Mannaggia a quel commento…

20 03 2012

Tale Paolo mi scrive un commento che mi spiazza: “Che tristezza vedere morire un sito”.

Incasso.

Mi accascio.

Poi sprofondo.

Perché non potersene andare in sordina? Perché non riuscire a trovare il tempo di, il tempo per? E lasciatemi in pace, santissimiddio! Ma poi, chi l’ha detto che voglio farlo morire il mio SeTuttoFosseViola? Eh? Eh? Eh?

Invece no, il commento fa il suo dovere: come gli ho risposto, ricevo una scossa. Sistemo le pagine (aggiunta quella relativa al mio terzo lavoro, collaborazione con Marieclaire.it, di cui sono fiera fierissima) e creo una volta per tutte la pagina dedicata a Bol.it, alle mie letture, le mie recensioni (con Panorama.it sono sempre stata ligia). Oggi ho finito, tutto aggiornato. Non mi resta che pubblicare anche queste parole. Soprattutto di ringraziamento a chi, evidentemente, continuava a cercarmi, a leggermi. A voler curiosare.

Grazie Paolo C.





Facebook Stranamore o CSI Facebook?

7 04 2011

Oggi non posso esimermi dal parlare di Facebook: amato, odiato, temuto, respinto, osannato, disprezzato, ma mondialmente conosciuto. Poche ciance!

Oggi leggerete di due storie d’amore e di tradimenti, senza il duello per soddisfazione (ci mancherebbe pure!), principesse da salvare (no, quelle ci sono), mostri e draghi da battere (anche di questi ne abbiamo), e la trama si dipanerà sotto i vostri occhi. Come per un sogno. Sì, ma sogno d’amore. Come quando la principessa di turno viene svegliata dal bacio del suo principe, e portata via dal palazzo di Barbablù (o se preferite, salvata dalla torre in cui si è rinchiusa di sua spontanea per evitare di essere baciata per sbaglio da Shrek).

La prima storia.

Una mia amica (che chiameremo Anastasia), conviveva da 6 anni con un vero e proprio orso. Tralasciamo il perché, il percome, soprattutto perché non l’abbia fatto prima. Non ci interessa questo. Interessa solo il potere di Facebook. Anastasia non è felice. E non ne fa mistero nemmeno sulla propria bacheca.  Un bel dì, come nelle migliori favole, inizia a ricevere delle mail sulla posta di fb da un tale, amico di sua sorella. Lui è simpatico, carino, la fa sorridere e accantonare temporaneamente, il tempo di una mail che si protrae per ore e ore, la sua vita con il fidanzato ufficiale. Poi l’incontro. Doveroso? Obbligato? Evitabile? Al destino non gliela si fa mica così facilmente… Un aperitivo galeotto: c’è da subito del feeling, ma lui, il principe azzurro la riporta alla realtà e l’allontana. Solo per rivedersi il giorno dopo, quello dopo e il seguente ancora. E la passione prima li travolge, poi li avvicina, infine li fa innamorare. Come due patate. Al che Anastasia prende la stoica, tanto rimandata decisione: molla l’orso (che non potrà far altro che piangere sui propri errori e sulle proprie mancanze) e va a vivere con il principe azzurro. Subito così. Cosa doveva fare? Aspettare? Aspettare cosa?

Ecco, una sola cosetta… Peccato aver saputo così all’ultimo il reale legame di conoscenza tra lui e la sorella di Anastasia: mai visti, mai parlati di persona. Ecco, CSI Facebook stai all’erta quindi…

La seconda storia, invece, riguarda un’altra amica (ah, che fonte di ispirazione che siete… che chiameremo Genoveffa, solo per comodità). Sposata, con figli, un bel dì accetta l’amicizia sull’orrido marchingegno (ops, scusate, a volte mi faccio prendere dalle emozioni) volevo dire su fb, di un’amica di una sua amica. Si scrivono, si frequentano, tutto bene.

