Un paradiso chiamato Maldive. (part 8)

Water Bungalow (w.b.). Numero 403.

E le strade degli ospiti qui si dividono. Arriviamo insieme, ma le differenti scelte di alloggio marchiamo il diverso status (ahahah!!!). Chi va alle camere standard, dalla parte opposta dell’atollo, con costruzioni in pietra anche su due piani, per nulla tipiche; su spiaggia con acqua molto bella, ma di difficile accesso e con sassi qui e là. Chi alle stanze superior, direttamente sulla spiaggia, quindi con vista stupenda, ma con zanzare, forse altri insetti; con il bagno su un giardino interno, che poteva incutere un certo timore lasciare aperto di notte; con assenza di finestre, se non quella principale sul lato spiaggia, che quindi rende nel complesso la stanza buia e calda. Chi viene, invece, condotto al superbo water bungalow. Lontano da tutti. Lontano da tutto. Ma con tutto quello che serve a disposizione.

Per giungervi si attraversa il giardino tropicale. Si cammina sempre e solo su sabbia. Bianca. Appena appena “sporca” di natura, quindi foglioline e rametti vari. Ma per il resto, bianca.

Poi, un altra visione che mi taglia il fiato. Dalla sabbia al pontile. Siamo arrivati nella “nostra” zona. A destra la struttura che è il “nostro bar” e il “nostro ristorante”. Sì, perché chi alloggia nei w.b. ha un ristorante dedicato. Si può accedere all’altro ristorante, ma chi alloggia nelle stanze standard e nelle superior non può accedere qui….dura lex! Davanti a noi una piscina. A filo d’acqua. Sdraio in acqua. E sdraio fuori. Tavolini e sedie. La plastica non esiste. sembra una paglia, anzi no, sembrano foglie intrecciate a formare la copertura di tutte queste strutture. E alla fine della piscina la laguna. Verde. Cristallina. Invitante. Poi si cammina sulla sinistra sopra un lungo pontile. Che porta ai bungalow. 6 da un lato, 6 dall’altro. Ogni bungalow è doppio, quindi 2 porte. E si giunge così al nostro PRIMO, water bungalow.

Il nostro fido accompagnatore, colui che in seguito mi salverà da una crisi di nervi (ma soprattutto, salverà il galli dai miei lamenti), ci apre le porte del paradiso.

E la meraviglia è servita. E il bello e che quasi non me ne rendevo conto. Nel senso che, troppo impegnata a guardare la camera da letto (una reggia), perdo il momento in cui viene mostrato il bagno…quel bagno.

Una prima porta dà accesso alla sala in cui si trova il guardaroba: due armadi laterali, bianchi, pulitissimi, ciascuno con doppi cassetti. Contengono anche, nella parte inferiore, accappatoio, ciabattine d’ordinanza e, udite udite, giubbetto arancione da salvataggio…che incute una certa angoscia. Gli unici ospiti che abbiamo visto sfilare con il giubbetto erano giapponesi. Dopo la colazione i nostri eroi si presentavano in spiaggia non solo con il suddetto, che vabbé, uno per scrupolo se lo porta dietro, forse perché ci è passato e sa cosa vuol dire “tsunami”…no, loro lo indossavano nel tragitto bungalow-spiaggia, per non parlare di quando se lo tenevano anche per fare snorkeling. Quando la prudenza non è mai troppa!!!

Tra i due armadi un terzo, che resta open, regge un bastone più alto, per gli abiti lunghi. E contiene anche un asse da stiro, con tanto di ferro (ma esisterà qualcuno sulla faccia dell’atollo che lo userà?!?). Di  fronte al  guardaroba due lavelli circolari su piano di marmo con specchiera. A separarli una doppia porta. Superata la quale si accede ad un’altra zona del lussuoso bagno. Alla sinistra e alla destra porte a vetri. Una contiene, ma, capite bene, non nasconde, un wc, con doccetta incorporata. L’altra contiene la doccia. E che doccia! Al suo interno una seduta in piastrelle ti permette di rilassarti mentre l’acqua scorre e i vapori si diffondono all’interno del box. Nel nostro caso, era dove lei stava in piedi, per essere alla nostra altezza, al momento del lavaggio. Oltre questa zona si presenta una vasca angolare, senza ahimé idromassaggio, ma che ti permette di vedere il cielo stellato, poiché sopra di essa si trova…il nulla. Tranquilli, nessuno vi può vedere, il muro esterno del bungalow è alto e impedisce ogni accesso ad eventuali curiosi. Il difetto è che al mattino trovavi nella vasca le foglie cadute dal tetto del bungalow, per cui direi che non è il massimo (ma come faceva quella signora là a farsi il bagno tutte le mattine con le foglie che ci cascavano nel corso della notte? Ma questa, è sempre un’altra storia…). Ma durante il nostro soggiorno stavano provvedendo a mettere delle coperture dalla fine del tetto di foglie, al di sopra della vasca, proprio per evitare questo inconveniente. Insomma, tutto molto scenografico. I colori, i toni usati, l’illuminazione scelta la fanno da padrone per creare un’atmosfera molto accogliente e calda.

Il letto, per tornare alla camera, una piazza d’armi. Poi frigorifero, bollitore elettrico per tè o caffé solubile, plasma gigante, dolby surround e divano che, come nel nostro caso, viene utilizzato come letto per lei. E poi la porta finestra di fronte al letto con affaccio sulla laguna e poi sul mare blu. Di notte, rigorosamente aperta per sentire il soffio vorticoso del vento e il rumore impetuoso del mare.

L’inconveniente generale della camera? Più di uno. Se ti capitano vicini maleducati (come nel nostro caso) o particolarmente focosi (come è successo ad altri!!!) rischi di uscirne pazza (ricordo che qui i w.b. sono doppi). Secondo inconveniente: le stanze sono molto alte al loro interno, così alte che si potrebbe avere un soppalco tranquillamente vivibile con, per esempio, un salottino o la zona notte figli. La parte centrale alta del w.b. ha una finestra molto grande, divisa tra la tua camera e quella dei vicini. Quindi, no tende, no possibilità di oscurarla per non far entrare la luce del mattino. Morale, anche se oscuri la porta finestra, la luce che proviene dall’alto ti sveglia comunque presto. Sempre se dà fastidio…

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