BON WEI Chinese Restaurant, il cinese chic a Milano

22 03 2012

Lasciate ogni pensiero banale o voi che entrate in questo ristorante cinese. Chiudete gli occhi, poi riapriteli. Sbattete pure le palpebre e rifatevi gli occhi. Sì, siete a Milano, anche se il look interno ve ne farà scordare. Azzardare un new York, me ne rendo conto, è troppo, quindi decidete voi il luogo. Io devo sedermi perché ho una fame pazzesca.

Io e la mia combriccola di amiche del mercoledì sera (Mittwochabendfreundinnen) abbiamo scelto come meta il Bon Wei, un cinese di cui ho spesso sentito parlare, in cui volevo andare da un sacco (anche perché dietro casa), ma che ogni volta cadeva nel dimenticatoio delle possibili opzioni. Non questa volta.

Appena entrata noto subito che giocano a suo favore le luci: basta, basta e basta con i locali bui. L’atmosfera si può anche creare con delle luci sapientemente posizionate e direzionate. Cosa che al Bon Wei sono riusciti a fare. Il nostro tavolo, quello rotondo da occasioni speciali, ha un fascio luminoso che lo sovrasta senza accecare. Mi piace.

E poi toni scuri e rossi accessi. Un buddha qui, divanetti laterali, pietra a vista su alcune pareti là (quelle che ti fanno venire in mente che sarebbe bello avere a casa), intarsi, mobili veri cinesi e, naturalmente, personale cinese. Graziose ragazze dall’accento marcato, gentili e disponibili (anche quando con un secco e quasi urlato NO vietate loro di sottrarvi il piatto perché manca l’ultimo boccone, quello che pareva volutamente abbandonato). Servizio veloce. Mancanza totale della puzza di certi ristoranti cinesi. Unica vera pecca: le bacchette in ferro, sono scivolose e scomode. Saranno stilose, ma non adatte al loro reale scopo.

Credits: Bon Wei Chinese Restaurant

Sulla qualità. Ottima. Inutile girarci sopra. Vogliamo poi parlare delle decorazioni che accompagnano i piatti? No, ammiriamole!

Io ho mangiato:

- involtini vietnamiti (non compare nella lista il classico involtino primavera, ma questo lo supera in particolarità – data dalla foglia di menta – eccellenza e leggerezza – fritto impalpabile, come riporta il sito e come posso confermare -)

Involtini vietnamiti - Photo by ViolaBlanca

- ravioli di gamberi, eccellenti (anche se ho dovuto mangiare l’ultimo con le mani perché troppo scivoloso per quelle bacchette… Ci penso solo ora, non potevo chiederne di classiche?)

- spaghetti di soia piccanti alla carne, dove il piccante, come dire, è deciso

- gamberoni piccanti kong pao, leggermente piccanti con verdurine saltate alla wok.

Io mi sono fermata, ma ho potuto assaggiare il dolce:

- polpettine di cocco e riso, buone, anche se l’effetto gomma da masticare è innegabile

- budino alla zucca con panna, una vera prelibatezza.

Gamberoni saltati con verdure - Photo by ViolaBlanca

Calamari agropiccanti - Photo by ViolaBlanca

In più.

Se venite in macchina non dannatevi a cercare parcheggio: il ristorante Bon Wei è convenzionato con il garage di via Castelvetro 24, in parole povere quello dell’ospedale Buzzi, tanto per intenderci.

ATTENZIONE: non so se al parcheggiatore o al ristorante, ma allo scadere della terza ora si paga il tempo di permanenza eccedente. Naturalmente, come in ogni buona tradizione italiana che si rispetti, quella dei furbi e dei ladroni, non viene rilasciato alcuno scontrino. Anzi, provate a chiederlo. Il “simpatico” posteggiatore si farà beffa di voi dandovi un qualunque altro scontrino, magari quello della latteria dietro l’angolo. Ma si può?

Ci ritornerei? Ci devo ritornare!

