La mia intervista a Wulf Dorn, autore de “La Psichiatra”

La Psichiatra gela il sangue. Perché Wulf Dorn, il suo autore, ha sperimentato in prima persona la paura, quella vera. E ha creato quindi uno psicothriller che lascia incollati alle sue pagine.
La protagonista, la dottoressa Ellen Roth, ha una nuova paziente “la donna senza nome”. Meglio. L’aveva fino a quando questa sparisce.
Volontariamente? Rapita? Nascosta? Da questo momento Ellen riceve un ultimatum dall’Uomo Nero: ”Allora, chi sono” Ti lascio tre giorni di tempo per scoprirlo…dovrai dirmelo a mezzogiorno. Altrimenti il lupo cattivo verrà a prenderti”.
Da questo momento in poi è una lotta contro il tempo. E non solo.

Sulla rassegna stampa ho trovato questa notizia: “Nel palazzo avevano fatto economia sugli interruttori della luce per la cantina. Così lui, anni dieci, spesso doveva percorrere al buoi un ballatoio ancor più buio”.
È stato questo il meccanismo che ha fatto scattare il suo interesse per la paura?

Quando ho raccontato la storia della cantina volevo mostrare che già da bambino vivevo numerose paure, avevo già avuto modo di sperimentare la paura. Probabilmente queste paure sono state il motore che mi hanno portato a trattarne il tema.

Perché ha scelto la figura dell’Uomo Nero?
Stavo cercando qualcosa che simboleggiasse la paura. È sì vero che avevo tra le mani un personaggio adulto che doveva provare delle paure adulte, ben più sottili di quelle che proviamo quando siamo bambini. I bambini di cosa hanno paura? Del lupo, della strega, del mostro che si nasconde nell’armadio. Per il romanzo volevo però un simbolo che fosse comune a tutti, perché nella nostra vita c’è stato sicuramente un momento in cui abbiamo avuto paura dell’Uomo Nero.

Quindi l’Uomo Nero è universalmente noto?
Ciò che mi premeva nel momento della stesura del libro era trovare un simbolo che fosse un’esperienza comune. Naturalmente il libro l’ho scritto in tedesco e non immaginavo certo che potesse poi essere tradotto in altre lingue. Quando invece sono iniziate le traduzioni in olandese, in turco e in tutte le altre lingue, ho cominciato a pormi il quesito se l’Uomo Nero potesse funzionare anche negli altri paesi. La cosa incredibile è che sì, tutti lo conoscono, magari lo chiamano con un altro nome, ma tutti sanno chi è l’Uomo Nero.

Non anticipo nulla dicendo che all’inizio della trama la paziente senza nome scompare. O scappa dalla clinica. Nella sua carriera di psichiatra le è mai capitato di perdersi un paziente?
Non è mai stato rapito nessun mio paziente. Però ci sono pazienti che ad un certo punto interrompono la terapia. Semplicemente non si ripresentano alla clinica la sera. Questo dipende però anche dal tipo di paziente con cui si ha a che fare: ci sono quelli pericolosi per se stessi, quindi ricoverati, e quelli che ci vengono volontariamente, quindi godono di una maggiore libertà. Capita di continuo che qualcuno di questi, non credendo nel successo della terapia, o stufandosi di questa, decida di interromperla. Ci sono personaggi che poi noi ciclicamente torniamo a rivedere.

Sì. Gli psicopatici esistevano, pazienti che a causa di un disturbo del metabolismo cerebrale si trasformavano in mostri imprevedibili”.
Il peggiore mai incontrato nella sua carriera?

Mi è capitato perché nel mio lavoro abbiamo a che fare con pazienti forensi (cioè coloro che commettono dei crimini e vengono convogliati da noi dal Tribunale). Non succede spesso come prima però. Abbiamo a che fare con diversi tipi di malattie mentali. A volte si tratta di problemi di metabolismo cerebrale, a volte questi gesti dipendono da un’intelligenza che non raggiunge la norma, a volte si tratta invece di problemi legati ad una certa struttura sociale oppure ad una storia personale pregressa di un certo tipo. Tuttavia i mostri, quelli veri, sono piuttosto rari. Spesso si tratta di problemi che nascono da una perdita improvvisa del proprio equilibrio, quindi l’aiuto che noi diamo deriva da una terapia che effettivamente sortisce gli effetti desiderati.

La perdita improvvisa dell’equilibrio deriva sempre da un trauma?
Non necessariamente. Sempre più spesso mi accorgo che tra i giovani l’uso di determinate droghe, per esempio psicogeni tipo l’ecstasy, producono un mutamento del metabolismo cerebrale che causa allucinazioni, insonnia, sentono voci che non esistono. Quindi non è necessario che sia un trauma.

Perché non esistono serial killer donne?
Nella storia degli omicidi seriali ci sono state delle donne. Io ho a casa una specie di dizionario dei serial killer e ci sono annotate delle donne. Una delle più importanti della nostra epoca è un’americana sulla vicenda della quale è stato girato il film “Monster”. Credo che una delle prime donne killer seriali della letteratura sia stata descritta da una mia omonima, tale Thea Dorn (non mia parente perché questo è uno pseudonimo), e il titolo del libro è “Die Hirn Königin” (La regina dei cervelli), dal fatto che questa donna usava conservare i cervelli dei suoi amanti uccisi. Questo libro ha avuto un discreto successo perché uscito in concomitanza con la notizia della killer americana. In generale è vero che sono più gli uomini ad essere dei serial killer e questo perché probabilmente gli uomini si affidano di più all’uso della violenza. Le statistiche lo confermano: le donne subiscono la violenza. Però potremmo anche dire che le donne sono anche molto più furbe e non si fanno beccare!

Perché ha scritto La Psichiatra? Per chi lo ha scritto?
La Psichiatra era un’idea molto dominante che circolava in me. È così che ti accade con alcune idee: ci rifletti, le raccogli e ti accorgi che è una cosa dominante che ti chiede a gran voce di esistere. È come se ti bussasse in testa e ti chiedesse: “allora, mi scrivi?”. Ecco come La Psichiatra ha preso forma. È dedicato a mia moglie e ad un caro amico che mentre scrivevo il libro si è tolto la vita.

L’autore
Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha scritto diversi racconti horror per poi indirizzarsi verso il thriller. La Psichiatra è il suo primo romanzo. Ha già pronto il secondo libro che uscirà a fine 2010 in Germania. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania.
Qui il sito del libro.

Valeria Merlini
settembre 2010

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