La mia intervista a Wulf Dorn, autore de “Il superstite”

Nel nuovo thriller di Wulf Dorn, Il superstite, si muore molto e quasi tutti i personaggi hanno il loro fardello da portare: dove si incontrano tanti individui traumatizzati, il dramma non può essere lontano.
Una registrazione che termina con un improvviso silenzio. È ciò che resta a Jan Forstner del suo fratellino Sven, scomparso 23 anni prima senza lasciare tracce. Quella stessa notte il padre ha avuto un incidente mortale d’auto in circostanze misteriose. I due casi non sono mai stati risolti. Quando Jan torna nei luoghi della sua infanzia, il passato è lì ad attenderlo e a riaffiorare. Il confronto con un misterioso suicidio da allo psichiatra la possibilità di mettersi sulle tracce del colpevole e di indagare sulla scomparsa di Sven.
La storia raccontata da diverse prospettive è ricca di piste false e conduce il lettore nel cuore degli avvenimenti. Un plauso a Wulf Dorne alla sua abilità di tenerci incollati alle sue pagine.

Prima di tutto, è vero che ha tratto spunto per questo nuovo libro da una storia che le ha raccontato sua zia?
Il romanzo effettivamente nasce da un aneddoto raccontatomi da mia zia in occasione di una festa di famiglia. Molti anni fa mio cugino Tommy, cinque anni, stava giocando in giardino con accanto mia zia. Squilla il telefono, la zia rientra in casa, sta al telefono un po’ con quest’amica. Quando torna in giardino Tommy non c’è più. Da nessuna parte. Iniziano le ricerche, disperate, anche da parte della polizia e solo dopo un paio d’ore ecco che Tommy viene trovato. Cos’era successo: durante la telefonata tirata per le lunghe Tommy si annoiava, quindi aveva deciso di andare a casa di un amichetto che abitava ad un paio di strade più in là. Strada facendo si era però imbattuto nei conigli di un signore lì vicino e mettendosi a dar loro da mangiare aveva perso il senso del tempo.
Io ho cominciato a riflettere su questo aneddoto, su come sarebbero andate le cose se Tommy non fosse stato più trovato. Come avrebbe vissuto questi anni la zia? Come avrebbe vissuto questi anni l’amica che l’aveva chiamata al telefono? E noi, avremmo parlato di lui alla nostra festa di famiglia annuale? È stato proprio così che ho iniziato ad occuparmi delle persone scomparse, a fare delle ricerche e da questo nasce il romanzo.

Nel precedente libro, La Psichiatra, si parlava di rimozione di eventi traumatici con il conseguente sdoppiamento della personalità, poi di ricordi che riaffiorano; qui di abusi su minori. Qual è la sua esperienza in merito?
Sì, effettivamente ho incontrato nello svolgimento della mia attività professionale vari pazienti che nella loro infanzia avevano subito degli abusi. Sono sempre esperienze molto pesanti da gestire e che a volte rendono impossibile o difficile continuare ad avere una vita normale. Il compito di chi lavora in ambito psichiatrico è quello di aiutarli e mostrare loro come è possibile avere, malgrado ciò, una vita “ancora normale”.

Cicerone disse che: “… è il ricordo sereno dei dolori passati a darci la pace”. Si supera mai un trauma o la cicatrice resta per sempre?
È possibile superarlo solo se si impara ad accettare ciò che è accaduto, se si riesce ad avere un nuovo inizio da cui ricominciare a vivere. Tuttavia dimenticare è impossibile, perché questo è un fatto che fa parte della vita.

Sull’ipnoterapia. Ho intervistato i Kepler che nel loro L’Ipnotista descrivono l’ipnosi come terapia. Conosce il libro? Lei è affascinato da questo tema?
Il libro dei Kepler: ce l’ho e fa parte della montagna di libri da leggere che ho sul comodino.
Sull’ipnosi: mi affascina decisamente. Da noi in clinica è una delle pratiche terapeutiche praticate. Mi affascina molto l’ipnosi intesa come terapia, molto diversa dal cliché dell’ipnosi che conosciamo. Non ha niente a che fare con quanto cancelli la volontà dell’individuo, ma al contrario è uno strumento che serve per rompere delle barriere costituite all’interno di noi. È un mezzo che permette di ricordare fatti molto lontani nel tempo e di riportarli così a galla, e di elaborarli eventualmente.

