Letto per voi: “Dammi Mille Baci”, l’antica Roma (e i porci romani) cantata da Eva Cantarella.

dammi mille baciDammi mille baci, e poi cento, e poi ancora altri mille…“. Abbandoniamo ogni idea di romanticismo. Perché in questo nuovo libro, “Dammi mille baci” appunto, l’autrice Eva Cantarella ci mostra come noi e i nostri avi siamo lontani anni luce.
Per noi profani, tutto ciò è una scoperta, una nuova lettura della storia. Per esempio, scopriremo come i romani fossero, allora come oggi, soggetti al fenomeno del “machismo”. Oppure “perché i romani ritenevano che la virilità consistesse in un uso predatorio dell’organo virile“. Scopriremo ancora che forse la “vanagloriosa esaltazione della propria virilità“, dove verbi quali futuere, te pedicabo, o irrumare si sprecavano (le traduzioni sono rimandate direttamente al testo), fossero in realtà “un atto scaramantico, un esorcismo contro il terrore della défaillance“. Scopriremo che “la sessualità degli dèi era, se possibile, ancor più predatoria di quella dei mortali“. Scopriremo come andarono realmente i fatti nel ratto delle sabine.
A farci da guida, Catullo e le sue lodi a Lesbia e a Giuvenzio; la raccolta di poesie dedicate al dio Priapo, personificazione del fallo; Ovidio, Orazio e Marziale, Giovenale A completare l’excursus nel mondo romano una perfetta e sapiente e completa distinzione degli amori ai tempi dei romani. Amori dovuti: quello coniugale e quello tra genitori e figli. Un esempio su tutti: impareremo grazie alla virtù di Lucrezia la vera storia della nascita della Repubblica. Amori possibili: quelli tollerati senza essere biasimati. Riservato agli uomini. Dove la lupa (e il suo significato latino) la fa da protagonista. Amori proibiti, quelli indicati nel linguaggio moderno come i rapporti extra-coniugali, per le donne. Insomma quelli che rendevano tutte pazze per i gladiatori! Nella sezione “dieci storie d’amore” ecco presentate alcune relazioni dell’epoca: da quella di Enea e Didone a Catone e Marzia, dagli amori di Cleopatra (con Cesare e Antonio) a Messalina e Silio. Da leggere perché non è il solito romanzo. Nemmeno un libro storico. Ma un piacevole e ironico intrattenimento sui gentlemen romani. E sulle lupe romane…

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