Identità golose al Finger’s Garden (Milano)

25 04 2012
Appuntamento con la Cucina d’Autore

Finger's Garden - Photo by ViolaBlanca

Per la prima volta lunedì scorso 23 aprile le Identità Golose sono state ospitate da uno chef non italiano, bensì nippobrasiliano: Roberto Okabe nel suo celeberrimo, ma anche celebratissimo (e osannato) nuovo ristorante Finger’s Garden, che ormai ha visto la luce dall’autunno scorso. Terzogenito, il Finger’s Garden apre dopo il Finger’s di via San Gerolamo Emiliani 2 e dopo quello sulle dorate coste sarde.

Finger’s Garden è un posto incredibile, composto da tanti ambienti articolati su diversi livelli. Molto chic la zona dei tatami, che a seconda delle esigenze può diventare anche appartata grazie a pannelli scorrevoli che creano la giusta e desiderata intimità; la terrazza Maserati offre uno spazio all’aperto riscaldato grazie agli appositi funghi di calore (assicuro la loro efficacia anche al freddoo!) e amo la zona del banco sushi, dove poter ammirare i maestri all’opera nella preparazione di queste non solo esteticamente belle, ma anche assolutamente eccezionali, portate. Mentre vivo nell’attesa di poter finalmente cenare nel Giardino di Okabe, lo spazio esterno in cui è stato ricreato un vero e proprio giardino alla giapponese, con tanto di ponticello e di carpe che ti stanno a guardare.

Finger’s Garden non è un ristorante giapponese. Finger’s Garden porta alla scoperta della tradizione nipponica con la “saudade do Brasil”. Non potrete fare a meno di provare tutto quello che non è banale sushi o sashimi. Qui la storia è ben diversa.

Lo dimostra infatti la serata delle Identità Golose in cui sono stati presentati piatti normalmente presenti nel menù, ma anche alcune specialità.Qui di seguito il menù.

Cocktail di benvenuto (a base di passion fruit)

Bianchetti crispy allo yazu

Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso

Accompagnati da Birra Moretti Gran Cru e Acqua Panna

Bianchetti crispy allo yazu, Ebishingio carciofi con sunomono allo shisso - Photo by ViolaBlanca

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante)

Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo

Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso

Accompagnati da Ferrari Riserva Lunelli 2004 e Acqua S. Pellegrino

Tayo e Luna (capasanta scottata con besciamella, gelatina di soia e pasta kataifi croccante) - Photo by ViolaBlanca

Millefoglie di tonno, pomodoro e burrata con salsa al tartufo - Photo by ViolaBlanca

Seppioline spillo su crema di edamame allo zenzero e salsa yuzu-miso - Photo by ViolaBlanca

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese

Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia

Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura

Accompagnati da Curtefranca bianco di Cà Del Bosco e Acqua S. Pellegrino

Saudade do Brasil: sushi di tartare di salmone, guacamole di avocado, uova di salmone e cream cheese - Photo by ViolaBlanca

Niguiri sushi di toro e fois gras, Spoon di Gio di salmone e Gunkan e lamina di cetriolo e Riccio di mare fresco di Galicia - Photo by ViolaBlanca

Nido di funghi (shitaki, enoki, chiodini e pleorotus) al wok e uova di quaglia cotto a bassa temperatura - Photo by ViolaBlanca

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi

Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù

Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi

Accompagnati da Morellino di Scansano Val delle Rose 2010 e Acqua S. Pellegrino

Involtino di Wagiu Kobe beef con asparagi e umeboshi - Photo by ViolaBlanca

Cartoccio di Dentice selavatico, funghi enoki, salsa ponzu e cuore di bambù - Photo by ViolaBlanca

Bis di Robata di pollo alla brace su crema di patata al tartufo e merluzzo nero al miso con salsa al wasabi - Photo by ViolaBlanca

Passione del Brasile con gelatina di passion fruit

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis

Crema di cioccolato bianco al cocco, schiuma di latte di cocco e sorbetto di licis - Photo by ViolaBlanca

Caffè Lavazza

Ringraziamenti alla squisita cucina di Roberto Okabe, allo chef Gustavo Young e a tutto lo staff di Finger’s Garden, in particolare all’efficientissimo direttore Alessandro.