Nella descrizione di quello che avverrà durante l’ipnosi: “… tutto ciò che faremo è di abbassare le sue barriere (…). Sarà un viaggio di scoperta, indagherà nel suo passato come un detective e lo vedrà a chiare immagini davanti a lei. Esattamente come è accaduto, e non come lo ricorda. Perché i ricordi sono labili”. Questa è una cosa che mi ha molto colpita: ciò che ricordiamo non è detto che sia avvento?
Le faccio un esempio. Mettiamo che ci sia un incidente stradale e che ci siano dieci persone ad assistervi. La polizia arriva e chiederà ad ognuno di testimoniare ottenendo, per questo stesso incidente, dieci testimonianze diverse. Questo perché ogni individuo è plasmato dalle proprie esperienze, quindi osserva le cose secondo angolazioni differenti, sbilanciando il proprio punto di vista in una direzione piuttosto che in un’altra.
Per esempio, uno ha osservato più il guidatore, un altro che propende per il colore blu si è accorto che la macchina era di quel colore. Quindi il ricordo cosciente in realtà può essere influenzato da tanti elementi. Durante una seduta di ipnosi invece il paziente ritornerà al momento esatto dell’osservazione e vedrà tutto come in una fotografia. Senza più il filtro della coscienza. Non è solo una cosa visiva, ma ciò succede anche per i rumori e per gli odori. Il nostro cervello, fino a quando funziona correttamente, cioè non intervengono delle patologie, è come una spugna che assorbe e ritiene tutto.
L’ipnosi terapeutica permette quindi di ritrovare dei ricordi che sono diversi da quelli che si avevano coscientemente. Ed è proprio qui che si inizia a lavorare sulle barriere costruite in merito alla rimozione.

Qual è quindi secondo lei la differenza tra l’ipnoterapia e l’interpretazione dei sogni?
L’interpretazione dei sogni è qualcosa di astratto. Lavora prevalentemente con dei simboli e attraverso questo metodo, secondo me, è molto dipendente dal terapeuta che deve essere in grado di giungere ad un’interpretazione insieme al suo paziente. I sogni sono la rielaborazione di cose che abbiamo vissuto durante il giorno.
Credo che la vera differenza tra l’ipnosi e l’interpretazione dei sogni sia un po’ come mettere a confronto una fotografia e una pagina di appunti. Quello che accade nell’interpretazione dei sogni è che si tenta di dedurre, di ricavare cosa ha dato spunto a tutta una serie di immagini, mentre invece l’ipnosi tenta di giungere all’osservazione delle cose.

“(…) neppure uno scrittore di romanzi può avere un’energia creativa paragonabile a quella della vita stessa”. Allora come mai i suoi libri trasudano una tensione che solo la vita sa dare?
È l’idea per una storia a conferire tutta questa energia. Se la storia ha come effetto sul lettore di risucchialo dentro, è chiaro che lo stesso effetto ce l’ha anche su chi la scrive. È chi la scrive che poi riesce ad esprimere tutto ciò al lettore. Ed è proprio in questo che sta l’energia che ti entra dentro.

In merito al suo successo: Wulf Dorn ha vinto alla lotteria e ancora non se ne capacita?
Sì, ancora.

Ho letto che per scrivere ha ridotto il suo lavoro in clinica a 3 giorni alla settimana. Come farà a trovare quindi nuova linfa per i suoi thriller?
Ho abbastanza idee ancora per un sacco di storie. Non esiste solo la psichiatria, non è la mia unica fonte di ispirazione. Basta sedersi in un caffè all’aperto e stare a guardare la gente.

L’autore
Wulf Dorn
È nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. Dopo aver scritto alcuni racconti si è dedicato alla stesura del suo primo romanzo, La psichiatra, che è diventata un bestseller da centomila copie grazie al passaparola dei lettori.
Valeria Merlini
Maggio 2011
(pubblicato su bol.it)
Leggi anche l’intervista per il libro La Psichiatra qui.
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Un pensiero su “La mia intervista a Wulf Dorn, autore de “Il superstite”

  1. “il superstite” mi e’ piaciuto tanto, anche piu’ dello “la psichiatra”…..mi ha emozianato e commosso….lo consiglio a tutti!

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