Blog chiuso per vacanze pasquali. Sono andata ad aprire l’isla…
15 04 2012Commenti : Lascia un commento »
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Blog chiuso per vacanze di Pasqua. Voi tornate, io parto!
24 04 2011Commenti : Lascia un commento »
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Uazzamericanbois. On the road. Da Lincoln city a Yaquina Head: Quarry Cove e Lighthouse. Newport: Oregon Coast Aquarium, pranzo da Mo’s e Oregon Oyster Farm. Dietrofront: sulla route 20 verso Albany. New year’s eve. (day 7, part 1)
9 01 2011La mattina è splendida qui sull’Oceano! Ma è troppo presto, quindi mi alzo quatta quatta per scrivere un po’. LUI è narcolettico a mille.
Alle 9, dopo un’ora e mezza di Diario di Bordo, accendo la musica, bassa, e faccio scorrere l’acqua della jacuzzi. Non rinuncerei per nulla al mondo a questo bagno mattutino.
Spalanco le tende. Il panorama è talmente perfetto che mi sembra davvero di essere in un film. Sole, spiaggia immensa e oceano. Qui di fronte alla nostra stanza…
L’acqua sta riempiendo la jacuzzi e, ahimé, appannando i vetri. LUI si smuove, apre un occhio, poi l’altro. E dice: “Ma ti vedono tutti!”. Ma se si è creato un clima sub-tropicale-paludoso in camera, non si vede quasi più nulla tanto vapore c’è… e la temperatura dell’acqua è troppo anche per me.
Stamattina mi faccio servire e riverire: cafferone in vasca. Abbiamo rinunciato all’idea bellicosa di una breakfast ricca per ottimizzare i tempi.
Quindi, prima di lasciare l’albergo, la stanza, la jacuzzi, insomma questo paradiso, facciamo la chiamata di rito all’amico del cuore in Italia. Ovunque mi trovi cerco di non mancarla mai…
E poi via, LUI fa il check out, io le foto sulla spiaggia. Freddino stamattina… Vento gelido, sole pazzesco, ma temperatura glaciale.
…
La prima tappa, ancora a Lincoln è provare l’ebbrezza del drive thru. Ma lo sapete che anche le banche ne sono dotate? Eh, gli americani non devono fare proprio fatica… E questo ci fa venire sempre in mente le scene di Wall-e in cui i terrestri fagocitati dall’astronave per salvarsi dalla fine del mondo sono talmente inciccioniti da non riuscire più a muoversi né a camminare…
Ci fermiamo quindi in un coffee shop dalla forma di faro a prendere un caffé con duemila cose dentro, tra cui il peanuts butter e la panna. Meraviglioso!
Poi via verso la Yaquina Head, dove eravamo già stati ieri in fretta e furia (per via dell’orario di chiusura). Il faro di Yaquina si trova in un’area naturalistica molto scenografica. E come tale viene tutelata. Per cui è richiesto un fee, un pedaggio, dal costo di 7$ e che ha validità di 3 giorni. Ci fermiamo prima alla Quarry Cove, dove bisogna lasciare la macchina e fare un tratto a piedi. Stiamo scendendo, molto ripidamente, in un’area particolare dove spero di essere più fortunata di ieri con le balene. Qui non ci sono balene, ma spero di vedere i seals, le foche. Spero perché non ho certezze che ci siano. Ma sull’ultimo tratto della discesa intravedo qualcosa. Non distinto. Poi sempre più distinto. Le vedo. Sono centinaia, bianche, cicciottelle e tutte sdraiate bellamente al sole mattutino. Bellissime, adorabili. Come si fa ad essere crudeli con questi occhioni? Non me lo spiegherò mai.
(Non dirò che una baia qui vicina ci ha troppo ricordato il film The Cove… Fortunatamente solo per l’aspetto, non per la mattanza).