Belvedere Vodka Silver – Il più moderno luxury appeal

29 10 2010

28 ottobre 2010 – Belvedere Vodka ha presentato ieri sera al Fashion Café di via San Marco 1, Milano
Belvedere Silver, la versione super premium della prima luxury Vodka al mondo.

Quattro glamorous cocktails -Midnight Kiss, Silver Ginger, Lime Lover, Blackberry Dream-
realizzati in esclusiva dai barman del Fashion Café,
hanno esaltato al meglio le caratteristiche di Belvedere Silver, vodka super premium 100% naturale.

Belvedere Silver racchiude l’essenza di Belvedere Pure in un’inedita ed elegante  bottiglia d’argento in limited edition.

Disponibile a partire da Novembre 2010 in due formati: 70 cl e Magnum, il re-packaging incorpora la storica firma Belvedere Vodka,
rafforzando e sottolineando nel contempo la ricca storia del marchio ed il più moderno luxury appeal.

 

 

 

 

 

 

 





Belvedere Vodka Silver Party. Il prima.

29 10 2010





Ristorante “Al Vecchio Porco”, Milano.

21 03 2010

Cenetta famigliare “al Vecchio Porco“. Finalmente ci viene anche LUI. Finalmente riesco a scriverne. Vengo qui spessissimo, da sempre, dagli anni ’90 (ci ho anche fatto una cena di compleanno, forse quella dei miei 24…). Il mio accompagnatore è sempre lo stesso, il dottore. Poi un giorno ci siamo stufati e siamo andati altrove. Ma l’occasione di ieri sera fa sì che ora ve ne racconti.

Anche questo ristorante è una garanzia. Di quelle che quando non sai dove andare a parare o vuoi assaporare uno dei migliori rognoncini trifolati in assoluto, beh, ti tocca telefonare e prenotare qui. Via quelle facce schifate, il rognoncino è un mio “must-eat“, la cucina offre tantissimo altro.

Innanzitutto una precisazione: “al Vecchio Porco” è il fratello del ristorante pizzeria Nuova Arena (leggere a tal proposito Ristorante con pizza NUOVA ARENA, Milano.). Due generi un pò diversi, ecco…

Ad accogliervi il proprietario, Jerry, e un tripudio di “porci“!. Ovunque troneggia il maialino, il maiale, il porco, meglio, il vecchio porco. Perchè VECCHIO E’ BELLO. PORCO E’ MEGLIO.

Cosa abbiamo mangiato.

Antipasti: patè della casa con crostini caldi (per me)…divino! Mi sono scordata della super insalata di carciofi con grana che è stupenda…

Primi: rigatoni al pomodoro e basilico, per LUI e nana. A parte che odio il formato rigatoni, il sugo era eccellente!

Secondi: steak tartare, chiesta da me molto condita, era super, accompagnata da radicchio; controfiletto al rosmarino con patatine della casa per LUI e nana, una porzione davvero gigante, come del resto la mia tartare.

Dolce: l’immancabile tortino al cioccolato fondente galleggiante su crema alla vaniglia, discreto, lo ammetto, ma nulla di eccezionale tanto da lasciare al primo posto quello di Polpo Mario; gelato al limone per nana (dopo averlo invece ordinato alla crema, ma vabbè!).

Cosa abbiamo bevuto.

Un bel Lambrusco perchè non ce la potevo fare a star dietro al Peppoli stasera…

LUI l’ha promosso a pieni voti, per la qualità eccellente del cibo e la cortesia dei dipendenti (Jerry, il proprietario, sempre presente anche lui, e sempre cortese).

