Benvenuto al mio nipotino Davide!!!

22 11 2011

22/11/11

Mai notte fu più lieta, mai zia fu più felice.

Finalmente sei tra noi, piccolo Davide, orgoglio della tua mamma e del tuo papà. E io già ti amo…





Facebook Stranamore o CSI Facebook?

7 04 2011

Oggi non posso esimermi dal parlare di Facebook: amato, odiato, temuto, respinto, osannato, disprezzato, ma mondialmente conosciuto. Poche ciance!

Oggi leggerete di due storie d’amore e di tradimenti, senza il duello per soddisfazione (ci mancherebbe pure!), principesse da salvare (no, quelle ci sono), mostri e draghi da battere (anche di questi ne abbiamo), e la trama si dipanerà sotto i vostri occhi. Come per un sogno. Sì, ma sogno d’amore. Come quando la principessa di turno viene svegliata dal bacio del suo principe, e portata via dal palazzo di Barbablù (o se preferite, salvata dalla torre in cui si è rinchiusa di sua spontanea per evitare di essere baciata per sbaglio da Shrek).

La prima storia.

Una mia amica (che chiameremo Anastasia), conviveva da 6 anni con un vero e proprio orso. Tralasciamo il perché, il percome, soprattutto perché non l’abbia fatto prima. Non ci interessa questo. Interessa solo il potere di Facebook. Anastasia non è felice. E non ne fa mistero nemmeno sulla propria bacheca.  Un bel dì, come nelle migliori favole, inizia a ricevere delle mail sulla posta di fb da un tale, amico di sua sorella. Lui è simpatico, carino, la fa sorridere e accantonare temporaneamente, il tempo di una mail che si protrae per ore e ore, la sua vita con il fidanzato ufficiale. Poi l’incontro. Doveroso? Obbligato? Evitabile? Al destino non gliela si fa mica così facilmente… Un aperitivo galeotto: c’è da subito del feeling, ma lui, il principe azzurro la riporta alla realtà e l’allontana. Solo per rivedersi il giorno dopo, quello dopo e il seguente ancora. E la passione prima li travolge, poi li avvicina, infine li fa innamorare. Come due patate. Al che Anastasia prende la stoica, tanto rimandata decisione: molla l’orso (che non potrà far altro che piangere sui propri errori e sulle proprie mancanze) e va a vivere con il principe azzurro. Subito così. Cosa doveva fare? Aspettare? Aspettare cosa?

Ecco, una sola cosetta… Peccato aver saputo così all’ultimo il reale legame di conoscenza tra lui e la sorella di Anastasia: mai visti, mai parlati di persona. Ecco, CSI Facebook stai all’erta quindi…

La seconda storia, invece, riguarda un’altra amica (ah, che fonte di ispirazione che siete… che chiameremo Genoveffa, solo per comodità). Sposata, con figli, un bel dì accetta l’amicizia sull’orrido marchingegno (ops, scusate, a volte mi faccio prendere dalle emozioni) volevo dire su fb, di un’amica di una sua amica. Si scrivono, si frequentano, tutto bene.

Ad un certo punto l’amica, la nuova arrivata, sparisce dalla sua bacheca (che è un po’ come dire “dalla sua vita”). Genoveffa è basita, non sa cosa pensare. Salvo poi capire che l’amicona in questione si era “fatta” amica di suo marito. Che poi si era “fatta” in senso biblico. Soffiandoglielo sotto la sua bacheca… Inaudito! Il proseguimento? Il divorzio, l’unica soluzione.

Il mio augurio alle nuove coppie è di stare sempre vigili, mai abbassare la guardia…

E voi, avete storie d’amore iniziate o finite grazie o per colpa di fb? E quanto vi fidereste di una partner conosciuto su fb? Fb è il nuovo giocattolo per chi cerca compagnia? Diffidare o fidarsi?





Letto per voi: “Giuro che non mi sposo” di Elizabeth Gilbert. Il seguito di “Mangia prega ama”.

