Miss Comedy, cicogna rosa in casa Mondadori

18 04 2012

Credits: Mondadori

Immaginate l’indecisione, l’eterno dilemma: “Che libro mi porto via per queste vacanze pasquali?”. Già, capita sempre, soprattutto quando devo prendere un aereo anziché la macchina e il peso dei bagagli incombe. La decisione si fa seria e pesante: non posso portare tutto quello che vorrei per sentirmi sicura e coccolata dalle parole che i libri sanno racchiudere e regalare.

Quindi bisogna avere le idee chiare su quello che si vuole. Svago. Diversivo. Sorrisi. Sospiri. Immedesimazione (guai se mancasse). Leggerezza (non guasta mai per staccare davvero). Sogni. Amore. Un cocktail perfetto per sdraiarsi al primo sole che finalmente mi scalderà.

E così è stato. La scelta è caduta sulla nuova collana pubblicata da Mondadori. Si chiama Miss Comedy e propone 15 titoli femminili (del tipo “Sex and the city“, “Ma come fa a far tutto?“) in una veste rinnovata super fashion.

Credits: Mondadori

I titoli che mi sono arrivati.

La coguara urbana di Laura Lorenza Sciolla

Chissà se il cloro, oltre i microbi, elimina anche le inibizioni… mistero. Fatto sta che Silvana, single cinquantenne, finita al corso di sub per accompagnare la nipote, si ritrova a fantasticare su Giuseppe, un ragazzo fulvo e villoso che ha la metà dei suoi anni. Da professoressa di lettere qual è, si sente già come la protagonista di una storia d’amore e passione a metà fra la tragedia epica e il film splatter. Dopo anni di istinti repressi, si sente più libera che mai: ha voglia di immergersi in mari burrascosi e di rischiare – anche di innamorarsi! Ma l’amore segue correnti imprevedibili: Silvana si avventura nella selva di internet e delle chat, dove s’incontrano animali d’ogni specie…

Non sparare, baciami di Sharon Krum

Jane Spring vive a New York e lavora come viceprocuratore distrettuale collezionando successi. Lo stesso non si può dire della sua vita sentimentale: pur trovandola molto attraente gli uomini scappano dopo il primo appuntamento. Cresciuta secondo le rigide regole militari del padre e vedovo, non ha mai avuto un modello femminile. Un giorno, di colpo giunge l’illuminazione: vede una serie di film con Doris day. E capisce ciò che gli uomini desiderano davvero: una donna con sani principi morali, ma soprattutto femminile, sottomessa, zuccherosa… tutto quello che lei non è! Jane si trasforma in una copia perfetta dell’attrice e il successo è garantito…

Il tato di Holly Peterson

Jamie sembra avere tutto quello che si può desiderare: un marito attraente e facoltoso, tre figli adorabili, un ottimo incarico presso una rete televisiva, un bell’appartamento a New York. A volte, però, l’apparenza inganna: il marito è un avvocato di grido arrogante e superficiale e a soffrirne è il figlio Dylan. Così Jamie decide di assumere qualcuno che si occupi di lui, ma l’ingresso in casa del “tato” Peter Bailey ha un effetto dirompente sul ménage domestico, soprattutto su Jamie. Perché Peter è giovane, bello, molto simpatico e anche affidabile…

Credo di amarti di Allison Pearson (autrice, tra l’altro del notissimo Ma come fa a far tutto?)

Petra ha tredici anni, vive nel Galles e adora David Cassidy, popolarissimo attore e cantante americano. Quando partecipa a un quiz che mette in palio un viaggio per incontrare l’uomo dei suoi sogni, grande è la delusione per non essere stata selezionata. Ma a volte l’appuntamento con il destino è solo rimandato. Venticinque anni dopo Petra scopre che la madre le aveva tenuto nascosta una lettera che le annunciava la vincita. Nonostante sia passato tanto tempo, decide di reclamare il suo premio: pur avendo conosciuto delusioni e dolori, è convinta che la vita abbia ancora qualcosa in serbo per lei. Ed è proprio così.