Ci torneremo, sicuramente. E’ tra i miei favoriti.

Domanda: verranno via le macchie di vino dalla mia Anne Fontaine???





Ristorante Casa Borella. Milano, 10 febbraio 2010.

11 02 2010

CASA BORELLA – Alzaia Naviglio Grande, 8 – 20144 Milano – tel. 02 80 40 04 07


Intimo. Così intimo che io e il mio dottore eravamo i soli avventori.

Intimo. Così intimo che poi è arrivata una coppia. Chiaramente clandestina.

Intimo. Così intimo che mi sono sentita talmente a mio agio da capitombolare da uno stronzo di gradino al ritrono dal bagno. Dissimulando il dolore al ginocchio dopo che la “lei” clandestina tutta preoccupata mi ha domandato: “Si è fatta male?“. Cosa diamine dovevo rispondere? Che sapevo per certo di essermi sbucciata il ginocchio come se fossi la mia nana che corre nel cortile della scuola e inciampa nei suoi stessi piedi rompendosi collant e pantaloni? No! Dissimulo la terribile vergogna e trattenendomi dallo zoppicare arranco verso il tavolo. Dove il mio dottore mi chiede stupito perchè non aveva visto: “Ma sei caduta?“. Trattenendo un ghigno beffardo. E malefico.

A quel punto muoio. Ho iniziato a ridere rivedendo la scena dall’esterno che non mi sono più fermata. Fino a quando il mio dottore, al momento dell’uscita, chiede al nostro fido cameriere: “Un pò pericoloso quel gradino? Ma cadono in molti?“. E lui prontamente risponde: “Soprattutto gli anziani“. Mortificata. Ecco come mi sono sentita. Come una vecchia carampana che non sa più camminare sui suoi tacchi da 10. Nemmeno 12, solo un misero 10…

Detto questo, il ristorante esiste da un anno e mezzo circa. Molto accogliente (forse mi sono lasciata illudere dal fatto che c’eravamo solo noi, però). Luci a faretto, doppia sala (una che dà sull’alzaia), l’altra interna. Non ve l’avevo detto? Siamo sui Navigli, i miei amati.

Questo il sito da consultare: Casa Borella.

Cosa abbiamo mangiato.

Antipasti:

- moscardini affogati con polenta; seppioline in umido con crema di carciofi

Primi:

- scialatelli al ragù di mare; paccheri con gamberi e zucchine

Dolce:

morbido al cioccolato con crema inglese; bavarese alla crema di cannella

Cosa abbiamo bevuto:

Gewürztraminer (non ricordo la casa, ma non era buono: retrogusto marsalato e come risultato un bel mal di testa ad entrambi).

Ci tornerei? I piatti di pesce erano molto buoni, lo riproverei con la bella stagione, all’aperto. Non per tutte le tasche. Attenzione ai gradini!!!





Quelli del mercoledì sera…

4 02 2010

Il nostro calcio in faccia alle partite! Rispondiamo con una “tranquilla” serata messicana. Dove accontentare tutti i palati.

Decisa da tempo, i partecipanti superstiti sono 9.

Da subito l’euforia ci contagia, l’entusiasmo è alle stelle. Anche quando quella sciura impertinente ed impicciona obbliga una futura mamma a ri-parcheggiare il suo discretissimo veicolo: “Già non ne ha diritto, almeno che la parcheggi come si deve!“. Ma dico io… Io che fomentavo suggerendo un parcheggio selvaggio sulle strisce…

