La mia intervista a Karen Weinreb: “La bottega dei desideri”. La rinascita di una donna.

Westchester del Nord. Bedford. “Manhattan (…) a meno di ottanta chilometri e un’oretta di macchina”. La tranquillità, personale e finanziaria, di una donna, madre e moglie. Un mondo dorato. Fatto di apparenze, di superficialità, ma dove il volontariato e le attività sociali la fanno da padrone. Fino al momento dell’arresto del marito di Nora, Evan Banks. Per una frode a Wall Street. Il dramma, la tragedia di una donna sola. Abbandonata da quelle che reputava le amiche, da quello che considerava il suo mondo. Sommersa dalla paura di non farcela, dalla rabbia nei confronti del marito. Fino alla sua rinascita. Forte, più di prima, indipendente, come mai lo era stata. Karen Weinreb ci introduce nella sua “La bottega dei desideri”. Dove racconta la sua vicenda personale, un po’ romanzata, come da manuale, un po’ pescando in quella che era la sua quotidianità. E noi l’abbiamo incontrata, curiosi di scoprire chi fosse prima questa donna e cosa sia diventata poi. Oggi ha scelto di stare senza suo marito. Perché le donne sole sopravvivono. Forse persino meglio che con un uomo accanto.

La sua è una storia vera. Si dice che il primo libro sia sempre, spessissimo, autobiografico. Ma si dice anche che al lettore poco interessa la nostra vita. Si legge perché si vuole evadere (io non sono d’accordo).
Lei pensa che il suo libro verrà invece letto proprio perché racconta di una storia vera?

La situazione della protagonista che perde tutto il suo patrimonio e si ritrova a dover passare da uno stile di vita agiato ad uno meno agiato, corre in parallelo con quanto sta accadendo nella società in seguito alla crisi finanziaria. Il modo in cui Nora riesce a ricostruire la sua vita penso possa essere di ispirazione per il lettore perché nella realtà ci si trova a fare i conti con accadimenti del genere. È quindi la storia di come si parte da una situazione privilegiata e si deve imparare a vivere in modo diverso, non materialista, ma più felice di prima. Qui la donna deve ricostruire la sua vita dopo questo grosso crollo e non soltanto sa cavarsela, ma riesce anche a prosperare. Io ho preso per questa storia la mia vita, è vero, ma solo perché è lo specchio dei nostri tempi.
Per quanto riguarda il fatto che gli autori attingono, anzi spesso scrivano storie autobiografiche, penso che tutti i romanzi in una certa misura derivino dall’esperienza personale di chi scrive. Per scrivere di personaggi in modo credibile bisogna basarsi sulla propria esperienza, anche se non necessariamente sulla propria storia personale.

“L’essere indaffarate era esibito come un distintivo di coraggio, ed esentava le signore da ogni riflessione su di sé”. Ma lei viveva davvero in questo mondo freddo e distaccato, in cui anche lo scambio di opinioni su libri e arte era bandito? Oppure quest’altra frase: “Non avere soldi lì, equivaleva a non avere educazione”. Come si fa a sopravvivere a Bedford? Non credo che basti il semplice “adeguarsi”…
il libro è ambientato a Bedford e non esce mai da questa comunità. Questo l’ho fatto di proposito perché mi sembrava interessante delineare personaggi che vivono in questo mondo così chiuso ed elitario. Dall’altra parte mostra la protagonista che viene da un mondo completamente diverso: quello della cultura, delle idee, dell’arte che l’appassionavano prima. Le donne di Bedford non hanno invece questo tipo di cultura, ma non hanno nemmeno legami tra di loro: i rapporti sono molto superficiali, tutto all’insegna del materialismo che diventa come una dipendenza, un’assuefazione nei confronti del lusso. Nora Banks non se ne è resa conto subito, ma poco a poco ha ceduto al fascino di questo mondo e ha abbandonato la sua vera personalità, fino all’identificazione con il matrimonio e con questa bolla di vita. Solo quando perde l’accesso a questo mondo dorato, solo allora si rende conto di aver lasciato allo sbando una parte importante di sé. Nel resto della storia la vediamo ritrovare la sua vera forza, la sua vena creativa, dopo tutto il percorso che dovrà compiere.
Quindi l’idea nel libro era di mostrare questo mondo e, per contrasto, mostrare questa donna, molto diversa, che dopo essersi persa ritrova la sua strada verso il suo vero sé. Diverrà anche un simbolo per le altre donne che cercano di emularla proprio perché si è trasformata in qualcosa di minaccioso per loro e ha conquistato ciò che loro non possono comprare con il denaro: l’indipendenza e la capacità di vivere secondo la propria verità, andando in controcorrente.

“Solo allora Nora si rese conto che niente sembrava sorprenderlo”. Siamo all’arresto di Evan. Nora è sorpresa, scioccata, poi umiliata, poi arrabbiata. Evan si comporta, invece, come se stesse aspettando quel momento. Lei dimentica solo temporaneamente che aveva ricevuto dei segnali di qualcosa che non funzionava?
Nora non aveva idea che Evan avesse commesso un crimine, perchè il momento dell’arresto diventa uno shock assoluto per lei. Si rende conto solo in seguito che forse anche lei aveva delle responsabilità per aver dato per scontato tutto senza chiedere mai se ci fossero delle difficoltà, di aver messo sotto pressione il marito per poter vivere in quel modo, ma non si sente assolutamente responsabile per quello che lui ha fatto in merito alla sua attività illegale.