Scattate tante belle foto risaliamo. E che salita. Tra il freddo polare, la fatica e il fiatone…
In macchina al calduccio saliamo verso il Lighthouse. Il paesaggio per arrivarci è quasi lunare, ricorda a tratti le vallate dell’Etna (Sicilia). Poi si arriva alla fine della strada ed eccolo, in tutto il suo splendore. Si erge maestoso e imponente, a sfidare i venti e le intemperie in generale. Ma sa anche essere scaldato dal sole. Il faro di Yaquina è, insieme a tanti altri fari della zona, aperto al pubblico. Non ricordo di essere mai entrata in nessun altro faro. Sempre vietato, sempre impossibile.
Qui il paesaggio, a parte la vastità del Pacifico sottostante, ricorda il mio faro preferito, quello di Cap de Barbaria (Formentera, Isole Baleari, Spagna… Machevelodicoaffare?).
Entriamo e ci accolgono due stanzette: la oil room e la work room. Nella prima le taniche di olio che si usavano alla sua costruzione (1872), nella seconda una scrivania per tutte le annotazioni del guardiano. Già, il guardiano del faro… Un’aitante e convintissima ragazza ci spiega (solo quando ci avviciniamo alla scala per la salita, in attesa che altri turisti scendano, e solo dopo aver scoperto che siamo italiani) che in origine il faro non era la sola costruzione presente su questa piana. Infatti ci mostra delle fotografie dell’epoca in cui una casa principale, più un paio di altre minori, erano in prossimità del faro. Oltre a orti e un piccolo allevamento per il sostentamento delle famiglie che qui vi abitavano.
Con l’avvento dell’automazione le abitazioni sono state smantellate ed è resistito solo il protagonista: il faro.
Saliamo. Scala in ferro originale, stretta. Altra faticaccia. In cima bisogna attendere che due persone scendano. La scala che porta all’ultima parte è ridotta e consente di arrivare alla sommità, quella per intenderci tutta a vetrate e dove si trova la luce. Caldo, luce accecante e panorama magnifico. Foto, foto, foto.
Ritorniamo alla macchina dopo aver evitato una gigantesca gatta pelosa sull’asfalto dl parcheggio. Sono cose belle.
…
È da ieri che me la mena con l’Acquario. E sia. Attraversiamo quindi il ponte di ieri e ci dirigiamo all’Oregon Coast Aquarium, a Newport. Brontolo come una vera pentola di fagioli. Ma cosa ci andiamo a fare all’acquario, dai? Vorrai mica mettere con l’Acquario di Genova?
Mi arrendo.
Per fortuna pare piccolo, gli concedo non più di un’ora.
E poi entriamo. E subito una vasca con un’anaconda. Mai vista prima d’ora. Con tanto di vittime. Due topi morti su una roccia e pian piano ci abituiamo all’oscurità e notiamo che tra le sue spire, nell’acqua, tiene un batuffolo di pelo bianco. Non è un topo, non può essere. E infatti è un coniglietto. Santo cielo! L’anaconda prova anche ad ingoiarselo, apre le sue fauci, ma poi ci ripensa. Evidentemente non è così affamato…
Poi usciamo perché alle 13 è previsto il sea otters feeling. Ci avviamo quindi verso l’esterno dove si trova la vasca. Attendiamo qualche minuto ed ecco lo spettacolo che ha inizio. Un vero cabaret. Con tanto di tirate di orecchie da parte delle due istruttrici che danno da mangiare alle lontre. Mah, andiamo avanti dai…
Rientriamo e proseguiamo il giro: piranhas, pesci tropicali, cavallucci marini, il tortuga caimano, l’alligatore, un pitone, il granchio più grande al mondo, il japanese spider crab, moon jelly e jellyfish…
Fino a quando mi rendo conto che non esiste nessun divieto a fare fotografie. Non come all’Acquario di Genova. Quindi mi metto all’opera (non uso mai il flash ovviamente, anche se, al solito, molti lo fanno). Ed ecco che immortalo i cavallucci, le meduse, un piccolo squaletto, le stelle marine e gli anemoni di mare, una piccola razza, l’octopus, fino ad arrivare ai tunnel. Camminamenti in cui sei completamente circondata da pesci: sopra, sotto e ai lati. Quello con gli squali è molto suggestivo.
