La mia intervista a Chiara Gamberale: “Le luci nelle case degli altri”

Chiara Gamberale ci racconta una storia. La storia è quella di una bambina con una vita tutta particolare.
Mandorla, il suo nome, arriva nel condominio di via Grotta Perfetta 315 all’età di sei anni, catapultata dalla disgrazia di aver perso la mamma che proprio in quel condominio era la bizzarra, ma amatissima amministratrice.
Tutto quello che la mamma di Mandorla le lascia è una lettera, che letta di fronte a tutti i condomini mette a conoscenza, non solo la piccola, ma anche queste famiglie, che tra di loro c’è il padre di Mandorla, che “una sera di marzo, forse per noia, forse per curiosità, nell’ex lavatoio del sesto piano ha fatto l’amore con me”.
Da questo punto in poi Mandorla abiterà ogni due anni con una famiglia diversa all’interno del condominio, perché un’adozione è meglio che rovinare quella famiglia in cui si cela il padre naturale della piccola.
“Le luci nelle case degli altri” ci conduce dal primo piano all’ultimo, in un percorso verticale, in una scalata esistenziale fino a raggiungere la vetta, quindi l’imprevedibile finale.

1. Cos’è via Grotta Perfetta per te?
Nella vita, quella vera, è la strada principale di Poggio Ameno, il quartiere alla periferia di Roma sud dove sono nata e cresciuta, l’unico posto che ho mai sentito e sento come casa. Nel libro mi sembrava il luogo ideale per farsi non-luogo, un posto cioè dell’anima: perché ospitasse le anime e le contraddizioni dei protagonisti del libro, che mettono in scena drammi e commedie più umani che sociali e non avevano bisogno, sullo sfondo, di un quartiere troppo connotato.

2. “Sono pochi i mezzi che abbiamo a disposizione per credere, quando le cose cambiano, che non sia del tutto vero che sono cambiate: ma almeno quei pochi, bisogna saperli usare”. Mandorla ha il suo gelato alla fragola e pistacchio. Chiara invece cosa?
Io vivo di espedienti così… Il mio peluche Vincenzo, l’arredamento intero della mia camera, i miei punti di riferimento personali che mi porto dietro dai tempi delle elementari… Ho proprio un bisogno assoluto di cose e persone che restino fermi, mentre tutto il resto corre e scorre.

3. È un caso che Lidia lavori in una radio come qualcuno di nostra conoscenza? Lidia ha così “tanto da buttare fuori”, anche Chiara? Tipo “ansia di parole” o “bisogno d’amore”?
Non è un caso… Come non è un caso che Tina abbia sempre paura di disturbare qualcuno o che Giulia Barilla sia morbosamente attaccata a suo padre. In ognuno di questi personaggi, prima fra tutti naturalmente Mandorla, c’è qualcosa che mi appartiene, nel profondo. Lidia è la più simile a me a un livello evidente: ansia di parole, sì. Che nasce da un bisogno spasmodico d’amore.

Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Ha scritto Una vita sottile (Marsilio 1999), Color Lucciola (Marsilio 2001), Arrivano i pagliacci (Bompiani 2003), La zona cieca (Bompiani 2008, premio selezione Campiello) e Una passione sinistra (Bompiani 2009). È ideatrice e conduttrice di programmi radiofonici e televisivi come “Gap” (Raiuno), “Quarto piano scala a destra” (Raitre) e “Trovati un bravo ragazzo” (Radio24). Dal 2010 è in onda su Radio2 con “Io Chiara e l’Oscuro”. Collabora con “La Stampa”, “Il Riformista” e “Vanity Fair”.

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