Letto per voi IN ANTEPRIMA: “La forma incerta dei sogni” di Leonora Sartori.

 La forma incerta dei sogni

Forse non è consuetudine del lettore. Io lo faccio sempre. E spesso, non sempre, mi rendo conto del tesoro nascosto in queste parole relegate in fondo ad un libro. Il “Grazie a” permette di curiosare nell’intimità dello scrittore, senza nascondersi dietro ad un personaggio. Della scrittrice in questo caso. Di Leonora Sartori per la precisione.
Perché quello appena finito non è solo il suo romanzo d’esordio. Ma il suo viaggio alla ricerca di sei volti. Per non lasciare nulla in sospeso. Per completare e fare chiarezza sulla sua infanzia.
Lunedì mattina. 3 settembre 1984. “Non paghiamo più l’affitto. Questa terra è nostra”. Sharpeville, Sudafrica. Sei persone con le mani legate dietro la schiena. Incorniciate in un adesivo arancione fosforescente appiccicato sulla cassettiera di una Leo bambina. Due genitori che oggi potremmo tranquillamente definire “attivisti”, che agli occhi della loro figlia combattono delle cause perse. Dove i sei di Sharpeville si scopre essere personaggi reali. Ja Ja, appassionato di cinema., uomo di poche parole; Oupa, bravo a golf, preciso, ha tutto sotto controllo, grazie alla profonda conoscenza di se stesso; Reid e i suoi dialoghi con quel Dio che “pensa che la mia vita sia sbagliata”; Theresa e “il posto delle ragazze”; Francis, il supercalciatore; Duma, il maestro.
Venerdì notte, 9 novembre 1984. Gli arresti. E l’inizio di un racconto: “La storia che sto per raccontare parla di quando io ero morto. Poi Dio mi ha concesso di tornare a vivere. Così sono nato una seconda volta”.
La forma incerta dei sogni” ci accompagna attraverso i pensieri della piccola Leonora Sartori, con le colonne sonore dei suoi cartoni animati, fino alla sua maturità e a quella meta che è volta a delineare delle ombre dai contorni sfumati. Quelle della sua infanzia.

Una domanda a Leonora Sartori
“Theresa nacque (…) con una manifestazione di protesta stampata nel dna e segnata nel destino”. Quanto di queste parole ti appartiene?

Tutti nasciamo con qualcosa di tatuato nel dna. Tutti abbiamo un destino più o meno segnato e tutti i genitori trasmettono qualcosa, forte o silenzioso, da accogliere o osteggiare, imprescindibile in ogni caso, spesso frutto di passioni vissute intensamente. Ma la vita di Theresa, fin dalla nascita è stata dirottata e trasformata da un sistema politico accettato e votato da una minoranza di persone. Non si tratta quindi del caso, degli astri o di quelle passioni trasmesse geneticamente a cui tutti sottostiamo ma di un progetto preciso basato su presupposti ingiusti, com’era quello dell’apartheid ieri, come ce ne sono tanti oggi.

Valeria Merlini
febbraio 2010

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