Il mio Speciale sulla Svezia.

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Questo deve aver pensato Per Wahlöö quando ha iniziato la sua carriera. Nasce infatti come cronista e scrittore di romanzi polizieschi. In un’occasione, per la fretta di dover consegnare un manoscritto, si fa aiutare dalla moglie nella descrizione dei personaggi e degli ambienti.
L’esperimento riesce talmente bene che decidono di creare una vera e propria squadra, scrivendo “Roseanna” a quattro mani e consegnandolo all’editore spacciandolo come creazione di un amico anonimo. Dopo il primo libro, seguirono altri nove titoli della serie “Romanzo su un crimine”, fino alla morte di Per nel 1975.


Molte sono le coppie celebri delle Arti e dello Spettacolo. Una vita comune divisa, la ribalta condivisa, in questo caso una macchina da scrivere. Quattro mani. Loro sono i padri nobili del noir scandinavo, i coniugi svedesi Sjöwall & Wahlöö. I coniugi decidono, a metà degli anni Sessanta, di pubblicare una serie ben definita di gialli – dieci, per l’esattezza (e questa nordica programmazione ricorda quella di due decenni dopo di Henning Mankell per il “ciclo Wallander“) – che hanno come sfondo la Svezia contemporanea con le sue magagne capitalistiche (entrambi gli scrittori sono di orientamento socialista-marxista). Definiti, all’apice della loro fama, in vari modi. Dall’immancabile “Simenon scandinavi”, al più meritato “autori del primo giallo socialdemocratico”.


Sono i creatori del malinconico Martin Beck, investigatore della squadra omicidi di Stoccolma; un poliziotto vero, frustrato nella vita privata da un rapporto matrimoniale sfiorito dal quale sarebbe troppo faticoso separarsi, tormentato dal mal di stomaco, lento come un bradipo, ma tenace, umano, che “non pensa mai” (appunto: “il Maigret svedese”).


La scrittura è chiara, diretta, con un ritmo narrativo che coinvolge il lettore, inchiodandolo al libro, fino all’epilogo. Il duo è abile nel dare vita ad una trama sapientemente orchestrata, nel caratterizzare i personaggi, nell’alternare le scene ai dialoghi. Gli autori hanno cambiato il genere del giallo. E chi scrive lo stesso genere dopo questi romanzi si ispira a loro in un modo o nell’altro (Henning Mankell).
I romanzi di Sjöwall e Wahlöö sono anche romanzi di forte critica al welfare state svedese, critica che s’inasprisce con il passare degli anni e dei romanzi. L’ulcera di Martin Beck, dal primo all’ultimo romanzo, si trasforma da mal di pancia dovuto a disagio familiare a sintomo di un malessere del vivere nella società svedese. “Tutto dipendeva soprattutto dal sistema in sé, dall’implacabile meccanismo della grande città che schiacciava i deboli e i disadattati e li porta a compiere gesti sconsiderati“.


Primo giallo della serie, degli anni Sessanta, ritrovato da Andrea Camilleri (che non ha mai fatto mistero di ammirare i due giallisti). In “Roseanna” il delitto avviene prima che la narrazione abbia inizio: in un lago viene ritrovato il corpo di una ragazza morta per strangolamento. Comincerà quindi una minuziosa ricerca che scaverà nel passato della giovane, finché la polizia non riuscirà a trovare qualche indizio che la colleghi al presunto assassino.
L’elemento chiave sarà il ritrovamento di un filmato amatoriale e di alcune fotografie girato da un turista, che permetterà agli investigatori di dare un volto al sospettato.
È interessante notare come l’espediente dell’indagine attraverso i filmini dei turisti e le fotografie sia stato pensato nel “lontano” 1965 in tempi in cui fotocamere e videocamere digitali, cellulari, internet  non erano neanche immaginabili!


Recentemente stiamo assistendo ad una vera e propria valanga nordica di scrittori che producono romanzi interessanti facendo concorrenza agli eterni rivali, gli anglosassoni che, con il mystery, ci sanno proprio fare.  Sono più di 120 gli scrittori provenienti dai 5 paesi scandinavi in cima alle classifiche e di questi ben 50 sono svedesi.

Iniziamo con una trilogia noir con delitti venuta dalla Svezia, Tomi da 500 pagine l’uno, Un momento, non cambiate pagina! Non è la storia ormai arcinota del fenomeno Stieg Larsson e della sua trilogia Millennium: è che di trilogia svedese del miracolo ne sta arrivando un’altra. Parliamo di Jens Lapidus che ha scritto “La traiettoria della neve” (in uscita ad aprile per Mondadori), primo libro corposo e trascinante sul sottomondo criminale della capitale svedese, fra delinquenti legati alla mafia balcanica, trafficanti latinoamericani e un tassista che dà la scalata a quel mondo. Poi un secondo, tradotto all’incirca con “Mai far cazzate”. Sappiamo che Lapidus è all’opera per il suo terzo e ultimo libro della trilogia.

I nomi entrati negli ultimi anni in catalogo con l’etichetta “giallista nordico”, annoverano anche Henning Mankell, convertito da autore teatrale ad autore di fama internazionale con il suo ciclo di romanzi sull’ispettore Kurt Wallander, poliziotto a Ystad, nella Svezia meridionale. L’ispettore Wallander, una sorte di “everyman” poliziesco, di delicata salute, angosciato dai cambiamenti politici e sociali, pieno di dubbi nel confronto del suo mestiere, ha conquistato i lettori di tutto il mondo. (“L’assassino senza volto” e il non-giallo “Scarpe italiane“). Si parla di una sua pubblicazione per il prossimo giugno, “Il cinese”, con protagonista un magistrato donna.
Tre prossime uscite al femminile: Åsa Larsson (“Sentiero nero“), e Liza Marklund (“Il testamento di Nobel“) e Anne Holt (Non deve accadere).  Perché il giallo è anche donna.

Durerà, l’onda? Ma, soprattutto, che forma prenderà, all’inevitabile bivio? Da una parte potrebbe allargarsi oltre il giallo, dall’altra potrebbe sfornare bestseller sempre più globali…

Valeria Merlini
aprile 09

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