Ad un certo punto l’amica, la nuova arrivata, sparisce dalla sua bacheca (che è un po’ come dire “dalla sua vita”). Genoveffa è basita, non sa cosa pensare. Salvo poi capire che l’amicona in questione si era “fatta” amica di suo marito. Che poi si era “fatta” in senso biblico. Soffiandoglielo sotto la sua bacheca… Inaudito! Il proseguimento? Il divorzio, l’unica soluzione.

Il mio augurio alle nuove coppie è di stare sempre vigili, mai abbassare la guardia…

E voi, avete storie d’amore iniziate o finite grazie o per colpa di fb? E quanto vi fidereste di una partner conosciuto su fb? Fb è il nuovo giocattolo per chi cerca compagnia? Diffidare o fidarsi?





Italia retrograda!

3 03 2011

Stamattina. Suona il citofono, rispondo: “Buongiorno, ufficiale giudiziario, c’è il signor LUI?”

Panico. Cosa cacchio ha combinato questa volta?

Risposta: “No”. E basta.

La donna incalza: “Lei è la moglie?

Risposta: “No”. E basta. Meglio dire il meno possibile, in questi casi.

Lei deve restare un po’ perplessa, ed esitante mi domanda: “Ma, ho citofonato la casa giusta, mi sembra?

Risposta: “”. Meglio essere omertose.

Incoraggiata quindi l’ufficiale prosegue: “Allora è la convivente?

Ma perché non mi ha chiesto se ero la donna delle pulizie?

Risposta: “”. Questa volta non posso tirarmi indietro.

Allora, tutta pimpante per il suo successo personale, mi chiede di poter entrare o di andarle io incontro. Che venga lei.

Le apro la porta, la accolgo sulla soglia e subito attacco: “Ma com’è che quando serve noi conviventi non contiamo nulla, ma quando serve a voi allora va bene tutto?”. Glissa la domanda e mi chiede di poter entrare: “Sa, per non parlare dei fatti suoi all’aperto…”. La scusa.

Mi scosto, la faccio entrare e attacco di nuovo, con la bava. “Allora, come mai posso ritirare un documento – che si rivelerà solo una scocciatura per il Signor LUI – ma quando si tratta di cose più serie il convivente non esiste?”.

Ma guardi, io devo solo consegnare questa convocazione, quindi a me bastava che in casa ci fosse qualcuno, altrimenti avrei lasciato in portineria”. Quindi andava bene anche il Ben?

Morale: per le cose brutte la convivente va sempre bene, anche l’amante, nel caso; per cose belle o importanti, lo Stato riconosce ancora solo l’ufficializzazione della coppia. Che tristezza. Infinita tristezza. Basata su quella che è una farsa. Voluta, pensata e organizzata. Quando non imposta. Ah, se non ci foste arrivati, la farsa in questione si chiama “matrimonio”. Italia retrograda!





La r-EVOLution di Manusch Badaracco

20 10 2010

Cosa: THINK TANK FESTIVAL 2010 – Music & Art – The new wave of clubbing

Quando: Dal 15 ottobre al 3 dicembre 2010

Dove: Live Forum di Assago

Maggiori informazioni su Think Tank Festival.

http://anonimartisti.blogspot.com/

Chi: r-EVOLUtion.

Ci sovrasta il pericolo di una condizione che potremmo definire la miseria psicologica della massa. Con queste parole Freud
voleva definire il conformismo. Oggi, a distanza di anni, abbiamo fatto i conti con quel disagio della civiltà e con il suo contrario (falso anticonformismo), per tornare, infine, al punto di partenza. Ci pare ovvio chiederci se oggi, quel punto di partenza, non sia stato cancellato per dare luce ad una vera dimensione orwelliana, così fantascientifica quando fu concepito 1984 ma così reale nell’attuale presente. Un presente in cui l‘informazione ci appare scontata, ma che di fatto non lo è. Un presente in cui i mali vengono nascosti per non rischiare che il rancore umano si propaghi. Un presente in cui vige l’abolizione della meritocrazia.
Stremati, dal lavoro, dalla frustrazione, dalla reale vita socio-politica, cerchiamo un nuovo punto di partenza: r-EVOLution.