Ricordami ancora…perché ho bisogno di un uomo? di Claudia Carroll

Amelia Lockwood, trentasettenne irlandese di Dublino, fa la produttrice in una popolare soap-opera televisiva e conduce la classica vita indipendente di una single. Desidererebbe molto sposarsi e avere una famiglia sua, ma fino ad ora i suoi rapporti con gli uomini sono stati fallimentari. Decide così di iscriversi, un po’ per gioco, un po’ confidando in un risultato positivo, a un corso che promette alle donne sopra i trentacinque di trovare marito in un anno. Il principio fondamentale del corso è ricontattare tutti i precedenti fidanzati per capire quali errori sono stati commessi. E così Amelia si ritrova a malincuore a incontrare tutti gli amori della sua vita dai sedici anni in poi, con dei risultati esilaranti e sorprendenti…

Mondadori non è la sola ad aver fatto le cose in grande: qual è il Miss Comedy style? Vogue look! Ad accompagnare le letture un magnifico paio di occhiali della linea Vogue. Non male, non male…





Incontro con Jo Squillo…

29 03 2012
Sabrina Salerno e Jo Squillo, Sanremo 1991

Sabrina Salerno e Jo Squillo, Sanremo 1991

Metti che un giorno devi andare dal parrucchiere (notare il devi e non il vuoi, prego) per rifare il trattamento alla cheratina. Metti che appena arrivata ti fanno accomodare in una postazione di fronte alla quale siede una bella ragazza: mora, nasino all’insù, labbra ben definite non si sa se dal rossetto scuro a dal tattoo, capelli in rifacimento, mani in rifacimento. Accento romano, dimenticavo questo dettaglio che avrebbe potuto o dovuto aiutarmi. Invece nisba. Zero. So che è qualcuna, ma chi? Intercetto spudoratamente le chiacchiere che si scambia con l’estetista che le sta ripassando lo smalto, ma niente. Aspetto e ripenso. Il vuoto. Sono sicura che l’ho già vista, diamine, questo è o non è il parrucchiere dove tutte le belle vanno a farsi belle? Quindi…

Whatsappo alle amiche, chiedo aiuto, ma ovvio che non possono fare nulla. Occorre un’istantanea. Certo, non mi vedrà nessuno, il salone è deserto, sono solo le 16,30 di un giovedì pomeriggio. Ecco, è per forza una Vip, chi vuoi che venga a quest’ora? (io non sono una Vip, okkei, per poter essere qui oggi ho fatto i salti mortali). Sono invece sicura che lei ha tutto il tempo che vuole, perché lei è una Vip vera. Insomma, mission fotografica fallita, nome sconosciuto e troppo tempo trascorso senza che poi mi ricordassi di chiedere chi fosse la fanciulla in questione.

Meno male che dalla postazione seguente in cui vengo sistemata per le successive 3 ore (!!!) la vita mi si semplifica. Prima sento un cinguettio, insistente, poi diventa una specie di ronzio, non fastidioso, ma inquietante. Non smette un secondo di parlare: al cellulare, con le due ragazze che le stanno evidentemente rifacendo il capello (solo in seguito si svelerà il mistero delle quattro mani necessarie ad assolvere al compito del colpo di sole sulla folta criniera), e chiedendo ad alta voce: “Ma la canzone Sandy in Grease è cantata solo da Olivia Newton John, vero, vero?”.

Il mio ragazzo-cheratina interviene (mica ne pretenderete il nome, eh?) spuntando da dietro le specchio che ci divide e le dice: “C’è bisogno di me?”.

La voce misteriosa risponde: “Ooooooh, ecco chi mi ci voleva!”.

Certo che no, Sandy è cantata solo da John Travolta!”, le risponde quindi lui.

E la voce a me ancora sconosciuta lancia un acuto: “Cosa? Come?”. Evidentemente si attacca al cellulare e sbraita a qualcuno che ha fatto proprio male a non controllare di persona, perché Sandy non è interpretata dalla sola Olivia Newton John, nossignori, quindi devono sceglierne un’altra. Per fare chissà cosa…

Mentre la voce è a sistemare la faccenda io con il labiale chiedo al mio fido chi ci sia dall’altra parte e gli leggo sulla bocca Jo Squillo. All’istante la mia mente vaga al 1991 quando a Sanremo cantava in coppia con Sabrina Salerno “Siamo donne”, lei in tuta di lycra nera con giacchino di pelle nera e ciondolone con simbolo della pace, l’altra in completino bianco… Tempi d’oro, in cui portare i capelli al massimo del volume era un retaggio degli anni ’80 appena trascorsi. Non come oggi.

Finalmente la vedo, si alza e il suo capello è appena ondulato, con colpi di sole pronti ad essere ravvivati. La tutina nera non la indossa più, ha però sempre un black look: maglioncino, pantalone stretto e anfibio molto elegante. E ha anche una buona parola per tutti, un sorriso e un “Ciao mi ricordo di te, Piazza di Spagna, vero?” anche alla modella bionda che è pronta per andare via e che la guarda timidamente. Insomma, questa Jo Squillo, volto ormai celebre di TV Moda non se la tira affatto. Plauso!





