Quando “La Commedia della Pentola” ha ospitato “Quelli del Magna Magna”…

downloadFile.phpEra domenica 25 ottobre.

Io c’ero. E anche gli altri.

L’occasione era il Primo Raduno dei Magna Magna, post vacanze, per apprezzare il tipico aroma e la soave fragranza del Tartufo…mica pizzaefichi!!!

Amato da molti, odiato da tanti. Quindi alcuni hanno scelto il menù “con”, altri il menù “senza”. Per accontentare tutti.

Il posto che ci ha accolti… Il Monferrato. con le sue colline morbide, con i suoi cascinali disposti sui cocuzzoli circondati da ordinati vigneti. Siamo a Lu, paese povero di lettere, ma ricco di grande tradizione. Il casale che ospita “La Commedia della Pentola” è di proprietà di Vilma, cuoca appassionata. E si capisce che la fantasia, il gusto e la femminilità hanno condizionato ogni particolare del locale. Pareti con pietre a vista, soffitto con i mattoni pieni, tavoli scrigno ricolmi di oggetti del passato. Impossibile restare indifferenti al gioco dei toni smorzati, di colori che sembrano avvolti da una nebbia delicata. Si, perchè ogni mattone, pietra o lampadario è “velato” da una mano irrequieta di bianco che rende tutto apparentemente uniforme. Nei piatti tipici monferrini revisionati dalla signora Vilma puntando su abbinamenti particolari e su menu variabili a seconda della stagione, c’è tutto l’amore per questa terra magica che conquisterà.

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La parte da padroni l’hanno fatta loro: gli astanti.

Immancabili colao e smart, compagni di merende degli habituè del luogo (nonchè anche scopritore): il pedra, che mantiene la parola, una volta tanto, e spedisce le foto; e la sua musa, nonchè nostra farmacista di fiducia, l’unica, la sola. Coloro che erano in sentore di bella scoperta: i coniugi che al nostro LUI ricordano un serial che è “A proposito di Brian“, con annessi e connessi (appendice maschile junior, alias “l’uno“, e appendice maschile senior, alias “l’altro“) e che, smessi i panni di mangiatori di bambini si sono dedicati al tartufo…sono comunisti, mica scemi! Il nostro Michi con il mitico Edo, un cantastorie nato, fatto e finito, che ha saputo intrattenere così straordinariamente la nostra nana durante il viaggio in macchina, da far meritare al suo papà la coccarda di “AAA offresi padre dell’anno“. Il nostro LUI, piazzato tatticamente lontano da me, ma abbastanza vicino a nana. LUI che appena ha realizzato che nel pomeriggio ci sarebbe stato il giuoco del pallone della sua squadra del cuore, ha subito accusato il colao di portargli sfiga. Ma poi ha pensato all'”effetto tampone” dato dalla presenza dell’interista-pedra. E si è calmato. Ovviamente il colao ha commentato (a caldo, molto a caldo) che la stessa sfiga gliela potrebbe anche portare LUI… Ma alla fine tutto è andato bene. Senza nemmeno una scazzottata… Poi loro: mimì e cocò. Arrivati ben prima di noi. Puntuali e precisi come solo loro sanno essere. Senza nemmeno essersi persi. Con annessa guerriera, beffata da una prima pappa mancata e da un latte finto somministrato. Per quiete di mamma, papà, e tutti quanti. Cocò, devo farlo notare, è riuscita ad estorcermi con l’inganno (perchè lei sola lo sa fare!) il mio spacciatore segreto di griffes in Milano. Mi ha fregata! Plauso a mimì, che pare sia veramente cambiato molto ma molto. Poi il nonno di nana, che altri non è che il cantastorie di famiglia. Colui che asserisce che “le più grandi storie d’amore nascono solo nella disperazione“. Lo zio si è portato il seguito dei parigini. Che pare abbiano molto apprezzato la magnata. E poi, la qui presente, il giullare di corte. Io che sono e resto sempre “un ragazza di città“, e ci tengo a ribadirlo, mi presento con tacco 12 e plateau. Perchè non solo lo dimostro, ma lo ribadisco pure! Sfacciatamente. (E poco importa se al rientro in macchina ho dovuto liberare i piedini santi da quella morsa malefica!).

