Le tragedie della vita (part 2).

Vi siete scatenate. Siete andate oltre. La morte è oltre. Lo so bene e l’ho evitata per questo. Non era mia intenzione parlarne. Non ci sono parole a sufficienza per quella e ognuno la interpreta a modo proprio. Troppe diverse le personalità di ognuno. La tragedia che mi tocca da vicino è sapere che una persona che conoscevamo, parlo al passato, ora c’è ancora, ma conduce una vita difficilissima. Che nessuno può immaginare. Perchè se perdere la vista ad un occhio è abbastanza tragico, è una prova a cui non si è mai pronti, non te lo aspetti e non puoi sapere come ti cambierà la vita (l’equilibrio che ti viene a mancare, la visione notturna in quei maledetti locali che prima trovavi tanto belli e fashion, ma che ora eviti come la peste!, non parliamo della guida, stendiamo un velo pietoso, il pensiero assillante su come salvaguardare l’unico occhio che ti resta, la constatazione che gli studi e le ricerche poco o nulla fanno per la vista…), perdere la vista sono sicura che significherebbe la fine della vita! Non posso andare oltre…

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3 pensieri su “Le tragedie della vita (part 2).

  1. ….o forse è l’inizio di una nuova vita. Mi dirai, ma quale vita? certo,puo’ sembrare un’esistenza difficile, fatta di sofferenza e umiliazioni, di incomprensioni e frustrazioni….pero’ è Vita. E se hai compagni che ti amano , figli che ti rispettano e aspettano anche solo una tua parola di affetto, amici che ti sorreggono e ti portano lo stesso a gioire…tutto viene pareggiato. Non è una vita facile, questo è chiaro.

    questi sono i miei pensieri di figlia, che da un momento all’altro si è trovata catapultata in una realtà che mai avrebbe voluto, che si è trovata senza il suo papà, ma ha pregato e urlato che qulcuno lo salvasse.
    Alla fine ce l’ha fatta ed è ritornato dal suo lungo viaggio, un viaggio indolore (per lui) ma che ha lasciato profonde ferite nelle sue 3 donne. Lui è tornato invalido al 100%, su una sedia a rotelle, senza un occhio, sfigurato.Ma con una grande voglia di vivere e reagire a quaesta maledetta sorte, con ancora voglia di ridere, mangiare, bere, fumare, vederci sistemate e felici.

    cara Vale, ogni storia e ogni vita è a sè, non credo sia giusto generalizzare o stigmatizzare i pensieri altrui, ma io sono convinta che finchè c’è amore da dare e ricevere…c’è sicuramente una luce che brilla, e vale la pena tentare di tenerla accesa.
    un bacio
    Marta

  2. Vale…….ma tu hai mai chiesto alla nostra amica coem sta???perchè non la ” AVVICINI” e scambi due parole???

    sai magari potresti trovare una persona che della sua cecità ne ha fatto una risorsa…..magari lei si batte affinche ai cieci non siano riservati solo posti lavorativi …per invalidi…tipo centralinista o così via…….

    che ne sai??? prova……

    magari non adesso che te ne stai partendo per barcellona…….

    buona pasqua Anna

  3. Forse non è stato chiaro il mio messaggio…
    So bene che la morte è oltre…infatti l’ho solo accennnata…
    Ma la prima parte del tuo scritto era incentrata sulla nostra”ciecità” di fronte al dolore degli altri…del nostro non saper vedere…e di quanto la scuola non ci avesse aiutato a farlo…
    Ed io…in risposta a questo fatto..ho parlato della mia esperienza personale di stare vicino a chi aveva bisogno…superando mille difficoltà emotive…senza che nessuno me l’avesse insegnato o chiesto…ma solo per seguire il mio cuore…
    Anche qui bisognerebbe fare altrettanto…
    Le parole sono belle certo…le intenzioni anche…
    Ma un abbraccio e una parola di conforto servirebbero senz’altro di più…

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