BON WEI CHINESE RESTAURANT

Via Castelvetro, 16/18 – 20154 Milano

Tel. 02 341308

Chiuso il lunedì a pranzo






Ristorante Casa Borella. Milano, 10 febbraio 2010.

11 02 2010

CASA BORELLA – Alzaia Naviglio Grande, 8 – 20144 Milano – tel. 02 80 40 04 07


Intimo. Così intimo che io e il mio dottore eravamo i soli avventori.

Intimo. Così intimo che poi è arrivata una coppia. Chiaramente clandestina.

Intimo. Così intimo che mi sono sentita talmente a mio agio da capitombolare da uno stronzo di gradino al ritrono dal bagno. Dissimulando il dolore al ginocchio dopo che la “lei” clandestina tutta preoccupata mi ha domandato: “Si è fatta male?“. Cosa diamine dovevo rispondere? Che sapevo per certo di essermi sbucciata il ginocchio come se fossi la mia nana che corre nel cortile della scuola e inciampa nei suoi stessi piedi rompendosi collant e pantaloni? No! Dissimulo la terribile vergogna e trattenendomi dallo zoppicare arranco verso il tavolo. Dove il mio dottore mi chiede stupito perchè non aveva visto: “Ma sei caduta?“. Trattenendo un ghigno beffardo. E malefico.

A quel punto muoio. Ho iniziato a ridere rivedendo la scena dall’esterno che non mi sono più fermata. Fino a quando il mio dottore, al momento dell’uscita, chiede al nostro fido cameriere: “Un pò pericoloso quel gradino? Ma cadono in molti?“. E lui prontamente risponde: “Soprattutto gli anziani“. Mortificata. Ecco come mi sono sentita. Come una vecchia carampana che non sa più camminare sui suoi tacchi da 10. Nemmeno 12, solo un misero 10…

Detto questo, il ristorante esiste da un anno e mezzo circa. Molto accogliente (forse mi sono lasciata illudere dal fatto che c’eravamo solo noi, però). Luci a faretto, doppia sala (una che dà sull’alzaia), l’altra interna. Non ve l’avevo detto? Siamo sui Navigli, i miei amati.

Questo il sito da consultare: Casa Borella.

Cosa abbiamo mangiato.

Antipasti:

- moscardini affogati con polenta; seppioline in umido con crema di carciofi

Primi:

- scialatelli al ragù di mare; paccheri con gamberi e zucchine

Dolce:

morbido al cioccolato con crema inglese; bavarese alla crema di cannella

Cosa abbiamo bevuto:

Gewürztraminer (non ricordo la casa, ma non era buono: retrogusto marsalato e come risultato un bel mal di testa ad entrambi).

Ci tornerei? I piatti di pesce erano molto buoni, lo riproverei con la bella stagione, all’aperto. Non per tutte le tasche. Attenzione ai gradini!!!





Di nuovo, dopo un anno, da “Pane al Pane Vino al Vino”… E chi si è visto, si è visto!

7 02 2010

Photo by ViolaBlanca

Firmiamo e sottoscriviamo!

Trattoria PANE AL PANE VINO AL VINO





Serata alla Cotoletteria. Da evitare con bambini al seguito! Milano, 22 gennaio 2010.

25 01 2010

Venerdì sera, da paura. O da panico che dir si voglia.

Io la mente, in parte anche il braccio. E poi penso: “Ma perchè diavolo mi vado a cacciare in queste situazioni?“.

Per le creature, ecco perchè. Per queste sanguisughe.

Così si va.

Il ristorante scelto quello che da parecchio mi ispirava per una serata casalinga, ma anche casereccia. La Cotoletteria.

Quello in corso Garibaldi, però, non uno dei franchising sorti dopo. Quello in cu regna il proprietario, l’ideatore. Il signor Marcello Michi.

La sala non è grande, anzi direi piccolina, ci saranno una decina di tavoli scarsi. A parete divani al posto delle sedie (che vanno benissimo per i nani), spazio tra i tavoli, buona illuminazione.