Finalmente si va a pranzo. Chiedo che si vada alla marina di Newport, ieri mi è piaciuta molto.
Parcheggiamo, il vento non da tregua. Incredibilmente noto io un posticino molto colorato. Entriamo. Si chiama Mo’s. e all’interno scopriamo che è uno del locali storici di Newport, fondato dalla signora Mo, appunto. Foto con celebrità ne assicurano la fama (per esempio quelle con JFK).
Il pranzo è divino, nulla a che vedere con quello di ieri. La clam chowder, che oggi io prendo in bowl, è eccezionale. A seguire io e Lui abbiamo preso gli spiedini di scampi all’aglio. In Italia ti darebbero uno spiedino con 5 scampi, forse. Qui ti servono 3 spiedini con scampi ciascuno. Una goduria.
…
Ora sono pronta per l’ultima tappa. La Oregon Oyster Farm. Ci torniamo per acquistare le ostriche per stasera. Già, stasera è l’ultimo dell’anno. La Dinky ci ha consigliato di comprare le extra-small. Ma come, le extra-small? A me piacciono grandi e carnose. Ma lei ice che sono più dolci. E questa cosa mi suona strana…
Ripercorriamo la Yaquina Bay in direzione della farm. Sulla strada incontriamo una sola macchina. Il cui guidatore è fermo alla sua casella della posta per ritirarla. E fa tutto dal finestrino. Ovviamente.
Oggi sembra ci sia più movimento. Forse solo in apparenza. Infatti se anche c’è qualche macchina in più, l’interno è al solito: due commesse e stop. Facciamo quindi l’ordine, ma no ci limitiamo alle extra-small, prendiamo anche le small. Che, osservandole bene, sono comunque giganti! Poiché non abbiamo un frigorifero portatile ci danno le ostriche in sacco con del ghiaccio. E siamo così sicuri che la temperatura reggerà.
Si parte, si torna ad Albany.
Ma questa volta percorriamo tutta la Yaquina Bay verso Toledo, dove incontriamo e prendiamo la route 20. Alla fine della baia abbiamo visto una gigantesca fabbrica di legname. All’interno di un suo magazzino arrivavano direttamente i vagoni del treno merci che trasporta i tronchi e preleva il legname tagliato. Davvero una struttura imponente.
…
in meno tempo rispetto all’andata arriviamo ad Albany. Un piccolo passaggio al market Fred Meyer per prosecco e sciampa per la serata e via a casa.
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Uazzamericanbois. On the road. Sulla route 20 verso l’Oceano… Pacifico of course! Newport, Devils punchbowl, Depoe Bay (whale watching), Lincoln city. (day 6)
6 01 2011Oggi è giorno di gita. Ben due giorni di gita. LUI si è ripreso, ha pietà di me e quindi mi porta a pascolare. Sull’Oceano Pacifico per giunta!
La partenza da Albany avviene con uno splendido sole. Quindi si prospettano ottime fotografie.
Baci e abbracci con la Dinky, see you tomorrow, se non viene prima lei oggi al mare con la Diana e Phoebe (il retriever).
La strada verso Newport è bellissima. Si passa da Corvallis e poi si prende la route 20, immersa nel bosco, con attraversamenti anche su tratti nevosi. Splendido, conifere altissime, cassette della posta che sbucano all’improvviso dal nulla a bordo strada e che fanno intuire che da qualche parte nel bosco ci sia una casa. Questo è il bosco più bosco che abbia mai visto. Nemmeno la mia amica che vive nel bosco in Italia se lo sogna un posto così. Ma sempre mi domando come si possa vivere qui, se devi comprare il latte che fai? Dove vai? Non oso pensarci… È un eremitaggio, in parole povere…
Alla fine della route il bosco si apre su una strada in discesa che lascia intravedere laggiù in fondo dell’acqua. Il mare. L’Oceano.
