Uazzamericanbois!!! MPX – AMS – PDX, il viaggio (day 1, part 1)

25 gennaio 2010, ore 6,45 am

Il risveglio dopo il breve pisolino post-cenone mi distrugge. Sto male, sono a pezzi e gli comunico “io non vengo!”. Al che LUI, che ci mette almeno una decina di minuti per capire chi è, dove è e perché esiste, drizza le manco fosse un grillo e mi risponde: “no, dai!”. Il patto è quindi, viste le mie precarie condizioni fisiche (su quelle psichiche passiamo oltre), di andare almeno a Malpensa e vedere se mi riprendo. Al limite il taxi mi riporterà a casa.

Ovviamente nessun taxi mi ha rispedita al mittente. L’attesa dell’imbarco mi ha vista per almeno un’ora orrendamente conficcata in una scomodissima sedia del nostro gate, dormiente, senza che gli eventi attorno mi toccassero minimante, senza che gli arrivi degli altri passeggeri mi disturbassero, senza, soprattutto, vedere i loro sguardi posarsi pietosamente su quella figura orrendamente accartocciata su se stessa. Che poi altre non ero che io…

Così in parte mi rianimo.

Sul volo della prima tratta (con KLM) io e LUI siamo separati, il volo è pieno zeppo. Concedo all’hostess di spostarmi vicino alle uscite di emergenza (cercava qualcuno disposto a farlo e in grado di capire l’inglese o l’olandese). La concessione avviene perché a Natale si è più buoni… E perché scopro che le file sono larghe e comodissime. Infatti non appena mi accomodo, infilo la mascherina,, allungo le gambe e adios. Riemergerò solo all’atterraggio ad Amsterdam.

E Schiphol è una vera scoperta. Sempre usato come destinazione finale, senza mai uno scalo, non abbiamo mai avuto la possibilità di scoprirne le infinite meraviglie. O forse è semplicemente l’atmosfera natalizia che lo avvolge a farcene scoprire un fascino insolito.

La tratta decisiva e finale ci porta quindi in Oregon, a Portland. I controlli al gate sono impressionanti, non li ricordavo così minuziosi quando siamo stati a New York.

Il pennellone che ci intervista ci fa le solite domande di rito: “qualcuno ha fatto i bagagli al posto nostro”, “quando li abbiamo chiusi”, “qualcuno ci ha dato qualcosa da portare“, “cosa andiamo a fare negli States”, “per quanto ci fermiamo”, “dove alloggeremo”… Tutto bene. Fino a quando sfoglia minuziosamente i nostri passaporti e vede il timbro del Marocco. La nostra macchia! “Dove siete stati?”, “perché ci siete andati?”, “quanto vi siete fermati?”… Non avrei mai pensato che quella meraviglia di Marrakech fosse così indigesta per gli States!

Liberi!

Ma liberi veri solo dopo essere passati attraverso il body scanner e una perquisizione corporale di quelle come si deve.

La Delta ci accompagna quindi verso l’Oregon, seguendo la tratta della Groenlandia. Brrrrrrrr!!! Il viaggio è quel che è: lungo, scomodo, infinito, uno strazio. Tanto più che dopo sole 2 settimane dal precedente volo sono ancora devastata. Comunque, anche la Delta si è ammodernata: monitor ad ogni seduta con film anche in italiano che possono iniziare quando desideri. E anche a questo giro mi sono vista “Eat, pray and love”.

L’atterraggio finalmente. I controlli di rito, il ritiro bagagli e la presa della nostra macchina da viaggio.

Siamo in Oregon, a Portland.

Welcome in the United States of America!

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