Il delirio avanza. Il culmine lo raggiunge colei che viene chiamata ormai solo per cognome quando dice: “Io ho deciso che il mio compleanno d’ora in poi non sarà più il 28, bensì il 29 settembre!“. Il matematico cerca di sgomitare dandole ragioni su basi scientifiche del perchè la sua sia, fondamentalmente, una cazzata. Proprio lui! Lui a cui la cagliaritana di passaggio domanda: “Ma come hai fatto a fare il secondo figlio?“, quasi inorridita! Secondo figlio? Ma dove l’ha trovato il tempo, lui che sembra lavorare in banca, ma poi si scopre che fa pure il docente universitario (mai chiedergli la tesi se avete un nome e un cognome che non gli vanno a genio!). Lui che ogni tanto si prende una vacanza dalla campagna e dorme in città. Lui che viene riconosciuto non per le sue qualità, ma per il suo ruolo in famiglia: “Ah, ma lei è il papà di…“. Lui che ogni tanto fugge pure nella City. Lui che descrive minuziosamente, nel puro delirio di questa vita frenetica, i compagni di banco che vorrebbe avere…che forse, in fondo in fondo, davvero ha. Lui che emana un proclama degno di un re: “Molti di noi hanno nella classe del corso il proprio clone!“. Meglio lasciare nella beata ignoranza quello che dovrebbe essere il suo di clone!

Colei che viene chiamata ormai solo per cognome incalza la dose descrivendoci minuziosamente la sua mise notturna, i suoi gesti quotidiani e l’amore sfrenato per il Fuma. Si scoprirà solo alla fine che è dotata di un fidanzato (a part-time-verticale). L’amore non guarda in faccia niente e nessuno. La passione men che meno.

Ma è impossibile seguire i discorsi, che si intrecciano… La surfista mi appella come “il dito più veloce dell web“: mando mail precedendo le sue già belle e confezionate. Ma quando c’è feeling, c’è feeling! Il regista-attore, terminato di carburare con la sua scodella di texas-chili (a base di fagioli!), si rianima ed eccolo infervorato a spintonare la sua vicina (io), quasi in piedi sul tavolo per il diritto alla pubblicazione, il diritto alla musica, il diritto alla parola (beh, più o meno…). La nostra scrittrice dispensa consigli e buone parole, ma poi si scopre che quasi non osa farsi promuovere da chi la pubblica. Masantiddio, dico io, ribellati, agisci, fatti sentire!!! Intanto noi aderiamo al tuo gruppo. L’Autrice, invece, deve tenere a bada la creatura che scalcia in grembo per farsi sentire: ma cos’avrà mai da dire quest’ennesimo maschio?

Purtroppo le parole si perdono, le voci si accavallano.

Poi, sul finire della serata, il domandone: “Tu che segui il corso di scrittura creativa di Raul lo fai perchè vuoi scrivere un libro o per?“. Varie le risposte, alcune esilaranti.

a) “mah, io vorrei imparare a scrivere meglio, poi quello che viene viene…

b) “NO!” (e qui abbiamo apprezzato la semplicità, la stringatezza e la totale incomprensione della risposta)

c) “io ho già il mio libro, sono o non sono un’Autrice in cerca di editore? un’amica comune mi aveva parlato deil corso di Raul e ho deciso di frequentarlo, perchè non si smette mai di imparare. Poi lui è un grande

d) “io ho sempre scritto in maniera diversa, per un “settore” diverso. Il corso di Raul vorrei che mi insegnasse quello che non so. Poi avevo una promessa da mantenere

e) “io volevo avere una scusa per uscire la sera!”

f) “io ho pubblicato poesie e sono nella stessa situazione di altri: vorrei imparare uno stile che conosco poco” (rimane però impressa nella mia memoria la risposta che diede all’inizio del corso A, durante la sua presentazione: “cerco un modo per lavorare il meno possibile!“, grande!)

g) “ecco, io non mi sono iscritta con l’intenzione un giorno di scrivere un libro, non ritengo nemmeno di esserne capace o di averne la costanza. Mi sono iscritta perchè ho scoperto, da poco, molto poco, che amo scrivere” (mai dirò il vero motivo! Che non è comunque davvero quello di voler scrivere un libro!)

h) “io mi annoio terribilmente…

Come dicevo, un delirio.