L’esperienza più meravigliosa, vabbé che pignoli, una delle più meravigliose della mia vita. Una sola parola: infinito! Da togliere il fiato. Da non volersene più andare. Da pensare all’estate qui su questa che è una vera beach. Perché il Mediterraneo è calmo e talvolta ristretto (vedi il mar ligure), così ristretto che limita persino la mente (ahimé di molti ormai…) e le vedute. Qui non puoi non vedere il tutto di questo mondo, di queste onde, della sua spiaggia lunghissima e larghissima. Ma poi, da italiana, ti fermi un attimo e ti dici, che in fondo, qui il bagno non lo faresti di certo: sporca (poche storie, è sporca, non inquinata, ma sporca), ondosa (a meno che non si sia amanti del surf, windsurf e tutti i surf del mondo) e fredda. Vuoi mettere le placide acque di Formentera? Comunque sia, è da togliere il fiato.
Newport è una cittadina sull’Oceano con le classiche casette che si affacciano sulla beach, con la sua marina raccolta e il suo ponte incredibile. Newport è molto americana. Da non confondersi con la Newport che sta in California. Quella è la Newport Beach di O.C.
…
Già perché, se non lo avevate notato, negli USA moltissime città hanno gli stessi nomi. Perché? Perché quando sono state colonizzate le terre, chi se ne impossessava dava spesso il nome da cui proveniva e capitava quindi che gente proveniente dallo medesimo stato, città o regione europea appioppasse lo stesso nome alla sua nuova terra (per esempio Albany, dall’Albania). Ecco.
…
Detto questo prima di fermarci a Newport LUI mi dice: “Ora posso dirti il vero motivo per cui siamo qui!”. Oh mamma! Che paura, che spavento! “In questa zona, ma in particolare dove stiamo andando ora, ci sono gli avvistamenti delle balene, il whale watching”. Oh mamma! Quindi seguiamo la strada che da Newport conduce sulla costa verso Depoe Bay.
Non prima però di aver fatto una sosta a Devils punchbowl, consigliatoci dalla Dinky. Qui il mare entra in un’enorme roccia scavata e quando è estremamente mosso gli spruzzi arrivano fino alla strada. Non oggi. Per me è agitato, ma evidentemente non dev’essere nulla in confronto alla sua reale potenza.
Proseguiamo quindi verso Depoe Bay, zona in cui l’avvistamento delle balene è maggiore. E, guarda caso, la settimana dal 26 dicembre è quella in cui il passaggio è maggiore: si parla di una migrazione di 80.000 balene che dall’Alaska scendono in Baja Califonia per figliare. Secondo voi quante ne abbiamo viste? Zero! Ovvio, sebbene la gente sia posizionata sulla costa con tanto di binocolo, ci viene spiegato dal centro specializzato (il whale watching center) che le balene passano all’orizzonte.
Sapete a che distanza è l’orizzonte da riva? Molto, molto lontano. Nemmeno una balena è visibile ad occhio nudo. Il centro di avvistamento mette a disposizione binocoli e schermi che ingrandiscono l’orizzonte, ma in mezz’ora non c’è stato nulla da fare. Il giorno prima gli avvistamenti sono stati 27, quella mattina, fino al nostro arrivo, 15. L’allegato qui sotto aiuterà ad avere un’idea dei numeri di avvistamenti…
Peccato. L’unica soluzione per poterle davvero vedere bene è l’uscita in barca, ma le condizioni meteo invernali non so se consentano le uscite. Al contrario, in primavera quando avviene il passaggio inverso, cioè il ritorno verso l’Alaska, tutto risulterebbe più facile. Il problema è che mentre in inverno la migrazione è concentrata in un periodo breve, in primavera-estate tutto è più dilatato. Quindi anche la possibilità di vederle con una certa frequenza.
Mi rifarò con i sea-lions, dai.
