Sull’onda dell’emozione africana… “Nowhere in Africa”

Un film di Caroline Link. Con Juliane Kohler, Merab Ninidze, Matthias Habich, Sidede Onyulo, Karoline Eckertz, Lea Kurka.

Titolo originale Nirgendwo in Afrika.

Drammatico. – Germania 2001

Vincitore di 5 premi del cinema tedesco e dell’Oscar quale miglior film straniero nel 2003, «Nowhere in Africa» è diretto dalla tedesca Caroline Link (“Al di là del silenzio” -1996), una regista sensibile ai temi politici e ai disagi esistenziali degli individui meno fortunati. Il film si ispira a un romanzo autobiografico di Stefanie Zweig, la scrittrice che all’età di sei anni, nel 1938, si trasferì con la famiglia in Kenya per sfuggire alle persecuzioni naziste e quando rientrò in Germania nel 1947 subì quasi uno shock.

La trama. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, il giudice tedesco ebreo Walter Redlich si rifugia con la moglie Jettel e la figlia Regine in Kenya dove trova lavoro come amministratore di una fattoria. Le difficili condizioni di vita e l’estraneità al mondo che li circonda incrinano il rapporto tra i due coniugi. La storia di questo esilio forzato e’ vista attraverso gli occhi di Regina, 9 anni. La bambina entra nel mondo africano con grande partecipazione, imparando la lingua e le usanze locali con entusiasmo, grazie al forte affetto che la lega all’indigeno Owuor, anche se non tutti gli adulti che ha intorno condividono questo suo sentire. Gli echi della situazione europea fanno da sfondo al confronto con una nuova realtà non priva di incomprensioni. La perdita del concetto di patria e il razzismo a ogni latitudine sono i protagonisti di questo film.

La Link si tiene assolutamente lontana da tutti gli stereotipi che spesso accompagnano i film ‘esotici’ in Africa, così come affronta l’inflazionato argomento dell’Olocausto con una visuale defilata e inconsueta. Regia tradizionale e nitida, tensione, compassione, intelligente cura dei particolari. Dialoghi da seguire attentamente: in swahili e in inglese.

Mi è piaciuto perchè: proprio oggi ho affrontato il tema dell’Olocausto in previsione del Giorno della Memoria. Ho trovato così che il film toccasse l’argomento da un nuovo punto di vista. La piccola Regina è una bambina meravigliosa che cresce senza pregiudizi nè paure, che invece aveva nella sua vecchia vita (come per esempio la paura per i cani). I lunghi dialoghi incomprensibili in swahili diventano invece chiari attraverso le scene, le espressioni e la magia del loro suono. I colori di quella terra ne fanno intuire il profumo. E il sapore. Anche di quella terra assaggiata o di quella cavalletta mangiata.

Mi è piaciuto, molto. Da rivedere.

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