Letto per voi: “Giuro che non mi sposo” di Elizabeth Gilbert. Il seguito di “Mangia prega ama”.

“Qualche anno fa scrissi un libro intitolato Mangia prega ama, che raccontava la storia di un viaggio solitario per il mondo, intrapreso dopo un divorzio traumatico. L’ho pubblicato intorno ai trentacinque anni e per me ha rappresentato una svolta come autrice. Prima di allora, ero conosciuta nei circoli letterari come una donna che scriveva prevalentemente per e sugli uomini. (…) Inoltre, i personaggi dei miei primi tre libri erano prototipi di virilità: pescatori di aragoste, cacciatori, camionisti e falegnami.
(…) Tra difficoltà sentimentali e ossessioni professionali, ero talmente assorbita dal tema dell’identità maschile da non soffermarmi mai a riflettere su quella femminile. E men che meno sulla mia specifica identità di donna.
(…) Ecco perché, quando intorno ai trent’anni sprofondai in una grave depressione, non fui in grado di comprendere né di spiegare che cosa mi stesse succedendo.
(…) Sola, divorziata e con il cuore a pezzi, abbandonai tutto e mi presi un anno per viaggiare e guardarmi dentro, dedicando a me stessa tutta l’attenzione che avevo dedicato all’ineffabile cowboy americano. Quindi, essendo una scrittrice, scrissi un libro sull’argomento”.
Con la sincerità e l’ironia che hanno fatto di Mangia prega ama un bestseller da 10 milioni di copie, Elizabeth Gilbert riprende il racconto da dove l’aveva lasciato per affrontare il tema controverso e affascinante del grande “sì” in tutte le sue sfumature e implicazioni. In Giuro che non mi sposo torna a mettere in scena le inquietudini, le paure, gli slanci e i desideri nascosti suoi e di tutte le donne, regalandoci un nuovo libro pieno di incontri, di storie e di piccole, formidabili rivelazioni.

“… e vissero felici, divorziati e contenti” . Doveva finire così l’irripetibile favola di Elizabeth Gilbert e del suo Felipe. Alla fine di Mangia prega ama li avevamo lasciati sulla spiaggia di Bali, innamoratissimi e decisi a non sposarsi mai più. Un primo matrimonio rovinosamente fallito per ciascuno era più che sufficiente: d’ora in avanti avrebbero celebrato l’amore a modo loro, senza bisogno di riti ufficiali, senza vincoli e senza il rischio di future complicazioni legali. Insieme, avrebbero vissuto ciascuno la sua vita; avrebbero continuato a viaggiare e lavorare come prima, con Philadelphia come base e il passaporto sempre in tasca. Ma i solerti agenti del Dipartimento per l’immigrazione e la sicurezza dell’aeroporto di Dallas avevano in mente un finale diverso. Per loro, il brasiliano Felipe, con i suoi frequenti andirivieni tra l’America e il resto del mondo, era solo un altro ospite indesiderato, sospettato di risiedere clandestinamente nel Paese e come tale punibile con l’espulsione. Solo le nozze con la sua americanissima e recalcitrante fidanzata avrebbero potuto consentirgli di rimettere piede legalmente negli Stati Uniti…

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