Uazzamericanbois. OSU at Corvallis, Sweet Home e Foster Lake. Ma non solo… (day 5)

Stamattina mi sveglio con una voglia di insalata. Non certo indice che io stia vivendo solo a schifezze, ma tant’é…

Oggi ho anche voglia di visitare la OSU, la Oregon State University di Corvallis. Mi piace molto l’idea, se sarà così, di passeggiare per il suo campus. Quindi io e LUI ci mettiamo in macchina e ci dirigiamo verso Corvallis.

OSU – Photo by ViolaBlanca

La OSU ha tutte le facoltà, ma è specializzata in scienze agrarie. Ovviamente, vista lo Stato in cui ci troviamo. L’Oregon è terra di rednecks e di timbers. Di contadini (che per il tipo di lavoro che fanno hanno il collo esposto al sole) e di boscaioli. I rednecks sono l’equivalente dei cowboys del Montana e del Wyoming.

Sergio si è laureato qui alla OSU in ingegneria informatica e attualmente lavora come programmatore softwtare in una compagnia. Non l’imponente HP da cui passiamo di fronte sempre.

Lo sapevate che l’Oregon è la patria dell’IT? Oltre all’HP c’è anche la Xerox e la Intel. Mica pizza e fichi…

Altra università statale della zona è la Oregon University in cui Dinky ha studiato scienze politiche. Il lavoro attuale della Dinky? Questa è un’altra storia…

OSU: il campus – Photo by ViolaBlanca
OSU: il campus – Photo by ViolaBlanca

Per fortuna un bel solicello pare aver scacciato la pioggia. Nel campus si può entrare in auto, ma la velocità è super ridotta e conviene quindi parcheggiare. Eccoci nel tipico viale con un prato fantastico e un albero che d’estate deve essere pieno zeppo di studenti. Oggi invece è deserto per via delle vacanze natalizie. E del tempo. Appena fatti pochi passi il sole scompare. E inizia a nevicare. Sì, un nevischio fastidioso misto a pioggia. Ma come, un nanosecondo fa era tutto sole e cinguettare. Ora invece?

La temperatura si è notevolmente abbassata. Scappiamo!

Non prima di aver visto i campi sportivi (calcio e in lontananza quello da football – ricordo che la squadra universitaria della OSU di football è molto seguita qui -). Ah, faccio anche uno scatto alla catena Domino’s Pizza, quella, tanto per intenderci, in cui Julia Roberts lavorava in Fiori d’Acciaio.

Ora da Anna, dai suoi bambini e a fare la spesa per il pranzo. Anna ci porta vicinissimo a casa in un market che pare una boutique: Market of Choice, con ogni ben di Dio. Ci dice infatti che è più caro degli altri, ma la qualità, almeno visiva, è eccellente. Insalata mista e spinaci freschi già lavati, pomodorini, peperoni, tonno; pane e frutta già lavata e porzionata, in particolare, mirtilli, lamponi, ananas. I bambini impazziscono per questa frutta.

Liquor – Photo by ViolaBlanca

Inoltre LUI vuole preparare il mojito (a pranzo?) e prende l’occorrente, salvo il rum che si acquista nel negozio di liquori. Quindi ci andiamo. E impazzisco quando ce lo vendono nel sacchetto di carta…

corvallis-sweet home

Dopo pranzo io e LUI rimontiamo sulla nostra Jeep e andiamo verso Sweet Home, dove vive la mamma dei ragazzi, Terry e che fa l’infermiera in un ricovero di riabilitazione.

Our Jeep at Foster Lake – Photo by ViolaBlanca
sweet home-foster lake

Da Sweet Home prendiamo la strada verso Foster Lake, all’estremità della cittadina. Il tempo è orribile, fa freddissimo, per cui la resa panoramica non è certo ottimale.

A casa, stasera Thomas ha il partitone di darts al GameTime di Lebanon, quindi la scusa è portare LUI che non ha ancora potuto gustarsi un burger degno di questo nome.

Wal-Mart – Photo by ViolaBlanca
Sales, sales, sales… – Photo by ViolaBlanca
Rifles at Wal-Mart – Photo by ViolaBlanca
Sanificante….per carrelli – Photo by ViolaBlanca

La cosa migliore della serata, comunque, è stata andare nel market più pazzesco del mondo, always opened! Wal-Mart, un paradiso che vende qualunque cosa, ma proprio qualunque. Vado a fare qualche esempio: ogni tipo di addobbo e cazzata varia del Natale appena passato a prezzi scontati (perché non farlo anche da noi, anziché ributtare tutto nei magazzini?); fucili e ogni accessorio per sparare e altre mille follie. Alle casse, ovunque, i sacchetti ti vengono sempre fatti. All’entrata poi c’è una grande confezione di salviettine umidificate con disinfettante per la detersione dei carrelli. Che io uso per lavarmi le mani. E che quando fotografo vengo ripresa perché mi dicono che non si può. Pazienza, ormai la foto è fatta!

La fobia americana… – Photo by ViolaBlanca

Prendo lo spunto per un’ultima postilla. L’America ha una grande fobia… Tra le altre. Le malattie. Ovunque si possono infatti trovare confezioni di disinfettante (tipo la nostra amuchina) da utilizzarsi spesso e volentieri. La bottiglietta era persino posizionata sul bancone della dogana in aeroporto… E quando si va in bagno un cartello ti dice che devi lavarti le mani. Bene anche!

Ma gli americani hanno davvero così bisogno di qualcuno che dica loro cosa fare e come farlo?

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