Viola di Mare…dal film alla leggenda…

L’amore e la passione tra due donne in una Sicilia spigolosa

L’altra sera siamo finalmente riusciti a vedere un film dal titolo a me, a noi, caro: “Viola di mare”.

A me è piaciuto. E tanto. LUI l’ha trovato lento e di una pesantezza inenarrabile. Forse è un film molto femminile. O forse non era in vena. Forse è stato un po’ somaro e basta.

Il film è tratto dal romanzo “Minchia di re” di Giacomo Pilati.

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Ma forse non tutti sanno che…

Il titolo del film fa riferimento al nome siciliano della donzella di mare, un pesce ermafrodita che nasce femmina e crescendo diventa maschio.

La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio.

Quando è maschio si chiama Minchia di Re.

Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore.

Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova

Per non farci mancare nulla ecco una bella sfilza di nomi regionali per questa simpatica bestiolina:

Abruzzo signurinella
Puglia cazze de re (Bari), cazzu di rre (Salento)
Sardegna ziguella, pisciu re
Sicilia pizzirè, viriola, minghia di re, viola
Toscana cazzo di re, nicchio

La storia.

Un’isola intorno alla Sicilia, seconda metà dell’800. Angela e Sara crescono insieme ma le loro infanzie sono difficili: la prima subisce i soprusi di un genitore violento; la seconda perde il padre in guerra, mentre la guerra la strapperà all’amica e alla sua terra. Al suo ritorno, Angela si innamora di Sara e inizia il suo ostinato corteggiamento, da cui nascerà una relazione che, con il suo sviluppo inusuale, intaccherà riti millenari.
Viola di mare è il secondo film di Donatella Maiorca. Per il ritorno al cinema dopo tanta tv sceglie una storia difficile per il periodo storico che sta vivendo il nostro Paese: tratto dal romanzo “Minchia di Re” di Giacomo Pilati, racconta di due donne che si amano e, in qualche modo, spezzano le ritualità di una terra sempre uguale a se stessa. Angela e Sara, piegando ai propri scopi quei modelli consolidati, realizzano il loro sogno d’amore: grazie al potere del padre violento e al senso di colpa di un prete, Angela diventa Angelo.
Qui la Maiorca intraprende un sentiero imprevisto. Assaggiando la libertà degli uomini Angela rischia di esserne travolta e, suo malgrado, di diventare come il genitore che odia. Inutile negare o trascurare l’impatto che un film come Viola di mare può avere: due donne che vivono in Sicilia (nella terra di Divorzio all’italiana, non dimentichiamolo) ma potrebbero essere in qualsiasi altra regione d’Italia; è il XIX secolo ma, anche grazie alla colonna sonora di Gianna Nannini, potrebbero essere i nostri tempi; insomma, un luogo e un tempo in cui il continuo conflitto tra tradizione e modernità è trasposto nelle scene di violenza, un modo di comunicare che sembra improntare una terra spigolosa e dura come le sue rocce.
Solide le interpretazioni: la Solarino algida e mascolina, la Ragonese sempre più brava e un Fantastichini sempre al livello dei suoi altissimi standard.

(fonte MyMovies.it)

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