Figli del trascendentalismo e dell‘esistenzialismo, di quelli che volevano fare il ‘68 e di chi lo ha rinnegato, siamo stanchi di quei neofilosofi che propongono al mondo una nuova arte per pensare. Un secolo è passato dalla nascita del movimento dada e ancora oggi pensiamo che quel concetto mantenga la stessa forza di allora. Spezzate quindi le catene del classico e del neoclassico, noi non vogliamo solo un’arte contro l‘arte. Bensì un’arte contro questa realtà, ovvero, contro la realtà di sempre. Vi mostriamo i fatti crudi, senza proporre ennesime scappatoie. A quelle pensateci voi.

La nostra arte vuole essere una ricerca su quello che ci circonda. E’ una denuncia che ci appare spontanea, perchè naturale dinanzi a quello squilibrio e a quel moralismo bigotto che quotidianamente siamo costretti a subire. Stufi di un bombardamento mediatico e del nulla proposto alle nuove generazioni.

Questo il pensiero del collettivo di artisti riunito sotto lettere emblematiche: r-EVOLution.

Manusch Badaracco

Nel gruppo conosco Manusch Badaracco. Amica di amici. Vengo coinvolta perchè mi viene detto, “bisogna dare una mano all’arte“. E sia. Vado. Arrivo. E vengo sommersa da luci, colori, immagini, suoni. Poi arriva lei. Manusch. Una di quelle che non passa inosservata, ad iniziare dal nome. Gli occhi ti catturano. La bocca anche. La voce dice tutto. Chi è. Cosa fa. Perchè lo fa. Con lei gli amici di sempre, quelli del tifo spropositato ed esagitato, quelli che fanno il mondo di Manusch, i suoi quadri anche, quelli che con Manusch vorrebbero cambiare tanto, se non tutto. Manusch pare instancabile, solo vinta dal degrado quotidiano, da quello che le accade intorno e che pare una minaccia. Che poi minaccia alla fine lo è sempre. La scia di vittime è lunga e tortuosa. La sua arte si fa amare. Prima osservare. Poi catturare. Infine, ai più, comprendere.

Questa è Manusch Badaracco.

Il mio lavoro nasce dalla necessità di raccontare le tematiche sociali di oggi.
Le persone sono la maggiore fonte di ispirazione: la mia ricerca parte dalla comprensione e dalla condivisione
delle sensazioni con cui sono a contatto ogni giorno nella gente. E’ fondamentale, da parte dello spettatore, una totale
attenzione verso l’immagine: solo in questo modo potrà ritrovare e proprie emozioni nell’opera e sentirsi complice

No future - Manusch Badaracco

Oggi la libertá é molta, ma fittizia. Infinite possibilitá e infinite scelte, di cui siamo interamente e unicamente responsabili, creano una profonda confusione nei sentimenti. Le figure in alto s’intrecciano e si confondono. Le difficoltà che i ragazzi di oggi hanno nel condividere, nel fidarsi e nel costruire una relazione inibisce la nascita di un possibile futuro. Il ventre della figura femminile è infatti vuoto.

Un singolare stile italiano - Manusch Badaracco

Un ragazzo d’oggi che vive la sua vita in un insofferenza silenziosa.  Possiede una discreta cultura, ha studiato e sa che la precarietà e molte altre situazioni che è costretto a subire non sono giuste. E’ consapevole (lacrime rosse) ma non riesce a fare nulla per cambiare le cose quindi decide di obbedire in silenzio.