Grandi assenti: tutti gli altri. Visibilmente a malincuore il Fuma…





Serata alla Cotoletteria. Da evitare con bambini al seguito! Milano, 22 gennaio 2010.

25 01 2010

Venerdì sera, da paura. O da panico che dir si voglia.

Io la mente, in parte anche il braccio. E poi penso: “Ma perchè diavolo mi vado a cacciare in queste situazioni?“.

Per le creature, ecco perchè. Per queste sanguisughe.

Così si va.

Il ristorante scelto quello che da parecchio mi ispirava per una serata casalinga, ma anche casereccia. La Cotoletteria.

Quello in corso Garibaldi, però, non uno dei franchising sorti dopo. Quello in cu regna il proprietario, l’ideatore. Il signor Marcello Michi.

La sala non è grande, anzi direi piccolina, ci saranno una decina di tavoli scarsi. A parete divani al posto delle sedie (che vanno benissimo per i nani), spazio tra i tavoli, buona illuminazione.

Siamo noi genitori e loro, meglio la “cumpa” della nana: lei, A. (unica altra femminuccia), poi A., L. Grandi assenti M. e R., oltre ad O.

Poichè tutti abbiamo mangiato la specialità della casa, vale a dire la cotoletta, nelle varianti proposte (io, per esempio, ho preso la tirolese, cotoletta con asiago e speck affumicato), il giudizio è unanime: buonissima. Rotonda, grossa, ma sottile. Cottura perfetta. I contorni di accompagnamento sono a scelta tra patatine fritte e una sobria insalatina con pomodorini (presa da me e per questo giudicata lo zimbello del tavolo).

Quindi sulla cucina non si può contestare nulla.

Al signor Marcello Michi posso invece solo consigliare di applicare un adesivo alla porta di ingresso al locale in cui, oltre ad escludere i cani, si tengano alla larga anche i bambini. Non sono stati maleducati, affatto. Ma sono bambini. Quindi, se il signor Marcello Michi ha una evidente idiosincrasia per tali soggetti, oltre a manifestarlo con evidenti segni di insofferenza, insieme al suo personale, prenda provvedimenti in tal senso, in modo da evitare questa, per lui, evidente fastidiosa presenza. I clienti non sono solo gli adulti.

Ci tornerei? Beh, assolutamente no.





Welcome to Dublin. Cena al Gallagher’s Boxty House; danze irlandesi all’Hotel Arlington e al Gogarty. (day 4)

23 12 2009

L’ultima cena.

Ed eccoci alla fine. Stasera siamo soli, io e LUI. Virgilio ci ha lasciati soli.

Sarà perchè teme di tediarlo con le sue parole?

Sarà perchè vuole lasciarci romanticamente soli?

Sarà perchè deve rientrare “mentalmente” nella sua vita dublinese (vedi lavoro)?

Sarà quel che sarà, noi stasera siamo tête-à-tête…

E, ironia della sorte, andiamo nell’unico ristorante in cui Virgilio non è mai stata, ma che da sempre la ispira: il Gallagher\’s Boxty House.

Concludiamo in bellezza, con il buon cibo che desideravo.

Cosa abbiamo mangiato.

Starters:

- Soup of the Day (Mushrooms)

- Farm House Pâté (Chicken liver pâté served with Irish soda bread and cranberry marmalade)

Main course:

- Traditional Roast Chicken (Breast of chicken oven roasted and served with homemade herb stuffing and a rosemary gravy)

- Dublin Coddle (A Dublin recipe of sausages and bacon cooked until tender in a potato and herb broth)

Dessert:

- Banana & Warm Butterscotch (Wrapped in a Boxty Pancake with Chocolate Sauce and Vanilla Ice Cream)

- Irish Coffee

Cosa abbiamo bevuto:

- pinte di Heineken

Tutto ottimo. Locale caldo, accogliente, ma pieno zeppo e con tavoli molto vicini.

Ci tornerei? Magari!!!