23 03 2011

“Qualche anno fa scrissi un libro intitolato Mangia prega ama, che raccontava la storia di un viaggio solitario per il mondo, intrapreso dopo un divorzio traumatico. L’ho pubblicato intorno ai trentacinque anni e per me ha rappresentato una svolta come autrice. Prima di allora, ero conosciuta nei circoli letterari come una donna che scriveva prevalentemente per e sugli uomini. (…) Inoltre, i personaggi dei miei primi tre libri erano prototipi di virilità: pescatori di aragoste, cacciatori, camionisti e falegnami.
(…) Tra difficoltà sentimentali e ossessioni professionali, ero talmente assorbita dal tema dell’identità maschile da non soffermarmi mai a riflettere su quella femminile. E men che meno sulla mia specifica identità di donna.
(…) Ecco perché, quando intorno ai trent’anni sprofondai in una grave depressione, non fui in grado di comprendere né di spiegare che cosa mi stesse succedendo.
(…) Sola, divorziata e con il cuore a pezzi, abbandonai tutto e mi presi un anno per viaggiare e guardarmi dentro, dedicando a me stessa tutta l’attenzione che avevo dedicato all’ineffabile cowboy americano. Quindi, essendo una scrittrice, scrissi un libro sull’argomento”.
Con la sincerità e l’ironia che hanno fatto di Mangia prega ama un bestseller da 10 milioni di copie, Elizabeth Gilbert riprende il racconto da dove l’aveva lasciato per affrontare il tema controverso e affascinante del grande “sì” in tutte le sue sfumature e implicazioni. In Giuro che non mi sposo torna a mettere in scena le inquietudini, le paure, gli slanci e i desideri nascosti suoi e di tutte le donne, regalandoci un nuovo libro pieno di incontri, di storie e di piccole, formidabili rivelazioni.

“… e vissero felici, divorziati e contenti” . Doveva finire così l’irripetibile favola di Elizabeth Gilbert e del suo Felipe. Alla fine di Mangia prega ama li avevamo lasciati sulla spiaggia di Bali, innamoratissimi e decisi a non sposarsi mai più. Un primo matrimonio rovinosamente fallito per ciascuno era più che sufficiente: d’ora in avanti avrebbero celebrato l’amore a modo loro, senza bisogno di riti ufficiali, senza vincoli e senza il rischio di future complicazioni legali. Insieme, avrebbero vissuto ciascuno la sua vita; avrebbero continuato a viaggiare e lavorare come prima, con Philadelphia come base e il passaporto sempre in tasca. Ma i solerti agenti del Dipartimento per l’immigrazione e la sicurezza dell’aeroporto di Dallas avevano in mente un finale diverso. Per loro, il brasiliano Felipe, con i suoi frequenti andirivieni tra l’America e il resto del mondo, era solo un altro ospite indesiderato, sospettato di risiedere clandestinamente nel Paese e come tale punibile con l’espulsione. Solo le nozze con la sua americanissima e recalcitrante fidanzata avrebbero potuto consentirgli di rimettere piede legalmente negli Stati Uniti…





La mia intervista a Stefania Nascimbeni per “101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi”, titolo profetico!

4 03 2011

Tra i 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi:
Lo stronzo è un amabile adulatore
Lo stronzo vi tiene in pugno, ha sempre l’ultima parola
Lo stronzo ha un sorriso irresistibile
Lo stronzo è sexy e sa fare bene l’amore
Lo stronzo è schietto, del genere «Sono così, io te l’avevo detto…»
Lo stronzo non lascia, si fa lasciare!
Lo stronzo ti conquista con la voce
È magnetico, come una calamita
Conquistare lo stronzo è un’impresa che avvince
Le donne sono convinte di poter cambiare in meglio lo stronzo
Un piccolo assaggio di quanto contenuto nel libro di Stefania Nascimbeni, “101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi” (Newton Compton editori).

Chiacchierando con Stefania…

101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi in 100 parole?
101 in 100? sono troppe, davvero, e farei confusione. Nello specifico te ne dico un paio: noi donne siamo quelle che “l’amore che move il sole e l’altre stelle”: a monte di tutto saremmo disposte a tutto pur di vivere davvero questo sentimento. Dal farci andare bene il fedifrago per antonomasia, a quello arido che sa solo aprire il portafoglio, o quello scettico che ti condisce con i suoi melensi stati umorali sulle relazioni infelici. Noi donne amiamo l’amore prima di tutto, il resto viene da sé.

