Welcome to Miami, Bienvenido a Miami. 2 jan 2013

Lazy day…

Anche oggi il gallo canta all’alba, ma la mia notte è stata decisamente migliore grazie ai tappi. Peccato solo la manina di Vittorio che si infila nel sacchetto di biscotti alle 7,00 di questa mattina si sia fatta sentire ugualmente attraverso la protezione offertami dai suddetti tappi. Pazienza.

Photo by ViolaBlanca
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Oggi restiamo qui al Coconut Grove, perché devo assolutamente portare lei dal parrucchiere: siamo nella fase che se guardo i suoi capelli al mattino mi dispero sul serio (lei senz’altro di più quando deve essere pettinata). Prometto che non ci ridurremo mai più così. Lo prometto.

Quindi dopo aver verificato che il salone sotto all’hotel apre alle 10 ci avviamo verso la nostra colazione. La mia tenuta è composta da shorts bianchi e la mia meravigliosa maglia a righe nera e bianca presa al BigStore, infradito e golfino. Golfino che dopo pochi passi sono costretta a togliere perché oggi fa davvero caldo. A quest’ora poi. Attraversiamo la strada meravigliandoci di quel piccolo airone che se ne sta, non si capisce se impaurito o meno, in mezzo alla avenue, incurante delle macchine. Noi lo notiamo, non so cosa fare, ma gli altri non ci fanno caso? È normale che un airone stia per la strada anziché nel luogo deputato? Sono tutti troppo rilassati, forse ogni tanto succede. Magari è di casa e io al solito mi ergo a giovane marmotta salvatrice di animali in pericolo, ma forse non è il caso questa volta. Speriamo.

Photo by ViolaBlanca
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Siamo in anticipo, troppo: qui da Le Bouchon la colazione è servita dalle 9,30, ora sono solo le 9,00. Troppo mattinieri noi o comodi loro? Qui è tutto un altro ritmo, non c’è fretta, take it easy… Prendiamo la scusa per un salto da Starbucks, una certezza ed entriamo anche da Victoria’s Secret altrimenti nei prossimi giorni non riusciremo senz’altro. Arraffiamo le solite immancabili mutandine, qualche t-shirt, mentre i due nani consigliano lei sull’acquisto di un reggiseno. Lasciamo stare il risultato, gliene ho fatto lasciare giù uno perché possederne due era troppo… Posso solo citare la celeberrima frase “ho visto reggiseni che voi umani non potete immaginare”. Quelle coppe affollano ancora i miei ricordi, credo che non ne vedrò mai più di simili dimensioni…

Photo by ViolaBlanca
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Il locale in cui stamattina facciamo colazione è francese, molto francese. Così francese che lo chef ha quei baffetti che solo un francese può avere, un accento che solo un francese può avere. Cosa abbiamo preso? Piatti poco sani, ovvio, ma vuoi mettere? Boccio clamorosamente il bacon di questo posto: a fette rotonde, tipo una salsiccia più che un bacon crispy come dovrebbe essere. E si sono anche dimenticati il pancake. Che diamine!

A questo punto le nostre strade si dividono: io e la nana dal parrucco, gli altri della famiglia allargata a fare un micro shopping a base di infradito, poi ci raggiungono. E io ho la brillante, brillantissima idea di portarla nel salone accanto al nostro hotel: si tratta del Ling Chow Salon. Peccato che mentre le stavano tagliando i capelli (e ometterò di descrivere le infinite ed evidenti peculiarità dello stilista del taglio che si è occupata di lei), quindi ad opera iniziata, mi sono resa conto che le pareti erano tappezzate di articoli apparsi su ogni tipo di rivista patinata (e non) relativa alla signora Ling Chow, la stessa che ciondola per il locale con degli improbabili zatteroni ai piedi. Morale: un conto inaudito!

Affranta dopo un simile colpo, ma felice per il risultato ottenuto (vorrei anche vedere!), arranco verso il roof dell’hotel dove oggi il nostro Lui ha deciso che stiamo: divani, lettini, sole, caldo pazzesco, bar disposto a soddisfare ogni nostro desiderio. E poi la piscina, la cui acqua è incredibilmente calda, bollente, tanto che è impossibile non entrarci e non stare a mollo per un sacco tentando di affogare quei due mostriciattoli che continuano a tuffarsi e far casino nonostante il divieto. Son ragazzi… Ah, non posso certo dimenticare la presenza del wifi dell’hotel che rende ulteriormente felice e appagata la mia socia (ma non si scarica mai il suo telefono?).

Per pranzo ci concediamo un sushi take-away preso di fronte all’hotel (poche storie, qui a Coconut Grove è tutto così vicino), al Makis Place.

Per il resto, come annunciavo, il pomeriggio scorre pigro a bordo piscina.

Riceviamo visite in albergo per l’aperitivo: un amico di lei che vive qui da anni e che ci consiglia un paio di cosette interessanti (1. “Cosa andate a fare di sera a Little Havana?” 2. “Dopo un paio di giorni alle Keys sarete belli che stufi”). Tutto da copione, le profezie una ad una si sono avverate. Ad iniziare dal tentativo di andare a cena a Little Havana (anche i commenti su Tripadvisor sono pessimi comunque). Il paesaggio che ci si è palesato è stato quasi da apocalisse, con tanto di serrande abbassate, tipo coprifuoco, incidente stradale con uomo travolto a cui è volata una valigia, insomma niente di invitante. Fuggiamo. Ma qualcosa non mi torna: Little Havana deve pur aver pure qualcosa di particolare tanto da averne fatto uno dei quartieri da visitare? Avremo sbagliato posto (ma eravamo nella zona centrale)? Orario?

Photo by ViolaBlanca
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Dobbiamo andare a cena, i due nanetti danno segni di impazienza. Quindi seguiamo il consiglio del fidato amico e ci dirigiamo a Downtown (che rimpiango ancora oggi non aver visitato di giorno). Canali e grattacieli. Bellissimo. Il ristorante consigliato è il Casablanca Seafood, con associato il Fishmarket. Non un luogo turistico, ma frequentato dai locali. La cucina è splendida, la sala in cui ci accomodiamo con vista sul canale mozzafiato e il pesce eccellente. Tra l’altro qui ho provato le cozze verdi, squisite e giganti. E la zuppa in una bacinella? No perché quella non era affatto una porzione normale…

Dai cuori di mamme, rientriamo: uno dei nani dorme sdraiato sulle sedie, l’altra con la testa sul tavolo. Che spettacolo.

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