proprio da chi abbia imparato questa cosa del Ti prego, ti prego, ti prego!!!, ma ormai è un tormentone!)
Io le rispondo: “Eh, devi dirlo al papà” (della serie, io me ne lavo le mani, non è un mio problema, non voglio che lo sia)
Allora, la nana mi spiazza: “Ma il papà non farà più l’amore con te?“
…
Ehm, ecco, adesso vediamo…
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Benvenuta alla Francy!!!
14 09 2010Commenti : Lascia un commento »
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Deutsche Schule Mailand. Il gioco delle coppie…
14 09 2010
L’anno scolastico dalle nostre parti è già ripreso dalla scorsa settimana. Baci, abbracci, sorrisi timidi. Già perchè quest’anno siamo diventate grandi. Siamo nella seconda materna. Ovviamente non starò a dire dove e chi le maestre.
Ma i fabulous 4 sono ancora insieme: la nana, A.D. (il suo amore, di seguito indicato come “il D.“), V.G. (l’amica del cuore, di seguito indicata semplicemente come V.), A.R. (il principe, l’acerrimo nemico, ma lo scopro solo oggi, di seguito indicato come…il principino).
Ma andiamo con ordine. Il gioco sta nell’accoppiamento perfetto: nana e il D., V. e il principino. Fin qui tutto bene.
I problemi, le prime avvisaglie, avrei dovuto avvertirle mannaggia a me, la scorsa settimana: prima festa di compleanno e la mamma del D. mi dice: “Ti ha raccontato (la nana) che ieri lei e il D. (suo figlio) si sono litigati?” – giuro, ha detto proprio così! -
Io le rispondo che non sapevo nulla. Interrogo il D., vicino a me in quel momento e gli chiedo: “Allora, avete litigato ieri, tu e lei?“
Lui ci pensa e mi dice, guardando lei: “Nooo, mi sembra di no“.
La nana, invece: “Ma sì, non ti ricordi?“.
E finisce lì. Io sono troppo inviperita, ho altri pensieri, perchè a questa festicciola manca l’alcol: nè vino, nè prosecco, nè una birretta. Una tragedia! Devo passare oltre.
…
Arriviamo a stamattina.
Lei si sveglia e prima cosa che mi dice è: “Io non ci vado a scuola!“.
Ma come? Io, con la tipica calma che mi contraddistingue, la tipica dolcezza materna, le chiedo: “Ma non sei contenta di vedere i tuoi amici?“.
Nana: “Sì, ma non tutti!“.
Ah perbacco, qui la cosa si fa interessante. Io: “Ah, ma chi allora?“
Lei: “La V. sì, il D. sì“.
Io: “E poi basta?” – tesorino di mamma che se non ti alzi all’istante dobbiamo al solito fare le corse e io non solo devo urlare dietro a te, ma anche dietro a LUI che ti deve lavare e vestire… Diamine! -
Lei: “Basta! Quello là non lo voglio vedere“
Io incalzo: “Ma chi?” – stare calma -
Nana: “Quello che rompe non lo voglio vedere!“
Io, che inizio a questo punto a divertirmi: “Ma chi quello che rompe? Il suo nome inizia forse con la A?“
Lei, quaglia fino in fondo: “Sì, la “A” di…” (e dice nome e congome)
Uno spasso.
Poi, mollata in sezione, solito capannello d mamme fancazziste fuori dalla scuola. Tra noi quest’anno la mamma del principino. E qui la vera verità. Le racconto il simpatico scambio di battute riguardanti suo figlio avvenuto la mattina e lei, tranquilla e serafica come solo una vera lady sa essere: “Ma certo, se le danno sempre di santa ragione quei due!“
Ma come?
Poi, però, la leggenda narra che il principino dica a sua mamma: “Però mi manca…” (riferito alla iena della nana)
Solo che l’arcano viene finalmente svelato. Il giorno in cui la nana e il D. hanno litigato è stato quando l’amichetta V. è stata attaccata alle braghette dell D.! Sì, il D., non il suo amore, il principino. E nana e il D. infatti quel giorno hanno litigato. Così come hanno litigato la nana e il principino. Tanto che la sera a cena il principino fa: “Mamma, ma perchè le ragazze cambiano idea?“
4 anni.
