Un paradiso chiamato Maldive. (part 2)

Lo sbarco. Martedì 23 giugno, MLE (Malé) Ore 10,15 (ora italiana). Ore 13,15 ora locale.

Allo sbarco ci assale il caldo e l’umido, e l’assenza di aria. Temiamo il peggio.

L’interno dell’immenso (ironicamente) terminal di Malé ci accoglie con le solite faccende burocratiche e il primo incontro con una popolazione che per usi e costumi è diversa dalla nostra. Che sembra diversa. Ma alla fine, come quasi sempre, si adattano alle orde di turisti con le loro tette, con i loro culoni, e con le loro orride, spesso, abitudini.

Il gioco, però, vale la candela (a meno che non si vada in visita in un tipico villaggio di pescatori, dove sei tu, turista femmina, a doverti adattare: e copriti!).

L’aeroporto però ci piace. Come abbiamo avuto modo di constatare al ritorno, gli aeroporti così piccoli hanno un tratto caratteristico che manca totalmente in quelli moderni, così enormi e impersonali.

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2 pensieri su “Un paradiso chiamato Maldive. (part 2)

    • Grande soddisfazione: tra un cazzeggio in piazza, una raccolta di mail, un caffè al bar, trovi anche il tempo di leggermi? Sei fantastico Cesare!!!

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