BON WEI Chinese Restaurant, il cinese chic a Milano

22 03 2012

Lasciate ogni pensiero banale o voi che entrate in questo ristorante cinese. Chiudete gli occhi, poi riapriteli. Sbattete pure le palpebre e rifatevi gli occhi. Sì, siete a Milano, anche se il look interno ve ne farà scordare. Azzardare un new York, me ne rendo conto, è troppo, quindi decidete voi il luogo. Io devo sedermi perché ho una fame pazzesca.

Io e la mia combriccola di amiche del mercoledì sera (Mittwochabendfreundinnen) abbiamo scelto come meta il Bon Wei, un cinese di cui ho spesso sentito parlare, in cui volevo andare da un sacco (anche perché dietro casa), ma che ogni volta cadeva nel dimenticatoio delle possibili opzioni. Non questa volta.

Appena entrata noto subito che giocano a suo favore le luci: basta, basta e basta con i locali bui. L’atmosfera si può anche creare con delle luci sapientemente posizionate e direzionate. Cosa che al Bon Wei sono riusciti a fare. Il nostro tavolo, quello rotondo da occasioni speciali, ha un fascio luminoso che lo sovrasta senza accecare. Mi piace.

E poi toni scuri e rossi accessi. Un buddha qui, divanetti laterali, pietra a vista su alcune pareti là (quelle che ti fanno venire in mente che sarebbe bello avere a casa), intarsi, mobili veri cinesi e, naturalmente, personale cinese. Graziose ragazze dall’accento marcato, gentili e disponibili (anche quando con un secco e quasi urlato NO vietate loro di sottrarvi il piatto perché manca l’ultimo boccone, quello che pareva volutamente abbandonato). Servizio veloce. Mancanza totale della puzza di certi ristoranti cinesi. Unica vera pecca: le bacchette in ferro, sono scivolose e scomode. Saranno stilose, ma non adatte al loro reale scopo.

Credits: Bon Wei Chinese Restaurant

Sulla qualità. Ottima. Inutile girarci sopra. Vogliamo poi parlare delle decorazioni che accompagnano i piatti? No, ammiriamole!

Io ho mangiato:

- involtini vietnamiti (non compare nella lista il classico involtino primavera, ma questo lo supera in particolarità – data dalla foglia di menta – eccellenza e leggerezza – fritto impalpabile, come riporta il sito e come posso confermare -)

Involtini vietnamiti - Photo by ViolaBlanca

- ravioli di gamberi, eccellenti (anche se ho dovuto mangiare l’ultimo con le mani perché troppo scivoloso per quelle bacchette… Ci penso solo ora, non potevo chiederne di classiche?)

- spaghetti di soia piccanti alla carne, dove il piccante, come dire, è deciso

- gamberoni piccanti kong pao, leggermente piccanti con verdurine saltate alla wok.

Io mi sono fermata, ma ho potuto assaggiare il dolce:

- polpettine di cocco e riso, buone, anche se l’effetto gomma da masticare è innegabile

- budino alla zucca con panna, una vera prelibatezza.

Gamberoni saltati con verdure - Photo by ViolaBlanca

Calamari agropiccanti - Photo by ViolaBlanca

In più.

Se venite in macchina non dannatevi a cercare parcheggio: il ristorante Bon Wei è convenzionato con il garage di via Castelvetro 24, in parole povere quello dell’ospedale Buzzi, tanto per intenderci.

ATTENZIONE: non so se al parcheggiatore o al ristorante, ma allo scadere della terza ora si paga il tempo di permanenza eccedente. Naturalmente, come in ogni buona tradizione italiana che si rispetti, quella dei furbi e dei ladroni, non viene rilasciato alcuno scontrino. Anzi, provate a chiederlo. Il “simpatico” posteggiatore si farà beffa di voi dandovi un qualunque altro scontrino, magari quello della latteria dietro l’angolo. Ma si può?

Ci ritornerei? Ci devo ritornare!

BON WEI CHINESE RESTAURANT

Via Castelvetro, 16/18 – 20154 Milano

Tel. 02 341308

Chiuso il lunedì a pranzo






Piastra addio. Da oggi sulla mia testa solo il meglio: cheratina lifting.

6 11 2011

Primo: nulla a che vedere con la bufala (e CANCEROGENA) roba brasiliana che gira dai parrucchieri e che, coupon e ladroni, sono disposti a regalarti e ad offrirti come il meglio.

Secondo: fatta solo ed esclusivamente dal parrucchiere Extrò, il meglio se ti vuoi bene e vuoi bene alla tua testa.

