Letto per voi: “Settanta acrilico trenta lana” di Viola Di Grado. Strano, ma bello e dal finale non scontato.

Se fosse scritta da qualcun altro sarebbe così.
Una famiglia che si trasferisce a Londra, anzi no, fuori Londra. Un padre giornalista, una madre che suona il flauto. La figlia che studia cinese all’università. Fino al tragico incidente in cui muore il padre. Cadendo in un fosso con la sua auto. Quella auto in cui non era da solo. Ma con l’amante.
E qui inizia il tracollo delle superstiti: la figlia che lascia l’università e la madre che perde contatto con la realtà. E l’uso della parola.
Se fosse scritta da qualcun’altra…
Viola Di Grado, invece, il suo Settanta acrilico trenta lana lo scrive come le viene. Cioè così.
(…) a Christopher Road non comincia mai niente. Semmai finisce. Finisce tutto, anche le cose che non sono mai cominciate, tipo il cibo scade prima di aprirlo perché manca spesso la luce, e i fiori muoiono prima di sbocciare perché non c’è sole, e i feti hanno il vizio di strozzarsi con la placenta”.
Camelia introduce così al lettore la sua vita a Leeds. E da qui partono le sue parole veloci come un fiume in piena su ciò che è accaduto alla sua famiglia, fino all’incontro con Wen, questo strano ragazzo del negozio di abiti cinese, di cui si innamorerà. Ma la felicità non è un dono che le è concesso, non la vuole per se e nemmeno per sua madre¿ così ha deciso Camelia.
Settanta acrilico trenta lana” è candidato al Premio Strega 2011.

(pubblicato su bol.it)

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