Menzione specialeUn singolare stile italiano è tra i finalisti del Premio Patrizia Barlettani NEXT GENERATION istituito da Casa d’Arte San Lorenzo. L’opera verrà esposta giovedì 21 all’inaugurazione della mostra dei 30 finalisti, presso la sede della galleria, in via Sirtori 31 dalle ore 19 (fino al 20 novembre 2010).

Manusch… Ti stringo!





Deutsche Schule Mailand. Accontentarsi???

19 10 2010

Ogni giorno me ne combina una, la nana. Quella di ieri fa sì che ci sia di nuovo una lite tra lei e la VeryVic.

Fine della scuola. Noi mamme andiamo a riprendere i mostri e, casualmente, siamo tutte in formazione: noi 4 con i magnifici 4!

La nana ha una mollettina viola che non le ho mai visto.

Bella!” le dico, “Da dove arriva?

Me l’ha regalata il principino

Davvero? Ma che carino…

Riferisco alla mamma in questione, la vera lady, che sorride. Ma è un po’ perplessa. Però una vera lady, lo ricordo, non si scompone, non accenna a dissipare nessuna illusione. Nemmeno quando così palese. Il rimischio, il gioco delle coppie continua?

Ed ecco la vera verità.

Esce dalla classe VeryVic che rivuole la sua molletta. Ma come?

Chiedo quindi al diretto interessato, il principino: “Ha chi hai fatto il regalo della mollettina, bel bambino?

A lei!” indicando, ovviamente, la derubata.

Ah, ecco!

Subito la nana sbraita: “Ma lei ha detto che me la dava fino a domaniiiii

No, non è vero, è mia, la voglioooo!

Io l’ho regalata a leiiii!

Calma, stiamo calmi.

Dai, restituiscila, per cortesia

Ma lei ha detto che me la imprestava fino a domaniiiii

E invece tu gliela ridai ora, non vedi che ci rimane male?

VeryVic ha il mento già tremolante. No, no, sta proprio iniziando a frignare. Che panico!

Ridalle quella molletta benedetta!” Sto praticamente sbraitando anche io. Tanto che interviene la vera lady e, con calma e savoir-faire, dice alla nana: “Domani ne portiamo una anche a te, va bene?” Dolce, dolcissima.

Lei pare pensarci per una frazione di secondo.

E decisa più che mai, ma anche faccia tosta più che mai, replica: “Una Barbie va bene lo stesso!

Esagerata! Da chi avrà preso???





Deutsche Schule Mailand. Datemi i miei spazi!

17 10 2010

I magnifici 4 non smettono di stupire. La formazione è sempre quella: nana, il fidanzatino (il D., da oggi il BadBoy), la migliore amica VeryVic e il Principino.

L’episodio, di questa settimana. La tragedia si è consumata in campo, precisamente all’Arena durante l’ora di atletica. Sono tutti un po’ svalvolati oggi questi mostri, non si capisce cosa ci sia nell’aria, nuovi allenatori, il BadBoy e il Principino che proprio non ne vogliono sapere di praticare. Frignano disperati, alla fine uno si decide, l’altro assolutamente no.

Le due girls, invece, come se nulla fosse entrano nell’arena come due vere leonesse.

Salvo comparire dopo qualche minuto: prima nana, seguita a ruota da VeryVic.

Beh, cosa ci fate qui?

Mamma, avevo voglia di stare con te…” Occhioni da cerbiatta annessi e connessi.

Dai, smammare, manca poco alla fine, tornate là

Ma no, mamma…” Prova a protestare lei.

VeryVic cosa fai anche tu qui?

E prima che la creatura potesse rispondere, interviene la iena-nana: “Ma lei mi sta sempre appiccicataaaaaaaaaa

Dai dai, su, andersen! Non voglio sentire storie

Coda tra le gambe, prima una, poi l’altra. Ma intuisco che c’è qualcosa che non va, VeryVic ha il mento tremolante…

E poi l’arcano si svela.

Sulla via del ritorno le chiedo cosa sia successo. Veramente però!

Al solito, mi spiazza.