Ora si va a pranzo e torniamo a Newport. Ci fermiamo al Chowder Bowl at Nye beach. Ci scofaniamo, io in verità, il Seafood Platter: Fried Fish, Shrimp, Oysters, Calamari, Clam Strips, Tiny Pacific Shrimp. served with golden fries, garlic bread and a cup of chowder. “You’ve never seen a platter so full“. Ecco, questa la descrizione del piatto. Ma nella sostanza nulla di che. La chowder (zuppa fatta con la carne contenuta nelle chele del granchio) è ottima, ma le ostriche fritte per una cultrice come me sono abominevoli. Non si può!!! E mai nessuno, dico mai nessuno, riuscirà a convincermi del contrario. Vorrei solo far notare che al tavolo vicino c’era una simpatica famigliola, il cui figliolo (eufemismo), mentre mangiava il suo bell’hamburger non perdeva occasione di pulirsi la bocca. Oh gioia, che personcina pulita… Peccato che lo facesse sulla manica della camicia a scacchi! Inguardabile! Solo dopo mie insistenti occhiatacce il padre si è alzato per prendergli dei tovaglioli…
Mentre LUI spiluccava a causa di uno scarso appetito dilagante, leggiucchiava il da farsi e il da vedersi. E non mi trova mica la Oregon Oyster Farm, il paradiso per me? Si trova sulla Yaquina Bay, quindi dopo la marina di Newport.
Il paesaggio è molto bello. L’Oceano entra in Newport attraverso due jetties (moli) che convogliano le acque in una grande, enorme baia, la Yaquina Bay appunto. Grandi ville con molo privato si affacciano sulla baia, case disseminate qua e là, poche costruzioni. Fino ad arrivare alla farm. All’esterno cumuli, ma davvero cumuli di gusci d ostriche accolgono sognatori come me. L’interno è microscopico. Un negozio per la vendita e una vetrata che separa la zona di pulizia, lavaggio e apertura delle ostriche. Perché qui le vendono sia in guscio, che sgusciate (per quei folli che le mangiano fritte!). Oggi i lavoratori che potrebbero mostrarci come fanno il loro lavoro hanno la giornata libera. Decidiamo quindi di tornare domani mattina.
Però che posto…
Da qui facciamo un giro sul ponte che unisce la baia da un punto all’altro: lo Yaquina Bay Bridge, costruito nel 1936. Molto scenografico anche questo. Soprattutto con il sole al tramonto.
Ora via verso Lincoln city, al nostro albergo.
Quello scelto da LUI (sempre su tripadvisor) scopriamo essere al completo, ma la fortuna tanto per cambiare è dalla nostra: finiamo allo Starfish Manor Oceanfront Hotel, al primo posto tra quelli votati. Un sogno! Ci accoglie un tepore fantastico e una jacuzzi posizionata di fronte alle vetrate con vista sull’oceano. Per il dolce riposo un king size bed degno di tale nome.
Sogni d’oro, kisskiss…
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Blog chiuso per ponte di sant’Ambrogio. E super-anniversario…
2 12 2010Commenti : Lascia un commento »
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Benvenuta alla Francy!!!
14 09 2010Commenti : Lascia un commento »
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Un’estate davvero speciale. Della serie: “Quelli che a Formentera…”
3 09 2010
Dopo tutto questo tempo, questi due e passa mesi di assenza, ora mi sento in dovere di buttare giù qualche riga. Per me. Per chi era con me. Per chi ho incontrato sulla mia strada.
Questa è stata l’estate delle estati. Speciale come non mai. Unica come non mai. Mia e nostra come non mai.
E sicuramente l’inizio di qualcosa che non terminerà…
Segna anche una deviazione, un cambio di rotta. Da buon marinaio, anche se mi piace considerarmi ormai un pirata. Abbandonare il vecchio per il nuovo. Dirottare verso la pura e sola e sacrosanta libertà. Insomma, un giro di vita. L’abbandono degli abbandoni.
A conclusione di questi due mesi trascorsi, lacrime d’addio, anzi un arrivederci, fotografie, ricordi, sapori, odori e visi.
