Marrakech Express. Piazza Djemaa El Fna con contrattazione della mia vita; pranzo alla Maison de la Photographie; escargots in piazza Djemaa El Fna. (day 3)

Dopo esserci dissetati ci inoltriamo nuovamente nel souk (o souq che dir si voglia, ricordate?). Questa volta sono più a mio agio, avendo scoperto il luogo in cui giacciono i serpentacci.

Credits: ViolaBlanca

Prima di pranzo mi concedo di gironzolare alla ricerca di qualche acquisto: bracciali berberi, vassoio con teiera e bicchieri tipici per il tè alla menta, e la contrattazione della mia vita. La voglio chiamare così, perchè è così che la ricordo. Amo contrattare, ma mai nessuna mi aveva dato più soddisfazione di questa. La coperta per il mio amico Lorenzo (su commissione). La trovo, è lei. La voglio, l’avrò. Ma la cifra richiesta è folle, sapendo poi che in giro posso averla ad altri prezzi. Quindi, ad un loro rifiuto di accettare la mia proposta, me ne vado. E quando dico che me ne vado, vuol dire che devo fare delle scale perchè il souk qui si inerpica anche in alto. Vengo rincorsa, da un altro, non dal mio venditore. Ho messo i negozianti in agitazione. Torno di sopra, il mio venditore rilancia. Io non ci sto, ripropongo il mio prezzo che, rispetto al suo, è la metà della metà della metà della metà… Ho reso l’idea? Non ci sta, dice che non può, che è una coperta fatta a mano e perepèperepèperepè! Me ne vado, di nuovo. E di nuovo vengo richiamata. La pantomima va avanti. Fino a quando la spunto. Secondo me perchè sono stufi di avermi tra i piedi, ma molto più ragionevolmente perchè il prezzo di vendita era accettabilissimo. Sono molto soddisfatta. Ho dovuto, però, in tutto questo, tenere LUI alla larga, per non correre il rischio di vedere vanificate le mie trattative con una sua resa immediata.

Ora possiamo anche andare a pranzo.

Credits: ViolaBlanca
Credits: ViolaBlanca

Meta, dietro consiglio di Giorgina, la Maison de la Photographie, aperta da poco, ma molto particolare. Per raggiungerla bisogna per forza attraversare il souk (il dramma sarà doverlo fare anche al ritorno). Ed eccoci, un po’ a fatica lo devo ammettere (forse ancora poco conosciuto), al Museo. Vista l’ora ci dirigiamo subito sulla terrazza da cui il panorama è sempre accattivante. Oggi fa un caldo pazzesco, meno male che siamo riparati dal sole. Il menù scritto sulla lavagnetta d’ordinanza ci cattura.

Credits: http://www.maison-delaphotographie.com

Abbiamo mangiato: salade marocaine, tajine poulet au citron.

Abbiamo bevuto: coca cola, acqua gas, tè alla menta.

Sarà stata l’ora, la contrattazione della mia vita, il sole, il caldo, l’atmosfera, ma tutto era semplicemente meraviglioso, buonissimo e saporitissimo. Il miglior pranzo di questi giorni!

Credits: http://www.maison-delaphotographie.com
Credits: http://www.maison-delaphotographie.com

Scendendo dalla terrazza non si può fare a meno di gironzolare tra le stanze dedicate alle fotografie di ogni tempo. Scatti che hanno catturato situazioni di altre epoche, persone che restano immortali attraverso la storia. Vale sempre la pena, noi lo facciamo sempre, curiosare in un museo della fotografia, così come in vecchie e polverose biblioteche. Le mie passioni.

Si rientra per la siesta pomeridiana.

E l’ultima passeggiata ci riporta alla piazza Djemaa El Fna, punto nevralgico di Marrakech. Per due motivi: primo, per vedere la sua trasformazione nel tardo pomeriggio, con bancarelle su bancarelle di qualunque tipo di cibo si voglia, lunghi tavoloni a disposizione degli astanti per le degustazioni, meglio le vere e proprie cene. Secondo, ben più importante motivo: DEVO, DEVO assolutamente, contro tutto e contro tutti, mangiare le lumache tanto decantate da racconti di viaggio che mi sono letta prima della partenza (ma che sia Massimo che Giorgina mi hanno invece caldamente sconsigliato di provare). Ma io sono e resto un’ariete. Devo sperimentare. E lo faccio. Buonissime, succulente e poco importa se la ciotola che ha usato per servirmele è stata sciacquata con la brodaglia (definita così da LUI) che si trovava nel pentolone insieme alle lumache, quindi precedentemente usata da un altro cliente. Poco importa. Risultato: sono stata benissimo (del resto, se sono sopravvissuta nel lontano 1998 a quel queso comprato per la strada nella Repubblica Dominicana…).

Credits: ViolaBlanca
ViolaBlanca eating escargots in Marrakech (2010)

Ultimi acquisti, saluti e sguardi alla Città Rossa. Che ci ha ammaliati. Tanto da volerci tornare. Forse nemmeno tra tanto tempo…

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