Arriva Virgilio e di corsa verso l’Arlington Hotel, dove stasera Chris, amico carissimo di Virgilio, si esibisce nella danza irlandese.

E io mi commuovo.

Perchè anche se l’ho appena conosciuto, lo sto guardando “all’opera“, non come me lo immaginavo, ma come è…

Emozionante.

E incredbile che dei giovani siano attaccati alle tradizioni del loro paese (Virgilio poi ci spiegherà che imparano queste danze sin dalle elementari).

Sono felice di aver visto prima lo spettacolo qui all’Arlington, perchè poi al Gogarty è stato completamente differente… Meno atmosfera, meno emozione, meno partecipazione da parte del pubblico.

(PRIMA O POI PUBBLICHERò I VIDEO DI QUESTE DANZE, NON APPENA SARANNO DISPONIBILI…)

Ma ora è tardi, dobbiamo rientrare per finire i bagagli.

Abbracci e ultime parole con Virgilio, che ci blocca con la frase “Cosa ci diciamo per salutarci?“.

Cosa ci diciamo? …

Ti vogliamo bene, grazie. Ti adoro.





Welcome to Dublin. Guinness Storehouse; Cornucopia; George’s Street Arcade; Marsh Library; Harty Place. (day 4)

17 12 2009

Un pò d’ozio non ha mai fatto male a nessuno.

Quindi oggi ce la prendiamo con calma.

In programma c’è la visita alla Guinness Storehouse. Andate al sito, MA QUI FATELO DAVVERO SE VI INTERESSA L’ARGOMENTO PERCHE’ FATTO BENISSIMO!!!

E così vi eviterete la vera visita perchè noi la bocciamo. Primo, perchè per queste poche ore senza Virgilio abbiamo litigato (eh sì, capita anche in paradiso, ovviamente per una cazzata). Secondo, perchè non ne vale assolutamente la pena. Molto meglio, a nostro avviso, l’Heineken Experience di Amsterdam. Perchè? Non ce lo ricordiamo, ma sappiamo che è così. Fidatevi.

Posso però dire che qui alla Guinness ci sono un paio di cosette inutili, messe per riempire uno spazio, cioè quello della pinta di Guinness più grande del mondo. Sì perchè questa Storehouse, alta 7 piani, ha esattamente la forma di una pinta gigantesca. E quando la visiti, ci sguazzi dentro. Ma detto questo, non spenderei altre parole, se non per dire che dall’ultimo piano, dal Gravity Bar, la vista su Dublino è davvero unica.

Photo by ViolaBlanca

All’uscita, tra una cosa e l’altra, è ora di pranzo. Virgilio ci dà le indicazioni sul luogo giusto. Torniamo quindi in centro, verso Grafton Street (la Storehouse è un pò fuori, ma la camminata è piacevole).

Destinazione Cornucopia (sito in costruzione), pare il trend del momento. Ma attenzione: è un ristorantino vegetariano, solo vegetariano.

Photo by ViolaBlanca

E infatti LUI continua a dire che sta mangiando “puppette“, celeberrima frase tratta da:

Non è affatto vero, solo che LUI ha preso la cosa sbagliata… Per giunta non sa nemmeno cosa ha preso…

Virgilio ci raggiunge, mentre LUI ancora bofonchia…

Un passaggio radente al George\’s Street Arcade, dove mi intrufolo in un negozio vintage per provare gonne che Virgilio non avrebbe MAI pensato che potessero piacermi. E invece sì. Ma l’oscura presenza di un metallico diquellicheeranoannichenonsivedevanoingirocontantoditutaaderenteinpellebiancocadaverico e pure pienodibuchisullafaccia mi turba assai. Usciamo.

Photo by ViolaBlanca

Adesso è la volta di una biblioteca molto particolare. La Marsh Library, prima biblioteca pubblica d’Irlanda e una delle più vecchie di queste isole. Costruita nel 1701.

