Un paradiso chiamato Maldive. (part 6)

Il volo della speranza.

Un viaggio fatto di stupore e meraviglia che mai ci abbandonerà per questi giorni.

Sotto di noi, prima la città di Malé, con le sue case colorate, con un caldo appiccicoso in mezzo alle sue vie, smorzato da qualche raffica gentile dell’oceano. Di tanto in tanto, però.

Abbandonata Malé, si vola verso ovest. Il nostro atollo, quello di Ari, si trova alla sua  sinistra.

Sotto di noi, poi, l’oceano indiano. E sprazzi di verde, turchese e blu. Le prime lingue di sabbia, i primi atolli. I primi tuffi al cuore. Saremo a circa duecento metri di altezza, un rumore assordante nell’abitacolo, una gioia immensa. Ma forse, mi rendo conto, non è gioia. Questa la provi quando ti rendi conto. Noi ancora non ci possiamo credere. È come lo vedi su discovery channel o come il national geographic te lo insegna. Anzi, è meglio. Perchè ora noi siamo qui. E sotto di noi quei colori che restano nel cuore. La nostra è emozione allo stato puro. Voglia di far durare il volo ancora più di quei 25 minuti che ci separano dall’arrivo, perchè il mio sabato del villaggio deve durare il più a lungo possibile. L’attesa per qualcosa che non oso immaginare. Forse il pensiero di rimanere delusa. I siti promettono e si mettono a lucido per attirarti. Poi, chissà…

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