Topi è un libro che va assolutamente letto. Perché si distingue. E perché soffriremo con Shelley, la sua protagonista.
Shelley e sua madre lasciano, meglio devono lasciare, la città. Per un trasferimento in una nuova vita, in un nuovo contesto che le trasformerà. Perché al loro arrivo, Shelley e sua madre, sono topi. “Eravamo topi, dopotutto. Non cercavamo una casa. Cercavamo un posto in cui nasconderci“. Inizia così il romanzo d’esordio di Gordon Reece in cui i protagonisti sono topi. Quei topi che non sono mai scortesi. Quei topi terrorizzati dagli scontri. Quei topi per cui Londra non è un buon posto. Quei topi che non possono opporsi ad un gatto. Fino ad un certo punto, però.
Shelley e sua madre lasciano la città, Londra, per una campagna umile. Lasciano il domicilio coniugale in cui la madre è stata abbandonata dal marito traditore e quella stessa città che l’ha vista umiliata nel suo lavoro di avvocato. Ma lasciano, soprattutto, le ragazze interessate, quelle “care” compagne di scuola che hanno reso Shelley vittima del loro bullismo crudele arrivando a sfregiarle il volto.
Shelley e sua madre sono due creature inclini alla rassegnazione e a incassare ogni torto. Sono topi. Ma chi resta sempre con la testa abbassata prima o poi può ritrovarsi ad alzarla e da topi si può diventare gatti, da prede ci si trasforma in cacciatori. Nulla è come sembra, tutto può succedere e cambiare.
Topi è un thriller psicologico che esplora a fondo la mente umana, ma che a differenza di altri romanzi dello stesso genere non si affida ad episodi di violenza gratuita per stupire il lettore.