Uazzamericanbois. On the road. Da Lincoln city a Yaquina Head: Quarry Cove e Lighthouse. Newport: Oregon Coast Aquarium, pranzo da Mo’s e Oregon Oyster Farm. Dietrofront: sulla route 20 verso Albany. New year’s eve. (day 7, part 1)

La mattina è splendida qui sull’Oceano! Ma è troppo presto, quindi mi alzo quatta quatta per scrivere un po’. LUI è narcolettico a mille.

Alle 9, dopo un’ora e mezza di Diario di Bordo, accendo la musica, bassa, e faccio scorrere l’acqua della jacuzzi. Non rinuncerei per nulla al mondo a questo bagno mattutino.

Spalanco le tende. Il panorama è talmente perfetto che mi sembra davvero di essere in un film. Sole, spiaggia immensa e oceano. Qui di fronte alla nostra stanza…

L’acqua sta riempiendo la jacuzzi e, ahimé, appannando i vetri. LUI si smuove, apre un occhio, poi l’altro. E dice: “Ma ti vedono tutti!”. Ma se si è creato un clima sub-tropicale-paludoso in camera, non si vede quasi più nulla tanto vapore c’è… e la temperatura dell’acqua è troppo anche per me.

Stamattina mi faccio servire e riverire: cafferone in vasca. Abbiamo rinunciato all’idea bellicosa di una breakfast ricca per ottimizzare i tempi.

Quindi, prima di lasciare l’albergo, la stanza, la jacuzzi, insomma questo paradiso, facciamo la chiamata di rito all’amico del cuore in Italia. Ovunque mi trovi cerco di non mancarla mai…

E poi via, LUI fa il check out, io le foto sulla spiaggia. Freddino stamattina… Vento gelido, sole pazzesco, ma temperatura glaciale.

The Ocean… – Photo by ViolaBlanca

La prima tappa, ancora a Lincoln è provare l’ebbrezza del drive thru. Ma lo sapete che anche le banche ne sono dotate? Eh, gli americani non devono fare proprio fatica… E questo ci fa venire sempre in mente le scene di Wall-e in cui i terrestri fagocitati dall’astronave per salvarsi dalla fine del mondo sono talmente inciccioniti da non riuscire più a muoversi né a camminare…

Drive thru – Photo by ViolaBlanca

Ci fermiamo quindi in un coffee shop dalla forma di faro a prendere un caffé con duemila cose dentro, tra cui il peanuts butter e la panna. Meraviglioso!

Yaquina Head Outstanding Natural Area

Poi via verso la Yaquina Head, dove eravamo già stati ieri in fretta e furia (per via dell’orario di chiusura). Il faro di Yaquina si trova in un’area naturalistica molto scenografica. E come tale viene tutelata. Per cui è richiesto un fee, un pedaggio, dal costo di 7$ e che ha validità di 3 giorni. Ci fermiamo prima alla Quarry Cove, dove bisogna lasciare la macchina e fare un tratto a piedi. Stiamo scendendo, molto ripidamente, in un’area particolare dove spero di essere più fortunata di ieri con le balene. Qui non ci sono balene, ma spero di vedere i seals, le foche. Spero perché non ho certezze che ci siano. Ma sull’ultimo tratto della discesa intravedo qualcosa. Non distinto. Poi sempre più distinto. Le vedo. Sono centinaia, bianche, cicciottelle e tutte sdraiate bellamente al sole mattutino. Bellissime, adorabili. Come si fa ad essere crudeli con questi occhioni? Non me lo spiegherò mai.

Quarry Cove – Photo by ViolaBlanca
Seals at Quarry Cove – Photo by ViolaBlanca

(Non dirò che una baia qui vicina ci ha troppo ricordato il film The Cove… Fortunatamente solo per l’aspetto, non per la mattanza).

Scattate tante belle foto risaliamo. E che salita. Tra il freddo polare, la fatica e il fiatone…

In macchina al calduccio saliamo verso il Lighthouse. Il paesaggio per arrivarci è quasi lunare, ricorda a tratti le vallate dell’Etna (Sicilia). Poi si arriva alla fine della strada ed eccolo, in tutto il suo splendore. Si erge maestoso e imponente, a sfidare i venti e le intemperie in generale. Ma sa anche essere scaldato dal sole. Il faro di Yaquina è, insieme a tanti altri fari della zona, aperto al pubblico. Non ricordo di essere mai entrata in nessun altro faro. Sempre vietato, sempre impossibile.

Yaquina Lighthouse at sunset – Photo by ViolaBlanca

Qui il paesaggio, a parte la vastità del Pacifico sottostante, ricorda il mio faro preferito, quello di Cap de Barbaria (Formentera, Isole Baleari, Spagna… Machevelodicoaffare?).

Entriamo e ci accolgono due stanzette: la oil room e la work room. Nella prima le taniche di olio che si usavano alla sua costruzione (1872), nella seconda una scrivania per tutte le annotazioni del guardiano. Già, il guardiano del faro… Un’aitante e convintissima ragazza ci spiega (solo quando ci avviciniamo alla scala per la salita, in attesa che altri turisti scendano, e solo dopo aver scoperto che siamo italiani) che in origine il faro non era la sola costruzione presente su questa piana. Infatti ci mostra delle fotografie dell’epoca in cui una casa principale, più un paio di altre minori, erano in prossimità del faro. Oltre a orti e un piccolo allevamento per il sostentamento delle famiglie che qui vi abitavano.