Dall’uscita del libro, come è cambiata la tua percezione nei confronti del maschio (se è cambiata)?
Pensavo di eludere un po’ questa domanda, levandomi al di sopra delle parti. E invece ti dico che sono sempre ferma allo start, per quel che mi riguarda. Cioè degli uomini (i miei) ci capivo poco prima e ci capisco meno adesso, o comunque sia uguale! Riguardo agli altri è tutto molto più chiaro invece, comincio a cogliere l’evolversi di una situazione già dai primi passi che lui, Mr. S, il deficiente compie.
L’altro giorno ero dal parrucchiere e una signora, parlando del mio libro, mi ha detto: “Tu si che hai capito tutto!”. Mi ha fatto così sorridere…

Ti è capitato di ricevere critiche? Se sì, a che proposito?
Critiche? Ma sai che non ancora… Sto aspettando sulla riva del fiume, tanto prima o poi il cinese rompicoglioni passa sempre!

Cosa ti scrivono i lettori?
Mi chiedono consigli sentimentali, ti stupirà saperlo, specialmente i ragazzi! Che è come se parlassero con me per avere l’illuminazione sul genere femminile… Cerco di essere obiettiva e li minaccio di morte quando li vedo ridursi a zerbino al cospetto di una stronza (eggià, ci sono anche le Mrs S!), ma poi mi rendo conto che una donna, in amore, non sa mai che cosa vuole e allora ogni consiglio è quasi inutile. Dato che la donna in essere potrebbe aver già cambiato idea/strategia nel frattempo.
Le ragazze invece mi scrivono che hanno apprezzato il libro, che l’hanno trovato ironico, ma tremendamente vero e per nulla stupido. Molte mi hanno perfino detto che sono cambiate dopo la lettura. Sono felice per loro.

Prossimo progetto?
Per il prossimo anno sto lavorando a un nuovo saggio di costume della Newton Compton, sempre per il periodo di Natale, che in un certo senso potrebbe essere l’evoluzione di questo 101.
Ma stavolta si parla proprio di relazioni, anzi di amore!
E poi, vabbè, sto sempre aspettando che Gesù bambino legga la mia letterina del Natale scorso e si decida a far recapitare i miei due manoscritti in cerca di editore a chi dovere (uno è un romanzo che ho appena finito, anzi, non ancora corretto del tutto).

La domanda che vorrei…
La domanda che vorrei? Perché scrivere? Risposta: perché ci sono tante cose che vorrei dire sulla vita, il mondo, tante storie interessanti che piacerebbero alla gente, perché poi la gente siamo noi (io) in molti casi. Con quello stile un po’ frizzante, del tutto personale, io racconto degli spaccati di realtà, da un lato miei da un lato raccontati. Che sono certa appartengano a tutti.
Insomma, leggere per credere… Scrivere è anche leggere, e leggere è in parte vivere!

L’autore
Stefania Nascimbeni
studia e lavora nella comunicazione. È stata ufficio stampa e giornalista nei settori moda, arte e lifestyle, sia per aziende che come libera professionista. Nel 2007 comincia a scrivere alcuni racconti e soprattutto il suo primo romanzo. Attualmente scrive su due blog di successo: ilovegaia.style.it e dottoressacalvi.menstyle.it (che prendono le voci di Gaia e della dottoressa Calvi, due suoi personaggi), oltre al suo blog personale.




Letto per voi: “La notte ha cambiato rumore” di Marìa Dueñas. Finalmente un libro memorabile!