Credits: Extrò

Vado ad illuminare. All’inizio di settembre, al rientro dalle vacanze, mi obbligo a trascinarmi dal parrucchiere, vista la situazione disastrosa che mi porto in giro: bionda, capelli bruciati, praticamente con i dreadlocks (ettecredo, tra l’isla e la barca…). Mi rendono quindi di nuovo presentabile e, in quest’occasione, chiedo informazioni sulla cheratina. Che chiesta così ti rispondono genericamente con il trattamento che prevede una maschera e basta. Non convinta chiedo: “Ma quel trattamento che ti stira per sempre i capelli è questo?“.

Aaaaaaaaah, il lifting vuoi dire?“, risponde il mio fidato Roberto. Lifting? Oddio, prima o poi dovevo iniziare…

Tralascio il costo esorbitante checchisenefrega, avere un capello da 8 milioni di $ non capita mica tutti i giorni (a chi non ci è abituata, dico io). Vado al trattamento.

Fissiamo giorno e ora, ci vogliono nel caso della mia lunghezza almeno un paio d’ore, quindi riviste gossip alla mano, mi affido alla maestria di Graziano, colui che se ne occupa.

Il Come: ciocca per ciocca applica questo intruglio in cui il principio attivo è la cheratina, ma, udite udite, c’è anche del peperoncino (quello che a qualcuna, come a me, può dar fastidio agli occhi – no, non è ammoniaca, l’odore è anni luce diverso -). Dopo aver applicato il prodotto su tutta la testa si passa all’asciugatura con il phon a freddo (che immagino non sia il massimo d’inverno). Già con questa prima asciugatura si nota qualcosa di diverso. Poi, ultima operazione, ciocca per ciocca, ma molto piccola, ecco il passaggio alla piastra. Alla fine ne esci felice, nuova e bellissima.

Si nota subito che il capello, soprattutto in punta, è pieno. E la stiratura non ha lo stesso risultato di quando fai la messa in piega normale e chiedi l’asciugatura con la piastra, zero, un’altra roba. Da paura.

Ma ora viene il bello (no, non solo il passaggio alla cassa): parlo dei 3 giorni a seguire in cui NON devo per nessuna ragione al mondo, nemmeno per un passaggio di cavallette o per emergenza culinaria, raccogliere i capelli, mettere anche solo un becco d’oca o una mollettina che dir si voglia, niente di niente. E’ concessa una legatura “morbida” per la doccia (ma che, siete pazzi? Io il primo giorno non mi sono nemmeno lavata, non si sa mai!). Arrivi al terzo giorno esausta da tanta fatica, ma felice.

Lavo finalmente i capelli (con shampoo fornito dal parrucchiere, uno che non contiene sale) con il fiato sospeso. E al momento dell’asciugatura compio un gesto che da anni non facevo: usare il phon. Sì, lo devi usare altrimenti il capello prende una piega sbagliata. Francesco e Graziano mi hanno dato le istruzioni operative: Se voglio essere liscia, phon e spazzola, senza fare chissà che, solo pettinarli mentre li asciugo. Se li voglio mossi, phon e dita tra i capelli.

Beh, nel corso delle settimane, ormai abbiamo superato il primo mese ho provato di tutto. E ogni volta mi commuovo. Perchè mai tanti soldi furono spesi meglio. Perchè il mio capello ha perso il crespo. Perchè non è mai stato tanto lucido e morbido. Insomma. perfetto!





Save the Date! Io, Stefania Nascimbeni e Micol Arianna Beltramini. Siamo tra gli eventi del Fuori Salone!!! Sabato 16 aprile, Milano

14 04 2011

Vi ricordiamo l’evento di sabato 16 aprile, dalle 18.00 alle 20.00,
presso lo Spazio Eventi di Carré Milano
Viale Papiniano, 38 (MM Sant’Agostino)

in occasione del Fuori Salone
LIVING SINGLE… in the City

Stefania Nascimbeni presenta
101 Motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi” – Newton Compton Editori,
con la partecipazione straordinaria dell’autrice Micol Arianna Beltramini (101 Cose da fare a Milano almeno una volta nella vita, Newton Compton, e Vieniminelcuore, Mondadori) e la blogger Violablanca che ci insegnerà come preparare il tajin… in meno di 15 minuti…
Seguirà qualche assaggio di cucina marocchina!

(un ringraziamento speciale alla linea di abbigliamento”Anna Rita N” per i bellissimi abiti che Stefania, Micol e Violablanca indosseranno sabato!)





Io, Stefania Nascimbeni e Micol Arianna Beltramini. Siamo tra gli eventi del Fuori Salone!!! Sabato 16 aprile, Milano

8 04 2011

“LIVING SINGLE… in the City”

SABATO 16 APRILE, DALLE 18.00 ALLE 20.00, CARRE’ MILANO, VIALE PAPINIANO 38, (MM SANT.AGOSTINO)

Il titolo dell’evento è LIVING SINGLE… in the City. Dove la City, qui, sarebbe Milano.