Ed è solo l’inizio.
…
Ma io mi domando: perchè la nana ha litigato con il suo D. e non con l’amichetta rubafidanzati V.? Mah…
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Letto per voi: “Effetti collaterali dell’amore quando finisce” di Rivka Galchen… Che peso!
13 09 2010
Gli amori, si sa, iniziano e finiscono, c’è poco da meravigliarsi. Tuttavia elaborarne la fine è un po’ traumatico per tutti, anche per lo psichiatra protagonista di Effetti collaterali dell’amore quando finisce di Rivka Galchen, una storia d’amore emozionante e allo stesso tempo una commedia dark, un thriller psicologico e l’inquietante ritratto di una mente malata.
La trama, intricata e destinata a un crescendo impegnativo, quanto pieno di suspense, narra la storia di uno psichiatra di mezza età, Leo Liebestein, che un giorno si accorge che la giovane moglie argentina è stata sostituita da una sosia (definita da Leo lungo tutto il libro come il simulacro, il doppelgänger, l’impostora, la simil Rema e via delirando), che le assomiglia in tutto e per tutto (salvo per alcuni piccoli ma decisivi particolari), ma non è lei. “Una donna entrò nel mio appartamento che sembrava esattamente come mia moglie, tutto uguale, ma non è Rema“.
Ma non è che l’inizio. Dapprima con ironia, poi sempre più ossessivamente, Leo si immerge in un stato di trance spazio temporale, in cui vaga nell’ossessiva ricerca della Rema autentica, con esiti paranoici. Leo s’imbarca infatti in un viaggio donchisciottesco, dalle strade di New York fino al sud della Patagonia, a dimostrare e reclamare la sua verità. Ricercherà la moglie autentica (scomparsa? Rapita? Defunta?) sotto le mentite spoglie di un metereologo, per giungere in Argentina, così come indicato da uno studio sulla “metodologia per il calcolo di temperatura, pressione, velocità verticali, a partire da rilevazioni con radar Doppler” che altro non sarebbe che la meteorologia applicata alla ricerca della verità sulla moglie scomparsa.
La Galchen ha dichiarato che è solo perché non riusciamo ad accettare i cambiamenti che avvengono all’interno dei rapporti di coppia, che si comincia a parlarne come se fossero dei tradimenti e quindi a viverli come una sconfitta.
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Letto in anteprima per voi: “Perdersi” di Lisa Genova… Quando la malattia non lascia scampo!
10 09 2010
“Persino allora, più di un anno prima, nella sua testa non lontano dalle orecchie, dei neuroni venivano strangolati a morte, troppo in silenzio perché lei li sentisse“. Così inizia il romanzo straziante, doloroso di Lisa Genova. Un lungo percorso in cui la protagonista si perderà. E Perdersi è il suo racconto. Meglio, la sua agonia.
Donna realizzata, docente di psicologia alla Harvard University, madre di tre figli, moglie. Un quadro perfetto. Con qualche crepa. Una legata ad un rapporto incrinato con la figlia Lydia, l’unica a non aver seguito le impronte dei genitori. L’altra legata ad un marito con il quale l’intimità rilasciata dalle passeggiate mattutine per raggiungere la facoltà di Harvard si è sostituita con “le esigenze quotidiane dei rispettivi impegni e delle ambizioni“. Fino a quella data. “Diciannove gennaio. Non era mai successo niente di buono quel giorno“. Quella stessa data che Alice lega inevitabilmente alla morte della mamma e della sorella. E che ora vede lei stessa nel mirino: “(…) Alice, ne emerge che il suo quadro si adatta a un probabile morbo di Alzheimer“.
Verrà spontaneo domandarsi come ha fatto l’autrice a spingersi tanto in profondità in questa malattia. E sarà proprio per questo un lavoro ancor più apprezzato il suo. Perché oltre alla ricerca, l’aggrapparsi a validi medici in grado di trasmettere la conoscenza, l’abilità di Lisa Genova è far entrare in armonia protagonista e lettore. In una sintonia da cui uno dei due non potrà più tornare indietro. E non sarà la protagonista.
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