E voglio ricordarli e ringraziare tutti (nella speranza di non dimenticare nessuno).
In ordine di apparizione…
Anna y Enzo (altrimenti detti i “fiaccamaroni” – Enzo, grazie per quei costumini; Anna anche se non sono una “A” vado bene lo stesso? -) con gli incredibili capelli di Filippo e la promessa del pallone, suo fratello Giacomo, che si è meritato un grande festeggiamento a base di BBQ e torta al cioccolato.
Juri y Ingrid (altrimenti detti “il bradipo” e “cenerentola” – Juri, grazie per saperci fare così bene con questi mostri nanosi, per essere il super-istruttore che sei, grazie per aver insegnato a lei ad essere il pesciolino che è diventata; Cenerentola, colei che deposita il figlioletto nelle braccia del mammo per tracannarsi una cerveza e far fuori il piatto di nachos che LUI sa preparare con tanta maestria) con il bravissimo Marco-Gnam-Gnam.
Silvia y Luigi con la scatenatissima Marta e la dolcissima Camilla. Silvia, grazie per esserti fidata, per essere venuta. Perchè sentivo di sapere come sei, anche se a volte ti nascondi. E che delizia i tuoi strilli, mi fanno sentire meno sola sulla terra dei figli… Luigi, nostro salvatore dalle cucarache, nonché gran criticone sull’alcol che io e Silvia trangugiamo.
Adele. Ringraziamento speciale. E una promessa: non ci faremo di certo scrupoli l’anno prossimo, resterai con noi!
Fabrizio, il cugino che si fa trascinare per un fine settimana lontano da tutto e da tutti. Anche a costo di essere messo ko (non diciamo da cosa). E che non sono riuscita a convincere abbastanza… Almeno per quest’anno. A patto che la smetta di dire: “Ma quanto bevete voi due?“
Monica. La zia Monica. La compagna di stanza e di giochi. Brava, brava, bravissima con la nana. Tanto che lei l’adora (e le foto lo dimostrano). Grazie per quella tavola sempre apparecchiata. Grazie per esserci stata, così tanto. Sei bravissima!
Luca y Nicholas, con la mia meravigliosa accoglienza al porto (intendo la frase di benvenuto, parlando dei gatti…), passando per quel calippo loco, per arrivare al gossip che mai si era sentito così perfetto e preciso della serie “sotuttodituttoeditutti-mifacciofotografareconquestoeconquella” e per finire con le mie magnifiche indicazioni stradali (le righe bianche su sfondo rosso…ahahah!!!). Mitici!
Chiara y Alfredo, con lo strepitoso Vittorio. Lei una conferma a dei sospetti (di simpatia sfrenata), Vittorio un vero selvaggio che fa coppia perfetta con la nana. Peccato per quel ciuccio… Alfredo? Porta rancore. Parla scordandosi episodi. Predica bene, ma razzola male. Pazienza.
Ross y Aldo. Che dire? Fantastici in tutto e per tutto. Ross, la nostra insegnante di burraco, nostra droga attuale. Ross e il suo diario di viaggio (sul Diario di Bordo ho il copyright!), mi fanno pensare alla Ross adolescente, non alla prof, non alla giovane donna che è ora. Alduz… Beh, quella spesa interminabile, quegli scatti in sequenza alle saline, quel sonnellino davanti alla tv… Impagabile!
Colao y Smart, sempre loro, sempre noi. Colao, con i suoi acciacchi, la sua ombra, la sua gambetta accavallata mentre legge. Smart con le sue lezioni di trucco e parrucco alla nana, con gli anellini e gli orecchini per la nana, con la pazienza infinita dimostrata con la nana, sempre la nana (ma anche con il Colao, però…), per i libri letti, le parole scritte (dall’anno prossimo istituisco un regolamento in merito ai libri! – suggerito dall’Alduz -). Siete sempre i migliori!
Grazie quindi a tutti voi che c’eravate. Perchè avete voluto esserci VERAMENTE!!!