Siamo noi genitori e loro, meglio la “cumpa” della nana: lei, A. (unica altra femminuccia), poi A., L. Grandi assenti M. e R., oltre ad O.

Poichè tutti abbiamo mangiato la specialità della casa, vale a dire la cotoletta, nelle varianti proposte (io, per esempio, ho preso la tirolese, cotoletta con asiago e speck affumicato), il giudizio è unanime: buonissima. Rotonda, grossa, ma sottile. Cottura perfetta. I contorni di accompagnamento sono a scelta tra patatine fritte e una sobria insalatina con pomodorini (presa da me e per questo giudicata lo zimbello del tavolo).

Quindi sulla cucina non si può contestare nulla.

Al signor Marcello Michi posso invece solo consigliare di applicare un adesivo alla porta di ingresso al locale in cui, oltre ad escludere i cani, si tengano alla larga anche i bambini. Non sono stati maleducati, affatto. Ma sono bambini. Quindi, se il signor Marcello Michi ha una evidente idiosincrasia per tali soggetti, oltre a manifestarlo con evidenti segni di insofferenza, insieme al suo personale, prenda provvedimenti in tal senso, in modo da evitare questa, per lui, evidente fastidiosa presenza. I clienti non sono solo gli adulti.

Ci tornerei? Beh, assolutamente no.





Welcome to Dublin. Cena al Gallagher’s Boxty House; danze irlandesi all’Hotel Arlington e al Gogarty. (day 4)

23 12 2009

L’ultima cena.

Ed eccoci alla fine. Stasera siamo soli, io e LUI. Virgilio ci ha lasciati soli.

Sarà perchè teme di tediarlo con le sue parole?

Sarà perchè vuole lasciarci romanticamente soli?

Sarà perchè deve rientrare “mentalmente” nella sua vita dublinese (vedi lavoro)?

Sarà quel che sarà, noi stasera siamo tête-à-tête…

E, ironia della sorte, andiamo nell’unico ristorante in cui Virgilio non è mai stata, ma che da sempre la ispira: il Gallagher\’s Boxty House.

Concludiamo in bellezza, con il buon cibo che desideravo.

Cosa abbiamo mangiato.

Starters:

- Soup of the Day (Mushrooms)

- Farm House Pâté (Chicken liver pâté served with Irish soda bread and cranberry marmalade)

Main course:

- Traditional Roast Chicken (Breast of chicken oven roasted and served with homemade herb stuffing and a rosemary gravy)

- Dublin Coddle (A Dublin recipe of sausages and bacon cooked until tender in a potato and herb broth)

Dessert:

- Banana & Warm Butterscotch (Wrapped in a Boxty Pancake with Chocolate Sauce and Vanilla Ice Cream)

- Irish Coffee

Cosa abbiamo bevuto:

- pinte di Heineken

Tutto ottimo. Locale caldo, accogliente, ma pieno zeppo e con tavoli molto vicini.

Ci tornerei? Magari!!!

Arriva Virgilio e di corsa verso l’Arlington Hotel, dove stasera Chris, amico carissimo di Virgilio, si esibisce nella danza irlandese.

E io mi commuovo.

Perchè anche se l’ho appena conosciuto, lo sto guardando “all’opera“, non come me lo immaginavo, ma come è…

Emozionante.

E incredbile che dei giovani siano attaccati alle tradizioni del loro paese (Virgilio poi ci spiegherà che imparano queste danze sin dalle elementari).

Sono felice di aver visto prima lo spettacolo qui all’Arlington, perchè poi al Gogarty è stato completamente differente… Meno atmosfera, meno emozione, meno partecipazione da parte del pubblico.

(PRIMA O POI PUBBLICHERò I VIDEO DI QUESTE DANZE, NON APPENA SARANNO DISPONIBILI…)

Ma ora è tardi, dobbiamo rientrare per finire i bagagli.