22 10 2010

Amore, guerra, spionaggio, paesaggi esotici, personaggi reali abilmente mescolati con quelli fittizi, deliziose descrizioni di abiti creati con inventiva (il titolo originale è El tiempo entre costuras, “Il tempo fra le cuciture”, con il doppio significato che allude ai messaggi cifrati), uno stile elegante e scorrevole.
È La notte ha cambiato rumore dell’esordiente Marìa Dueñas, docente di Filologia e Letteratura inglese all’università di Murcia: quasi un’autobiografia, costruita sui ricordi marocchini delle fide zie Estrella e Paquita con cui la sua famiglia ha vissuto a Tetuàn, quando era la capitale del Protettorato spagnolo.
Sira è una giovane sarta nella Madrid del 1935 quando si invaghisce di un faccendiere ricco e losco. Un po’ di bella vita alla Zelda e Scott (Fitzgerald), porteranno Sira e il suo amato in Marocco. Fino a quando giunge la delusione cocente dell’abbandono. Incinta e senza un soldo, Sira si rifugia nella bianca Tetuàn, dove grazie all’aiuto della contrabbandiera Candelaria aprirà un atelier. La base perfetta per la sua nuova carriera di spia per gli inglesi.
Ma la storia di Sira Quiroga è anche e soprattutto una storia d’amore, un romanzo che intreccia cospirazioni storiche e politiche, spionaggio, identità mascherate e colpi di scena inattesi.
La notte ha cambiato rumore è anche un romanzo di formazione: Sira cambia, diventa qualcuno di interamente diverso nell’arco degli anni, è obbligata ad imparare a essere un’altra, e in fretta, sotto i colpi della vita.
In una Spagna dilaniata dalla Guerra Civile con il conflitto mondiale alle porte, la Dueñas disegna un grande affresco al femminile fatto di solidarietà, amicizia e passione politica.





Letto per voi: “Effetti collaterali dell’amore quando finisce” di Rivka Galchen… Che peso!

13 09 2010

Gli amori, si sa, iniziano e finiscono, c’è poco da meravigliarsi. Tuttavia elaborarne la fine è un po’ traumatico per tutti, anche per lo psichiatra protagonista di Effetti collaterali dell’amore quando finisce di Rivka Galchen, una storia d’amore emozionante e allo stesso tempo una commedia dark, un thriller psicologico e l’inquietante ritratto di una mente malata.
La trama, intricata e destinata a un crescendo impegnativo, quanto pieno di suspense, narra la storia di uno psichiatra di mezza età, Leo Liebestein, che un giorno si accorge che la giovane moglie argentina è stata sostituita da una sosia (definita da Leo lungo tutto il libro come il simulacro, il doppelgänger, l’impostora, la simil Rema e via delirando), che le assomiglia in tutto e per tutto (salvo per alcuni piccoli ma decisivi particolari), ma non è lei. “Una donna entrò nel mio appartamento che sembrava esattamente come mia moglie, tutto uguale, ma non è Rema“.
Ma non è che l’inizio. Dapprima con ironia, poi sempre più ossessivamente, Leo si immerge in un stato di trance spazio temporale, in cui vaga nell’ossessiva ricerca della Rema autentica, con esiti paranoici. Leo s’imbarca infatti in un viaggio donchisciottesco, dalle strade di New York fino al sud della Patagonia, a dimostrare e reclamare la sua verità. Ricercherà la moglie autentica (scomparsa? Rapita? Defunta?) sotto le mentite spoglie di un metereologo, per giungere in Argentina, così come indicato da uno studio sulla “metodologia per il calcolo di temperatura, pressione, velocità verticali, a partire da rilevazioni con radar Doppler” che altro non sarebbe che la meteorologia applicata alla ricerca della verità sulla moglie scomparsa.
La Galchen ha dichiarato che è solo perché non riusciamo ad accettare i cambiamenti che avvengono all’interno dei rapporti di coppia, che si comincia a parlarne come se fossero dei tradimenti e quindi a viverli come una sconfitta.





Letto per voi: “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex & the City” di Paola Maraone.