Ma il “luogo”, nel nostro specifico, va ben oltre la collocazione geografica. Non a caso stiamo parlando di una location, il prestigioso negozio di arredamento Carré Milano, che si può definire cosmopolita in ogni sua sfaccettatura, dal raffinato gusto internazionale all’attenzione dei singoli particolari provenienti da tutto il mondo che lo rendono unico e contemporaneo.

Ed è proprio entrando in questo mood universale e anticonformista che nasce l’idea di proporre al pubblico del prossimo Fuori Salone una serata social-letteraria fra giovani autrici, giornaliste, blogger, insomma trend setter, e in particolare l’occasione per presentare per la prima volta al pubblico il tanto discusso “101 Motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi” (che da qui in poi chiameremo Mr S!) di Stefania Nascimbeni per Newton Compton Editori; discusso perché dal tema infuocato che è, e che si evince già dal titolo, non è potuto che venirne fuori un totem anti Mr S per le single più accanite, o disperate, e probabilmente il Caso dell’anno. Tutti ne parlano, tutti lo vogliono… se non altro sfogliare, e qualcuno l’ha anche letto!

Ma sono in pochi quelli che ammettono la realtà dei fatti, lì nel titolo (poche donne più che altro): le donne (appunto) si torturano, feriscono, arrovellano, devastano sempre per gli amori più sbagliati.

Ecco quanto.

E chi meglio di Micol Arianna Beltramini di “101 Cose da fare a Milano almeno una volta nella vita“, Newton Compton Ed., e “Vienimi nel cuore“, il suo nuovo romanzo di Mondadori Ed., potrebbe aprire la serata e stuzzicarla con il suo vivacissimo punto di vista sulle relazioni dei trentenni contemporanei, figli degli anni ’80, in continua regressione general-senti-mentale?

Saranno proprio le due autrici che ne dibatteranno, di questo e altro. E, perché no, anche con il pubblico in sala, dando vita a un incontro (o scontro?) di nuova generazione!

Naturalmente si partirà dal tema dei famigerati Mr S (e sì, proprio loro) raccontati nel libro della Nascimbeni.

E dato che uno dei capitoli è intitolato “Mr S cucina da dio” e fa riferimento a quello che ti conquista prendendoti per la gola, in chiusura di programma ci sarà una dimostrazione di cucina live nella sezione dedicata di Carré.

Sezione che metterà gentilmente a disposizione di una nostra famosa blogger di viaggi e society & cooking, Violablanca, al secolo Valeria Merlini, non solo lo spazio “cucina” ma anche tutta l’utensileria di Mastrad e Magimix necessaria alla preparazione di piatti (per single?) (per tutti!): Violablanca (che scrive anche per bol.it, panorama.it, mondorosashokking.com) ci racconterà “Come si prepara la tajine in meno di quindici minuti”.

Naturalmente le sue prelibatezze marocchine diventeranno il pezzo forte del catering offerto agli ospiti!

Vi aspettiamo,

Qui tutto quello che ci riguarda:

Guida del FuoriSalone

IloveGaia

 

 

 





Facebook Stranamore o CSI Facebook?

7 04 2011

Oggi non posso esimermi dal parlare di Facebook: amato, odiato, temuto, respinto, osannato, disprezzato, ma mondialmente conosciuto. Poche ciance!

Oggi leggerete di due storie d’amore e di tradimenti, senza il duello per soddisfazione (ci mancherebbe pure!), principesse da salvare (no, quelle ci sono), mostri e draghi da battere (anche di questi ne abbiamo), e la trama si dipanerà sotto i vostri occhi. Come per un sogno. Sì, ma sogno d’amore. Come quando la principessa di turno viene svegliata dal bacio del suo principe, e portata via dal palazzo di Barbablù (o se preferite, salvata dalla torre in cui si è rinchiusa di sua spontanea per evitare di essere baciata per sbaglio da Shrek).

La prima storia.

Una mia amica (che chiameremo Anastasia), conviveva da 6 anni con un vero e proprio orso. Tralasciamo il perché, il percome, soprattutto perché non l’abbia fatto prima. Non ci interessa questo. Interessa solo il potere di Facebook. Anastasia non è felice. E non ne fa mistero nemmeno sulla propria bacheca.  Un bel dì, come nelle migliori favole, inizia a ricevere delle mail sulla posta di fb da un tale, amico di sua sorella. Lui è simpatico, carino, la fa sorridere e accantonare temporaneamente, il tempo di una mail che si protrae per ore e ore, la sua vita con il fidanzato ufficiale. Poi l’incontro. Doveroso? Obbligato? Evitabile? Al destino non gliela si fa mica così facilmente… Un aperitivo galeotto: c’è da subito del feeling, ma lui, il principe azzurro la riporta alla realtà e l’allontana. Solo per rivedersi il giorno dopo, quello dopo e il seguente ancora. E la passione prima li travolge, poi li avvicina, infine li fa innamorare. Come due patate. Al che Anastasia prende la stoica, tanto rimandata decisione: molla l’orso (che non potrà far altro che piangere sui propri errori e sulle proprie mancanze) e va a vivere con il principe azzurro. Subito così. Cosa doveva fare? Aspettare? Aspettare cosa?