Abbracci e ultime parole con Virgilio, che ci blocca con la frase “Cosa ci diciamo per salutarci?“.

Cosa ci diciamo? …

Ti vogliamo bene, grazie. Ti adoro.





Morbido al cioccolato (di Pierre Hermé).

28 11 2009

Ingredienti per 6 persone:

400 g di cioccolato fondente al 70% di cacao

200 g di burro

120 g di zucchero

100 g di farina

80 g di farina di mandorle (ovvero di polvere di mandorle)

4 uova


Preriscaldate il forno a 160°C.
Fate sciogliere il burro in una casseruola, al minimo. Tritate grossolanamente il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria.
Imburrate ed infarinate uno stampo dal diametro di 22 cm. col fondo amovibile.
Lavorare insieme con le fruste (controllate la velocità consigliata dal vostro libretto di istruzioni, il mio consiglia di partire dalla più bassa) gli ingredienti: lo zucchero, la farina passata a setaccio, la farina di mandorle, il burro fuso, le uova ed il cioccolato fuso.
Versate la preparazione nello stampo e fate cuocere per 15 minuti. Sfornate il morbido al cioccolato e spolverizzatelo con del cacao in polvere. Gustatelo tiepido.

Varianti e suggerimenti. Io sciolgo il burro insieme al cioccolato, il tutto a bagnomaria. Inoltre, questo è un consiglio davvero prezioso, usate per lavorare tutti gli ingredienti lo stesso recipiente in cui avete fatto sciogliere il cioccolato e il burro. Eviterete così inutili sprechi durante il travaso.

(Fonte e Ringraziamenti sentiti per l’ispirazione: RadicchioDiParigi)

Chi è Pierre Hermé ???





Mini quiches con asparagi e pancetta

27 11 2009

Per 10 mini quiches:

150 g di asparagi verdi
80 g di pancetta affumicata a fettine
3 uova
100 g di latte
1 cucchiaiata di parmigiano
1 scalogno
sale
pepe

Mondate gli asparagi raschiandoli (con il pelacarote…trucco da Scuola della Cucina Italiana) ed eliminando la parte più legnosa dei gambi, poi tagliateli a rondelle e fateli saltare in un filo d’olio con lo scalogno tritato, la pancetta tagliata a listerelle, aggiustando di sale, per una decina di minuti.
Sbattele le uova con il latte , il parmigiano ed il pepe (io uso il minipimer).
Scaldate il forno a 200°C.
Distribuite negli stampini monouso (quelli in alluminio vanno benissimo, purchè imburrati), gli asparagi e la pancetta, poi riempiteli per metà con il composto di uova.
Passate gli stampini in forno per 10/20 minuti.
Sfornate le mini quiches, accomodatele su un vassoio e servitele tipide.

Varianti e suggerimenti. Si possono usare gli asparagi surgelati, facendoli sbollentare in acqua calda per qualche minuto. Il vantaggio è che non si elimina alcuna parte. Inoltre, si possono preparare il giorno prima, cuocendoli per una decina di minuti, lasciandoli raffreddare nello stampino e ricoverandoli in frigorifero. Il giorno dopo eliminate gli stampini, mettete le mini quiches su una teglia da forno e scaldate per 5-10 minuti. Servite.

(Fonte e Ringraziamenti sentiti per l’ispirazione: RadicchioDiParigi)





“Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.” (Shirley Temple)

27 11 2009

Da oggi inauguro una nuova categoria.

Quella delle Ricette per il periodo di Natale.

Buon Appetito

Enjoy your Lunch
Bon Appetit
Guten Appetit
Buen Provecho





Il gruppo Seven non sbaglia un colpo: carne alla brace? JOE CIPOLLA ve la serve!

21 06 2009

Joe cipollaNel cuore del quartier generale del gruppo Seven, l’ennesimo colpo ben riuscito: JOE CIPOLLA. La sua specialità? La carne. La scegliete tra i vari tagli proposti. Questa viene poi cotta al fuoco di brace. E il piatto è servito.