Ringraziamento speciale, anzi specialissimo: a Lorenza y Miguel. I miei salvatori. Senza dimenticare il prode Simone, anche lui nostro salvatore, con ciurma al seguito: Gozilla-Giulia e rossocomeunpeperone Alessandro.
Ringraziamenti extra. A Mariella, per i messaggi deliranti, per il pane e per il vino. A Luca y Alessandra, vicini di casa un po’ strani, ma con tanto intrattenimento per la nana (galli, pulcini, oche, galline, conigli e lui, il fantastico General). Ai galli sopracitati: per cantare sempre! A Mariano, per la sua cortesia, indiscutibile, e senso dell’umorismo, perfetto. Di conseguenza, allo chef Lamberto (mmmmh, quella fideua!), a Elisabetta e i bellissimi figli, oltre alla frizzantissima Valentina, al suo consorte Luca, e alla super-mamma di lei, un mito a Formentera dal 1976! Aggiungo anche Guillermo e il suo 13cv (con cui volevo sfidare il mare tempestoso notturno verso Ibiza!). E tutto il personale, quello simpatico, del Big Sur. Grazie per il wi-fi e per i chupiti post-pranzo. Grazie al mio preferito: il PirataBus, km.11: per la mia insalata greca quotidiana accompagnata dal tinto de verano, per il mojito, per la musica e per l’omaggio con cui siamo stati ricompensati per questa lunga estate insieme. Magari capitiamo a Colonia in novembre…
Señora Balbina… Non ci sono parole. Meglio, le conosce già…
Madrigal, location perfetta per le lezioni di burraco…
E non voglio nemmeno dimenticare due piacevolissime scoperte: Stefania Campanella y Stefano Emanuele Ferrari. Con i loro libri, con le loro parole. Con gli scatti incredibili di Stefano. Con l’entusiasmo contagioso e la passione per l’isla di Stefania. Vi adoro!
E adoro anche colui che ha coniato per me il soprannome perfetto: la Contessa di Porto Salé. Giampy e Ale, ottimi in tutto, i primi a mattere piede in cucina e preparare dei super-mojito. Coloro con i quali siamo diventati campeones du mundo, quella sera dell’11 luglio, da CaNa Pepa (altro luogo memorabile, sebbene quella foto di Johnny Depp nel bagno delle signore mi abbia fatto perdere una scommessa…).
Infine, come si suol dire last but not least, un bacio, un abbraccio, un ringraziamento speciale a Nuria Fortuny. La nostra pintora preferita. E’ un onore avere un suo quadro con noi. Che poi quel quadro siamo noi. Quello che chiamo “l’impegno per la vita“. Gracias Nuria…
Corredo il tutto con quella che considero LA MIA canzone dell’estate. Che dedico all’uomo della mia vita e alla mia bellissima bambina. Grazie amori miei.
Hasta luego…
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Letto per voi: “Acqua viziata” di Roberto “Bobo” Goracci… Avviso ai naviganti.
15 07 2010
Skipper navigati, comandanti intrallazzoni, diportisti fai da te. In mare si trova questo e altro, di tutto un po’. Lo sa bene Roberto Goracci che nel suo Acqua viziata traccia uno scorcio esilarante, ma anche impietoso di chi il mare magari non lo ama, lo conosce ancora meno, ma non può fare a meno di andarci. Perché? Misteri. Non solo relax, non solo vacanza, aggiungiamoci il vorrei ma non posso, il mettere e il mettersi in mostra per sventolare con orgoglio il proprio mezzo da diporto con frasi tipo: “Ammazza che barcacce che ci stanno in giro (…). Amo’, la barca nostra è la più bella di tutte, lo sai? E anche quella che costa di più“. Frase tipo, ma che spiega tante cose. Sui soggetti dipinti da Roberto, detto Bobo per gli amici. Che nei suoi trascorsi ha fatto di tutto un po’. Restando sempre fedele al mare nostrum. Impedibile sotto l’ombrellone.
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Hasta luego Milano!
29 06 2010Il blog e la sua blogger si trasferiscono…
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