Ecco, una sola cosetta… Peccato aver saputo così all’ultimo il reale legame di conoscenza tra lui e la sorella di Anastasia: mai visti, mai parlati di persona. Ecco, CSI Facebook stai all’erta quindi…

La seconda storia, invece, riguarda un’altra amica (ah, che fonte di ispirazione che siete… che chiameremo Genoveffa, solo per comodità). Sposata, con figli, un bel dì accetta l’amicizia sull’orrido marchingegno (ops, scusate, a volte mi faccio prendere dalle emozioni) volevo dire su fb, di un’amica di una sua amica. Si scrivono, si frequentano, tutto bene.

Ad un certo punto l’amica, la nuova arrivata, sparisce dalla sua bacheca (che è un po’ come dire “dalla sua vita”). Genoveffa è basita, non sa cosa pensare. Salvo poi capire che l’amicona in questione si era “fatta” amica di suo marito. Che poi si era “fatta” in senso biblico. Soffiandoglielo sotto la sua bacheca… Inaudito! Il proseguimento? Il divorzio, l’unica soluzione.

Il mio augurio alle nuove coppie è di stare sempre vigili, mai abbassare la guardia…

E voi, avete storie d’amore iniziate o finite grazie o per colpa di fb? E quanto vi fidereste di una partner conosciuto su fb? Fb è il nuovo giocattolo per chi cerca compagnia? Diffidare o fidarsi?





Tutta “colpa” di IMAFestival (part 2)… Io e la Ludmilla (Radchenko)

25 03 2011

Premessa: se volete leggere la part 1 di questo pezzo andate qui.

by Ludmilla Radchenko - www.ludmillapopart.it

Pensavate fosse finita? Il Festival è finito, teatro (dal Verme) chiuso, vincitori (e vinti, me compresa) a casa, premi in saccoccia. E stop.

Invece no. Non posso essere egoista e lasciarvi così, con quell’amaro in bocca, quel senso di inadeguatezza dovuto al “io non so, perché non c’ero, tu invece sai, perché c’eri”. Ecco, una roba così.

Dunque, conclusasi la storia del video, con trucco e parrucco annesso e connesso, resta da fare “solo” il passo finale. Andare alla finale, appunto. Oltre a prepararmi psicologicamente (mai, mai pronta, perchè quello che m’ammazza è il non sapere cosa m’aspetta), mi devo preparare anche esteticamente.

Quindi procedo come segue.

Giovedì, festa nazionale, la mia carta di credito festa non ne ha fatta. Missione odierna, lo shopping. 10CorsoComo, (per non farsi mancare nulla), Zara, poi Rinascente. E visto che ci sono vado anche a prenotare il trucco, ma quello vero, per domenica mattina da Sephora (così scopro che si pagano 10€ per un “trucco giorno” e 15€ per un “trucco sera”). Ma alla Rinascente, io che, lo sapete, sono lontana anni luce da rimmel o mascara che dir si voglia, ombretti, matite varie e rossetti, mi innamoro. E la mia prossima mission sarà farmi applicare le ciglia finte di Shu Uemura.

Venerdì è la volta del parrucco. Ed eccoci al dunque. Ultimamente quando vado dal mio Extro (meritevole citarlo!) succede sempre qualcosa. A parte che, andandoci in taxi (già sapete no, che è il mio mezzo di trasporto preferito) l’autista che mi ci porta è spessissimo una donna. E la cosa ha già dell’incredibile. L’ultima volta poi, per esempio, parla di qua che ti parlo di là, viene fuori che una collega della mia taxista di turno ha scritto un libro. Come resistere. Ne faccio poco dopo un pezzo per l’altra testata su cui scrivo. Ovvio!

Ma questa volta, beh, il caso, la coincidenza, il destino, si sono messi insieme e hanno fatto un lavoro meticoloso. Mentre sono all’operazione “stai ferma che con la spazzola ti tiro tutti i capelli”, fase contemporanea al “non ti muovere altrimenti non riesco a stendere bene lo smalto rosso”, lei entra. La noto, ma non la riconosco.