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Piccola postilla: tra i nani presenti a tavola, il premio come migliore in tutte le categorie viene vinto da Rafael. Non si è mai alzato da tavola (o forse, semplicemente, ha visto di recente “Centochiodi“). Secondo premio per Edo: per le sue storie fatte di mummie e di DNA. Terzo posto a lei. Troppo indisciplinata (anche se vince nella categoria “Magna Magna” e nella categoria “Canto le canzoncine in Tedesco“. Perde per essersi fatta la pipì addosso…”Mamma, non avevo tempo!“). Premio fuori categoria assegnato a Matilde: perchè il trabiccolo non fa più parte di lei. E premio fuorissimo di categoria per Mattia: perchè è Jago! Non c’è bisogno di dire altro.

Ci sono state anche un paio di carrambate. Perchè quando la montagna non va da Maometto, questa volta, e solo questa volta, Maometto si ferma ed aspetta. E infatti sono io ad essere uscita dalla città. Per incontrare la mia migliore amica del liceo, che ha pensato bene di imitare il film di Billy Cristal, “Scappo dalla città. La vita, l’amore e le vacche“. Dove il co-protagonista, colui che si occupa di vacche è Marco.

La mia Laura è sempre uguale: è sempre la mia amica, nonostante ci si veda poco, ci si senta meno. La sua famiglia è come lei: poco regolare…ma del resto, come si fa a tollerare una macchina gialla? E poi mi ha persino chiesto: “Ma chi è tale smart sulla tua pagina di fb…sembra simpatica?” …Sembra!

Marco invece torna dal 1990 con furore. Passando dal Benin. E pavoneggiandosi perchè il tempo passa inesorabile per molti, non per lui; spaccia perle di saggezza e millanta visite nella città grande. Assistendo a scene degne de “Il Diavolo veste Prada“, saluta e se ne va a fecondare le sue vacche. Che pare brutto, ma è il suo lavoro…e qualcuno lo deve pur fare.

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E veniamo al pranzo. Nel ristorante ogni tavolo è vestito di tovaglie con delicate fantasie floreali, fini piatti decorati a mano con rose che prendono i colori della fantasia… Questi i piatti che hanno supportato le nostre pietanze. Mentre vino rosso (Dolcetto d’Alba e Barbera – bollicine di prosecco per un gruppo ristretto di femmine -) era versato in preziosi calici di vetro colorato, anche in questo caso, uno diverso dall’altro. Le tavole, altra caratteristica, hanno sedie, tutte diverse. Tutto meraviglioso!

Ecco cosa abbiamo mangiato.

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Giudizio: ottimo, per panorama e scelta dei particolari negli arredi. Ma boccio il risotto ai porcini, perchè non sapeva di molto. E boccio le scarse grattatine di tartufo. Plauso, invece, al carpaccio di fassone piemontese e al filetto con uovo.

Qualcuno si è lamentato della lentezza, quindi della durata del pranzo…ma siamo o non siamo in una residenza dello slow food? E godiamocelo, allora!

Luogo in cui bisogna ASSOLUTAMENTE tornare… Con il pernottamento in una delle 3 stanze.

Doppio plauso a me: per l’organizzazione, per le scarpe, per questa titanica fatica!

Grazie partecipanti.

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Un pensiero su “Quando “La Commedia della Pentola” ha ospitato “Quelli del Magna Magna”…

  1. Plauso all’organizzatrice, vero, sentito e da far spellare le mani.

    Altro punto plus che va alla Commedia è la scelta dei vini: in pochi ti aprono le porte della cantina per farti gustare anche con gli occhi le etichette dei prodotti di Bacco!

    Besitos

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