Cosa ci è piaciuto di più? Le eleganti alcove o “gabbie” in cui si rinchiudevano i lettori che desideravano consultare dei libri rari.

Infine, tappa d’obbligo. Virgilio ci vuole mostrare il luogo più felice per lei di Dublino.

Photo by ViolaBlanca





Welcome to Dublin. Cena da Johnnie Fox’s. (day 3)

16 12 2009

Poteva Virgilio non portarci qui? E’ dalla prima sera che sta facendo i numeri: e prima non c’è lo spettacolo, e poi non c’è la saletta con il camino, e poi altre balle varie.

Ma ora ci siamo. Per raggiungere questo locale, tipicissimo che più tipico non si può e che tutti conoscono, abbiamo preso la Luas (treno leggero?) dalla fermata esattamente davanti all’hotel (che ricordo è il The Fitzwilliam Hotel (mai scelta fu più azzeccata). La linea va da qui, St. Stephen’s Green – Green Line – alla fermata di Sandyford. Poi si prende un taxi (tassista scorreggione!).

Ed eccoci al famigerato Johnnie Fox\’s.

Peccato che sia sera, quindi buio, perchè anche solo girovagare tra quanto è esposto all’esterno è uno spettacolo: auto d’epoca, moto e vecchie pompe di benzina. Ma andate al sito e date un’occhiata voi stessi, perchè ne vale la pena.

L’interno è diviso in piccole e medie sale. La nostra, quella tanto desiderata e bramata da Virgilio, è quella in fondo, con il benedetto camino. I tavolini sono vicini, ma per fortuna non è serata di pienone.

Le stanze sono tutte colme di oggetti: foto, quadri, poster, bicchieri da birra appesi, persino scarpe. Pieno zeppo che non riesci a vedere tutto, è impossibile. Ma ogni stanza è calda, perchè ricca del passaggio di tanti. Per esempio, Bono & Co., come riportato dalle testimonianze di chi dal Johnnie Fox’s ci è passato.

Aaaaaah, ora sono più tranquilla. Sapere che loro sono stati qui mi dà serenità.

Si vociferava che la cucina fosse ottima, squisite le specialità di mare. O era la sera sbagliata, oppure ho scelto le pietanze sbagliate, o qui dicono un sacco di fandonie!

Cosa abbiamo mangiato (dal menù à la carte).

Starters:

- Irish Smoked Salmon (Oak smoked salmon delicately sliced, garnished with capers, onions and lemon, complete with our fresh salad of the day and our own homemade brown bread)

- Wild Mussels (A House Speciality – steamed in garlic & served with homemade brown bread)

- Colcannon Soup (Cream of potatoes and leek made with our delicious vegetable stock, so it’s full of flavour!)

Main Course:

- Irish Salmon (Can be either poached or grilled – capped with a duo of roasted pepper sauces and served with fresh vegetables & potatoes, and served chilled with our own house salad & dressing)

- Prime Sirloin Steak (Traditionally matured “old style” and voted the Best Prime Sirloin Steak in Dublin. Chargrilled and served with fresh vegetables and potatoes)

- Tortino di Granchio Blu (evidentemente disponibile quella sera – servito con patate e una specie di purè)

Dessert:

- Apple Pie and Cream (Prepared in our bakery in traditional homemade fashion)

Cosa abbiamo bevuto.

- 3 pinte di birra

- 3 Irish Coffee

Sul cibo:

- mai assaggiate delle cozze così terribili, o forse sì (e dovevano essere la specialità della casa?).

- il tortino di granchio molto buono, ma mi sono abbuffata di patate buonissime, per cui mi sono rovinata la portata principale

Ci tornerei?

Chiaramente sì, anche solo per l’atmosfera.

Sorseggiando i nostri Irish Coffee assistiamo allo spettacolo. Stasera si suona.

Poi arriva l’ora del rientro, abbiamo i tempi stretti.

Domani è un altro giorno…








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