Pantalone stretto, strettissimo, su gamba kilometrica e tacco pazzesco. Alzo lo sguardo: giacchetta di pelle fucsia, occhiale da sole a lenti tonde e cappello borsalino grigio. Baci e abbracci con tutti i ragazzi del salone, il mio Roby compreso. E poi sento il nome: “ciao Ludmilla”.

Cosa? Ludmilla? Quella stessa Ludmilla Radchenko che sarà all’evento per cui mi sto preparando? No, non è possibile. Tra tutte le persone che entrano qui, oggi lei? È una coincidenza pazzesca.

Quindi, che faccio, sto zitta? Me la lascio scappare? Giammai! E mentre lei parla con Roby sul trattamento alla cheratina per i suoi biondissimi e perfettissimi capelli, io le dico: “Ciao, sai che tu presenterai l’evento di domenica in cui sono finalista?”. Anche simpatica io, carina…

E come risposta ottengo un secco: “Io non presento, io espongo! A presentare ci sarà il mio fidanzato, quello bello delle Iene”. E risponde al cellulare che giusto in quel momento stava squillando.

Simpatica. Come una stalattite che ti cade in testa!

Salvo poi ritrovarla domenica sera, alla premiazione finale. Secondo voi cosa stava facendo? Aveva un microfono in mano e una cartellina… Quasi fosse una valletta, ecco.





Letto per voi: “Giuro che non mi sposo” di Elizabeth Gilbert. Il seguito di “Mangia prega ama”.

23 03 2011

“Qualche anno fa scrissi un libro intitolato Mangia prega ama, che raccontava la storia di un viaggio solitario per il mondo, intrapreso dopo un divorzio traumatico. L’ho pubblicato intorno ai trentacinque anni e per me ha rappresentato una svolta come autrice. Prima di allora, ero conosciuta nei circoli letterari come una donna che scriveva prevalentemente per e sugli uomini. (…) Inoltre, i personaggi dei miei primi tre libri erano prototipi di virilità: pescatori di aragoste, cacciatori, camionisti e falegnami.
(…) Tra difficoltà sentimentali e ossessioni professionali, ero talmente assorbita dal tema dell’identità maschile da non soffermarmi mai a riflettere su quella femminile. E men che meno sulla mia specifica identità di donna.
(…) Ecco perché, quando intorno ai trent’anni sprofondai in una grave depressione, non fui in grado di comprendere né di spiegare che cosa mi stesse succedendo.
(…) Sola, divorziata e con il cuore a pezzi, abbandonai tutto e mi presi un anno per viaggiare e guardarmi dentro, dedicando a me stessa tutta l’attenzione che avevo dedicato all’ineffabile cowboy americano. Quindi, essendo una scrittrice, scrissi un libro sull’argomento”.
Con la sincerità e l’ironia che hanno fatto di Mangia prega ama un bestseller da 10 milioni di copie, Elizabeth Gilbert riprende il racconto da dove l’aveva lasciato per affrontare il tema controverso e affascinante del grande “sì” in tutte le sue sfumature e implicazioni. In Giuro che non mi sposo torna a mettere in scena le inquietudini, le paure, gli slanci e i desideri nascosti suoi e di tutte le donne, regalandoci un nuovo libro pieno di incontri, di storie e di piccole, formidabili rivelazioni.

“… e vissero felici, divorziati e contenti” . Doveva finire così l’irripetibile favola di Elizabeth Gilbert e del suo Felipe. Alla fine di Mangia prega ama li avevamo lasciati sulla spiaggia di Bali, innamoratissimi e decisi a non sposarsi mai più. Un primo matrimonio rovinosamente fallito per ciascuno era più che sufficiente: d’ora in avanti avrebbero celebrato l’amore a modo loro, senza bisogno di riti ufficiali, senza vincoli e senza il rischio di future complicazioni legali. Insieme, avrebbero vissuto ciascuno la sua vita; avrebbero continuato a viaggiare e lavorare come prima, con Philadelphia come base e il passaporto sempre in tasca. Ma i solerti agenti del Dipartimento per l’immigrazione e la sicurezza dell’aeroporto di Dallas avevano in mente un finale diverso. Per loro, il brasiliano Felipe, con i suoi frequenti andirivieni tra l’America e il resto del mondo, era solo un altro ospite indesiderato, sospettato di risiedere clandestinamente nel Paese e come tale punibile con l’espulsione. Solo le nozze con la sua americanissima e recalcitrante fidanzata avrebbero potuto consentirgli di rimettere piede legalmente negli Stati Uniti…





La mia intervista a Stefania Nascimbeni per “101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi”, titolo profetico!

