La mia intervista a Herman Koch, “La cena”.

Due coppie, una cena. Paul e Claire. Serge e Babette.
Un ristorante in cui prendere una decisione per il futuro dei propri figli. Ma anche decidere delle proprie vite. Perché qui la questione centrale è: fino a che punto un genitore è responsabile per le azioni del proprio figlio?
Herman Koch ci conduce, attraverso la degustazione di piatti prelibati e guidati da una sopraffina presentazione dei loro componenti, lungo una serata che durerà il tempo de “La cena”.
Aperitivo della casa: champagne rosé. L’entrata trionfale del fratello di Paul, Serge Lohman, l’uomo politico di fama nazionale, capolista del principale partito di opposizione, favorito nella corsa alla presidenza del consiglio olandese. Per suo fratello Paul “un po’ troppo scemo e tagliato con l’accetta”.
Antipasto: ostriche, vitello tonnato, caprino fuso con songino, animelle di agnello. “Dobbiamo parlare dei nostri figli”.
Secondo: tournedos, filetto di faraona. “Questo è quanto. Questi sono i fatti”.
I due cugini che si lasciano prendere la mano, la situazione degenera, la colpa è più grande e intollerabile del previsto. Una telecamera di sorveglianza metterà i genitori a conoscenza dell’accaduto. Poi la ricerca affannata di una soluzione.
Dessert: parfait al cioccolato, Dame Blanche, tris di formaggi. “Ormai lo sappiamo tutti cosa è successo”.
Due caffé e due grappe. Digestivo. Il bluff di una telefonata.
Infine la mancia. Lauta al cameriere che non deve aver visto nulla. Perché “la cosa andava risolta in famiglia”.
Curioso come il punto di vista di una sciagura si sposti sui colpevoli.

Il suo libro, dalle prime pagine, mette di fronte all’eterno dilemma: dare completa fiducia ai figli o esercitare qualche controllo?
Il libro nasce proprio dal mio personale dilemma. Io non sono tuttavia per il controllo totale, perché voglio potermi fidare. Ma non sai mai a cosa e dove può portare la completa fiducia…

La vita della nostra famiglia felice non sarebbe stata mai più la stessa”. È così facile perdere qualcosa da un secondo all’altro?
Penso purtroppo che sia così. Facile. Facilissimo. Come una reazione sbagliata a un problema che richiede invece una soluzione immediata, tipo “combatto o fuggo”?

Lo dico senza mezzi termini: così mi piaceva vedere mio fratello. Agonizzante. E io di certo non gli avrei lanciato il salvagente”. Si diverte più Paul o l’autore a mettere in ridicolo Serge, il politico, il fratello?
In realtà io provo più simpatia per Serge di quanto senta Paul. In particolare per quanto riguarda la sua mancanza di una vita privata e di come Serge affronta questa situazione.

Alla fine di quei sei mesi o di quell’anno avremmo potuto continuare a vivere come una famiglia felice. Da qualche parte sarebbe rimasta una cicatrice, ma una cicatrice non impedisce di essere felici”. Il tarlo, la sua cicatrice, assillerà sempre, fino a rovinare la vita?
Non lo so davvero. Penso però che la gente sia in grado di sopravvivere a tutto. E io ho terminato il libro nel momento esatto in cui le loro vite sono giunte alla quiete. Da quel momento in poi saranno lasciati a loro stessi.

Lei ha scelto una forma di dialogo con il lettore intrigante, in cui dice, ma non dice. Non dice il nome del ristorante, non dice la malattia avuta da Claire, nemmeno l’ospedale, per evitare pubblicità, per evitare di mettere in piazza i dolori personali. E tutto ciò mi ha colpito. Come mai questa scelta?
Ciò perché Paul avverte la mancanza di privacy a causa della vita pubblica di suo fratello. Non può nemmeno prendere una decisione sul futuro della sua famiglia senza essere trascinato sotto i riflettori. Ma Paul non ha una carriera che può essere danneggiata. Così mantiene privato tutto ciò che può essere mantenuto in questo stato. Pensa che non sia affare di nessuno. Solo vita privata.

Quando un luogo pubblico smette di esserlo per diventare privato e personale, tanto da rischiare di essere rovinato da gesti altrui? Mi riferisco ovviamente al “bar della gente comune” descritto nelle scene finali.
È esattamente la stessa cosa che può esserle capitata la scorsa estate con la scoperta di una bellissima e segretissima spiaggia. Lo dirà a tutti i suoi amici o lo manterrà come un luogo solo suo?

Dove ha trovato lo spunto per questa storia?
È una storia veramente accaduta nel 2005 a Barcellona. Due ragazzi di circa quindici anni hanno assassinato, più o meno per errore, una senzatetto che dormiva in un bancomat. Io mi sono immediatamente messo a pensare ai due ragazzi piuttosto che alla vittima. Da qui ne è nato “La cena”.

Quale autore italiano tiene nella sua libreria?
Niccolo’ Ammaniti, Giorgio Bassani.

Valeria Merlini
aprile 2010

L’autore
Herman Koch (1953) è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. All’esordio Red ons, Maria Montanelli (1989) sono seguiti Eten met Emma (2000), Odessa Star (2003) e Denken aan Bruce Kennedy (2005). Uscito in Olanda nel gennaio 2009, La cena ha scalato le classifiche sin dalla prima settimana, vendendo in pochi mesi oltre 250.000 copie. Sorpresa editoriale dell’anno, vincitore del Premio del pubblico 2009, il romanzo è stato conteso dalle case editrici di tutto il mondo e verrà pubblicato in undici paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.
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