Il marito di Karen viene arrestato. La prima cosa che ha pensato di fare, la prima persona a cui ha pensato di aggrapparsi sono state (per lei, autrice)?
Quando è successo io di fatto ho rifiutato la realtà, mi sono sentita totalmente insensibile, intorpidita perché non conoscevo per nulla il mondo di mio marito, la sua professione, il mondo della finanza e le possibilità di attività illegali. In più ero incinta, quindi ho rifiutato di ammettere la realtà che avevo davanti. È stato soltanto quando ho accompagnato mio marito in prigione che ho realizzato. A quel punto era nato il mio terzo figlio e ritrovandomi con tre bambini, sola, mi sono resa conto di cosa era successo e di quanto fosse terribile. A quel punto è uscita la rabbia nei confronti di mio marito per aver tradito la sua famiglia. Questa fase è durata fino a quando mi sono resa conto che questa rabbia assorbiva molta di quella energia che mi serviva per occuparmi di me e dei miei bambini. Quindi ho iniziato a scrivere e da quel momento, molto produttivo, sono riuscita ad uscirne.

“E poi doveva pensare ai suoi figli. Doveva restare aggrappata a quel mondo. Era in gioco la loro infanzia dorata”. Nora vuole continuare a far vivere i figli in una gabbia dorata. Poi, l’esigenza, il cambio della scuola, le fa capire dove stia la vita vera. Quanto ha contribuito Beatriz in questo?
Beatriz è un personaggio fittizio, io non ho avuto una Beatriz nella mia vita, però rappresenta un’amalgama di tutte le varie tate presenti in quella comunità. Per Nora assume un’influenza molto importante nel cambiare la sua prospettiva, la sua visione del mondo. All’inizio è solo una tata, per così dire, poi diventa sempre più importante: è la roccia che dà solidità a Nora, con la sua saggezza e le risposte che occorrono a Nora. Così aiuta Nora a capire che mandare i bambini nella scuola privata non è indispensabile, non è necessariamente la cosa migliore. Una vita più semplice può rendere più felici.

“Reuben provava pena per le persone che vivevano pensando che tutto gli fosse dovuto. Restavano isolati dal mondo e non conoscevano il piacere dell’umiltà che rendeva la vita degna di essere vissuta”.
Per che cosa vale la pena vivere per lei oggi?

Reuben ha chiaramente ragione perché molto spesso le persone che vivono una vita di così grande agio e lusso sono lontane dai sentimenti reali. Nora se ne rende conto solo alla fine del suo cammino emotivo perché realizza cosa possiede: la sua forza interiore, la sua creatività, i suoi figli. In questo senso c’è un parallelo tra me e Nora: la somiglianza sta proprio in questo percorso emotivo dove anche io ho vissuto il passaggio dell’essere persa in un mondo di materialismo, fondato solo sulla ricchezza, sino al crollo, per poi riemergere con la capacità di apprezzare i valori più semplici.
Per quanto riguarda la conclusione del mio matrimonio, se nel libro ho lasciato in sospeso la questione tra Nora ed Evan, nella mia vita mi sono ritrovata molto più indipendente di prima e mi sono resa conto che potevo vivere una vita felice al di fuori del matrimonio.

È a conoscenza che con il suo libro e qualche altro prima del suo è nato un nuovo filone letterario chiamato “romanzo rosa recessionista”?
Sì, la cosa interessante di questa nuova forma di letteratura è la serietà e la gravità degli argomenti. Prima molta di questa letteratura era leggera, c’era questo mondo favoloso, come se si vivesse in una sorta di bolla, fuori dalla realtà; qui predomina un aspetto più realistico nel raccontare le storie e un messaggio che può dare ispirazione. In particolare ritrovarsi in rovina dopo un crollo finanziario non significa che la vita sia finita.

Spudoratamente le chiedo: oggi Karen è di nuovo ricca?
Ho un approccio diverso rispetto al denaro. Non ci vedo nulla di sbagliato nell’avere soldi, non sarà sicuramente un problema se tornerò ad essere benestante, ma è diverso nel senso che non costruisco la mia vita attorno al denaro, come facevo allora e come fanno le donne di Bedford. Come dico anche nel libro, costruire la vita attorno al denaro è come costruire una casa in una zona alluvionale: si può perdere da un momento all’altro.

Sente ancora qualche sua vecchia “amica” di Bedford?
Non con le donne descritte nel libro. È invece accaduta una cosa strana: persone di Bedford che prima non conoscevo dopo la pubblicazione del libro mi si sono avvicinate. Queste sono persone più simili a Nora, creative, più indipendenti, più interessanti che non conoscevo allora perché vivevo in questa cerchia ristretta, i più ricchi dei ricchi. Non conoscevo questa parte della comunità.

Valeria Merlini
febbraio 2010

L’autrice
Karen Weinreb, 42 anni, e’ stata a lungo giornalista e ha lavorato nell’editoria, dove è stata editor assistant presso la Random House di New York, prima di dedicarsi a tempo pieno all’attività di scrittrice. Laureata in inglese a Yale con dottorato alla Oxford University. La bottega dei desideri è il suo esordio narrativo.
Il suo sito:
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