La mia intervista a Gabriele Picco: “Cosa ti cade dagli occhi” di Gabriele Picco. Equivoco chiarito!

“Ci sono pesci colorati mischiati ai tasti di un pianoforte e poi un vulcano immenso (…), le mani lisce di una donna, un kimono scuro sotto a una pioggia di coriandoli. (…). Nuotare in apnea in tutti questi ricordi lontani”. Gabriele Picco, con questo suo secondo libro, “Cosa ti cade dagli occhi”, insegna che nelle lacrime è contenuto tutto quello che provi e tutto quello che vivi. Sembra incredibile, eppure dal modo in cui Ennio, protagonista di questa storia, si racconta appare quasi una verità ovvia, naturale. Perché le lacrime sono l’ossessione di Ennio. Quello stesso Ennio Bernini che lascia l’Italia (o scappa dall’Italia) per andare a New York a lavorare presso l’immobiliare di Gianny Pastanella. A far da contorno alle sue giornate l’amico Arwin con l’inseparabile Zelda, con cui girare il film della sua vita; Josh LaFond, che raccoglie maniacalmente la polvere del mondo per non perdere definitivamente la moglie Alice, ma che, lungo il cammino, si perderà; Victoria Densmore con il fedele Lump, in cerca di sé stessa su Google Earth; Helen Pastanella che sa, ma preferisce tacere; il gabbiano Gardone, che non vola fino a quando non giunge il momento; la piccola Jessica e il suo dolore precoce; Kazuko e il suo diario. E i disegni di Kazuko e il mondo di Kazuko. Racchiuso in questo libro in cui Gabriele Picco l’ha riempito della sua arte, di disegni ricchi di grazia e di ironia e della sua prosa fresca e originale, in cui la fantasia lirica si alterna a gustosissime scene comiche.

Ho consigliato il tuo libro ad un’amica come regalo per un ragazzo. Ma arrivata alla fine mi sono domandata se non fosse più una lettura femminile. Tu cosa ne pensi?
Più che una distinzione di sesso, farei una distinzione di occhi. Lo sguardo è quello di una persona che ha abbattuto il muro del proprio cinismo, che è un tipico bagaglio maschile, dietro al quale ci si può nascondere e sentirsi forti e intelligenti. Qualche anno fa non avrei mai potuto né leggere né scrivere un libro sulle emozioni.

La decisione di dare un titolo ad ogni capitolo. Gradita al lettore, ma non è scomoda per l’autore? O aiuta a raccogliere le idee?
Sono abituato a mettere titolo a ogni cosa che faccio… Disegni, quadri, sculture… Quindi mi viene spontaneo. Sogno di poter dare un titolo a ogni istante della mia vita. Sarebbe bello poterlo fare ognuno per la propria!

“Ogni volta che vede una lacrima, gli sembra diassistere a un miracolo. Forse perché lui non piange mai”. Gabriele Picco piange? L’ultima volta che lo hai fatto è stato per… (curiosità femminile)…
Piango, sì. L’ultima volta mi è capitato nel finale di un film.

L’omino nella pancia di Ennio è il responsabile della sua fuga dall’Italia? Rappresenta il suo problema di coscienza?
Non mi piace dare spiegazioni, anche perchè spesso non ne ho. Credo sia una specie di grillo parlante, o sì, la propria coscienza, il proprio io nascosto…

“La voce del vento… l’unico posto dove Ennio riesce ancora ad ascoltare suo fratello, a parlargli”. Perché il vento non può rispondere né accusare?
Il vento fa meno paura a Ennio perchè è intangibile…

Che differenza esiste tra fare arte e scrivere libri?
Esiste una differenza di mezzi, ma non di fine, che è sempre quello di comunicare. Ogni storia, ogni idea ha il mezzo che può esprimerla al massimo delle potenzialità. E a me piace sperimentare, usare più mezzi possibile. Ho anche lavorato con la cinepresa. E adesso sto scrivendo un film.

Ti senti ancora un esordiente?
Cerco di sentirmi sempre un esordiente. Ogni volta che comincio qualcosa di nuovo.

L’autore.

Nato a Brescia nel 1974 si è laureato in lettere moderne all’Università Statale di Milano. Artista visivo e scrittore, ha partecipato con dipinti e sculture a mostre in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo “Aureole in cerca di santi” (ed. Ponte Alle Grazie), ed è stato selezionato a “Ricercare”, laboratorio di nuove scritture dove ha letto il racconto inedito “Compleanno senza un piede”. Sulla rivista Fernandel ha pubblicato il racconto “Incontro al mondo”. Ha vissuto due anni a New York, dove ha frequentato la New York Film Academy, ma invece di fare un film ha cominciato a scrivere “Cosa ti cade dagli occhi” (ed. Mondadori), il suo secondo romanzo.

Potete trovare Gabriele Picco anche qui:

Valeria Merlini
settembre 2010

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