4 03 2011

Tra i 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi:
Lo stronzo è un amabile adulatore
Lo stronzo vi tiene in pugno, ha sempre l’ultima parola
Lo stronzo ha un sorriso irresistibile
Lo stronzo è sexy e sa fare bene l’amore
Lo stronzo è schietto, del genere «Sono così, io te l’avevo detto…»
Lo stronzo non lascia, si fa lasciare!
Lo stronzo ti conquista con la voce
È magnetico, come una calamita
Conquistare lo stronzo è un’impresa che avvince
Le donne sono convinte di poter cambiare in meglio lo stronzo
Un piccolo assaggio di quanto contenuto nel libro di Stefania Nascimbeni, “101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi” (Newton Compton editori).

Chiacchierando con Stefania…

101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi in 100 parole?
101 in 100? sono troppe, davvero, e farei confusione. Nello specifico te ne dico un paio: noi donne siamo quelle che “l’amore che move il sole e l’altre stelle”: a monte di tutto saremmo disposte a tutto pur di vivere davvero questo sentimento. Dal farci andare bene il fedifrago per antonomasia, a quello arido che sa solo aprire il portafoglio, o quello scettico che ti condisce con i suoi melensi stati umorali sulle relazioni infelici. Noi donne amiamo l’amore prima di tutto, il resto viene da sé.

Dall’uscita del libro, come è cambiata la tua percezione nei confronti del maschio (se è cambiata)?
Pensavo di eludere un po’ questa domanda, levandomi al di sopra delle parti. E invece ti dico che sono sempre ferma allo start, per quel che mi riguarda. Cioè degli uomini (i miei) ci capivo poco prima e ci capisco meno adesso, o comunque sia uguale! Riguardo agli altri è tutto molto più chiaro invece, comincio a cogliere l’evolversi di una situazione già dai primi passi che lui, Mr. S, il deficiente compie.
L’altro giorno ero dal parrucchiere e una signora, parlando del mio libro, mi ha detto: “Tu si che hai capito tutto!”. Mi ha fatto così sorridere…

Ti è capitato di ricevere critiche? Se sì, a che proposito?
Critiche? Ma sai che non ancora… Sto aspettando sulla riva del fiume, tanto prima o poi il cinese rompicoglioni passa sempre!

Cosa ti scrivono i lettori?
Mi chiedono consigli sentimentali, ti stupirà saperlo, specialmente i ragazzi! Che è come se parlassero con me per avere l’illuminazione sul genere femminile… Cerco di essere obiettiva e li minaccio di morte quando li vedo ridursi a zerbino al cospetto di una stronza (eggià, ci sono anche le Mrs S!), ma poi mi rendo conto che una donna, in amore, non sa mai che cosa vuole e allora ogni consiglio è quasi inutile. Dato che la donna in essere potrebbe aver già cambiato idea/strategia nel frattempo.
Le ragazze invece mi scrivono che hanno apprezzato il libro, che l’hanno trovato ironico, ma tremendamente vero e per nulla stupido. Molte mi hanno perfino detto che sono cambiate dopo la lettura. Sono felice per loro.

Prossimo progetto?
Per il prossimo anno sto lavorando a un nuovo saggio di costume della Newton Compton, sempre per il periodo di Natale, che in un certo senso potrebbe essere l’evoluzione di questo 101.
Ma stavolta si parla proprio di relazioni, anzi di amore!
E poi, vabbè, sto sempre aspettando che Gesù bambino legga la mia letterina del Natale scorso e si decida a far recapitare i miei due manoscritti in cerca di editore a chi dovere (uno è un romanzo che ho appena finito, anzi, non ancora corretto del tutto).

La domanda che vorrei…
La domanda che vorrei? Perché scrivere? Risposta: perché ci sono tante cose che vorrei dire sulla vita, il mondo, tante storie interessanti che piacerebbero alla gente, perché poi la gente siamo noi (io) in molti casi. Con quello stile un po’ frizzante, del tutto personale, io racconto degli spaccati di realtà, da un lato miei da un lato raccontati. Che sono certa appartengano a tutti.
Insomma, leggere per credere… Scrivere è anche leggere, e leggere è in parte vivere!

L’autore
Stefania Nascimbeni
studia e lavora nella comunicazione. È stata ufficio stampa e giornalista nei settori moda, arte e lifestyle, sia per aziende che come libera professionista. Nel 2007 comincia a scrivere alcuni racconti e soprattutto il suo primo romanzo. Attualmente scrive su due blog di successo: ilovegaia.style.it e dottoressacalvi.menstyle.it (che prendono le voci di Gaia e della dottoressa Calvi, due suoi personaggi), oltre al suo blog personale.







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