LA STORIA DI JOE CIPOLLA: “Il cuoco di Al Capone”

Joe Cipolla nasce a Salemi, una ridente cittadina tra le vigne del trapanese. La mamma, la nonna e le zie affettuose gli insegnano tutti i segreti della cucina “di casa”. La passione diventa lavoro e dopo una delusione d’amore nel 1903 parte per l’america in cerca di fortuna. A Chicago diventa subito una leggenda vivente: al punto che dopo aver lavorato per numerose famiglie malavitose solo Al Capone può permettersi di assumerlo e farlo diventare il suo cuoco personale.

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Joe amava sorprendere gli ospiti con ricette vagamente allusive: i famosi carciofi sparati, il riso al carbone e il suo piatto preferito le carni alla brace di legna. Nel 1972 fu pubblicato Il suo libro, un ricordo delle sontuose ultime cene dei grandi Don del tempo che fu. Ma si tratta anche di un vero e proprio libro di cucina con oltre 150 ricette dei piatti di origine siciliana prediletti dai “pezzi da novanta” degli USA. Qua e là, tra i Maccheroni del Gran Capo e la Crostata del becchino, l’autore racconta aneddoti e feroci episodi di cui è stato testimone durante la sua lunga carriera di cuoco.

Cosa abbiamo mangiato:

Carne e contorno: Tartara di Fassona piemontese battuta a coltello: (90 gr.); Costata di scottona Bavarese extra (450 gr.); Pomodori al forno con timo fresco; Verdure miste alla griglia (zucchine, melanzane, peperoni).

Dolci e frutta: Tortino fondente al cioccolato; ananas.

Cosa abbiamo bevuto: ahimè, tristissima acqua, ma almeno un bicchiere di Morellino di Scansano me lo sono concessa (il mio compagno di merende di turno è a dieta e non beve vino, al momento, una tragedia!).

Il difetto di Joe Cipolla: tavoli troppo vicini. Se, come è capitato a noi, hai vicino un tavolo di galline starnazzanti, alla fine non puoi non innervosirti.

Il pregio: la manager del locale arriva dal Seven di Corso Colombo (il primo ad aprire): simpatica, gentile, sa fare il suo mestiere molto bene, un mito!

Bisogna tornarci.





Cena alla CHURRASCARIA BERIMBAU di Milano.

19 06 2009

BerimbaauVia Marghera n. 43 – 20149 Milano (MI) – Tel: +39.02.49.87.550.

Tra questo è il Porcao…mi sa che voto questo: più piccolo, più intimo, molto simpatici e gentili, non frettolosi. Carne ottima. Compagnia unica. Conversazione…animata. In più: LUI HA INCONTRATO E CI HA PRESENTATO LA SUA “AMICA” CONSY….ma per favore!!!!!!

Cosa abbiamo mangiato.

Accompagnano le carni:
pao de queijo ( pane al formaggio)
arroz (riso in bianco)
feijoada (fagioli neri brasiliani)
farofa (farina di mandioca saltata con pancetta)
viagrete (salsina di accompagnamento alle carni)

Seguiti da diversi fritti:
polenta
mandioca (patata brasiliana)
banana
cebola
batata (patatine)
couve (cavoli toscani)

Le carni:
frango (pollo)
linguica (salsiccia)
peru com bacon ( tacchino con pancetta)
presunto (prosciutto)
cupin (gobba di bue)
picanha (codone)
fraodinha (spinacino)
maminha
costela de boi (puntina di vitello)
file mignon com bacon (filetto con pancetta)
chuleta (controfiletto)
alcatra (scamone)
abacaxi (ananas)

Prezzo menu 36euro

Cosa abbiamo bevuto.

Birre, mojito, prosecco.

Ci tornerei? Assolutamente sì! Come, del resto, al Dragut di Chiavari, altro brasiliano buonissimo e validissimo!

carne








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