Letto per voi: “Bianca come il latte, Rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia. Proviamo a capire gli adolescenti?

Quando si ha a che fare con gli adolescenti non è mai facile. Non si sanno mai che parole usare. Per non ferirli, per non farci passare per i soliti matusa, quelli che non li capiscono, che gli sono sempre addosso, perché “i grandi stanno al mondo per ricordarci le paure che noi non abbiamo”. Occorrono quindi parole che loro capiscano, gesti che loro apprezzino. Come ha saputo fare in quell’unica ora di supplenza in una quinta ginnasio di in un liceo classico di Roma il “professore”. Il “sognatore” Come ha saputo fare nel suo romanzo d’esordio Alessandro D’Avenia.
Delicatamente, ma anche per caso, si è intrufolato nella loro quotidianità. Rubando loro solo un’ora. Ma rendendosi comprensivo e partecipe. Con le sue storie, con la sua sensibilità.
“Bianca come il latte, Rossa come il sangue” rappresenta i due colori della vita di Leo. Imparerà a conoscerli così profondamente bene fino a quando le due parole si uniranno a dare come risultato un termine terribile perché incomprensibile agli occhi di un giovane: la leucemia.
Leo, attraverso un percorso fatto di dolore darà un nuovo significato ai due colori. Il bianco non sarà più il vuoto, il nulla, l’assenza. Diventerà il colore della purezza, della pulizia, dell’innocenza, della nascita. Il rosso non sarà solo l’amore. Diventerà il colore del movimento, dell’attività e del coraggio. Il coraggio della crescita. Attraverso la realizzazione dei suoi sogni. Evitando, una volta realizzati, di vederli come spesso accade agli adulti, pieni di difetti. Evitando così di ricominciare, ma andando avanti per la sua strada.

Chiaccherando con Alessandro D’Avenia…
“Beatrice è il paradiso per Dante”. Hai scelto il nome Beatrice perché come Dante anche Leo la idealizza?

Ho scelto il nome Beatrice per vari motivi.
Volevo ancorare la mia storia ad un testo che amo e che mi ha cambiato la vita, e che troppo pochi leggono.
Volevo che la mia Beatrice fosse un personaggio di confine tra terra e cielo, come è per Dante. Senz’altro Leo idealizza Beatrice, ma Beatrice è la realtà, non un’idea di donna. La sfida che ho cercato di affrontare è stata quella di raccontare che a volte il paradiso si nasconde nella realtà anche più incomprensibile e dolorosa. Beatrice porta Leo nella realtà, come accade a Dante e come accade ad ogni uomo che trovi sul suo cammino una donna vera.

I giovani, agli occhi degli adulti, vivono un lungo letargo che li fa apparire apatici: l’adolescenza. Leo ha una vibrazione che lo rende maturo, vivo, partecipe del mondo. È sempre necessario un passaggio attraverso il dolore per “imparare”?
Non è necessario il passaggio attraverso un dolore potente come quello che Leo sperimenta, ma l’adolescenza è in sé dolore in quanto fase di passaggio dal mondo magico dell’infanzia alla fatica della vita vera, piena di incertezze. Ogni rito di passaggio nella vita è doloroso, ma il dolore del transito dell’adolescenza è un dolore di “parto”: nasce una creatura nuova, un uomo e una donna capaci di affrontare l’unica vita che hanno a viso aperto.
Spesso i ragazzi ci sembrano apatici perché sono troppo concentrati a partorirsi e non vogliono che nessuno disturbi il travaglio, già di per sé difficile. Bisognerebbe a poco a poco imparare ad affiancarli, senza sostituirsi a loro e senza ridicolizzarli.

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\”Bianca come il latte, rossa come il sangue\” di Alessandro D\’Avenia, il gruppo su Facebook

Valeria Merlini
febbraio 2010

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