Ma mamma, VeryVic mi sta sempre appiccicataaaaaa, non siamo mica due cicche!!!

Macchecavolo, valle a spiegare che tra qualche anno sarà problematico doverle staccare…

O avrà semplicemente annusato l’aria che si respira in casa, cioè che quelle attaccate come cozze non ci piacciono????





Letto per voi: “Effetti collaterali dell’amore quando finisce” di Rivka Galchen… Che peso!

13 09 2010

Gli amori, si sa, iniziano e finiscono, c’è poco da meravigliarsi. Tuttavia elaborarne la fine è un po’ traumatico per tutti, anche per lo psichiatra protagonista di Effetti collaterali dell’amore quando finisce di Rivka Galchen, una storia d’amore emozionante e allo stesso tempo una commedia dark, un thriller psicologico e l’inquietante ritratto di una mente malata.
La trama, intricata e destinata a un crescendo impegnativo, quanto pieno di suspense, narra la storia di uno psichiatra di mezza età, Leo Liebestein, che un giorno si accorge che la giovane moglie argentina è stata sostituita da una sosia (definita da Leo lungo tutto il libro come il simulacro, il doppelgänger, l’impostora, la simil Rema e via delirando), che le assomiglia in tutto e per tutto (salvo per alcuni piccoli ma decisivi particolari), ma non è lei. “Una donna entrò nel mio appartamento che sembrava esattamente come mia moglie, tutto uguale, ma non è Rema“.
Ma non è che l’inizio. Dapprima con ironia, poi sempre più ossessivamente, Leo si immerge in un stato di trance spazio temporale, in cui vaga nell’ossessiva ricerca della Rema autentica, con esiti paranoici. Leo s’imbarca infatti in un viaggio donchisciottesco, dalle strade di New York fino al sud della Patagonia, a dimostrare e reclamare la sua verità. Ricercherà la moglie autentica (scomparsa? Rapita? Defunta?) sotto le mentite spoglie di un metereologo, per giungere in Argentina, così come indicato da uno studio sulla “metodologia per il calcolo di temperatura, pressione, velocità verticali, a partire da rilevazioni con radar Doppler” che altro non sarebbe che la meteorologia applicata alla ricerca della verità sulla moglie scomparsa.
La Galchen ha dichiarato che è solo perché non riusciamo ad accettare i cambiamenti che avvengono all’interno dei rapporti di coppia, che si comincia a parlarne come se fossero dei tradimenti e quindi a viverli come una sconfitta.





Letto per voi: “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex & the City” di Paola Maraone.

6 09 2010

La duplice verità di Paola Maraone. Se da un lato ci illumina perché a sua volta illuminata dalla saggezza di un telefilm (che poi chiamarlo telefilm o serie tv che dir si voglia può anche non rappresentarlo abbastanza) che è ormai leggenda, o vero cult, per molte, dall’altra ci mostra sfaccettature dei caratteri e delle scene delle nostre eroine insospettabili. O forse eravamo semplicemente troppo prese dalla storia per scendere in profondità. Abbagliate da tutte quegli abiti da sogno, quelle scarpe e quegli accessori che farebbero la felicità di ognuna di noi. Comunque sia, poco importa. Ora Paola, nel suo “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex and the City“, ci spiega tutto per bene. E mostra, nero su bianco, che non è solo finzione. La loro è vita vera. Ecco perché appellarlo come semplice telefilm o serie non rende giustizia.





Fashionista vs Alternativa

23 04 2010

Eterno dubbio. Ennesima chiacchierata fra donne.

Dopo la mia trasferta toscana allo spaccio Prada (non parlavo pradese perchè davvero non mi garbava, ma capite anche voi che 50% di sconto sul prezzo dell’outlet mica è roba da tutti i giorni, mica roba da tutti!), mostro gli acquisti a Laura, mamma di O., fidanzatino-amichetto-colui che la mena di nana quando vado a recuperarla dal mio personale pomeriggio di libertà, dal pomeriggio di pura follia di Laura (avendo lei 3, dico 3, figli e nana in visita!).