6 09 2010

La duplice verità di Paola Maraone. Se da un lato ci illumina perché a sua volta illuminata dalla saggezza di un telefilm (che poi chiamarlo telefilm o serie tv che dir si voglia può anche non rappresentarlo abbastanza) che è ormai leggenda, o vero cult, per molte, dall’altra ci mostra sfaccettature dei caratteri e delle scene delle nostre eroine insospettabili. O forse eravamo semplicemente troppo prese dalla storia per scendere in profondità. Abbagliate da tutte quegli abiti da sogno, quelle scarpe e quegli accessori che farebbero la felicità di ognuna di noi. Comunque sia, poco importa. Ora Paola, nel suo “Tutto quello che so della vita l’ho imparato da Sex and the City“, ci spiega tutto per bene. E mostra, nero su bianco, che non è solo finzione. La loro è vita vera. Ecco perché appellarlo come semplice telefilm o serie non rende giustizia.





L’uomo che vorrei…

28 06 2010

Vorrei un uomo che quando rientro la sera tardi ha pensato a me e prima di andare a dormire si è ricordato di lasciarmi la luce piccola accesa.

Vorrei un uomo che non pensasse di essere il mio salvatore, liberatore, il Dio sceso in terra.

Vorrei un uomo che mi sorridesse più spesso.

Vorrei un uomo che mi chiedesse una volta in più rispetto a quanto fa con gli altri “come va?“.

Vorrei un uomo che non criticasse gli altri di usare “scorciatoie” quando lui è il primo a farlo.

Il resto verrà, post in divenire…





Gli idioti…

17 03 2010

Stamattina faccio il cane da guardia. Accompagno LUI in centro (piazza Affari) e resto in macchina un’ora (sì, proprio un’ora – senza nemmeno i finestrini abbassati!) a presidiare il mezzo in zona vietatissima, pronta ad abbaiare al primo che osa avvicinarsi o dirmi qualcosa.

E leggo.

Ho iniziato “La Cena“, di Herman Koch (vedere Lettura in Corso). Come sempre, sensibile a certi temi, resto colpita da una frase: “Nei primi anni della nostra storia la consideravo intelligente, ma di un’intelligenza normale; diciamo il grado di intelligenza che ci si aspetta dalla donna con cui si sceglie di stare. Con un’idiota non si resiste più di un mese, no?“.

Ecco, il solito punto.

Ma se l’uomo in questione resiste ben più di un mese, allora anche lui diventa o è idiota? No, perchè i casi si sprecano. Incomprensibili, e si sprecano…





Diffidare, diffidare sempre…

12 03 2010

Ho imparato a diffidare di certi uomini, meglio mariti. E la storia lo insegna.

Quei mariti che ti riempiono di complimenti davanti agli amici, tipo “Ma come è bella la mia mogliettina” oppure ancora “Ma come è brava la mia mogliettina“. E io che un pò ci rosicavo, che davo delle gomitate a LUI dicendogli: “Tu mai una cosa del genere, vero?“.

Risultato: tradimento da parte di lui, divorzio lampo, fine delle illusioni. Ed era una coppia considerata da parte di tutti perfetta nonchè indissolubile.

Siamo in attesa che un’altra catastrofe simile si consumi. Questa volta il maritino in questione si dedicherà sicuramente alla conoscenza carnale con delle personcine brasiliane super-dotate, ecco. Così sicuro che ci mettiamo la mano sul fuoco. Ma in questo caso la coppia salverà le apparenze. Perchè le apparenze sono tutto.

Recentemente, ho invece assisitito ad un’altra scena: a scuola il marito che attende la moglie. Lei arriva dal fondo del corridoio, lui che la accoglie così: “Ma che bella visione, buongiorno signora xxx“. Puah! Non solo perchè entrambi sono due mostri (de gustibus). Ma perchè ai nostri occhi il maritino in questione appare come “la checca che ha abiurato” (con il massimo rispetto per gli amici omo). E poi perchè sembra la classica storia: lei bruttina, lui che se la prende, ma per il patrimonio che ha alle spalle, per quello che la signora appresenta.

Insomma, una storia trita e ritrita.

Ma allora è meglio il mio LUI che tali complimenti non me li fa mai, ma, diciamo così, gratifica in altra maniera?

Mah, è difficile… I complimenti sono sempre ben accetti, soprattutto in un periodo in cui sento di dover cambiare pelle

(Leggere a tal proposito Cornute e mazziate).








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