Con l’avvento dell’automazione le abitazioni sono state smantellate ed è resistito solo il protagonista: il faro.

Yaquina Lighthouse – Photo by ViolaBlanca

Saliamo. Scala in ferro originale, stretta. Altra faticaccia. In cima bisogna attendere che due persone scendano. La scala che porta all’ultima parte è ridotta e consente di arrivare alla sommità, quella per intenderci tutta a vetrate e dove si trova la luce. Caldo, luce accecante e panorama magnifico. Foto, foto, foto.

Ritorniamo alla macchina dopo aver evitato una gigantesca gatta pelosa sull’asfalto dl parcheggio. Sono cose belle.

Visitor’s map

È da ieri che me la mena con l’Acquario. E sia. Attraversiamo quindi il ponte di ieri e ci dirigiamo all’Oregon Coast Aquarium, a Newport. Brontolo come una vera pentola di fagioli. Ma cosa ci andiamo a fare all’acquario, dai? Vorrai mica mettere con l’Acquario di Genova?

Mi arrendo.

Per fortuna pare piccolo, gli concedo non più di un’ora.

E poi entriamo. E subito una vasca con un’anaconda. Mai vista prima d’ora. Con tanto di vittime. Due topi morti su una roccia e pian piano ci abituiamo all’oscurità e notiamo che tra le sue spire, nell’acqua, tiene un batuffolo di pelo bianco. Non è un topo, non può essere. E infatti è un coniglietto. Santo cielo! L’anaconda prova anche ad ingoiarselo, apre le sue fauci, ma poi ci ripensa. Evidentemente non è così affamato…

Poi usciamo perché alle 13 è previsto il sea otters feeling. Ci avviamo quindi verso l’esterno dove si trova la vasca. Attendiamo qualche minuto ed ecco lo spettacolo che ha inizio. Un vero cabaret. Con tanto di tirate di orecchie da parte delle due istruttrici che danno da mangiare alle lontre. Mah, andiamo avanti dai…

Rientriamo e proseguiamo il giro: piranhas, pesci tropicali, cavallucci marini, il tortuga caimano, l’alligatore, un pitone, il granchio più grande al mondo, il japanese spider crab, moon jelly e jellyfish…

Starfish at Oregon Coast Aquarium – Photo by ViolaBlanca

Fino a quando mi rendo conto che non esiste nessun divieto a fare fotografie. Non come all’Acquario di Genova. Quindi mi metto all’opera (non uso mai il flash ovviamente, anche se, al solito, molti lo fanno). Ed ecco che immortalo i cavallucci, le meduse, un piccolo squaletto, le stelle marine e gli anemoni di mare, una piccola razza, l’octopus, fino ad arrivare ai tunnel. Camminamenti in cui sei completamente circondata da pesci: sopra, sotto e ai lati. Quello con gli squali è molto suggestivo.

Finalmente si va a pranzo. Chiedo che si vada alla marina di Newport, ieri mi è piaciuta molto.

Mo’s at Newport – Photo by ViolaBlanca

Parcheggiamo, il vento non da tregua. Incredibilmente noto io un posticino molto colorato. Entriamo. Si chiama Mo’s. e all’interno scopriamo che è uno del locali storici di Newport, fondato dalla signora Mo, appunto. Foto con celebrità ne assicurano la fama (per esempio quelle con JFK).

Il pranzo è divino, nulla a che vedere con quello di ieri. La clam chowder, che oggi io prendo in bowl, è eccezionale. A seguire io e Lui abbiamo preso gli spiedini di scampi all’aglio. In Italia ti darebbero uno spiedino con 5 scampi, forse. Qui ti servono 3 spiedini con scampi ciascuno. Una goduria.

Ora sono pronta per l’ultima tappa. La Oregon Oyster Farm. Ci torniamo per acquistare le ostriche per stasera. Già, stasera è l’ultimo dell’anno. La Dinky ci ha consigliato di comprare le extra-small. Ma come, le extra-small? A me piacciono grandi e carnose. Ma lei ice che sono più dolci. E questa cosa mi suona strana…

Ripercorriamo la Yaquina Bay in direzione della farm. Sulla strada incontriamo una sola macchina. Il cui guidatore è fermo alla sua casella della posta per ritirarla. E fa tutto dal finestrino. Ovviamente.

Oggi sembra ci sia più movimento. Forse solo in apparenza. Infatti se anche c’è qualche macchina in più, l’interno è al solito: due commesse e stop. Facciamo quindi l’ordine, ma no ci limitiamo alle extra-small, prendiamo anche le small. Che, osservandole bene, sono comunque giganti! Poiché non abbiamo un frigorifero portatile ci danno le ostriche in sacco con del ghiaccio. E siamo così sicuri che la temperatura reggerà.

Si parte, si torna ad Albany.

yaquina bay road-toledo-albany

Ma questa volta percorriamo tutta la Yaquina Bay verso Toledo, dove incontriamo e prendiamo la route 20. Alla fine della baia abbiamo visto una gigantesca fabbrica di legname. All’interno di un suo magazzino arrivavano direttamente i vagoni del treno merci che trasporta i tronchi e preleva il legname tagliato. Davvero una struttura imponente.

in meno tempo rispetto all’andata arriviamo ad Albany. Un piccolo passaggio al market Fred Meyer per prosecco e sciampa per la serata e via a casa.

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