Letto per voi: “India mon amour” di Dominique Lapierre. Da non perdere, lascia il segno!

Dopo averci  portato in Sudafrica con “Un arcobaleno nella notte”, in Palestina con “Gerusalemme! Gerusalemme!”, Dominique Lapierre ci riaccompagna in India, a Calcutta, a riassaporare le atmosfere e la forza che abbiamo già conosciuto con il suo romanzo forse più famoso, “La città della gioia”. È infatti di nuovo lo sconfinato “Stato-continente” ad aggiudicarsi la copertina del nuovo libro di Lapierre.

Il titolo è già una promessa, India mon amour. Definirlo romanzo, o reportage, sarebbe riduttivo. Perché “India mon amour” è un intreccio di generi, aneddoti, ricordi, testimonianze, (anche visive, grazie alla galleria fotografica presente all’interno) del legame profondo di Dominique Lapierre con l’India.

India mon amour racconta, attraverso scritti e immagini, la mia straordinaria storia d’amore con l’India. Già evocati in una precedente raccolta di testi, intitolata Mille soli, gli episodi che raccontano la mia crociata umanitaria a favore dei più bisognosi si arricchiscono qui di altri particolari. E intendono essere un omaggio al coraggio, all’amore e alle speranze di tutti coloro che condividono il mio impegno di solidarietà per fare in modo che questo mondo sia un po’ più giusto”. Queste le parole di Dominique Lapierre.

Al centro di India mon amour c’è ancora una volta l’India, “un paese di un miliardo e duecento milioni di abitanti che vivono in seicentocinquantamila villaggi, dove si parlano più di settecentocinquanta lingue. Dove si adorano venti milioni di divinità” e “per penetrarne i misteri ci vorrebbero dieci vite”.

India mon amour è il racconto di una storia d’amore che come tutte le storie ha un inizio; un colpo di fulmine partito da una conversazione attorno a un dessert, quando lo scrittore e giornalista approda in India per ricostruire il processo di indipendenza del Paese dall’Inghilterra (raccontato in Stanotte la libertà). Nei primi anni ’70 Dominique Lapierre è infatti alla ricerca di materiale per un nuovo libro e l’amico Raymond Cartier gli regala quest’idea: raccontare la storia dell’India attraverso Gandhi, il suo destino e i protagonisti ancora in vita (Lapierre riuscirà a intervistare gli assassini di Gandhi). Da qui, l’incontro altrettanto casuale con una splendida Corniche verde pallido esposta nella vetrina del concessionario Rolls-Royce, regala un altro spunto: portare la macchina preferita dai maharaja dalla Francia sulle strade dell’India moderna. In realtà partirà con una Silver Cloud di seconda mano, ancora un suggerimento, questa volta offerto dall’ultimo vicerè delle Indie, Lord Mountbatten: ventimila chilometri in sei mesi sulla mitica auto che verrà accolta ovunque come una “regina”, collezionando istantanee di volti, storie, paesaggi.

Seguendo le tracce di Gandhi che girò il suo immenso paese a piedi o in treno, Lapierre userà anche le carrozze ferroviarie di terza classe perché, benché l’esperienza sia dura anche negli anni ‘70, è il miglior modo per conoscere e amare un popolo come diceva il Mahatma. È in questo  “mosaico di popoli, razze, caste, religioni, culture, promessa di perpetuo stupore e sbalordimento continuo”, che nasce una storia d’amore mai interrotta, che continua anche oggi non solo attraverso splendidi libri, come La città della gioia (best seller mondiale da cui sarà tratto anche un film), ma, più concretamente, attraverso programmi di aiuto contro le condizioni di estrema povertà.

In India mon amour sono raccolti racconti inediti delle sue peregrinazioni per il Paese. Inoltre dal 1982 Lapierre, coadiuvato dalla moglie, devolve i diritti d’autore dei suoi libri a Action pour les enfants des lépreux de Calcutta (dell’Associazione per i bambini dei lebbrosi di Calcutta), l’organizzazione che oggi raccoglie fondi per 14 differenti progetti umanitari e riesce a mantenere centinaia di bambini in difficoltà.

India mon amour è un libro che accompagna il “viaggiatore”, comodamente seduto sul divano di casa, su strade di un’epoca ormai scomparsa, ma ancora presente, tra maharaja illuminati ed elefanti agghindati come principi, dove si può capitare, per caso, in mezzo a riti meravigliosamente fanatici a pochi chilometri da modernissimi centri spaziali, in una continua contrapposizione tra moderno e antico che si alternano in giochi casuali. Perché in India è bene lasciarsi accompagnare dal caso e dall’attimo verso incontri straordinari che possono, come nel caso di Lapierre, cambiare una vita. E forse anche il lettore pigro deciderà questa volta di partire.

Il sito.

(Pubblicato su Bol.it)

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