Accarezzata con cura quella pelle unica, Laura mi dice: “E io che ti facevo un’alternativona!” (ma negherà sempre di averlo detto). Io le rispondo: “No, alternativona no, dai“. E la cosa finisce lì.

Tornata a casa, sola soletta nel mio lettone, penso e ripenso. Confondo i termini, le parole si accavallano e dico che non ci sto. Le scrivo quindi un sms: “C’ho pensato e ripensato. Non mi va di passare per una sciura, quindi resto l’alternativa chic che fa degli affari d’oro. Ma sulle scarpe resto brand victim. Ecco“. E lei replica: “Io ho detto fashionista no sciura! Comunque un’alternativa chic è una fashionista mascherata da alternativa… Ma non è un delitto. Inoltre a pensarci bene gli alternativi sono così perchè seguono l’altra moda, quella di sinistra, mentre il fashionista quella di destra. Sull’argomento ci sarebbe tanto da dire. O niente“.

Il giorno dopo torna alla carica sulla mia pagina di fb, dove mi aizza: “Ma non puoi aver veramente interrotto il tuo blog! Io credevo che avessi già scritto quello su -sei fashionista o alternativa?-“.

Sono quindi giunta alla conclusione di cedere a lei la tastiera.

fashionista o alternativa? di Laura Leone

Io credo di essere una no style. Sottolineo il “credo”. Aggiungo dei puntini di sospensione. Mi appello alla possibilità di revisione.

A quattro mesi dal terzo parto mi ritrovo una pancia da sesto mese di gravidanza. Così la mattina afferro i jeans (l’invenzione più geniale dopo la nutella) e una maglietta e la nascondo sotto un impermeabile firmato, metto su un po’ di gioie, mi guardo allo specchio, urlo “che mostro!” e scappo via a rincorrere due delle mie tre monkeys per portarle a scuola.

Essere fashionista ritengo sia più facile, se hai i soldi. Basta solo comprare, comprare e comprare! Sì, va bene, hai anche bisogno di buon gusto, ma, in fondo la fashionista è solo una brand victim, mica una first lady!

Essere alternativa è più difficile. Non puoi comprare le cose fashion, non puoi spendere troppo, devi far finta di fregartene, ma non devi neanche sembrare una stracciona! Mission almost impossible!

Diciamo che se hai un fisico da modella ti puoi permettere di essere alternativa, d’altronde qualsiasi cosa ti metti su, anche la più orripilante, ti sta bene. Se invece sei una mortadella come me, non ti resta che piangere!

Pare anche una questione politica… La fashionista è di destra, mentre l’alternativa è di sinistra. Senza dimenticare che essere alternativa è più snob dell’essere fashionista!

Ecco, l’abbiamo detto e fatto! E ora….SCATENARSI!





Gli idioti…

17 03 2010

Stamattina faccio il cane da guardia. Accompagno LUI in centro (piazza Affari) e resto in macchina un’ora (sì, proprio un’ora – senza nemmeno i finestrini abbassati!) a presidiare il mezzo in zona vietatissima, pronta ad abbaiare al primo che osa avvicinarsi o dirmi qualcosa.

E leggo.

Ho iniziato “La Cena“, di Herman Koch (vedere Lettura in Corso). Come sempre, sensibile a certi temi, resto colpita da una frase: “Nei primi anni della nostra storia la consideravo intelligente, ma di un’intelligenza normale; diciamo il grado di intelligenza che ci si aspetta dalla donna con cui si sceglie di stare. Con un’idiota non si resiste più di un mese, no?“.

Ecco, il solito punto.

Ma se l’uomo in questione resiste ben più di un mese, allora anche lui diventa o è idiota? No, perchè i casi si sprecano. Incomprensibili, e si sprecano…








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